Hotel Roma, Manifestations Meetings Music Sport Theater Exhibitions

Hotel 3 stelle Roma, tariffe economiche
Check -in Nights Rooms Type Rooms Numbers Promotional Code

Rome hôtel offre spéciale
I went there four months ago and I really liked it!! The location is very good and it is very convenient because it is well connected to all main touristic spots in Rome by public transportation. The ..by TripAdvisor"




 

Trilogia del silenzio, Capitolo 1: Jason Shulman – Fast Forward

from 2017-01-28 to 2017-03-25

White Noise Gallery


Get Ready for Affordable Art Fair

2017-02-01

Galleria Vittoria


Contemporary Cluster #2 - Feat. Mustafa Sabbagh

from 2017-01-28 to 2017-04-15

Contemporary Cluster


La razza nemica. La propaganda antiebraica nella Germania nazista e nell'Italia fascista

from 2017-01-30 to 2017-05-07

Casina dei Vallati


Arte, Benessere del Corpo

from 2017-01-26 to 2017-02-13

Tornatora Art Gallery


Laboratorio Prampolini. Disegni schizzi bozzetti progetti e carte oltre il Futurismo. Sezione: I documenti dell’Archivio Prampolini

from 2016-11-11 to 2017-03-26

MACRO Via Nizza

Biblioteca
Esposti oltre 150 documenti provenienti dall’Archivio Prampolini, donato nel 1992 dagli eredi dell’artista al Comune di Roma e conservato presso il Centro Ricerca e Documentazione Arti Visive (CRDAV) del MACRO.

L’archivio custodisce una cospicua raccolta documentale relativa ai molteplici campi di attività di Prampolini: dal teatro alla scenografia, dalla riflessione teorica alla produzione di scritti e manifesti, dalla partecipazione e organizzazione di mostre al ruolo svolto come promotore e organizzatore culturale, dall’attività di critico all’insegnamento. Molte le lettere che testimoniano i contatti di Prampolini con numerosi esponenti della cultura italiana ed estera.
Le carte in mostra, appunti, schizzi, note e minute, in gran parte inedite, sono suddivise in cinque sezioni: Prampolini teorico e disegnatore: testi, schizzi, bozzetti e grafica - Nel teatro e nella scenografia di Prampolini - Picasso (ri)visto da Prampolini - Lettere e cartoline dall’arte - Prampolini e Capri.


Muri Socchiusi - Laura Federici, Camelia Mirescu, Pax Paloscia

from 2016-10-21 to 2017-03-12

MACRO Via Nizza

Spazio uscita Sala Bianca
Progetto proiettivo della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, MACRO, della Direzione Casa Circondariale “Regina Coeli” in collaborazione con VO.RE.CO - VOlontari REgina COeli e con Shakespeare and Company2, a cura di Claudio Crescentini. Video, frames e fotografie narrano gli interventi artistici realizzati, a partire da marzo 2016, sulle pareti interne di “Regina Coeli”, che, per la prima volta si apre all’arte, grazie all’operatività e la creatività di tre artiste fotografe e video-maker Laura Federici, Camelia Mirescu e Pax Paloscia e di alcuni detenuti del carcere.


Washoku. La colorata vita alimentare dei giapponesi

from 2017-01-20 to 2017-04-19

Istituto Giapponese di Cultura


Local Icons. Urban landscapes / north-south

from 2017-02-03 to 2017-02-26

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Please Come Back. Il mondo come prigione?

from 2017-02-09 to 2017-05-21

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Le fotografie delle ragazze Yazide nel campo profughi di Khanke

from 2017-01-25 to 2017-01-29

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Nanni Balestrini - La Tempesta Perfetta

from 2017-02-03 to 2017-04-17

MACRO Via Nizza

Sala Bianca
L'artista Nanni Balestrini realizza una mostra-concept che prende spunto iconografico dal famosissimo quadro de “La Tempesta” di Giorgione per confrontarsi però con la nostra situazione contemporanea: culturale, sociale, economica ma anche psicologica, con all’interno appunto lo sguardo “dal passato” di Giorgione, destrutturato tramite patchwork, scomposizioni, implosioni e sovrascritture.

Parole dello stesso Balestrini che non sono però commento all’immagine ma struttura stessa dell’opera, della nuova opera, così come del resto l’autore ci ha abituato fin dagli anni Sessanta.

E le sue parole s’intrecciano ai personaggi dipinti da Giorgione ma anche alle parole della Genesi, così come a quelle di Shakespeare e/o del Canto XLV di Ezra Pound: “con usura nessuno ha una solida casa / di pietra squadrata e liscia / per istoriarne la facciata / (…) con usura / non si dipinge per tenersi arte / in casa, ma per vendere vendere / presto e con profitto / peccato contro natura”.

Come scrive Achille Bonito Oliva in catalogo: “L’opera di Nanni Balestrini è un’epica lotta contro la resistenza dell’arte. Ha trovato nella contaminazione tra parola e immagine un armistizio, matrimonio morganatico tra la parola scritta o stampata e l’elemento iconico. Ecco allora che Balestrini parte all’attacco e si confronta con la Tempesta del Giorgione. La rappresentazione, almeno sospettata, l’iconografia che passa attraverso l’idillio di due personaggi nella natura, un uomo e una donna con un bambino, e dietro l’annuncio della tempesta attraverso un lampo. Nella parte bassa un serpentello, rinvio iconografico alla cacciata dall’Eden. L’arte è sempre una catastrofe, una catastrofe linguistica, è la rottura dell’equilibrio tettonico del linguaggio della comunicazione corrente, il precipitato in una sorta di spazio aperto per combattere l’entropia, il progressivo silenzio verso cui si avvia il linguaggio. L’opera di Balestrini è un’opera stereofonica, sonora, è un’opera che si confronta col rumore del mondo, non attraverso il silenzio ma attraverso la contaminazione, la scomposizione. Ciò che il lampo annuncia, la tempesta, Balestrini la realizza attraverso un collage di parole e dollari strappati, una pioggia che investe il quadro del grande pittore veneto. Attraverso il dollaro, parametro mondiale del denaro e della finanza, avviene oggi la tempesta perfetta. L’arte è un massaggio del muscolo atrofizzato della sensibilità collettiva, e ciò che Giorgione ha promesso Balestrini ha mantenuto, ha prodotto una nuova conoscenza”.

Durante il periodo della mostra verrà presentato il catalogo che conterrà le foto dell’allestimento, studiato insieme all’artista, saggi critici di Achille Bonito Oliva, Michele Emmer, Patrizio Paterlini e una intervista inedita allo stesso Balestrini a cura di Claudio Crescentini e Federica Pirani.

Biografia
Nanni Balestrini (Milano 1935), scrittore e artista visivo, fin dagli anni Sessanta è stato al centro dei cambiamenti culturali nazionali. Tra gli animatori della stagione della neoavanguardia, ha fatto parte  dei poeti "Novissimi" e del "Gruppo 63". Ha esposto nel 1993 alla Biennale di Venezia, nel 2012 a Documenta di Kassel, e con personali alla Galleria Mazzoli di Modena, alla Galleria Michela Rizzo di Venezia, alla Galleria Frittelli di Firenze, al MACRO di Roma, alla Fondazione Morra di Napoli, alla Fondazione Mudima di Milano, alla Fondazione Marconi di Milano e al Museion di Bolzano. Ha partecipato alle grandi mostre collettive La parola e l’arte, MaRT Rovereto (2007); Italics, Palazzo Grassi, Venezia (2008); 1988 vent'anni prima vent'anni dopo, Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato (2008); Futurismo 1909-2009, Palazzo Reale di Milano (2009); Mille e tre, Louvre, Parigi, Artissima 2010, Torino (2010); Roma Pop City 60-67, MACRO di Roma (2016). Ha realizzato la stazione Lala della metropolitana di Napoli e la stele Incipit per la biblioteca di Vignola. Insieme a Umberto Eco ha animato la rivista «alfabeta2», nuova serie della storica rivista culturale «alfabeta». È autore  del romanzo multiplo elettronico Tristano, della trilogia La Grande Rivolta (Vogliamo tutto, Gli invisibili e L’editore). sulle lotte del movimento negli anni ’70; E’ appena uscito il secondo volume della sua opera omnia poetica: Le avventure della signorina Richmond  (1972-1989).


Daniela Perego - Arrivederci

from 2017-02-03 to 2017-03-26

MACRO Via Nizza

Project Room #1
Mostra personale dell'artista Daniela Perego, dedicata ai suoi più recenti lavori.

La ricerca artistica di Daniela Perego è da sempre impegnata nell'esplorare i delicati organismi che costituiscono la memoria collettiva e le relazioni interpersonali, intese nei diversi intrecci con il tempo, corpo e affettività, ponendo lo spettatore in bilico su un sottile filo tra percepito e immaginato. L'indagine stessa della realtà passa attraverso la messa in discussione della visione, dunque della significazione e della comunicazione. Partendo da esperienze e vissuti personali e sfruttando le molteplici possibilità dei media artistici, l'artista si confronta di continuo con le diverse manifestazioni della contingenza sino a raggiungerne l'essenza e trascenderla.

Nelle installazioni site-specific esposte in questa occasione ricorre il tema della memoria, motivo centrale nella poetica dell'artista, qui proposto in una diversa declinazione: come suggerisce lo stesso titolo della mostra, Arrivederci, Daniela Perego annuncia l'evolversi del sentire e di una volontà nuova, volta a dar voce a un tempo emotivo personale ora differente, seppur ancora in divenire. Le opere richiamano momenti diversi nell'elaborazione di esperienze personali legate a un confronto aperto con la separazione, che implica per sua stessa natura l'assenza dell'uno di fronte alla persistenza dell'esistere e della presenza dell'altro.

Segno comune delle opere in mostra è la margherita, elemento floreale che invade lo spazio e se ne impossessa, creando un monumento che, come sottolinea la stessa artista, vuole essere "omaggio alla vita". Questa ripetizione di elementi manifesta l'incessante riproporsi dell'istante, finché ogni elemento floreale ritratto raggiunge il senso dell'eternità: in questo modo ogni alienazione, commiato e abbandono diviene un processo che si rovescia in una riappropriazione del proprio sé o di ciò che è stato.

La ricerca di Daniela Perego interroga il pubblico, coinvolgendo il vissuto di ciascuno e cercando al tempo stesso di attivare un campo emotivo condiviso. Le quattro opere installate in un unico ambiente sono manifestazioni di momenti cristallizzati nella memoria, che formano il tempo della coscienza, misurabile solo attraverso le emozioni che si sprigionano nell'interiorità del fruitore, in un tentativo di rendere il tempo reversibile.

La mostra è accompagnata dal catalogo edito da Palombi Editori realizzato grazie al contributo di Hidalgo Arte, Associazione Culturale per la promozione delle Arti Visive.

Note biografiche
Daniela Perego (Firenze, 1961) vive e lavora tra Roma e Viterbo. A partire dagli anni '90 espone in mostre collettive e personali presso gallerie e spazi istituzionali, sia in Italia che all'estero. Ha partecipato a importanti festival e biennali d'arte. Più recentemente le sue opere sono state esposte al Castello di Rivara (Torino 2015), alla Galerie Sponte (Parigi 2014), al Museo de Arte Contemporàneo (Buenos Aires 2014), al National Centre for Contemporary Arts (Mosca 2016), al Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci (Prato 2011), alla Macy Gallery (New York  2009), al 60° Festival di Locarno (2007) e al Castello Colonna di Genazzano (2007).


Daniele Lombardi - Ascolto Visivo

from 2017-02-03 to 2017-03-26

MACRO Via Nizza

Spazio Area
Esposizione del compositore, pianista e artista visivo Daniele Lombardi. I vari lavori esposti collegano arti visive e musica, tra cui una serie di installazioni sonore, manoscritti musicali e alcuni dipinti recenti di vaste dimensioni su tela e su carta.

L’esposizione documenta varie fasi della carriera di Daniele Lombardi, a partire dall'idea di musica virtuale presentata per la prima volta dall'artista nel 1972 all’Autunno Musicale di Como con una Ipotesi di teatro meta-musicale: ogni singolo spettatore, nel silenzio fisico di una sala con esposte le sue Notazioni di fatti sonori che l'esecutore ricrea nella propria immaginazione, poteva tentare un collegamento tra le immagini esposte e le immaginazioni sonore sollecitate nella propria memoria.

La doppia formazione in studi musicali e visuali e il profondo interesse per una idea multimediale dell'arte, hanno reso Daniele Lombardi un riconosciuto protagonista nell'intrecciare l'espressione visiva a quella sonora, un artista che sperimenta modalità interattive che propongono nuove possibilità, oltre l’incomunicabilità di tanta musica contemporanea.

Biografia
Daniele Lombardi è compositore, pianista e artista visivo di grande notorietà internazionale, in particolare per quello che riguarda il suo particolarissimo repertorio legato alla musica delle avanguardie storiche degli inizi del Novecento, eseguendo in prima esecuzione moderna un grande numero di composizioni di musica futurista italiana e russa, autori come George Antheil, Leo Ornstein, Alberto Savinio, Alexandr Mossolov, Arthur Vincent Lourié. Esperto anche nella grafia musicale contemporanea e prassi, ha da sempre avuto un profondo interesse per una idea multimediale dell'arte. La doppia formazione di studi musicali e visuali lo ha posto in una dimensione che ingloba segno, gesto e suono in una sola idea di percezione molteplice, tra analogie, contrasti, stratificazioni e associazioni. In tal senso, dal 1969, ha prodotto disegni, dipinti, computer graphics, video etc. che sono frutto della transcodifica in immagini di un pensiero musicale, come una visualizzazione di energie che stanno a monte del suono stesso, come potenziale divenire. Presente in numerose importanti sedi concertistiche e festivals come il Maggio Musicale Fiorentino, la Biennale Musica di Venezia etc. ha suonato in varie parti del mondo, anche per svariate emittenti radiofoniche e televisive e ha pubblicato numerosi CD musicali. Ha diretto per alcuni anni a Roma il festival Nuova Musica Italiana e Nuova Musica Internazionale (Coop. La Musica, RAI); ha fondato e diretto con Bruno Nicolai la rivista di musica contemporanea 1985 La Musica e si è occupato anche delle linee di programmazione artistica della Casa Editrice Musicale Edipan. Numerosi musei e istituzioni pubbliche e private hanno ospitato sue installazioni mediali, fra questi ricordiamo: Londra, I.C.A. Institut of Contemporary Arts, 1992; Parigi, Istituto Italiano di Cultura, Hotel de Galiffet, 1993; Cairo, Centro delle Arti Zamalek, 1996; Milano, Fondazione Mudima, 1997; Pistoia, Museo Fabroni, 1998; Prato, Museo Pecci, 1998; Los Angeles, IIC Spazio Italia, 2000; Roma, MLAC Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Roma Università della Sapienza, 2006; Firenze, Giardino di Boboli, 2006; Milano, Fondazione Mudima, 2007; Firenze, Palazzo Pitti, 2013.


I Think Art is… Briciole D’Arte - Un video di Lara Nicoli e Carlo Carfagni

2017-02-03

MACRO Via Nizza

Foyer
Le "pillole d'arte" o meglio "briciole d'arte" come ci ha consigliato Luigi Ontani, nascono come costola di un format di sperimentazione proposto a Rai3 nel corso dell'anno 2016. Si tratta di brevissime riflessioni sul significato di arte, che danno il titolo al video, appunto "I think art is". Sono ispirate a quelle che in termini giornalistico-televisivi vengono denominate "vox populi", ovvero voci raccolte per strada interpellando i passanti e sondandone gli umori.

Le "briciole" partono quindi da una finalità divulgativa per un pubblico generalista, ma perdono man mano il presupposto di partenza e, pur mantenendo la stessa concisione delle vox - che può variare dai 20 ai 35 secondi tra botta e risposta - assumono forme diverse: teatrali, glamour, performative.

A circa sessanta - tra artisti, critici, giornalisti, scrittori, attori, galleristi, mecenati, persone comuni; da Michelangelo Pistoletto a Giosetta Fioroni, da Jannis Kounellis a Dacia Maraini, da Edoardo Albinati a Piera degli Esposti, da Marco Da Milano a Gregorio Botta, da Fabio Sargentini a Luigi Ontani, dalla giovane artista Veronica Montanino alla gallerista Viviana Guadagno,  e poi Gianfranco Baruchello, Pablo Echaurren, Mario Desiati, Marco Tirelli, Kasia Smutniak, Pietro Fortuna, Ludovico Pratesi, Emmanuele Emanuele, Marco Da Milano, Giorgio De Finis, Luca Telese, Matteo Basilè, molti giovani artisti del Lanificio e studenti di accademia di belle arti ecc. - abbiamo rivolto la stessa domanda-riflessione che si è trasformata in un tormentone o anche in un testimone che viene ripetuto e passato di persona in persona: "Penso che l'arte sia...". 

