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Hotel 3 stelle Roma, tariffe economiche
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Rome hôtel offre spéciale
f the nine hotels we stayed in during previous travels to Italy, our ten-day stay [May, 2006] at Hotel Laurentia was our favorite. Our room [#203] had a comfortable full size queen bed – not two twi ..by Venere"




 

Lucio Dalla, immagini e suoni

from 2016-07-22 to 2016-10-02

Monumento a Vittorio Emanuele II (Vittoriano)


Greenpeace Italia: 30 anni e non mettiamo la testa a posto

from 2016-07-15 to 2016-07-28

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Tout Doit Disparaitre di Arnaud Cohen

from 2016-07-14 to 2016-08-12

Bunker di Villa Ada Savoia

Nell’ambito del programma di arte contemporanea del Festival di Villa Ada Roma Incontra Il Mondo, il Bunker dei Savoia è lieto di ospitare la prima mostra personale di Arnaud Cohen a Roma. Il lavoro dell’artista francese si interroga sui paradossi della società dei consumi e del mercato dell’arte, che riduce l’opera a un bene soggetto alla leggi economiche della domanda e dell’offerta. Il titolo della mostra “Tout Doit Disparaitre” è anche il titolo di una delle opere presentate, costituita da un’insegna al neon che reca la medesima dicitura, traducibile letteralmente come: ‘tutto deve sparire’. In realtà, in italiano, questa frase equivale piuttosto al ‘fuori tutto’. Si tratta infatti di un’espressione utilizzata da negozi e altri esercizi commerciali durante il periodo dei saldi per indicare una svendita, fino ad esaurimento scorte. Il titolo della mostra gioca
sull’ambivalenza di questa frase che si associa anche all’idea di sparizione e di transitorietà dell’esistenza in contrapposizione all’eternità della storia.

Sono stati selezionati dall’artista e dalla curatrice Valentina Gioia Levy diversi lavori che si relazionano, anche se non in maniera diretta, con le vicende del luogo e con la sua particolare natura. Un ruolo centrale è rivestito dall’installazione “Hunting Season” costituita da una piccola capanna che Cohen ha realizzato con del legno di recupero proveniente dalle persiane di un casale del XVIII secolo, nel cui interno è nascosta la scritta al neon rien, ovvero, niente. Si racconta che il 14 luglio 1789, giorno della presa della Bastiglia, di rientro dalla caccia, Luigi XVI abbia annotato sul suo diario proprio questa parola “nulla”. Il re si riferiva ovviamente al risultato della sua battuta di caccia, ma negli anni a seguire, è stata più volte rimarcata l’infelice coincidenza tra quel niente e il noto disinteresse del sovrano francese per gli accadimenti del regno.

Quest’opera inserita nel contesto del bunker dei Savoia si riveste di un significato nuovo e sembra voler stabilire un parallelo tra le due case regnanti, in due diversi, eppur per certi aspetti simili, momenti della storia.
In mostra sono presenti anche una serie di sculture che presentano combinazioni insolite di oggetti legati alla paura e alla violenza con elementi che suggeriscono fragilità e debolezza. Nella serie “Love is Coming” Cohen associa le armi ad insetti inoffensivi, come le libellule, o ad animaletti impagliati. Mentre nella serie “Icone” sono gli aerei a presentarsi come martiri feriti richiamando immediatamente alla mente l’11 settembre, ma anche tragedie più recenti. La rivoluzione, la guerra, gli aerei, le armi, il senso di insicurezza e la strategia del terrore sono parte della memoria collettiva contemporanea. Tutti questi elementi confluiscono nelle opere dell’artista francese, che pure non mancano mai di un certo umorismo e ci raccontano di un passato che si sovrappone all’attualità, facendo eco ai più recenti episodi di attacchi terroristici, ricordi che assumono connotati grotteschi e, all’interno di un luogo che reca in sé tutti i traumi della storia, suonano come un monito alla follia dell’uomo.
BREVE BIO DELL’ARTISTA
Arnaud Cohen è un artista visivo francese che si esprime attraverso diversi medium, dalla scultura, all’installazione, dal
video alla performance. Appartiene alla generazione di artisti influenzati dal neo-pop degli anni ’90, dalla cosiddetta cultura dj e dall’estetica relazionale teorizzata dal critico d’arte francese Nicolas Bourriaud. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre personali e collettive in Francia e all’estero. Tra le principali istituzioni che hanno recentemente ospitato i suoi lavori e le sue performance ricordiamo: il Palais de Tokyo, Parigi (Francia); la Biennale di Dakar, il Musée de Sens e il Palais Synodal (Francia); Something Else Biennale del Cairo (Egitto); la Fondazione Vasarely, Aix en Provence (Francia); il Palazzo delle Arti di Napoli (Italia); Frac Poitou-Charentes d’Angoulême (Francia); la Triennale della Scultura di Poznan (Polonia); New Art Center, New York (USA).

BREVE BIO DEL CURATORE
Valentina Gioia Levy è critico e curatrice d’arte con base a Roma. Dal 2010 ha collaborato con diversi musei, gallerie d’arte ed istituzioni in Italia e all’estero tra cui: Centre Pompidou di Parigi; Museo MACRO e Museo Nazionale d’Arte Orientale di Roma; RH Contemporary Art di New York; MOG Museum of Goa e Biennale di Kochi Muziris (India); Darb1718 e Something Else, OFF Biennale del Cairo (Egitto); Museo dell’IFAN (Institut Fondamental d'Afrique Noire) e Biennale di Dakar (Senegal). Al momento è co-curatrice di LAM 360, Biennale di Land Art della Mongolia e cura per il terzo anno consecutivo il programma di arte visiva all’interno del Festival di Villa Ada.

A PROPOSITO DEL BUNKER
Villa Ada Savoia fu la sede della famiglia reale dal 1872 al 1878 e dal 1904 fino alla caduta della monarchia, nel 1946 è attualmente una villa storica facente parte del patrimonio