A questa domanda - ed è una incredibile constatazione su cui riflettere - nessuno dà la stessa risposta, ma ciascuno suggerisce un diverso ma sempre interessante modo di concepire l'arte.

Delle sessanta, sono state scelte e montate in sequenza una rosa di risposte - nonostante l'idea iniziale fosse quella di un work in progress di continuo sostituibile ed integrabile - dando compattezza temporale ad un video che si basa formalmente sull'idea pop della ripetizione e che, nella proiezione museale a loop su schermo monocanale, si trasforma in una sorta di viatico per i visitatori che stanno per varcare la soglia ed entrare nel magico (e spesso ignoto) mondo dell'arte.


Francesca Leone - Giardino

from 2017-02-03 to 2017-03-26

MACRO Via Nizza

Project Room #2
Dopo il successo ottenuto l’anno scorso alla Triennale di Milano, arriva a Roma la mostra personale di Francesca Leone. Diciotto grate di alluminio a comporre un’unica installazione, con lo spettatore che interagisce con l’opera camminando su una grande piattaforma.

L’installazione è stata realizzata con il contributo inconsapevole di centinaia di persone che hanno sparso per le strade rifiuti e oggetti. Dalle fessure delle grate emergono le testimonianze del loro passaggio: mozziconi di sigarette, plastiche, sassi, carta, chiavi, rifiuti e monete sono il racconto di storie quotidiane e di un tempo fermato. 

Il lavoro dell’artista romana, tra realtà e denuncia con un’attenzione profonda ai temi dell’ambiente e dell’ecosistema, rispetto all’installazione milanese, si arricchisce di tre grandi opere in cemento frutto del lavoro di approfondimento e ricerca che la Leone ha continuato a fare dopo la mostra alla Triennale. Inoltre, a rendere ancora più unico il progetto, è la scelta dell’artista di fare un libro-opera, edito in 150 copie firmate e numerate, con testo di  Danilo Eccher: un’opera nell’opera in cui una piccola grata diventa uno scrigno.

“Giardino” è una mostra complessa che sfrutta la ruvidità di un linguaggio essenziale, crudo, violento, per esprimere una poesia della quotidianità; una mostra che realizza un allestimento minimale, capace di utilizzare la scenografia asettica delle sale museali per comporre una recita di assoluto realismo.

All’ingresso del Museo, per tutta la durata della mostra, sarà posta una grande grata dove i visitatori potranno contribuire a realizzare la “loro” opera inserendovi piccoli oggetti di scarto.

Nota biografica
Francesca Leone nasce a Roma dove vive e lavora. Inizia la sua attività espositiva nel 2007 con una mostra ai Musei Capitolini, alla quale segue la sua prima personale dal titolo Riflessi e riflessioni al Loggiato di San Bartolomeo di Palermo nell’aprile del 2008. Alla fine dello stesso anno Palazzo Venezia a Roma le dedica una mostra personale dal titolo Primo Piano che sarà replicata nel 2009 a Castel dell’Ovo a Napoli. Nello stesso anno è invitata a esporre al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea (MMOMA) di Mosca e nominata Membro Onorario dell’Accademia Russa delle Belle Arti. Partecipa alla Biennale di Venezia nel 2011 e nel 2013. Nel 2014 è protagonista di tre personali al MAC - Museo di Arte Contemporanea di Santiago del Cile, al MACBA - Museo di Arte Contemporanea di Buenos Aires e al Museo dell’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo. Nello stesso anno è presente al PAN - Palazzo delle Arti di Napoli con la mostra Corpo Terra. Il 2015 si apre con una mostra personale a Singapore e si chiude con la monumentale esposizione “Our Trash” a La Triennale di Milano.


Terre d'Europa - Opere e installazioni di Gimmi Basilotta

from 2017-01-22 to 2017-02-01

Teatro di Villa Torlonia


'Dall'oggi al domani. 24 ore nell'arte contemporanea' in realtà virtuale

2017-01-24

MACRO Via Nizza

Sala Cinema
Grazie alla realtà virtuale torna al MACRO e riapre al pubblico, per una giornata unica e speciale, la mostra     Dall’oggi al domani. 24 ore nell’arte contemporanea, chiusa lo scorso 2 ottobre 2016. Si tratta di una versione in realtà virtuale, esplorabile attraverso appositi visori Oculus Rift.

Nella Sala Cinema del museo interverranno: le curatrici della mostra Antonella Sbrilli e Maria Grazia Tolomeo, per il museo Pasquale Enrico Stassi; Marisa Giurdanella per l’Ufficio Cultura della Provincia autonoma di Bolzano Alto Adige; Alessandro Rizzi per lo sviluppo della Realtà Virtuale; Nicolette Mandarano, digital media curator per musei e istituzioni culturali; Paola Castellucci docente di Documentazione / Storia e teoria dell’informazione alla Sapienza e Francesco Palumbo, Direttore generale del Turismo al Mibact.

La mostra Dall’oggi al domani. 24 ore nell’arte contemporanea – che per 155 giorni ha scandito il tempo al MACRO di Via Nizza – si è conclusa fisicamente lo scorso 2 ottobre. Le opere sono state staccate dalle pareti e tolte dalle teche, le installazioni smontate, eppure qualcosa – oltre al catalogo e alle tante foto e interazioni sui social network – rimane di questa mostra che ha abitato e animato la Sala Bianca al primo piano del museo.

Si tratta di una versione in realtà virtuale, esplorabile attraverso appositi visori Oculus Rift, che consente di muoversi negli spazi della mostra, girare intorno alle installazioni, fermarsi sulle pareti, avere una visione d’insieme e di dettaglio di circa venti opere fra quelle esposte. Un percorso che consente di ricollocare ogni opera nel luogo in cui si trovava, di coglierne le relazioni di vicinanza con le altre, il dialogo che si percepisce durante una visita museale. Una connessione che l’esplorazione virtuale può di nuovo suggerire, ponendosi come veicolo attraverso cui serbare la memoria di un evento temporaneo, come appunto una mostra.

Realizzata in collaborazione con la Ripartizione Cultura della Provincia Autonoma di Bolzano, la versione in Realtà Virtuale della mostra romana è visitabile presso il Centro Trevi di Bolzano (via Cappuccini 28), fino al mese di maggio 2017, all’interno dei progetto multimediale Il Cerchio dell’arte, giunto alla IV edizione: un progetto di mostre modulate fra reale e virtuale, che propongono continue sperimentazioni sugli scambi fra arte, tecnologie, comunicazione e didattica, con utilizzo di proiezioni immersive, tavoli touch, tablet e realtà virtuale. La mostra in corso fino a maggio 2017, Tempo e denaro (a cura di Antonella Sbrilli e Maria Stella Bottai, realizzata in collaborazione con Macro e Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo della Sapienza), indaga un ulteriore aspetto del tempo nell’arte contemporanea, legato al denaro e alla finanza, creando un ideale dialogo a distanza tra le due sedi espositive del Macro di Roma e del Centro Trevi di Bolzano.

Realizzazione tecnica: Smart3K di Trento con Practix S.r.l. di Rovereto

Nel pomeriggio del 24 gennaio, sarà possibile per un numero limitato di visitatori visualizzare la Realtà Virtuale con gli appositi occhiali Oculus Rift  in una postazione davanti alla Sala Cinema.

Per gli allievi dei corsi di laurea storico-artistici del Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo della Sapienza, la presenza alla presentazione vale per l’acquisizione di crediti formativi nelle Altre Attività formative (informatica umanistica).


La Shoah. Per non dimenticare

from 2017-01-23 to 2017-02-25

Biblioteca Franco Basaglia


Re.volvèr - Cultura da indossare

from 2017-01-21 to 2017-01-28

Edarcom Europa Galleria d'Arte Contemporanea


ROMA EXPO GUITARS 2017 - Mostra internazionale di Liuteria

from 2017-03-18 to 2017-03-19

Centro Congressi Roma Eventi - Fontana di Trevi


Li Chevalier - Trajectory of Desire

from 2017-01-28 to 2017-03-26

La Pelanda - Centro di produzione culturale

Foyer 2, Teatro Studio 2
Mostra dell'artista franco cinese Li Chevalier nell'ambito del progetto From La Biennale di Venezia & OPEN to MACRO. International Perspectives, ideato e curato da Paolo De Grandis e Claudio Crescentini, dedicato alla presentazione presso gli spazi del MACRO di alcune installazioni internazionali provenienti dall’Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia.

In occasione della quarta tappa, il progetto è stato esteso ad OPEN - Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni, piattaforma artistica collegata alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, nell’intento di ampliare ulteriormente la selezione d’installazioni, con maggior respiro internazionale.

La ricerca di Li Chevalier è una ricerca estetica laddove l’estetica è il valore delle cose, svela la verità del mondo. La contraddistinguono l’eleganza e la raffinatezza di tecnica e installazione. Quando Li Chevalier lascia Pechino per Parigi la sua arte approda in una nuova dimensione dove la tradizione cinese si nutre di un contesto squisitamente occidentale che non finisce mai per assorbirla totalmente ma semplicemente la sfiora e la rende più articolata. Parallelamente la musica, coltivata dall’età di 15 anni, rimane una costante della vita di Li Chevalier; ha infatti cantato come soprano nel Coro dell’Orchestra di Parigi sotto la direzione di Arthur Oldham e Semyon Bychkov. Negli anni ha lavorato con i solisti dell’Opera di Parigi e ha collaborato con l’Orchestra Sinfonica Nazionale Cinese sotto la direzione di Philippe Jordan ad un evento storico presso l’Opera di Pechino dove il solista violino Fréderic Laroque ha improvvisato una performance di fronte alla sua installazione. Ed è proprio questa passione ad alimentare di una nuova timbrica espressiva le sue installazioni. Tra le sue mostre più significative ricordiamo le esposizioni presso la Royal Academy of Art London Summer Exhibition, il National Art Museum of China, lo Shanghai Art Museum, il Today Art Museum, la National Library of China, il The Sub-Marine Base Contemporary Art Centre Bordeaux France e la State Opera China.

Li Chevalier non ama i confini, i dettami di rigide tradizioni o scuole. È piuttosto la raffinata combinazione di differenti discipline, linguaggi estetici, origini e derivazioni, che dà alle sue opere una vocazione particolare: su una traccia figurata e filosofica, l’artista conduce lo spettatore attraverso incontri misteriosi verso una profonda riflessione sui nostri sistemi di pensiero, oltre qualsiasi tentativo di egemonia artistica. Il suo concetto estetico di bellezza interroga i nessi che modellano il nostro dialogo interculturale. “…Solo la bellezza può generare il desiderio e la sua ricerca…” dice Francois Cheng.  

Dopo 5 anni di profonda immersione come cantante lirica nelle compagnie operistiche della Chinese Army, Li Chevalier va alla scoperta delle maggiori capitali europee, abbracciando con entusiasmo l’atmosfera dei mitici templi dell’arte e della conoscenza come il Sciences Po, la Sorbonne University, vari istituti d’arte a Firenze e a Venezia, il London Central Saint Martins College of Art and Design, alla ricerca della verità e della bellezza.

Li Chevalier afferma di essere profondamente contemporanea ma rifiuta appassionatamente i precetti del nichilismo estetico. Le sue opere hanno un carattere primordiale. Nessuna vera emozione può scaturire dal confronto con un’opera d’arte se non attraverso il prisma dell’emozione estetica.  

Come sostiene François Cheng, se immaginassimo un universo che fosse solo vero, senza che la bellezza lo tocchi minimamente, si tratterebbe di un universo unicamente funzionale, dischiuso, fatto di elementi uniformi assolutamente intercambiabili. Un universo di “robot” lontano dalla vita.

Al MACRO Testaccio di Roma Li Chevalier presenta “Polifonia”, un’installazione monumentale composta da violini e 30 opere di pittura sperimentale ad inchiostro. La “traiettoria” dell’artista con i suoi dubbi e le sue rivelazioni si estende a Roma e si apre ad un’arte che ricerca la bellezza ma che non si sottrae alla contemporaneità.

Il termine polifonia si riferisce ad una scrittura musicale a più voci, ciascuna con le sue proprie dinamiche. Indica la convergenza di più melodie parallele in un complesso musicale che rispetta i ruoli dell’armonia. La concatenazione verticale dei differenti accordi arricchisce la composizione. L’installazione di Li Chevalier, composta di diversi elementi artistici provenienti da Oriente e Occidente, è un’immagine metaforica del nostro mondo che non può più frenare il suo cammino verso uno spazio “comune”, dove nazioni e civiltà interagiscono, migliaia di storie ed eredità si incrociano.

L’opera intende rendere omaggio alla vitalità creativa nata dagli incontri, dalla tolleranza e da tutti quei valori che rendono l’Europa un terreno fertile per l’espressione e il dialogo.


Shoah la percezione e lo sguardo del contemporaneo nella fotografia e nella grafica d'arte

from 2017-02-01

Casa della Memoria e della Storia (Nuova)


Arte in memoria 9

from 2017-01-22 to 2017-04-18


Sahara. Peter W. Häberlin. Fotografie 1949-1952

from 2017-02-02 to 2017-03-12

Museo di Roma in Trastevere

In mostra una ricca selezione di prime stampe, realizzate a partire dai negativi originali, degli scatti fotografici realizzati dallo svizzero Peter Werner Häberlin (1912-1953) durante i suoi viaggi, tra il 1949 e il 1952, toccando l’Algeria, il Mali, il Burkina Faso, il Niger, la Nigeria, il Ciad e il Camerun. L'esposizione è frutto di un’appassionata ricerca condotta dal Museo delle Culture di Lugano in collaborazione con la Fotostiftung Schweiz di Winterthur.


Margutta Stazione Urban

from 2016-12-15 to 2017-02-15

Margutta Ristorarte


Stefano Cipollari

from 2017-01-13 to 2017-02-03

Spazio Ginko


Tesori di Persia - Gimmi Corvaro

from 2017-02-01 to 2017-02-08

MICRO ARTI VISIVE - Spazio Porta Mazzini


Valerio Adami. Metafisiche e Metamorfosi

from 2017-01-20 to 2017-02-26

Accademia d'Ungheria - Palazzo Falconieri, Galleria Andrè, Galleria Mucciaccia


Trascendenze multiple - Fabio Salafia

from 2017-01-20 to 2017-02-02

Studio Medina


"NATURÆ - Il viaggio è accoglienza, l’accoglienza è un viaggio" di P. Falini, R. Azzini, C. Daniele, A. Iannotta

from 2017-01-19 to 2017-01-29

Istituto Portoghese di Sant'Antonio in Roma


Talenti intrecciati: Visconti, Garbuglia, Tosi

from 2017-01-18 to 2017-02-23

Casa del Cinema

Talenti intrecciati: Visconti, Garbuglia, Tosi Una mostra e una rassegna 18 gennaio - 22 febbraio 2017 a cura di Lorenzo Baraldi, Alida Cappellini, Giovanni Licheri, Alessandra Di Fiore, Italo Moscati in collaborazione con la Cineteca Nazionale-Centro Sperimentale di cinematografia ORARI LUN-VEN:  15.00-19.00 SAB-DOM: 10.00-13.00 – 15.00-19.00 -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Scenografi, costumisti e fotografi hanno contribuito a rendere indimenticabile il cinema di Luchino Visconti. Ai loro talenti, intrecciati con quello del grande regista, dal 18 gennaio al 22 febbraio la Casa del Cinema dedica una mostra e una rassegna cinematografica a cura di Lorenzo Baraldi, Alida Cappellini, Giovanni Licheri, Alessandra Di Fiore, Italo Moscati in collaborazione con la Cineteca Nazionale-Centro Sperimentale di cinematografia. I visitatori potranno ammirare i bozzetti dello scenografo Mario Garbuglia e del costumista Piero Tosi e le fotografie di Mario Tursi. La mostra sarà accompagnata dalla proiezione di alcuni dei più grandi film di Visconti -  Senso, L’innocente, Ossessione, Giorni di gloria, La terra trema. Episodio del mare e  Bellissima - e di due documentari: il Documentario su L’innocente di Mario Garbuglia e Luchino Visconti: sur les traces de la Recherche di  Giorgio Treves. NOTA DI ITALO MOSCATI Il cinema, ma sarebbe meglio dire le immagini, vivono un movimento continuo che non è solo quello della pellicola o dei supporti nuovi. Pochi se ne sono accorti. Il lessico dei giornali e delle narrazioni dedicate alle immagini sono legate per tradizione all’autorità dell’autore, del regista. Tutto si aggira su un nome solo al comando, da quando la nouvelle vague inventò a fine anni Cinquanta la “politique des auteur”; e da allora nei festival, sui giornali, le tv, etichettano la storia del cinema, e degli audiovisivi, a favore di un demiurgo, al di sopra della mischia di addetti, attori, tecnici, e così via, nella vita dei set che per fortuna sono sempre aperti in cerca di un nuovo destino. Il destino, per riassumere, della cosa più preziosa nella creazione artistica: il talento. Talento, una parola sempre meno usata. La mostra “Talenti intrecciati: Visconti, Garbuglia, Tosi” entra in un racconto della lunga avventura delle immagini, immagini in armonia, punto di forza, con sonori e gusto visivo, tutto quanto serve a creare suggestioni e anche allucinazioni, sulla scia dei maestri del passato. I nomi nel titolo della breve ma importante iniziativa alla Casa del cinema, e della associazione di scenografi e costumisti, parlano chiaro, con immediatezza. Luchino Visconti, il regista che più di altri ha sostenuto i talenti nei suoi filmi: grandi ed efficaci interpreti; ma anche scenografi e costumisti, forme di collaborazioni, fedeli, estese negli anni, per testimoniare intese, sintonie, suggestioni, ricerche. Mario Garbuglia e Piero Tosi sono tra i collaboratori che hanno vissuto insieme a Visconti lunghe esperienze da co-autori in una stimolante gara fra influenze reciproche, sguardi confluiti nei set come mondi da inventare, proposte agli occhi, create partendo dalla conoscenza dei tempi trascorsi, per andare oltre. Visioni inedite, sorprendenti, nate da sintesi inventive capaci di ricavare dai materiali - carta, stoffe, architetture,arredamenti, eccetera - un incanto riprodotto, più avanti di quanto lo spettatore conosce o cerca di riconoscere. Le scene, i costumi sono il frutto di scelte e compromessi che germinano dal confronto profondo in team creativo che abbraccia la vita del film molto prima del ciak. E’ in questo passato breve, costruito in giorni intensi, che si  determina la vicenda di realizzazione di un’opera, anche un’opera che nasce dalle cose o che queste cose le riproduce, rendendole vive, potenti. Visconti con Garbuglia e Tosi; e Garbuglia e Tosi con Visconti hanno inventato tutto quanto serviva per far rivivere personaggi e storie. La mostra propone un breve ciclo di proiezione per rendere evidenti, splendenti sul grande schermo, i segreti, le intese, i risultati tra i “talenti intrecciati” tra il rigore evocativo del neorealismo alla magia dell’epica storica, umana, un percorso cronologico che va al di là delle date, e lascia segni forti con immagini da brividi da “Ossessione” (1943),  “Giorni di gloria” (1945), “La terra trema” (1948),”Bellissima” (1951), “Senso” (1954), “L’innocente” (1976). Un viaggio nel tempo, macchine del ricordo, ingranaggi di talento, intrecci, emozioni, commozione, stupore. Essenze del nostro cinema , quando era , quando è grande. Si ringraziano: Daniela Massidda Garbuglia (per la concessione dei bozzetti e dei quadri) Manuela Tursi (per la concessione delle foto d'archivio Mario Tursi)

Caterina d'Amico

Gloria Fegiz (per le foto dei quadri)

per l'ASC: Bruno Amalfitano, Daniela Giovannoni, Lucia Nigri, Nario Tasciotti.

Gli studenti del corso di specializzazione ASC

 

Enlightening surfaces - Serena Vittorini e Melissa Pallini

from 2017-01-20 to 2017-02-03

Galleria 291 EST/INC


Nord/Sud/Est/Ovest

from 2017-01-17 to 2017-01-28

Interno 14


Equilibrio visivo

from 2017-01-13 to 2017-01-24

Centro d'Arte "La Bitta"


Riccardo Giacconi e Carolina Valencia Caicedo

from 2017-01-01 to 2017-01-31

Auditorium Parco della Musica

Auditorium Parco della Musica - Sound Corner
Valerio del Baglivo
presenta

Riccardo Giacconi
in collaborazione con
Carolina Valencia Caicedo
Vaso Re
2015
22”
Sound Corner è un’installazione sonora permanente collocata nello spazio di passaggio tra il foyer della Sala Petrassi e il Teatro Studio: un angolo del suono con una programmazione periodica mensile destinata ad accogliere brani sonori di artisti sempre diversi, proposti di volta in volta da curatori, artisti e istituzioni.

Archeologia del rumore
La ricerca di Giaccone mette costantemente in relazione gli eventi con miti, aneddoti e narrative personali, risituando la Storia nello spazio della dimensione privata. Con l’adozione di differente tecniche narrative (spaziando dalla poesia alle interviste, video storie e radio drammi) Giacconi amplia la nozione della narrativa storica, includendo nella sua trasmissione fatti della vita di ogni giorno ed eventi personali.
Per ”Vaso Re”, un documentario radiofonico realizzato in collaborazione con Carolina Valencia Caicedo durante il programma di residenze “aperto 2015” nella Valle Camonica, Giacconi registra il rumore appartenente alla comunità del piccolo villaggio Bienno, inscrivendo questa particolare tecnica sonora nel genere del ritratto. Nonostante il paragone possa sembrare pretenzioso, mi ricorda il film “ROMA” di Fellini, nel quale il grande regista compone un ritratto della città eterna attraverso il suo suono.
Contraddistinto da suoni di martello, il suono di Bienno era quello di un villaggio famoso per la manifattura in ferro tramite martelli d’acqua attivati dal canale “Vaso Re” che scorre attraverso il villaggio. Bum, bum, bum… il suono delle attività di artigiani antichi segna la narrativa, marcando il ritmo del documentario. Più lontano l’assordante rumore dell’acqua interferisce con il colpo del martello, creando forti riverberazioni e confondendo i sensi. La memoria di aneddoti antichi è intrecciata al suono di canti e canzoni popolari, tutti rievocando con nostalgia il passato e la perdita delle tradizioni di un villaggio di provincia.
Come un archeologo del rumore, Giacconi recupera gli echi cacofonici del passato, frammentandolo in una miriade di punti di vista dove il suono di fondo si confonde con il suono della memoria, con i canti, con le voci. Così facendo, Giacconi rifiuta i meccanismi di una narrazione storica nella quale alcuni elementi sono meritevoli di essere utilizzati a scapito di altri.

Riccardo Giacconi (San Severino Marche, 1985) ha studiato arti visive presso l’Università IUAV di Venezia, la UWE di Bristol e la New York University. Ha presentato i suoi film in diversi festival, fra cui il New York Film Festival, il Festival Internazionale del Film di Roma, il Torino Film Festival e il FID Marseille International Film Festival, dove ha vinto il Grand Prix della competizione internazionale nel 2015. Nel 2007 ha co-fondato il collettivo Blauer Hase con cui cura la pubblicazione periodica Paesaggio e il festival Helicotrema.
Carolina Valencia Caicedo (Cali, Colombia, 1985) ha studiato Filosofia all'Universidad del Valle di Cali, Colombia. Attualmente sta completando una laurea magistrale in Storia e Critica dell'Arte all'Università degli Studi di Milano. I suoi testi sono stati inclusi in numerose pubblicazioni, fra cui Spoilsport (Bourges, 2013) le riviste El malpensante, e La Palabra, oltre che nella serie di pubblicazioni di lugar a dudas.

Luca Padroni - I valori personali

from 2017-02-01 to 2017-03-26

MACRO Testaccio

Padiglione 9B
Personale dell'artista romano Luca Padroni, a cura di Claudio Crescentini.

Padroni è un accumulatore. Di storie, di scenari, di persone. Tramite diverse tecniche pittoriche scandaglia una realtà dalle mille facce contrapposta alla sua esistenza individuale, mettendo in rapporto luoghi, esseri umani e luci non sempre in contatto tra loro. In questo gioco equilibristico di addizione e sottrazione crea un universo unico dove far convivere amanti tantrici, gatti volanti, colonne romane, passanti alla ricerca di un perché, pini secolari, nascite e morti.

Dagli anni Novanta, dopo la lunga esperienza formativa londinese, Padroni combina la tradizionale pittura ad olio al collage, a forme amorfe di dripping (nei cicli eterei dei paesaggi astrali), fino ad arrivare ad un astrattismo figurativo nella serie dei "Crateri". La molteplicità delle sue esigenze narrative torna a mettersi alla prova in questi quadri più recenti, fatti su misura per lo spazio del Macro, che partono dagli studi sulla etnica e suggestiva casa di Anna Paparatti (pittrice, scrittrice e viaggiatrice che molto ha significato per la vita culturale della città di Roma, dagli anni Settanta in poi, soprattutto per la sua attività presso la Galleria L'Attico di Fabio Sargentini e come performer del Living Theater di Julian Beck), ma che diventano, in alcune tele, le basi su cui imprimere ricordi, sogni, ossessioni personali.

Ecco che arriva dunque, fa capolino di sottecchi, piano piano, discretamente ma di colpo, come sempre nel suo esplosivo stile espressionista, il titolo della mostra: "I valori personali": valori raffigurati in azioni, in movimento, in coraggio; personali perché raccontano l'autore stesso (dietro la mano che compie il gesto) ma anche i protagonisti delle storie evocate, che sia un centenario che corre la maratona di Londra, una pittrice dimenticata dai più ma amata da èlite illuminate, un regista che ha fatto di un grande salto la scelta definitiva.

In un'epoca in cui abbiamo tutti bisogno di spazio e precisione, di attenzione e di dettagli, Padroni ci offre, e pretende, il tempo di osservazione della parte di reale che vede il suo occhio. Lo pretende e lo ottiene con la potenza visiva di una grande pittura. 

In occasione della mostra verrà presentato un catalogo, con testi critici del curatore, Claudio Crescentini, e Marco Tonelli, Ursula Hawlitschka, Fabiana Sargentini.

Biografia
Luca Padroni (Roma 1973) si è formato presso il Kent Institute of Art and Design, The Slade School of Fine Arts di Londra, The  School of the Art Institute of Chicago e, attraverso una borsa di studio Fulbright, il San Francisco Art Institute. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Tra quelle presso le Istituzioni pubbliche ricordiamo: Ortus Artis e Fresco Bosco, a cura di Achille Bonito Oliva, Certosa di San Lorenzo, Padula (2008); Mythos, Miti e Archetipi nel Mediterraneo, a cura di Renato Miracco, Museo Bizantino e Cristiano, Atene (2007); Fuori Tema, XIV Edizione della Quadriennale di Roma, Galleria Nazionale, Roma (2005); Milano Africa, a cura di Marina Mojana, Fabbrica del Vapore, Milano (2005). Fra le mostre più recenti ricordiamo: Altri tempi, Altri Miti, Montoro12 Contemporary Art, Roma (2016); Unioni Civili, Galleria L’Attico, Roma (2016); Casa di Anna, CR Arte Palazzo Taverna, Roma (2015); Tempo Spazio Movimento, Galleria Espace Gaia, Geneve / CH (2013); Biografie Visionarie, Galleria Wunderkammern, Roma (2012); Fuoco cammina con me, Galleria Il Segno, Roma (2010); Terra!, Galleria Trecinque, Rieti (2010); Oltre il Trompe l’Oeil, Galleria L’Attico, Roma (2010); Fault Lines, Galleria Testori UK, Londra / UK (2008); Transiberica, Galeria La Aurora, Murcia / Spagna(2007); Pittori al Muro, Galleria L’Attico, Roma (2006); Tran-Tram, Galleria Oddi Baglioni, Roma (2005). Nel 2013 è stato selezionato dal Comune di Roma per decorare le pareti di alcune sale dei Musei Capitolini, Palazzo Nuovo, pianoterra. Attualmente l’artista vive e lavora a Roma.


Lettere di Maria Antonietta Portolano in Pirandello

from 2017-01-14 to 2017-01-28

Biblioteca Vaccheria Nardi


CONFRONTO - Gudrun Sleiter

from 2017-01-21 to 2017-01-31

Museo Fondazione Venanzo Crocetti


Outcast - Vittorio Iavazzo

from 2017-01-19 to 2017-02-28

Galleria Moderni


IL LINGUAGGIO DEL SIMBOLO. Fascino e mistero nel mito e nel concetto

from 2017-02-13 to 2017-02-17

Angelica, Biblioteca Angelica - Ministero per i Beni e le Attività Culturali


Leonardo e il Volo. Il manoscritto originale del Codice e un’esperienza multimediale e 3D

from 2017-01-21 to 2017-04-17

Musei Capitolini

Dal mito di Dedalo e Icaro, volare è il sogno che appartiene alla storia della civiltà. Il Codice sul volo degli uccelli, il manoscritto che raccoglie la summa delle intuizioni elaborate da Leonardo sull’argomento, arriva per la prima volta a Roma, ai Musei Capitolini

Il “Codice sul volo degli uccelli”, manoscritto di Leonardo custodito dalla Biblioteca Reale di Torino, è un quaderno in cui il Genio scrisse e illustrò i suoi studi sul volo. Basando i suoi studi sull’osservazione del volo degli uccelli, Leonardo elaborò una vera e propria scienza del volo, attraverso la quale progettò le sue macchine volanti.

L’analisi del volo degli uccelli è condotta in modo rigorosamente meccanico: progetti, appunti e disegni sulla fisionomia degli uccelli, sulla resistenza dell’aria e sulle correnti.

IL CODICE
Il codice leonardesco è composto da 18 carte e due copertine. Oltre alle osservazioni sul volo degli uccelli, le sue pagine contengono spiegazioni su come coniare medaglie e preparare i colori. Le pagine scritte sono accompagnate da un insieme di accurati disegni: volatili (il nibbio è l’uccello più rappresentato), figure geometriche, disegni meccanici e architettonici.
A rendere ancora più prezioso il Codice sette disegni in sanguigna con figure vegetali e umane
Un mistero circonda le pagine del Codice: alla carta 10v sembra celarsi un autoritratto leonardesco. Fu il giornalista scientifico Piero Angela, in occasione di un’esposizione delle opere di Leonardo alla Reggia della Venaria Reale di Torino, ad evidenziarne la notevole somiglianza con il più famoso Autoritratto, esposto ai Musei Capitolini nella mostra del 2015. Il giornalista si è avvalso delle sofisticate tecnologie della Polizia Scientifica (il RIS di Parma), per  l’invecchiamento elettronico del volto intuendo così l’affinità tra i due.

Il Codice è esposto in un clima box appositamente realizzato che, mantenendo il corretto livello di umidità relativa, consente tuttavia ai visitatori di ammirarlo nella sua completezza. Le apparecchiature multimediali touchscreen permettono di “sfogliarlo” virtualmente, di “navigarlo” in alta risoluzione e di “leggerlo” grazie alla trascrizione in italiano e in inglese. Arricchiscono l’esposizione alcune copie anastatiche del Codice, a partire dalla preziosa edizione francese di fine Ottocento, provenienti anch’esse dalla Biblioteca Reale di Torino.
L’Istituto TeCIP della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa, partnership nell’organizzazione della mostra, ha messo a disposizione del pubblico contenuti multimediali appositamente realizzati per l’allestimento e immagini tridimensionali (3D) che permettono una percezione “immersiva” dei prototipi realizzati da Leonardo. Le immagini ad alto impatto emozionale accompagnano il visitatore, come in un viaggio, tra le geniali intuizioni del maestro toscano.
Accompagna l'esposizione anche una installazione dell'Agenzia Spaziale Italiana che ripercorre le maggiori tappe del volo umano e robotico nello spazio con le missioni di Exomars verso il pianeta rosso, i lanci dei satelliti con Vega e dell'abitabilità umana nella Stazione Spaziale Internazionale.
I visitatori, grazie alle tecnologie utilizzate, avranno la sensazione, per alcuni minuti, di abbandonare la realtà fisica e saranno circondati dallo spazio e dal tempo di Leonardo vivendo ciò che il genio toscano avrebbe aver voluto far vivere agli uomini del suo tempo.


L’Annunciazione di El Greco

from 2017-01-24 to 2017-04-17

Musei Capitolini

In occasione del progetto di scambio tra il Museo Thyssen Bornemisza di Madrid e i Musei Capitolini la Sovrintendenza Capitolina ha scelto di esporre a Roma L’Annunciazione del grande artista cretese "El Greco" che visse in Spagna gli ultimi 40 anni della sua vita e lì prese il soprannome con il quale è universalmente noto. 

In occasione del progetto di scambio tra il Museo Thyssen Bornemisza di Madrid e i Musei Capitolini, che ha già portato nella capitale spagnola La Buona Ventura di Caravaggio, la Sovrintendenza Capitolina ha scelto di esporre a Roma L’Annunciazione del grande artista cretese che visse in Spagna gli ultimi 40 anni della sua vita e lì prese il soprannome con il quale è universalmente noto. Nonostante abbia soggiornato in Italia per ben dieci anni (1567-1577), vivendo a Roma all’incirca tra il 1570 e il 1576, esistono rare opere di El Greco nei musei italiani.  

L’Annunciazione, opera pienamente autografa dipinta da El Greco a Toledo, è il modello definitivo che fu presentato ai committenti  per la realizzazione di un quadro di grandi dimensioni destinato a una maestosa pala d’altare (in spagnolo retablo), chiusa in una articolata cornice lignea. Realizzato dal pittore negli anni 1596-1600 per l’altare maggiore del Colegio de Nuestra Señora de la Encarnación di Madrid, il Retablo di Doña Maria de Aragon, fondatrice del collegio e committente, venne smembrato all’inizio dell’Ottocento e cinque dei grandi dipinti dispersi furono accolti al Prado mentre il sesto ebbe come destinazione al Museo Nacional de Rumania di Bucarest. Dedicato alla Redenzione, il retablo era probabilmente su due livelli: in basso, l’Annunciazione era affiancata dall’Adorazione dei pastori e dal Battesimo di Cristo, mentre in alto si trovavano la Crocifissione, la Resurrezione e la Pentecoste e forse un settimo dipinto, più piccolo, come conclusione. 

Lo stile di El Greco è il risultato di una profonda assimilazione di tre diverse culture figurative: la tradizione bizantina (ieratica e spirituale, legata a schemi fissi), l’arte italiana - che nel Rinascimento raggiunge un insuperato vertice espressivo, traducendo la natura in termini figurativi - ed infine la pittura spagnola, rivolta spesso all’introspezione.

Pur non avendo mai rinnegato quanto appreso nel corso del suo soggiorno in Italia, solo in  Spagna tuttavia, nella città di Toledo, El Greco raggiunge altissimi livelli di spiritualità. La riflessione sui temi religiosi viene accentuata dall’uso di figure allungate e dallo stravolgimento del dato naturale in favore di un’evocazione quasi astratta: non a caso la “riscoperta” del pittore alla fine dell’Ottocento è una delle premesse delle moderne avanguardie artistiche. 

L’Annunciazione è una delle vette più alte del suo stile finale, dove le forme allungate si intrecciano con una stesura veloce, quasi parossistica del colore e un horror vacui che lo porta a riempire ogni spazio della composizione.


Effimera - Gabriele Friscia

from 2017-01-14 to 2017-03-11

Parioli Fotografia Studio


Mediterraneo in chiaroscuro. Ribera, Stomer e Mattia Preti da Malta a Roma

from 2017-01-12 to 2017-05-21

Galleria Nazionale d'Arte Antica - Palazzo Barberini


Il pittore e il gran signore. Batoni, i Rezzonico e il ritratto d’occasione

from 2017-01-12 to 2017-04-23

Galleria Nazionale d'Arte Antica - Palazzo Barberini


Alphabetica - Abecedario grafico contemporaneo

from 2017-02-11 to 2017-04-09

Museo delle Mura

Una rassegna di opere grafiche di artisti nazionali e internazionali, selezionati a seguito di un bando di concorso tematico a cura di Officine Incisorie, Associazione Culturale dedita alla divulgazione dell’arte calcografica. 

La mostra vuole chiudere l’anno espositivo di Officine Incisorie, già dedicato con le precedenti mostre al tema del libro, della letteratura e della lettura, celebrando la “Lettera”, valorizzandola sia nella sua definizione grafica, sia nella sua intrinseca valenza comunicativa.
Su questo incipit Officine incisorie ha voluto realizzare, attraverso le opere degli artisti, un abbecedario contemporaneo, valorizzato dall’arte calcografica nelle sue diverse e svariate possibilità tecniche. Ogni incisore ha eseguito una o più incisioni caratterizzate al loro interno da una lettera, iniziale di una parola scelta dall’artista e rappresentata graficamente a corredo della stessa iniziale.


Icone di Hollywood. Fotografie della Fondazione John Kobal

from 2017-06-01 to 2017-09-03

Palazzo delle Esposizioni


"Sopravvissuti. Ritratti | Memorie | Voci" di Simone Gosso

from 2017-01-10 to 2017-01-27

Casa della Memoria e della Storia (Nuova)


Georg Baselitz. Eroi

from 2017-03-04 to 2017-06-18

Palazzo delle Esposizioni


DNA. Il grande libro della vita da Mendel alla genomica

from 2017-02-10 to 2017-06-18

Palazzo delle Esposizioni


Sei il mio nemico e ti faccio "cuori" - Ingrata

from 2017-01-10 to 2017-01-29

Teatro del Lido di Ostia


Tre Civette Sul Comò. CivettArte

from 2017-01-29 to 2017-04-30

Musei di Villa Torlonia: Casina delle Civette

Una mostra dedicata alle "civette" attraverso un percorso di 67 opere realizzate quasi tutte per l’occasione da altrettanti artisti provenienti, oltre che dall’Italia, anche da Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Iraq, Irlanda, Lussemburgo, Olanda e Spagna.

Non solo dipinti e sculture, ma anche ventagli, aquiloni, gioielli, monopattini, ricami, libri d’artista, video, abiti, cappelli, burattini, intessono un dialogo continuo con gli esuberanti elementi decorativi dell’edificio che ospita il Museo della vetrata Liberty e che deve il suo nome proprio alle celebri vetrate di Duilio Cambellotti dedicate alle civette.

Attraverso le tecniche e i materiali più vari - vetrata, macramè, mosaico, video, cartapesta, stoffa, affresco, bronzo, tessitura, legno, gesso, polimaterici, bronzo, olio su tela - gli artisti offrono la loro interpretazione del tema della civetta con uno sguardo ora ironico, ora incantato, ora surreale, ora evocativo, ora poetico ed una settantina di civette popolano così gli ambienti della Casina e la sua dépendance.

L’immagine guida della mostra è stata realizzata dal celebre vignettista Lucio Trojano: una civetta artista che, stando sul comò, dipinge la Casina delle Civette. Questa CivettArte ha il compito di introdurci alla esposizione ed a tutte le manifestazioni ad essa connesse.

L’allestimento espositivo, a cura dell’Architetto Monica Petrungaro, è articolato sia nella Casina che nello spazio espositivo della dépendance così da suggerire un coinvolgimento globale, da parte delle civette, degli spazi della “loro” casa. Gli arredi, l’imprescindibile comò ed un bel tavolo da pranzo attribuito a Cambellotti, sono stati messi a disposizione da Sinopia, Galleria antiquaria-artecontemporanea     www.sinopiagalleria.com

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da EdiLet Lazio Letteraria che, oltre alla riproduzione delle opere, a colori, contiene testi a firma delle curatrici e di Maria Luisa Caldognetto, Rita Leone, Natale Antonio Rossi, Gerasimos Zoras; arricchisce il catalogo una poesia della poetessa greca Helene Paraskevà.

Gli artisti

Anna Addamiano, Aegea Mosaici, Nobushige Akiyama, Yasue Akiyama, Stefania Ancarani, Letizia Ardillo, Laura Barbarini, Adelio Bartolucci, Miro Bonaccorsi, Marco Calanca/Maria Grossi /Maria Laura Venturelli, Massimo Campi, Antonella Cappuccio, Capri Otti, Lucio Castagneri, Francesca Cataldi, Giulio Cavanna, Paolo Cazzella, Antonia Ciampi, Maurizio Colombo, Maria Cristina Crespo, Stefania De Angelis, Giovanna Dejua, Raffaele Della Rovere, Gabriella De Matteis, E. ART, Vittorio Fava, Ezio Flammia, FraMe, Salvatore Giunta, Alba Gonzales, Paolo Hermanin, Lila Iatruli, Aziz Karim, Koefia Accademia d’Alta Moda, Massimiliano Kornmüller, Walter Kratner, Nikos Kyritsis, Andrée Liroux, Laura Lotti, Mirko Lucchini, Massimo Luccioli, Luigi Manciocco, Fidelma Massey, Maria Pia Michieletto, Minette, Hans Nübold, Julio Ojea, Anna Onesti/Virginia Lorenzetti, Lucia Pagliuca, Lucio Pari, Maria Luisa Passeri, Rita Piangerelli, Sorelle Piredda, Diana Poidimani, Helga Sauvageot, Martin Schliessler, Bettina Scholl Sabbatini, Thomas Schöne, Maria Signorelli, Strassacker, Studiolartetutta, Lucio Trojano, Elisabeth Ann Tronhjem, Sandro Trotti, Romana Vanacore, Marijke Van der Maden, Maria Letizia Volpicelli.

EVENTI
Durante il periodo espositivo sono stati organizzati una serie di eventi, dagli spettacoli di burattini ai concerti, dai percorsi guidati a conferenze, dalle visite delle scuole ai laboratori per bambini.
La partecipazione alle manifestazioni ed ai laboratori è gratuita previa prenotazione specificata nella pagina dell'evento.
Per l’accesso è indispensabile essere forniti del regolare biglietto di ingresso al Museo


Il disegno dal vero come pratica storica e sapere contemporaneo L’Accademia à l’Académie

from 2017-01-14 to 2017-01-29

Museo Pietro Canonica a Villa Borghese

A cura di Sarah Linford e Marco Bussagli, Il disegno dal vero come pratica storica e sapere contemporaneo. L’Accademia à l’Académie fa scoprire 50 disegni dal vero e 13 dipinti sia di artisti giovani che confermati, borsisti dell’Accademia di Francia, studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, e partecipanti selezionati sul merito. 

Il corso di disegno dal vero che si è svolto nello Salon de musique di Villa Medici, da marzo a giugno 2016, è stato l’occasione di riprendere una tradizione vivissima presso l’Accademia di Francia a Roma, dalla sua fondazione nel 1666 fino al 1961: l’Ecole du nu.
 L’iniziativa è stata subito accolta da Tiziana D’Acchille, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma e da Muriel Mayette-Holtz, illuminata Direttrice di questa nobile istituzione francese, che ha giustamente voluto celebrare i 350 anni del istituzione.
 Alla serie di splendide iniziative espositive all’Accademia di Francia, all’Accademia di San Luca e all’Accademia di Belle Arti si aggiunge questa mostra al fine di celebrare la ripresa, dopo mezzo secolo, della famosa Scuola del Nudo di Villa Medici.
I disegni fatti nel corso tenuto da Marco Bussagli, Professore di Anatomia artistica presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, e da Jérôme Delaplanche, Coordinatore della Storia dell’Arte all’Accademia di Francia in Roma, sono riprodotti nel catalogo della mostra, a cura di Sarah Linford, e pubblicato da Artemide edizioni


All’Ombra delle Piramidi. La mastaba del dignitario Nefer

from 2016-12-30 to 2017-05-28

Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco

Il preziosissimo rilievo funerario del dignitario Nefer, databile al regno del faraone Cheope: una ricostruzione 1:1 della struttura della cappella funeraria e una ricchissima documentazione grafica, fotografica e multimediale per descriverne lo spazio interno

Il Museo Barracco conserva la preziosa “stele della falsa porta” del dignitario Nefer, vissuto in Egitto ai tempi della IV Dinastia (2575-2465 a.C.), quella dei grandi faraoni costruttori delle piramidi. Visto il suo alto incarico a corte - era il soprintendente di tutti gli scribi del re, il soprintendente dei magazzini delle provviste e della “casa delle armi”- Nefer ebbe l’onore di essere sepolto in una màstaba del cimitero reale ai piedi della grande piramide di Cheope. Le màstabe (dalla parola araba che significa “panca”) sono edifici funerari caratteristici delle prime dinastie della civiltà egizia: si tratta di monumenti troncopiramidali a struttura piena,  destinati ad accogliere il pozzo funerario che metteva in comunicazione l’area esterna con la camera sepolcrale sotterranea che ospitava il sarcofago del defunto ed il suo corredo.

Nefer aggiunse alla struttura della tomba una piccola cappella funeraria, rivestita di rilievi, che è stata ricostruita al Museo Barracco nelle sue dimensioni originali. I rilievi della tomba dispersi in diversi musei europei e americani (Parigi, Louvre; Copenhagen, Ny Carlsberg Glyptotek; Museo di Birmingham,  University of Pennsylvania Museum di Philadelphia; Museum of Fine Arts di Boston) sono riprodotti per immagini all’interno della cappella funeraria ricostruita in modo da restituire l’immagine generale di una tomba egizia del  3° millennio avanti Cristo.
La mostra prevede la ricostruzione in dimensioni 1:1 - nella loggia esterna al primo piano del Museo -  della cappella funeraria di Nefer con slides retroilluminate che riproducono nella sua completezza la decorazione a rilievo al suo interno.

La stele del Museo Barracco fu acquistata da Giovanni Barracco a un’asta a Parigi nel 1868: si vendevano in quell’occasione le opere della collezione di Napoléon-Joseph-Charles-Paul Bonaparte, detto Plon Plon, figlio del fratello minore di Napoleone I. Il principe aveva progettato, per il 1858, un viaggio in Egitto, sulle orme della spedizione napoleonica del 1798-1801. Per accogliere degnamente un ospite  così illustre il governatore  d’Egitto, Said Pacha,  decise di organizzare preventivamente una serie di campagne di scavo in modo che il principe potesse provare il piacere della “scoperta” dei tesori archeologici dell’ Egitto faraonico che emergevano, come per incanto, dalla sabbia del deserto.
Per preparare questa  messa in scena venne convocato in Egitto il famoso egittologo Auguste Mariette, allora conservatore aggiunto delle antichità egizie del Louvre. Mariette giunse in Egitto nel 1857 e, in un breve lasso di tempo, riuscì ad aprire fino a 35 cantieri di scavo dirigendo personalmente gli scavi e controllando attivamente tutte le importanti scoperte che avvenivano nei diversi luoghi. La messe dei ritrovamenti emersa da quelle esplorazioni fu impressionante, sia per qualità che per quantità.
Il viaggio fu annullato, ma il principe ricevette in omaggio una serie di opere egizie, tra cui spiccava la stele di Nefer.  Plon Plon conservava queste opere all’interno della sua sontuosa Maison Pompéienne, fatta costruire a Parigi su ispirazione di una domus di Pompei. In un momento di difficoltà politica le prince Napoléon vendette casa e collezione. La stele di Nefer  divenne il primo pezzo della raccolta di Giovanni Barracco.


Attraverso - Lia Pasqualino

from 2017-01-14 to 2017-04-01

Galleria del Cembalo


Blanceflor a tavola. Curiosità dai depositi del villino Boncompagni Ludovisi

from 2016-12-22 to 2017-03-31

Museo Boncompagni Ludovisi


Marte - Incontri ravvicinati con il Pianeta Rosso

from 2016-12-16 to 2017-02-28

Aula Ottagona


Gianni Politi - Painting and sculpture

from 2016-12-06 to 2017-01-27

Galleria Lorcan O'Neill


“Tu lascerai ogni cosa diletta …” - Le opere letterarie

from 2016-12-19 to 2017-02-10

Casa del Ricordo


Ugo Attardi - Mito & Poesia

from 2016-12-14 to 2017-02-25

Ulisse Gallery Contemporary Art


Santa Maria Antiqua tra Roma e Bisanzio

from 2016-12-08 to 2017-03-19

Archaeological area of the Roman Forum and Palatine Hill, Santa Maria Antiqua

After a long period of renovation work, Santa Maria Antiqua reopens in occasion of the exhibition "Santa Maria Antiqua tra Roma e Bisanzio".


City Lego®

from 2016-12-08 to 2017-01-29

Guido Reni District (Ex Caserma Guido Reni)


I colori dell’Infinito - Luigi Tosti

from 2017-02-10 to 2017-02-18

Palazzo della Cancelleria


Architettura invisibile: Un'analisi dei movimenti degli architetti Italiani e Giapponesi degli anni ’60 e ’70 e dibattito contemporaneo

from 2017-01-19 to 2017-03-26

Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese

ll progetto di mostra consiste nel presentare in una nuova chiave di lettura comparativa le esperienze delle avanguardie radicali italiane e giapponesi degli anni Sessanta e Settanta e le idee progettuali portate avanti dai loro contemporanei ideali successori di entrambi i paesi.

Sono trascorsi cinquant’anni dall’esplosione di due fondamentali fenomeni dell'avanguardia architettonica, esorditi in un’epoca carica di cambiamenti, rivoluzioni e speranze. I Metabolisti in Giappone e i Radicali in Italia, seppur in contesti assai diversi per cultura e tradizione, hanno seguito percorsi di ricerca paralleli, condividendo temi di indagine, strumenti, linguaggi e producendo straordinari effetti sull'architettura contemporanea.
La mostra propone al pubblico un inedito percorso attraverso le opere prodotte in questo singolare contesto.

L’iniziativa nasce in una fase di approfondimento del ruolo storico assunto, lungo un arco temporale che va tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, dalle avanguardie architettoniche giapponesi che si sono ritrovate nel movimento Metabolista e in quello delle avanguardie italiane raccolte sotto il nome di Architettura Radicale.

La mostra spiega tale differenza di approccio sviluppandosi attraverso un percorso espositivo suddiviso principalmente in due sezioni, l’una complementare all’altra. La prima sezione propone, corroborata da un ampio apparato storico-documentale, le idee, i progetti e i sogni delle due esperienze architettoniche dei gruppi dei Radicali italiani e dei Metabolisti giapponesi mostrandone gli obiettivi, le similitudini, le differenze di approccio, i risultati e l’eredità storica e filosofica. La seconda sezione della mostra, dedicata alle esperienze vive e contemporanee dei più innovativi, giovani e significativi studi di architettura italiani e giapponesi, mostra come le nuove generazioni di progettisti dei due paesi abbiano adattato la pratica architettonica ad un mondo così diverso da quello in crescita degli anni Sessanta come quello attuale dell’epoca digitale e del riflusso economico ed ecologico.

Curata da Rita Elvira Adamo, la giovane ricercatrice che l’ha concepita a partire da uno studio comparativo elaborato alla London Metropolitan University, la mostra mette in evidenza le affinità e le distanze tra le esperienze condotte dai due movimenti. Una molteplicità di autori di primissimo piano, che proprio a partire dalle loro pionieristiche sperimentazioni si sono affermati come protagonisti della ricerca architettonica contemporanea, darà corpo a questo percorso espositivo: Arata Isozaki, Archizoom (Andrea Branzi, Gilberto Corretti, Paolo Deganello, Massimo Morozzi, Dario e Lucia Bartolini), Kiyonori Kikutake, Kisho Kurokawa, Fumihiko Maki, Otaka Masato, Superstudio (Adolfo Natalini, Cristiano Toraldo Di Francia, Roberto Magris, Alessandro Magris, Gian Piero Frassinelli e Alessandro Poli), Kenzo Tange, UFO (Lapo Binazzi, Carlo Bachi, Patrizia Cammeo, Riccardo Foresi, Titti Maschietto, Sandro Gioli).


I pittori del ’900 e le carte da gioco. La collezione di Paola Masino

from 2016-12-15 to 2017-04-30

Museo di Roma - Palazzo Braschi

Giocare a carte con i pittori del ’900: questa suggestiva partita sarà idealmente possibile grazie alla originale collezione di carte di Paola Masino (1908-1989), donate da Alvise Memmo al Museo di Roma ed esposte per la prima volta al pubblico nelle sale al piano terra dal 15 dicembre 2016 al 30 aprile 2017.

Giocare a carte con i pittori del ’900, da Carla Accardi a Burri, a Consagra, da Primo Conti a Carrà, da Campigli a Capogrossi, a Cagli, da Fautrier a Cocteau, da Carlo Levi a Guttuso, da Prampolini a Fausto Pirandello – solo per citarne alcuni. Questa suggestiva partita sarà idealmente possibile grazie alla originale collezione di carte di Paola Masino (1908-1989), donate da Alvise Memmo al Museo di Roma ed esposte per la prima volta al pubblico nelle sale al piano terra dal 15 dicembre al 30 aprile 2017.
La mostra “I pittori del ’900 e le carte da gioco. La collezione di Paola Masino” promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con l’Archivio del Novecento di Sapienza Università degli Studi di Roma e con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, è a cura di Marinella Mascia Galateria e Patrizia Masini.
Scrittrice anticonformista, intellettuale coltissima, compagna di Massimo Bontempelli, Paola Masino conobbe e frequentò assiduamente letterati, musicisti e pittori, italiani e stranieri, nelle varie residenze, a Roma, Firenze, Parigi, Milano, a Venezia e, d’estate, a Castiglioncello e a Forte dei Marmi. Amava giocare a carte: a poker, a pinnacolo (con Bontempelli), a scopone (con Pirandello). E collezionare mazzi di carte da gioco. Da queste “passioni” nasce l’idea di chiedere ai tanti amici artisti di creare delle carte dipinte, napoletane, francesi e Tarocchi. Realizzando così, dal ’47 agli anni Ottanta, una collezione unica al mondo, che è testimonianza dell’arte pittorica del Novecento e in cui le carte da gioco, astratte dal loro contesto, divengono opera d’arte e “simbolo metafisico”.
Per la prima volta saranno esposti al pubblico anche i ritratti di Paola Masino, opera dei pittori Bucci, Cagli, Cecchi Pieraccini, de Chirico, de Pisis, Funi e Sironi, e di famosi fotografi, da Bragaglia a Ghitta Carell, da Luxardo, a Sommariva. Tutti degli anni ’30, mentre è del 1968 il ritratto di Alexander Calder, autore anche di una splendida carta in bianco e nero, la Regina di fiori: opere eseguite entrambe a Roma, così come il ritratto di Bontempelli di Alberto Savinio.
Inoltre, grazie al contributo dell’Archivio del Novecento di Sapienza Università degli Studi di Roma, saranno esposte foto d’epoca, lettere, manoscritti, quaderni d’appunti, libri editi e inediti di Paola Masino.
Il “Fondo Paola Masino – donazione Alvise Memmo”, donato nel 2007 al Museo di Roma Palazzo a Braschi dal nipote della scrittrice, oltre alla collezione, che nella sua integralità si compone di 352 carte dipinte, comprende un piccolo e prezioso archivio, costituito da un quaderno e dalle meticolose liste redatte da Paola Masino, con i nomi degli artisti “incaricati” e le corrispondenti carte da gioco “commissionate”, le lettere dei pittori alla collezionista, che hanno accompagnato il progressivo sviluppo della collezione, oltre a una serie di scatole di sigarette utilizzate come contenitori delle carte dipinte e di  due mazzi di carte da gioco commerciali autografate da famosi musicisti, letterati e attori.
Il Fondo, significativo per lo studio della collezione, e anche della figura di Paola Masino, un’istituzione della vita culturale romana, costituisce un’importante acquisizione che va ad arricchire le raccolte del Museo.


Joan Jonas

from 2016-11-30 to 2017-02-28

Galleria Alessandra Bonomo


Sotto il cedro del Libano: Grazia Deledda a Roma

from 2016-12-15

Biblioteca Nazionale Centrale


Francesco Del Drago. Parlare con il colore

from 2017-01-19 to 2017-03-26

Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese

Francesco del Drago - Parlare con il colore - è la prima retrospettiva dedicata all’artista romano dopo la sua morte, avvenuta nel 2011. Curata da Pietro Ruffo, presenta una selezione di opere astratte fondamentali, che consentono di entrare nel pensiero e nella pratica artistica di Francesco del Drago.

Intellettuale rigoroso e straordinario artista, ha percorso quasi un secolo di storia da protagonista, partecipando attivamente e con passione tanto alle trasformazioni artistiche che si sono susseguite nel Novecento, quanto ai cambiamenti politici.

Seguendo un percorso a ritroso, la mostra all’Aranciera comincia con le ultime opere realizzate dall’artista, contraddistinte dallo sforzo di ampliare ulteriormente la gamma cromatica, per poi concentrarsi sugli imponenti polittici astratti, summa dell’intera ricerca di Del Drago.

Di del Drago viene infatti evidenziata la statura di teorico, i suoi studi sul colore strettamente connessi alle più recenti scoperte matematiche attraverso una ricca selezione di documenti, filmati ed esperimenti: particolarmente interessante è infatti la possibilità di passare dai risultati estetici alle premesse teoriche in un processo che consente di approfondire le problematiche dell’arte astratta de Novecento.
Così come attraverso scritti inediti, lettere e documenti è ripercorsa la sua straordinaria biografia, ricca di incontri e amicizie durature con le massime personalità della’arte della cultura del suo tempo.

A curare la mostra è Pietro Ruffo, il giovane artista romano riconosciuto dal mondo dell’arte come uno degli artisti più interessanti in Italia, con la consulenza scientifica di Elena del Drago.


THE INDEPENDENT. Una Vetrina

from 2016-12-15 to 2017-02-05

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Rafael Y. Herman - The Night Illuminates The Night

from 2017-01-25 to 2017-03-26

MACRO Testaccio

Padiglione 9A
Mostra personale di Rafael Y. Herman, che si presenta come una grande installazione ambientale in cui dallo spazio buio emergono le opere che si rivelano come epifanie. Nella dialettica fra tenebre e luce, infatti, si sviluppa la poetica di Rafael Y. Herman il cui sguardo rivela un nuovo approccio alla realtà che nasce e si struttura nell’oscurità. 

The Night Illuminates The Night si concentra sul lavoro cominciato nel 2010 e completato nel 2016. In questo periodo l’artista ha stabilito un dialogo con i grandi maestri della tradizione occidentale che hanno rappresentato nel corso dei secoli la Terra Santa, pur non avendola mai visitata, ma ispirandosi alle fonti bibliche e letterarie. Rafael Y. Herman ripercorre questa tradizione con il proprio metodo: lo scatto notturno senza ausili elettronici e manipolazioni digitali, che svela ciò che non si vede a occhio nudo. Come i grandi maestri del passato, anche Herman si è voluto porre nella condizione di non poter vedere il paesaggio, pur trattandosi dei luoghi dove è nato e cresciuto, operando nell’oscurità della notte. In questa condizione di voluta cecità l’artista accede alla realtà in un modo nuovo, mediante lo scatto fotografico notturno e mediante lo sviluppo della pellicola nell’oscurità del laboratorio.

Rafael Y. Herman produce così una realtà “ricreata”, decontaminata da qualunque preconcetto soggettivo, offrendo allo spettatore paesaggi che esistono solo nelle opere stesse. L’artista sviluppa la propria ricerca notturna attraverso la scoperta di tre diversi ambienti: la Foresta della Galilea, i campi dei Monti della Giudea e il Mar Mediterraneo. Le sue immagini ci invitano a riflettere sull’invisibile o, come l’artista usa definirlo, il “non visto”; sulla differenza che si dischiude fra ciò che è reale e ciò che invece è solo percepito. Il risultato è straordinario nella cromia innaturale, e nelle forme evanescenti che sembrano emergere da un luogo e un tempo altro dove i colori non sono reali, il tempo sembra essere dilatato e le immagini appaiono oscure. O forse abbaglianti.

In occasione della mostra verrà presentato il libro d’artista, edito da Mousse, con testi critici di Giorgia Calò, Stefano Rabolli Pansera, Chiara Vecchiarelli e Arturo Schwarz.

Biografia
Rafael Y. Herman nasce nel 1974 a Be’er Sheva, un’antica città nel deserto israeliano del Negev. Inizia a studiare musica classica all’età di sei anni e diventa percussionista. Dopo una permanenza a New York, si iscrive alla Facoltà di Economia e Management dell’Università di Tel Aviv. Dopo la laurea si trasferisce in America latina, dove compie un lungo viaggio di ricerca in sette paesi: in Paraguay collabora con Amnesty International, studia pittura a Città del Messico e in Cile entra a far parte di una comune di artisti. In questo apprendistato della visione confluiscono tanto le esperienze metropolitane quanto l’incontro con la natura selvaggia. Nel 2003 si trasferisce a Milano e nel 2006 espone a Palazzo Reale il progetto Bereshit-Genesis, applicando un metodo messo a punto da lui stesso: lo scatto notturno senza ausili elettronici e manipolazioni digitali, che svela ciò che non si vede a occhio nudo. Questa mostra proietta Herman verso una dimensione artistica internazionale. Nel 2012, il ritratto di John Chamberlain realizzato da Herman è scelto dal Guggenheim Museum di New York per la seconda di copertina del libro di Chamberlain “Choices”. Nel 2013 è invitato alla TED Talk per parlare del suo linguaggio artistico con un talk dal titolo “Realtà alternativa”. I suoi lavori recenti evidenziano due temi portanti: la curiosità metafisica e il racconto di ciò che sta oltre; l’indagine sulla luce come elemento fisico protagonista dello spazio-tempo. Sue opere sono state acquisite da importanti collezioni pubbliche e private, fra le quali di Tel Aviv Museum of Art e Salsali Private Museum di Dubai. Attualmente vive e lavora a Parigi, dove è per la seconda volta artista residente alla Cité Internationale des Arts de Paris. Nel 2015 ha vinto il Praga Fotosfera Award.


Archaeology&ME

from 2016-12-10 to 2017-04-23

Museo Nazionale Romano - Palazzo Massimo alle Terme


Il Museo universale. Dal sogno di Napoleone a Canova

from 2016-12-16 to 2017-03-12

Scuderie del Quirinale


“Aria, Acqua, Terra, Fuoco!" - Opere di Marillina Fortuna

from 2016-12-19 to 2017-03-06

Corso440


Vo(l)to di donna

from 2016-12-01 to 2017-02-16

Palazzo di Montecitorio (sede della Camera dei Deputati - Parlamento)


Anish Kapoor

from 2016-12-17 to 2017-04-17

MACRO Via Nizza

Considerato uno dei maggiori artisti della scena contemporanea, Anish Kapoor torna finalmente ad esporre in un museo italiano dopo oltre 10 anni, con una mostra straordinaria negli spazi del MACRO, a cura di Mario Codognato.

Guarda il video teaser della mostra.

La mostra testimonia la continua ricerca di Kapoor in ambito formale e concettuale, che ha informato la sua pratica artistica sin dagli esordi, mettendo a confronto i processi altamente ingegnerizzati e più organici della sua opera.
La mostra è caratterizzata da una serie di rilievi e dipinti composti da strati aggettanti di silicone rosso e bianco e pittura, così come da sculture-architetture monumentali, tra le quali la straordinaria “Sectional Body Preparing for Monadic Singularity”, esposta l’anno scorso, all’aperto, nel parco della Reggia di Versailles, e riproposta al MACRO in dialogo con l’architettura del museo.

Archetipico, intimo, imponente e dialettico, il lavoro di Kapoor presenta, affronta ed investiga le condizioni della materia, le dinamiche della percezione e il potere della metafora.
Tra le altre opere in mostra, "Internal Objects in Three Parts" (2013-15), costituito da un trittico in silicone dipinto e cera, è stato esposto quest'anno ad Amsterdam, tra i celebri quadri di Rembrandt presso il Rijksmuseum. Immagini viscerali, brutali e sensuali al contempo, continuano in chiave contemporanea l’inesauribile tradizione  della rappresentazione letterale e metaforica della carne e del sangue nella pittura di ogni tempo e latitudine. L’arte funge da mediatrice tra l’essenza del mito e la sua rappresentazione, tra la sua intercambiabilità e continuità nel tempo e la contingenza della contemporaneità, tra il cammino individuale nella terra incognita della vita e l’esperienza collettiva, tra immanente e trascendente.
Il percorso artistico di Anish Kapoor si sviluppa attorno a queste polarità, facendo sorgere ed espandendo un linguaggio perennemente in bilico tra la trasposizione dei grandi temi dell’esistenza e l’impeto prometeico a trasformare la materia che ci circonda e, di conseguenza, simbolicamente la realtà. La sua poetica implode e al contempo intensifica e approfondisce le relazioni binarie, le energie opposte, le antitesi che costituiscono il mondo visibile ed il pensiero astratto attraverso una visione che, mai narrativa o didascalica, coagula, contrasta od armonizza la tensione dinamica o la sottile interazione tra forze, corporeità o sembianze antitetiche. Luce ed ombra, negativo e positivo, maschile e femminile, materiale ed immateriale, pieno e vuoto, concavo e convesso, lucido ed opaco, liscio e ruvido, naturale ed artificiale, rigido e morbido, solido e liquido, attivo ed inerte ed in definitiva ordine e disordine, non sono che alcune delle polarità che concretizzano l’universo sensibile e che attivate o forgiate nella potenzialità sinottica e nella sensualità della forma nell’arte di Kapoor, metaforizzano e metabolizzano per induzione il mistero della vita.

La mostra è accompagnata dalla pubblicazione del catalogo a cura di Manfredi Edizioni.

Note biografiche
Anish Kapoor nasce a Bombay in India nel 1954, attualmente vive e lavora a Londra.
Considerato uno dei maggiori artisti della scena contemporanea, i suoi lavori sono nelle più importanti collezioni private e istituzioni museali in tutto il mondo (Museum of Modern Art, New York, Tate Gallery, Londra, Fondazione Prada, Milano, Guggenheim Museum, Bilbao). Tra le più recenti mostre personali: Museo Universitario Arte Contemporáneo (MUAC), Città del Messico, Messico (2016); Couvent de la Tourette, Eveux, Francia (2015); Château de Versailles, Francia (2015); Jewish Museum and Tolerance Center, Mosca, Russia (2015); Martin–Gropius–Bau, Berlino (2013); Sakıp Sabancı Müzesi, Istanbul (2013); Museum of Contemporary Art, Sydney (2012).
Nel 1990 Kapoor rappresenta la Gran Bretagna alla XLIV Biennale di Venezia dove viene premiato. Nel 1991 vince il Turner Prize e riceve in seguito importanti riconoscimenti internazionali  come il Praemium Imperiale (2011) e il Knight Bachelor nel 2013.
Tra i principali progetti pubblici ricordiamo Cloud Gate (2004) presso il Millenium Park a Chicago e ArcelorMittal Orbit (2012) nel Queen Elizabeth Olympic Park a Londra.


Animaux sauvages - Animali selvaggi visti da Schili

from 2016-12-01 to 2017-01-31

Museo di Anatomia Comparata "Battista Grassi"


Il cinema che legge

from 2016-11-30 to 2017-01-31

Casa del Cinema

IL CINEMA CHE LEGGE 30 novembre 2016 - 31 gennaio 2017

Mostra di foto che provengono dai preziosi archivi del Centro Cinema Città di Cesena, selezionate da Antonio Maraldi, e scelte per comporre una singolare galleria che presenta come comun denominatore l’atto del leggere.

C’è Marcello Mastroianni che approfitta di una pausa durante la lavorazione di Divorzio all’italiana per sfogliare il quotidiano “Il Messaggero”, ci sono Monica Vitti e Michelangelo Antonioni che si confrontano sul copione de L’eclisse, e c’è Vittorio De Sica mentre recita impegnato in una lettura serale, in una scena di Tempo di villeggiatura.  Sono alcune delle immagini raccolte nella mostra “Il cinema che legge”, frutto della collaborazione tra due istituzioni cesenati come Biblioteca Malatestiana e Centro Cinema Città di Cesena. Provengono dai preziosi archivi  di quest’ultimo istituto le foto esposte, selezionate da Antonio Maraldi, e scelte per comporre una singolare galleria che presenta come comun denominatore l’atto del leggere.  Nelle tre varianti citate all’inizio (lettura in pausa, controllo della sceneggiatura, scene con libri o testi vari), sfilano immagini che affiancano classici e piccoli film, volti di attrici e di attori  - anche stranieri - ancora celebri o ormai dimenticati del cinema italiano.

ORARI LUN-VEN 15.00 - 19.00  ●  SAB-DOM: 10.00-13.00 - 15.00 - 19.00

Beatrice Pediconi - Dimensioni Variabili

from 2016-11-19 to 2017-01-28

Z2O Galleria Sara Zanin


Zanne, corazze e veleni

from 2016-12-23 to 2017-02-26

Civic Museum of Zoology

La mostra affronta il tema degli adattamenti degli animali alla difesa e alla predazione grazie ad alcuni terrari con animali vivi e ad una serie di accattivanti pannelli esplicativi, contenenti “racconti fotografici” che mettono in evidenza gli aspetti più interessanti della biologia dei protagonisti della mostra.  Una sezione video consentirà di vedere alcuni filmati e interagire con essi. Le specie esposte non sono pericolose e sono nate in cattività. A corredo della mostra è prevista una serie di laboratori e conferenze a tema.  Questi ultimi interventi, tenuti anche dagli organizzatori Emanuele Biggi, volto noto della televisione in quanto co-conduttore del programma GEO&GEO, e Francesco Tomasinelli, fotogiornalista e divulgatore naturalistico, ricorrono a fotografie, filmati e dimostrazioni con esemplari vivi.
Orario: da martedì a domenica dalle ore 9.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00); 24 e 31 dicembre 9.00-14.00. 26 dicembre apertura straordinaria. 1 gennaio apertura straordinaria ore 15.00-19.00. Giorni di chiusura: Lunedì, 25 dicembre
Costi: € 8,50 intero (tariffa non residenti); € 7,00 ridotto (tariffa non residenti); € 7,50 intero (tariffa residenti); € 6,00 ridotto (tariffa residenti).    Gratuità e riduzioni
Info: tel 0039 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00
Scarica il comunicato stampa


Verso il Mediterraneo. Sezioni del paesaggio da Salerno a Reggio Calabria

from 2016-12-15 to 2017-02-14

Istituto Centrale per la Grafica - Calcografia


Anima Mundi

from 2016-12-03 to 2017-01-28

Coronari 111 Art Gallery


Gregory Hayes - I am the sun

from 2016-11-17 to 2017-01-28

Galleria Francesca Antonini Arte Contemporanea


Alla luce di Roma. I disegni scenografici di scultori fiamminghi e il barocco romano

from 2016-12-08 to 2017-02-26

Istituto centrale per la Grafica - Gabinetto disegni e stampe


Ospiti della Spada - I Santi Quattro Coronati dal Museo di Roma in Palazzo Braschi

from 2016-12-01 to 2017-05-08

Galleria Spada


Dall’antica alla nuova Via della Seta

from 2016-12-06 to 2017-02-26

Palazzo del Quirinale


Pens to paper: autograph letters from the Keats-Shelley House

from 2016-11-28 to 2017-06-03

Keats - Shelley House


Filippo Berta - Calixto Ramírez / Una sola moltitudine

from 2016-11-09 to 2017-03-10

SmART - Polo per l'Arte


Manzù. Dialoghi sulla spiritualità, con Lucio Fontana

from 2016-12-08 to 2017-03-05

Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo


Giovanni Prini. Il potere del sentimento

from 2016-12-21 to 2017-03-26

Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale

Giovanni Prini (Genova 1877 - Roma 1958), scultore, pittore, artigiano, si trasferisce da Genova a Roma agli inizi del Novecento dove, insieme alla moglie Orazia Belsito, apre le porte della sua casa-studio sulla via Nomentana agli esponenti più giovani della vita culturale della capitale, amici, intellettuali e artisti.

Tra questi Duilio Cambellotti, Umberto Boccioni, Cipriano Efisio Oppo, Sibilla Aleramo, Gino Severini, Ettore Ximenes, Antonio Maraini, Giacomo Balla. Quest'ultimo è ospite assiduo del “salotto” di casa Prini tanto da ritrarne l’ambiente nel quadro Nello specchio, una tra le circa 130 opere in mostra.

Gli spazi della Galleria, che conservano alcune delle opere più celebri dell’artista come Gli amanti e Le gemelle Azzariti, si apprestano dunque a raccontare la figura e il complesso percorso artistico di uno dei più significativi scultori del Novecento italiano indagandone sia la produzione cosiddetta maggiore – oli, disegni, marmi e bronzi – sia quella dedicata alle arti applicate - ceramiche, mobili e giocattoli-.

Il percorso della mostra ha inizio dal Salotto Prini, raffigurato nel citato dipinto e rievocato anche attraverso la presenza di alcuni mobili disegnati dall’artista. Nell’ambiente numerosi i ritratti della moglie Orazia e le opere di artisti e assidui frequentatori della casa che testimoniano i legami di amicizia, tra gli altri, con Cambellotti (Nudo, 1904), Severini (Autoritratto, 1904; Ragazza in blu, 1905), Domenico Baccarini (La moglie di Giovanni Prini, 1906), Mario Sironi (Ballerina, 1916 ca). In mostra anche un olio inedito di Giacomo Balla del 1903.

Attraverso le sale dei tre piani della Galleria, gli oli, i disegni, i marmi e i bronzi di Prini, sculture di media e piccola dimensione – come Le stelle e Serenella – i ritratti, piccoli gruppi e figure, ma anche le ceramiche, i mobili e i giocattoli raccontano le diverse stagioni che l’artista attraversò, dai primi del Novecento fino agli anni Cinquanta, mantenendo inalterata la propria forza e freschezza creativa.

Nei primi anni romani, la produzione scultorea di Giovanni Prini è in linea con i temi del socialismo umanitario; l’attenzione per l’infanzia ispira piccoli gruppi in bronzo mentre nel 1911 si cimenta con la scultura monumentale realizzando il fregio del pronao della Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma rappresentando “l’artista e le battaglie artistiche” o “Peana dell’Arte”.

Alla scultura e all’attività di insegnante, sensibile alle istanze del Modernismo europeo, affianca anche un attivo interesse per le arti applicate. Nel 1917 sottoscrive il manifesto di Galileo Chini “Rinnovando rinnoviamoci” per la promozione delle arti decorative; nel primo dopoguerra, assume la direzione artistica della fabbrica di giocattoli “SFAGI” di Roma e si dedica anche con successo alla produzione di opere e soprammobili in ceramica.

Importante è la sua partecipazione alla prima edizione dell’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative di Monza nel 1923.

Presente alle Quadriennali di Roma e alle Biennali di Venezia, negli anni si dedica anche a grandi opere di scultura destinate agli edifici pubblici molti dei quali progettati da Marcello Piacentini. Nel 1932 è nominato Accademico di San Luca.

Una sezione della mostra è, inoltre,  riservata a schizzi e disegni preparatori, alla corrispondenza e a documenti fotografici che completano il quadro delle relazioni tra i coniugi Prini e l’ambiente intellettuale romano mentre un itinerario grafico ricostruisce il  rapporto dell’artista con la città evidenziando  i luoghi dove sono presenti le sue opere, dove ebbe i suoi studi e dove abitò.


Kris Martin

from 2016-11-23 to 2017-01-24

Basilica di Santa Sabina all'Aventino, Museo Domenicano di Santa Sabina all'Aventino, Parco Savello - Giardino degli Aranci


The Art of the Brick

from 2016-12-09 to 2017-02-26

Auditorium Parco della Musica

Auditorium Parco della Musica - AuditoriumExpo
A grande richiesta: dopo l’incredibile successo di pubblico dello scorso anno, con oltre 120.000 presenze, torna a Roma “The art of the brick”! Tante le novità tra le oltre settanta sculture d'arte create con più di un milione di mattoncini LEGO®, opere dell’artista statunitense Nathan Sawaya. Una mostra che la CNN ha proclamato come una delle dieci mostre da vedere al mondo e che ha già conquistato il globo, da New York, a Los Angeles, da Melbourne a Shanghai, da Londra a Singapore. Le opere esposte, di dimensioni importanti, spaziano dalla figura umana “semplice” a quella rivisitata nell’arte come la riproduzione della Gioconda di Leonardo Da Vinci, La ragazza con l’orecchino di Perla di Vermeer e L’Urlo di Munch. Fino ad installazioni davvero imponenti come lo scheletro di T-Rex, costruito con oltre 80.000 mattoncini. Non mancheranno anche raffigurazioni della Cappella Sistina e della Notte Stellata di Van Gogh, come non si sono mai viste prima…
La mostra comprende infine una zona interattiva che invita i giovani, ma non solo, a esprimere la propria creatività utilizzando i LEGO, magari imitando l’artista che, da avvocato di successo, ha deciso di dedicarsi alla propria passione “perché mi piace vedere le reazioni della gente alle opere d'arte create da qualcosa con cui hanno familiarità. Voglio elevare questo semplice giocattolo ad un ruolo che non ha mai occupato prima”.

Rembrandt in Vaticano. Immagini fra cielo e terra

from 2016-11-23 to 2017-02-26

Musei Vaticani


Rwd-Fwd - Alfredo Pirri

from 2016-11-15 to 2017-01-25

Atelier-Studio Alfredo Pirri


L'Origine della natura morta in Italia. Caravaggio e il Maestro di Hartford

from 2016-11-16 to 2017-02-19

Galleria Borghese


Giovan Lorenzo Bernini e i suoi modelli

from 2016-11-16 to 2017-02-26

Musei Vaticani


La Tempesta e l’isola degli incantesimi. Omaggio a William Shakespeare. Alfonso Filieri e Nelio Sonego

from 2016-11-10 to 2017-03-15

Casa Museo Mario Praz


Galleria in versi - Paesaggio con Figura

from 2016-10-11 to 2017-02-03

Galleria Erica Ravenna Fiorentini


La misura dell'Occidente. Álvaro Siza e Giovanni Chiaramonte

from 2016-10-27 to 2017-02-25

Accademia Nazionale di San Luca


Álvaro Siza in Italia 1976-2016

from 2016-10-27 to 2017-02-25

Accademia Nazionale di San Luca


Trastevere intrecci d’arte e di vita

from 2016-11-18 to 2017-02-26

Museo di Roma in Trastevere

Viaggio nel celebre rione, tra testimonianze e memorie di chi ancora ci vive e le iniziative che ne hanno rianimato la vita culturale e sociale negli ultimi anni.

La mostra incentrata da un lato sulle testimonianze di 28 testimoni guida residenti od operanti nel rione (abitanti, gestori di bar e ristoranti storici, artigiani, e noti artisti, registi, scrittori e giornalisti…) che vengono illustrate visivamente da una serie eterogenea di materiali scovati nelle loro case o botteghe (foto, quadri, disegni, sculture, oggetti, lettere, libri, documenti, ecc) e raccolte in un video documentario che sarà proiettato a loop nel museo.

In un'altra sezione, denominata “Rimembranze”, l’attenzione è spostata anche su varie iniziative che negli ultimi anni hanno rianimato la vita culturale e sociale del rione: quelle dei “ragazzi del Cinema America Occupato”, della factory di illustratori operanti in via Bertani, dai progetti ideati e curati da Kristin Jones per “piazza Tevere” (incluso fregio di Kentridge), del “Progetto Esthia” all’interno della Casa delle Donne o dei cittadini aderenti all’associazione per il decoro urbano “Trastevere Attiva”.


Sala del Treno di Pio IX

from 2016-11-04 to 2020-12-31

Centrale Montemartini

Quello che un tempo era un settore della Sala Caldaie n. 2 della Centrale Montemartini è stato restaurato per accogliere le carrozze del Treno di Pio IX, già conservato nel Museo di Roma a Palazzo Braschi.

Dalla Sala Colonne, al piano terra del museo, si accede al nuovo spazio che ha ampliato il percorso espositivo. Nella nuova sala sono stati allestiti anche una piastra a rilievo con lo stemma di Pio IX, che decorò la locomotiva del treno, e due preziosi tondi, opere di Jean Léon Gérôme (1856-1858), già collocati nel vagone che ospitava la Cappella. Infine una teca conserva un modellino di treno a vapore del secondo quarto del XIX secolo, dono di una compagnia ferroviaria britannica a papa Gregorio XVI (1831-1846).

I tre vagoni che compongono il treno papale furono commissionati dalle Società “Pio Centrale” e “Pio Latina” ad aziende francesi per farne dono al Pontefice. Il viaggio inaugurale fu compiuto da Pio IX il 3 luglio 1859: dalla stazione di Porta Maggiore, allora capolinea delle linee ferroviarie pontificie, il treno raggiunse la stazione di Cecchina (Albano). 

Il primo vagone, la cosiddetta  balconata, serviva come loggia per le benedizioni papali. La seconda vetturacollegata alla prima da una piccola piattaforma di raccordo con ringhiere e cancelletti in ferro battuto, è costituita da una Sala del trono con piccolo appartamento annesso, ad uso privato del Pontefice, rivestito di stoffe purpuree. La terza vettura, ancora più sontuosa, ospita una Cappella consacrata nella quale il papa tenne messa durante uno dei suoi viaggi.

Dopo il 1870, le tre carrozze furono ospitate a lungo in una rimessa della stazione di Roma Termini, dove furono depredate di alcuni ornamenti. Nel 1911, ricomparvero in veste di cimelio storico nella mostra che celebrava il cinquantenario del Regno d'Italia a Castel Sant'Angelo, dove rimasero in deposito fino al loro trasferimento, nel 1930, nella prima sede del Museo di Roma in via dei Cerchi. Il 2 agosto 1951 i vagoni furono trasportati a Palazzo Braschi, attraversando in modo spettacolare le vie della città su un carrello ferroviario a otto ruote, lungo dieci metri. Giunti a destinazione, per consentire  il loro ingresso nel palazzo, si rese necessario praticare un’apertura  sulla facciata prospiciente piazza Navona. 


Guerre Stellari – Play. La mostra sulla saga che ha sedotto tre generazioni

from 2016-10-28 to 2017-01-29

Complesso del Vittoriano (Ala Brasini)


Nostalgia dell’avvenire

from 2016-10-20 to 2017-02-10


Roma-Parigi, Accademie a confronto. L’Accademia di San Luca e gli artisti francesi

from 2016-10-13 to 2017-02-28

Accademia Nazionale di San Luca


That's Italia Art Collection 2016 - "Ritratti del Cinema Italiano" di Anna Laura Millacci

from 2016-10-20

Botticelli Risto-Arte


Van Gogh Alive – The Experience

from 2016-10-25 to 2017-03-27

Palazzo degli Esami


Ammargine

from 2016-10-24 to 2017-01-28

Goethe Institut


Costellazione 1 | Segni, recuperi, tracce di storie tedesche in giro per Roma

from 2016-11-30 to 2017-03-12

Casa di Goethe


Letizia Battaglia. Per pura passione

from 2016-11-24 to 2017-04-17

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Álvaro Siza, Sacro

from 2016-11-09 to 2017-03-26

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Carlo Scarpa e il Giappone

from 2016-11-09 to 2017-02-26

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Artemisia Gentileschi e il suo tempo

from 2016-11-30 to 2017-05-07

Museo di Roma - Palazzo Braschi

Un viaggio nell’arte della prima metà del XVII secolo seguendo le tracce di una grande, vera donna: Artemisia Gentileschi.
Guarda il video teaser della mostra

Un viaggio nell’arte della prima metà del XVII secolo seguendo le tracce di una grande, vera donna. Una pittrice di prim’ordine, un’intellettuale effervescente, che non si limitava alla sublime tecnica pittorica, ma che seppe, quella tecnica, declinarla secondo le esigenze dei diversi committenti, trasformarla dopo aver assorbito il meglio dai suoi contemporanei, così come dagli antichi maestri, scultori e pittori. La parabola umana e professionale di Artemisia Gentileschi (1593-1653), straordinaria artista e donna di temperamento, appassiona il pubblico anche perché è vista come un’antesignana dell’affermazione del talento femminile, dotata di un carattere e una volontà unici. Un talento che le consentì, giovanissima, arrivata a Firenze da Roma, prima del suo genere, di entrare all’Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze; che le fece imparare, già grande, a leggere e scrivere, a suonare il liuto, a frequentare il mondo culturale in senso lato; una volontà che le consentì di superare le violenze familiari, le difficoltà economiche; una libertà la sua che le permise di scrivere lettere appassionate al suo amante Francesco Maria Maringhi, nobile raffinato quanto tenero e fedele compagno di una vita. Una tempra la sua, che pure sotto tortura (nel processo che il padre intentò al suo violentatore Agostino Tassi) le fece dire: “Questo è l’anello che tu mi dai et queste le promesse”, riuscendo così a ironizzare, fino al limite del sarcasmo, sulla vana promessa di matrimonio riparatore.

La mostra che si apre il 30 novembre al Museo di Roma a Palazzo Braschi, con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, promossa e prodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia Group e organizzata con Zètema Progetto Cultura, e che copre l’intero arco temporale della vicenda artistica di Artemisia Gentileschi, consentirà al visitatore di ripercorrere vita e opere dell’artista a confronto con quelle dei colleghi: circa 100 sono in totale le opere in mostra, provenienti da ogni parte del mondo, da prestigiose collezioni private come dai più importanti musei in un confronto serrato tra l’artista e i suoi colleghi, frequentati, a Roma, come a Firenze, ancora a Roma e infine a Napoli, con quel passaggio veneziano di cui molto è da indagare, così come la breve intensa parentesi londinese. 

L’esposizione, che rimane aperta sino al 7 maggio 2017, nasce da un’idea di Nicola Spinosa ed è curata dallo stesso Spinosa per la sezione napoletana, da Francesca Baldassari per la sezione fiorentina, e da Judith Mann per la sezione romana. È accompagnata da un catalogo edito da Skira che dà conto dei diversi periodi artistici e umani di Artemisia e riporta le schede delle opere esposte, frutto dei più recenti studi scientifici e degli ultimi documenti rinvenuti.

Oltre quindi ai magnifici capolavori di Artemisia come la Giuditta che taglia la testa a Oloferne del Museo di Capodimonte, Ester e Assuero del Metropolitan Museum di New York, l’Autoritratto come suonatrice di liuto del Wadsworth Atheneum di Hartford Connecticut, si vedranno la Giuditta di Cristofano Allori della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze o la Lucrezia di Simon Vouet del Národní galerie v Praze di Praga, solo per citarne alcuni: dopo i dipinti della prima formazione presso la bottega del padre Orazio, quelli degli anni fiorentini, segnati dai lavori dei pittori conosciuti alla corte di Cosimo de Medici come Cristofano Allori e Francesco Furini, ma anche le tangenze con Giovanni Martinelli; altri che recano echi, e non solo, della sua amicizia e frequentazione con Galileo, come del mondo, allora nascente, del teatro d’opera.

Scandite all’interno di un itinerario cronologico, le successive opere di Artemisia sono messe in relazione con quelle dei pittori attivi in quegli anni d’oro a Roma: Guido Cagnacci, Simon Vouet, Giovanni Baglione, fonte d’ispirazione rispetto ai quali la pittrice aggiorna, di volta in volta, il suo stile proteiforme e mutevole.

A concludere, i dipinti eseguiti nel periodo napoletano, quando ormai Artemisia può contare su una sua bottega e sulla protezione del nobile Don Antonio Ruffo (1610-1678), lavori in cui, grazie ai confronti, sarà possibile capire il suo rapporto professionale coi colleghi partenopei: da Jusepe de Ribera e Francesco Guarino a Massimo Stanzione, Onofrio Palumbo e Bernardo Cavallino; tele come la splendida Annunciazione del 1630 – presente anch’essa in mostra – paradigmatiche di questa fiorente contaminazione, scambio e confronto.

ARTEMISIA GENTILESCHI

Artemisia Lomi Gentileschi. Artemisia Gentileschi. Artemisia. È così ormai che il mondo la conosce, gli storici dell’arte come la gente comune. Chi la reputa pittrice di prim’ordine, in grado di eguagliare e superare nell’arte i tanti pittori del suo tempo, e non solo, e chi resta stregato dalle sue Giuditte vendicatrici, dalle Cleopatra, Ester, Maddalene, sante, dame e suonatrici, dai suoi colori, dalle ombre caravaggesche e terribili di suoi lavori. Artemisia per anni, per decenni, complice la biografia parecchio romanzata di Anna Banti, è sembrata essere solo una bambina violata dall’amico e sodale del padre, quell’Agostino Tassi che non fece un solo giorno di esilio o galera. Sembrava Artemisia, uscita dalle pagine travagliate della grande storica dell’arte, non voler altro che l’approvazione del padre, come pittrice, e il suo amore, come figlia. Sembrava Artemisia far ricorso all’orgoglio per salvare la sua vocazione, al punto da allontanare l’unico uomo amato, il padre della figlia, il vicino di casa Pierantonio Stiattesi, sposato per cancellare la macchia dello stupro dalla sua reputazione di donna. E sembrava aver avuto un’unica figlia, trascurata e negletta, che detestava colori e pennelli e odiava quella madre che affetto e attenzioni non poteva dare, troppo impegnata a farsi strada in un mondo fatto solo di uomini, impossibilitata a svelare emozioni, pena il crollo della sua autorevolezza. Una figlia che, con gli occhi e le parole, pare esser sempre pronta a rimproverarle modi e costumi, che preferisce la pudicizia delle monache e la tranquillità economica di un matrimonio di interesse. E parte Artemisia, attraversa mezza Europa per giungere alla corte della Regina di Inghilterra, dove si trova il padre che la accoglie, ma al tempo stesso è geloso del suo successo. La corte è tetra e fredda, il padre se ne sta nascosto e infine muore, tra le sue braccia, e a lei non resta che tornare indietro e forse morire sola in una qualche locanda prima di arrivare nel porto di Napoli.

Artemisia non è questa, non lo è mai stata. Il tempo, i documenti, le carte uscite fuori dagli archivi, e forse ancora molte da trovare, han reso giustizia a una donna, a un’artista, a un’eroina che non si fa scrupoli perché solo in questo modo è possibile esser donna e pittrice in quell’epoca, in quel mondo. Non era affatto bambina quando conobbe il Tassi che amò per quasi un anno. E certo il processo ci fu e alla fine non si sposarono. Sposò lo Stiattesi ma chi tra i due ci guadagnò, non è chiaro. Amò furiosamente un suo coetaneo alla corte di Firenze, il nobile Francesco Maria Maringhi, come testimoniano le sue lettere appassionate, che la salvò dall’accusa di furto di colori quando scappò con i figli, che molti ne ebbe, da Firenze a Roma. Cambia case, si fa nuovi amici, non paga i debiti, pur di lavorare e di essere grande tra i grandi del suo tempo. L’amico Vouet ci lascia un suo ritratto (ma il suo volto lo si conosce a memoria, che lo regala alle sue donne di pennello più crudeli). È a Venezia e poi a Napoli. Si fa agente di se stessa. Ha a che fare coi grandi della nostra penisola, come d’Europa, raccomandando perfino famiglia e parenti, rimandando consegne di lavori, scrivendo lettere tanto supplichevoli quanto furbe. Scrive a Galileo di cui è amica. Il suo amante di sempre, il Maringhi, la raggiunge a Napoli. Girolamo Fontanella compone un’ode per lei e negli anni successivi addirittura sette per le sue opere. Parte per Londra, dove raggiunge il padre, e dove rimane anche dopo la sua morte per rientrare poi a Napoli dove lavora molto e molto promette, pur di farsi anticipare danari e colori.

Secondo le fonti vien sepolta nella Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini. “Heic Artemisia” sulla sua lapide. Perché da questo momento è solo Artemisia, la grande, immensa pittrice.

AVVISO AL PUBBLICO
Le seguenti opere saranno presenti in mostra in tempi diversi rispetto al normale periodo espositivo
- ARTEMISIA GENTILESCHI, GIUDITTA CHE TAGLIA LA TESTA DI OLOFERNE, MUSEO DI CAPODIMONTE, NAPOLI, ITALIA: in mostra dal 27 marzo
- ARTEMISIA GENTILESCHI E BERNARDO CAVALLINO, LOT E LE SUE FIGLIE, THE TOLEDO MUSEUM OF ART, TOLEDO, USA: in mostra fino al 26 febbraio
- ARTEMISIA GENTILESCHI, AUTORITRATTO COME SUONATRICE DI LIUTO, WADSWORTH ATHENEUM, HARTFORD (CT), USA: in mostra fino al 28 febbraio
- GIUSEPPE VERMIGLIO, GIAELE E SISARA, VENERANDA PINACOTECA AMBROSIANA, MILANO, ITALIA: in mostra fino al 5 marzo
- ARTEMISIA GENTILESCHI, SUSANNA E I VECCHIONI, POMMERSFELDEN, KUNSTSAMMLUNGEN, GRAF VON SCHONBORN: in mostra fino al 27 marzo


Una donna per Eduardo: Filumena Marturano a 70 anni dalla prima rappresentazione

from 2016-01-10 to 2017-02-28

Museo teatrale SIAE del Burcardo


Sensi unici - Mostra di libri e opere tattili

from 2016-11-12 to 2017-02-26

Palazzo delle Esposizioni


Edward Hopper

from 2016-10-01 to 2017-02-12

Complesso del Vittoriano (Ala Brasini)


Picasso Images. Le opere, l’artista, il personaggio

from 2016-10-14 to 2017-02-19

Museo dell'Ara Pacis

Circa duecento fotografie sono il nucleo forte di Picasso images. Le opere, l’artista, il personaggio. La mostra delinea in modo inedito non solo il percorso di un artista eccezionale, ma anche il ritratto più intimo di un uomo che ha saputo costruire la propria fama mondiale.
Su Twitter:     @museiincomune     #PicassoImages 

La ricca selezione di immagini è accompagnata da una significativa scelta di opere grafiche, sculture e dipinti provenienti dal Musée national Picasso-Paris che ne inquadrano l’evoluzione artistica.

Le tre sezioni che articolano il percorso espositivo intendono indagare i diversi collegamenti che il più grande artista del XX secolo stabilì con la fotografia: dai primi tentativi di utilizzo del medium quale strumento di indagine approfondita del mondo circostante, di ausilio per la sua opera e di testimonianza dello stato d’avanzamento delle sue creazioni, alle fruttuose collaborazioni artistiche con fotografi d’avanguardia, tra cui Brassaï e Dora Maar, poi sua compagna. L’ultima sezione, infine, racconta la maturità artistica di Picasso quando, dal dopoguerra in poi, coltiverà personalmente la propria immagine d’artista diffusa dalla stampa illustrata che contribuirà a renderlo personaggio di grande popolarità alimentandone il mito.

La mostra, accompagnata dal catalogo edito da Electa, si basa sul ricco fondo di fotografie del Musée national Picasso-Paris, costituito dagli archivi dell’artista stesso e dalla documentazione e acquisizioni del museo.

La rassegna, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è ideata da Electa in collaborazione con il Musée national Picasso-Paris ed è organizzata con Zètema Progetto Cultura. Curata da Violette Andres e Anne de Mondenard,


Arturo Dazzi 1881/1966 Roma, Carrara, Forte dei Marmi

from 2016-10-16 to 2017-01-29

Musei di Villa Torlonia: Casino dei Principi

In occasione del cinquantenario della morte dell’artista Arturo Dazzi, la mostra intende valorizzare le opere di un importante protagonista dell’arte del Novecento italiano, attraverso un’esposizione di una grande quantità di materiali (circa 65 opere) conservati sia presso la “Donazione Dazzi” della Fondazione Villa Bertelli e sia in collezioni pubbliche e private.

La mostra “Arturo Dazzi 1881 - 1966, Roma - Carrara - Forte dei Marmi”, curata da Anna Vittoria Laghi, racconta l’artista attraverso i legami privilegiati che instaura e coltiva nell’arco della sua vita con tre città italiane: Carrara, città natale e della formazione, Roma alla quale l’artista dovrà popolarità e successo e Forte dei Marmi, il buen retiro dove l’esponente di spicco del nuovo classicismo scultoreo del ‘900, lavorerà ad alcune tra le sue più importanti opere monumentali e dove, infine, si scoprirà pittore ( “La Versilia che mi fece diventare pittore”, aveva scritto Dazzi nell’auto-presentazione della Quadriennale Romana del 1935).

Nel percorso espositivo, attraverso le sculture e pitture esposte, verrà illustrata l’attività artistica di Dazzi fra il 1914 e il 1935.

La mostra si articola in sei sezioni distribuendo, secondo un criterio cronologico e per generi artistici, dipinti e sculture, disegni, fotografie storiche e documenti anche inediti.


Arte e Politica. Opere dalla Collezione #4

from 2016-10-21 to 2017-05-10

MACRO Via Nizza

Sale Collezione
Il quarto appuntamento del ciclo di mostre che intende valorizzare la collezione permanente del MACRO, esposta a rotazione nelle sale museali, presenta una selezione di opere legate al tema dell’impegno politico, sociale e civile.

A partire dalle demolizioni operate dal regime fascista a Roma negli anni Trenta e immortalate da celebri dipinti di Mario Mafai e della Scuola Romana, passando per la cronaca delle manifestazioni di piazza, evocate dal Comizio di Giulio Turcato, il percorso della mostra giunge alle riflessioni più recenti, in cui gli artisti contemporanei maturano un atteggiamento più disincantato nei confronti dei fatti socio-politici.

Come nell’opera Punizioni di Maurizio Cattelan (unico prestito da collezione privata), che ha raccolto una serie di fogli su cui dei giovani studenti hanno scritto, a mo’ di penitenza, la frase “Fare la lotta in classe è pericoloso”: l’artista, come fosse un maestro, ha corretto con la penna rossa ciascuna frase trasformando l’affermazione in “Fare la lotta di classe è pericoloso”. Questo lavoro è lo specchio del rapporto più distaccato che gli artisti hanno costruito con il proprio tempo.

Gli echi delle lezioni sulla rivoluzione tenute da Joseph Beuys – presente in mostra grazie a due fotografie di Mimmo Jodice – e registrate sulle sue lavagne, si avvertono nella ricerca che da tempo Alfredo Jaar conduce sulle orme di Antonio Gramsci a Roma, dove è stato realizzato il suo light-box in mostra.

La fiducia di Kendel Geers negli ideali politici, affermata dalla sua scritta al neon Believe fotografata da Claudio Abate, si contrappone alle saracinesche ormai senza peso di Perino & Vele, tra i più ironici artisti italiani delle ultime generazioni. Sul suo solco si colloca il ritratto di famiglia di Adrian Paci, che ha trasformato in opera il proprio accidentato percorso di immigrazione dall’Albania all’Italia. Più sofisticati gli sguardi di Felice Levini, del quale sarà riallestita Italia per incognita, e di Alberto Zanazzo, che riflette sul sacrificio umano di Auschwitz attraverso una composizione geometrica concettuale.

Dal tocco delicato e intenso dell’opera di Michal Rovner alla memoria indagata da Fabio Mauri, fino alla raffinata denuncia sociale di Pascale Marthine Tayou, la mostra affronterà anche l’impegno “politico” di Carla Accardi e l’attenzione ai drammi ecologici di Ines Fontenla, fino all’utopia di un museo della memoria palestinese di Khalil Rabah. Fuori dal coro, come spesso accade, la voce di Nico Vascellari, di cui risuonerà idealmente l’eco della performance Cuckoo, le cui tracce risiedono nella scultura presente al MACRO.

Elenco degli artisti in mostra: Claudio Abate, Carla Accardi, Maurizio Cattelan, Ines Fontenla, Alfredo Jaar, Mimmo Jodice, Felice Levini, Mario Mafai, Fabio Mauri, Adrian Paci, Perino&Vele, Khalil Rabah, Michal Rovner, Pascale Marthine Tayou, Giulio Turcato, Nico Vascellari, Alberto Zanazzo.


Time is Out of Joint

from 2016-10-11 to 2018-04-15

Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea


Lapidarium

from 2016-09-16 to 2017-03-05

Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali

Lapidarium è un intervento monumentale di scultura contemporanea, ideato dall’artista messicano Gustavo Aceves, che troverà spazio nella suggestiva area archeologica di Roma, in un percorso che si snoderà dall’Arco di Costantino alla Piazza del Colosseo fino ai Mercati di Traiano.

Lapidarium è una mostra promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dall’Ambasciata del Messico in Italia con il supporto del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo -  Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e curata da Francesco Buranelli. 

Composto da 40 sculture singole – alte dai 3 agli 8 metri e in alcuni casi lunghe fino a 12 metri – Lapidarium è un progetto ‘in fieri’ dalle dimensioni e dall’ambizione fuori dal comune: un work in progress che durante il suo tour intorno al mondo crescerà di tappa in tappa fino a comprendere in tutto 100 opere differenti. Dal 2014, anno in cui fu presentato in anteprima a Pietrasanta, fino alla sua inaugurazione ufficiale nel 2015 a Berlino, alla Porta di Brandeburgo, un vasto pubblico ha già avuto modo di ammirare quest’opera straordinaria.

Lapidarium rappresenta il tentativo di Aceves di dare una risposta dinamica e forte a una delle questioni più pressanti e dibattute dei nostri tempi: l’emergenza migratoria. L’artista raggiunge questo obiettivo dando forma al pensiero che si tratti di una crisi dalle radici profondamente radicate nella storia, dal momento che ogni scultura in Lapidarium rappresenta un momento di una particolare diaspora della storia antica.

Uno degli obiettivi di Lapidarium è di portare l’attenzione sul problema della sofferenza dei popoli e sul dramma di migliaia di persone in perenne movimento per necessità di sopravvivenza. Nel fare questo, Aceves invita anche noi a ricordare la nostra difficile storia in Occidente e a riconoscere che parte del nostro benessere e del nostro livello di civiltà derivano dallo sfruttamento altrui. Lapidarium diviene quindi un monumento ai “vinti”, uno spazio muto di riflessione per non dimenticare gli orrori commessi nel passato, e di monito a non ripeterli più: un monumento attraverso il quale rinascere migliori.


The Japanese House. Architettura e vita dal 1945 a oggi

from 2016-11-09 to 2017-02-26

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Premio MAXXI 2016

from 2016-09-30 to 2017-03-12

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Antonio Ligabue

from 2016-11-11 to 2017-01-29

Complesso del Vittoriano (Ala Brasini)


LOVE. Contemporary art meets amour

from 2016-09-29 to 2017-02-19

Chiostro del Bramante

The Chiostro del Bramante celebrates its 20 years of activity with an international exhibition.

The most innovative, must-see event among Rome’s cultural offer in recent years, this show will put the city on a par with the most respected international exhibition centres. It brings together, for the very first time, icons of contemporary art like Yayoi Kusama, Tom Wesselmann, Andy Warhol, Robert Indiana, Gilbert & George, Francesco Vezzoli, Tracey Emin, Marc Quinn, Francesco Clemente, Joana Vasconcelos, whose works express highly experimental languages (as one of the last works of Kusama All the Eternal Love I Have for the Pumpkins which is among the most instagrammed art works in the world) that will involve and stimulate the public on many different levels.

Art meets love

The Rome exhibition addresses one of the most universally recognized feelings, Love, which has always been explored and represented. It recounts the myriad facets and infinite variations of this phenomenon. Love that is happy, longed for, misunderstood, hated, ambiguous, transgressive and childish, examined through an unconventional itinerary characterized by visual and perceptual input.

Love goes beyond the museum concept

The real star of the show is the public. They can take possession of the exhibition spaces and both appreciate and popularize the works, since they are free to photograph them all (official hashtag #chiostrolove). This experience pivots on 360-degree sensory involvement, based on the concepts of open access and the constantly-evolving museum.


Minute Visioni. Micromosaici romani del XVIII e XIX secolo dalla collezione Ars Antiqua Savelli

from 2016-06-25 to 2017-05-07

Museo Napoleonico

Allo sviluppo dell’arte del micromosaico tra Sette e Ottocento, il Museo Napoleonico dedica la mostra MINUTE VISIONI. Micromosaici romani del XVIII e XIX secolo dalla collezione Ars Antiqua Savelli. Prorogata fino al 7 maggio 2017.

“Il musaico in piccolo è un industrioso e pazientissimo lavoro che ripete la sua origine dall’aver immaginato di filare que’ medesimi smalti di cui si eseguivano i quadri nella basilica di San Pietro”.

Così nel 1847 lo storico Gaetano Moroni ricostruiva la nascita de mosaico minuto in smalti filati, avvenuta durante la seconda metà del Settecento a Roma, fulcro della rinascita dell’arte musiva in età moderna.

Tecnica tipicamente romana, il micromosaico raggiunse il suo apice tra la fine del XVIII e la metà del secolo seguente, quando in città operavano decine di botteghe specializzate, la cui produzione era in massima parte destinata ai viaggiatori stranieri del Grand Tour. Presso questi studi d’arte e negozi di belle arti, per lo più situati tra piazza del Popolo e Piazza di Spagna, operavano numerosissimi artigiani, spesso sotto la guida di maestri affermati, come Giacomo Raffaelli (cui Moroni attribuiva l’invenzione del micromosaico), Antonio Aguatti, Clemente Ciuli, Luigi Moglia, Gioacchino e Michelangelo Barberi, forse parenti fra loro, Guglielmo Chibel.

In mostra circa cento oggetti – tra quadri, tavoli, tabacchiere, placchette, gioielli e fermacarte – che mostreranno l’evoluzione del mosaico minuto attraverso le tematiche più diffuse: vedute romane, paesaggi del Grand Tour, nature morte, raffigurazioni di animali.

Nucleo dell’esposizione è una selezione di opere provenienti dalla collezione Ars Antiqua Savelli di Roma, una delle più importanti in ambito internazionale dedicate a questo peculiare genere artistico, frutto di oltre quarant’anni di acquisizioni e ricerche.

MINUTE VISIONI presenta anche il piccolo ma raffinatissimo nucleo di micromosaici appartenenti al Museo Napoleonico, tra cui due tabacchiere, una parure con placchette in mosaico minuto montate in oro, opera di Antonio Aguatti, un fermacarte in marmo nero del Belgio e una rara serie di pendenti per monili con emblemi della Prima Repubblica Romana.

Per la prima volta, inoltre, i mosaici saranno presentati in diretta relazione con opere pittoriche e stampe, per lo più provenienti dalle collezioni del Museo di Roma, in un confronto che consentirà al pubblico di cogliere le affinità iconografiche e le identità formali che caratterizzarono la produzione musiva romana e i contemporanei raggiungimenti nel campo delle arti maggiori. Oltre ad evocare riferimenti o inquadrature, è possibile anche riconoscere il prototipo dal quale il mosaico fu tratto, come nel caso dell’acquaforte di Bartolomeo Pinelli raffigurante una coppia di danzatori di saltarello, alla base di una raffinata, minuscola placchetta. Per altre opere, il riferimento è meno diretto, ma ugualmente significativo: con un piccolo quadro in mosaico è messa in relazione una tempera raffigurante Piazza San Pietro, datata 1824. Nel foglio, la scena è inquadrata entro una cornice ovale, caratterizzata da tralci d’edera posti ai quattro angoli: il bordo della cornice, realizzato imitando piccole sfere dorate, suggerisce che l’opera possa essere servita da modello per una decorazione in mosaico minuto destinata al coperchio di una scatola o di una tabacchiera.

Roma e i suoi maggiori monumenti furono il tema principe delle rappresentazioni in mosaico minuto. Destinate ai viaggiatori di passaggio in città, le vedute dell’Urbe, di ogni dimensione e forma, rappresentano uno dei temi principali della mostra. Tra le opere di maggior fascino è un’Allegoria di Roma di forma ovale. Ispirato ai Ricordi delle passeggiate romane, iconografia molto diffusa nella produzione musiva, il mosaico presenta le immagini del Colosseo e di San Pietro separate dalla figura della Dea Roma; ai lati di quest’ultima, allusione alla grandezza storica e al primato artistico dell’Urbe, la Lupa capitolina e i simboli delle arti. Un analogo tema ricorre in un dipinto esposto, nel quale le due vedute sono separate da un rigoglioso arbusto: davanti ad esso, in primo piano, la dea Roma di Villa Medici, Romolo e Remo allattati dalla Lupa e, ai lati, le personificazioni del Tevere e di una ninfa.

In programma, secondo appuntamenti da definire, gli incontri con  un artigiano specializzato nella realizzazione di micromosaici che mostrerà al pubblico del Museo Napoleonico tutti i segreti di questa antica e raffinata tecnica.


Capolavori dell’antica porcellana cinese dal Museo di Shangai X-XIX secolo d.C

from 2016-06-23 to 2017-02-16

Museo Nazionale di Palazzo Venezia


The lasting. L’intervallo e la durata

from 2016-06-22 to 2017-01-29

Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea


Triumphs e Laments - Opera site-specific di William Kentridge

from 2016-03-09

Lungotevere della Farnesina, Ponte Mazzini, Ponte Sisto

Grande opera site-specific del celebre artista sudafricano William Kentridge. Un progetto di dimensioni eccezionali creato appositamente per la città di Roma, inaugurata per il Natale di Roma (21 aprile 2016).

Sugli argini del Tevere, tra Ponte Mazzini e Ponte Sisto - tratto ribattezzato per l’occasione “Piazza Tevere” -, su una superficie lunga 550 metri si snoda un fregio di circa 80 figure, alte fino a 10 metri, raccontando in ordine non cronologico 'trionfi e lamenti' della Capitale, dall'età antica fino a oggi, da Romolo che fonda Roma e uccide Remo, alla morte di Pasolini.

L'opera emerge dalla patina scura mettendo in evidenza il bianco del travertino. Proprio per le caratteristiche della stessa superficie, il fregio sarà visibile per 4-5 anni, prima di essere riassorbito dal muro stesso.

Alla realizzazione dell'opera collaborano: Roma Capitale (Assessorato Cultura e Sport, Assessorato all’Ambiente), Sovraintendenza Capitolina, Polo Museale Contemporaneo di Roma Capitale, Regione Lazio, Direzione Infrastrutture ambiente e Politiche abitative della Regione Lazio, Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e Architettonici di Roma, MIBAC Ministero dei Beni Artistici e Culturali, Municipio I.


MADE in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica

from 2016-05-13 to 2017-01-29

Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali

Esposizione di marchi, loghi, firme e simboli di proprietà ed appartenenza nell'antica Roma
Mostra prorogata fino al 29 gennaio 2017,     guarda il video 
Guarda il video teaser della mostra
Su twitter     #madeinroma 

Marchi, loghi, firme e i più disparati simboli di proprietà e appartenenza circondavano la vita di un antico romano non meno di quanto accada oggi per un uomo moderno.

Vetri, piatti e lucerne portavano impressi i simboli distintivi dei propri produttori, le derrate alimentari venivano trasportate in botti ed anfore timbrate da impresari e commercianti, così come era in uso il terribile costume di marchiare con signa schiavi o condannati. Sono solo alcuni degli esempi testimoniati dai preziosi reperti esposti  nella mostra archeologica MADE in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica e provenienti da prestigiosi musei romani ed internazionali.

Una mostra dedicata dunque al “marchio”, quel complesso sistema di simboli identificativi e di riproduzione di valori e di esperienze che risalgono all’origine dell’uomo e che ha percorso anche la complessa storia economica e sociale dell'antica Roma. Una società “pre-industriale” dove, grazie alla pax romana, si ampliò il sistema produttivo e commerciale – con botteghe, aziende, corporazioni, artigiani, trasporti, strade – e dove i simboli codificarono le identità e la volontà di appartenere ad un sistema produttivo e culturale comune. La romanizzazione trasformò differenti popoli e territori in una communis patria, una patria comune nei confini, nella lingua, negli usi, nei costumi e anche nel commercio. Essere MADE in Roma, quindi, significò amalgamare tradizioni e storie verso una cultura multietnica negli stili, nelle tecniche, nei valori. 

Il percorso espositivo, animato da apparati multimediali, da un sistema di comunicazione dedicato anche ai più piccoli e da un fitto calendario di attività didattiche (     giugno-luglio,      settembre-novembre), si divide in due macro sezioni:
- analisi dell’aspetto “industriale”del marchio;
- produzione e al commercio marittimo.


La grande biblioteca d'Italia. Bibliotecari, architetti e artisti all'opera: 1975-2015

from 2016-02-25

Biblioteca Nazionale Centrale


La Wunderkammer (Camera delle Meraviglie) della Cecchignola

from 2015-12-13

Castello della Cecchignola


"Ragazzi leggeri come stracci". Pier Paolo Pasolini dalla borgata al laboratorio di scrittura

from 2015-11-04

Biblioteca Nazionale Centrale


Bollettino 1268. Il confine di carta

from 2015-09-10 to 2018-11-04

Museo Storico della Fanteria e Museo Storico dei Carristi


La Biblioteca Vallicelliana celebra il suo fondatore nel V centenario della sua nascita: S. Filippo Neri (1515 - 1595)

from 2015-05-21

Biblioteca Vallicelliana


La camera delle meraviglie: seduzioni dai gioielli Castellani

from 2015-01-29

Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia


La misteriosa scoperta della tomba di Tutankhamon

from 2014-10-30 to 2017-06-30

Accademia d'Egitto, Museo Egizio dell'Accademia d'Egitto


I tesori del Colosseo

from 2012-05-05

Colosseo - Anfiteatro Flavio


Leonardo da Vinci. Il genio e le invenzioni

from 2009-04-30 to 2017-04-30

Palazzo della Cancelleria

The Leonardo da Vinci Machines Exhibition in Rome – The genius and his inventions – celebrates the universal genius of Leonardo da Vinci by presenting about fifty full scale machines: flying machines, like the precursor to the parachute, a bicycle, a hydraulic saw, and many other inventions. They are all fully operational and they can be touched and set them in motion, to grant a deep interactive experience of understanding the genius of Leonardo da Vinci.

The machines are grouped into 5 sections. The four elements of nature - water, air, earth and fire and the mechanism section, which includes all those basic machines, with different possibility of application, like the conversion of motion or the endless screw. One of the most interesting project is the Armoured Tank, for the first time in Rome in life size: it weights two tons, and about six metres in diameter, and three metres high.

The Exhibition is inside the historical Palazzo della Cancelleria (Piazza della Cancelleria next to Piazza Campo de’ Fiori) in Rome.


Presepio dei Netturbini romani

from 2016-11-01

This the 40th anniversary of the traditional Nativity scene created and realized by Giuseppe Ianni together with the Roman garbage collectors. Visited also by Paolo VI and Mother Teresa of Calcutta and much cherished by Giovanni Paolo II, the Nativity scene is made of Roman turf and stones coming from different countries. The setting is inspired by the Palestine of 2000 years ago. 

Museo Leonardo da Vinci - Il Genio di Leonardo

from 2017-01-01

Galleria Agostiniana


hotel san lorenzo roma

Rome Hotel | Home

Hoteles en Roma San Lorenzo wifi gratuito del hotel
Hotel di Charme Roma
hotel roma nomentano trieste
. Hotel Carlo Magno ™ Hotel Address: Via Sacco Pastore ,  13, Rome, Italy.
Tel: +39 06/8603982. Fax: +39 06/068604355. City Zone of Rome Montesacro - Nomentana Salaria - Porta di Roma - Tiburtina
GeoCoordinates +41° 55' 54.85", +12° 31' 37.62"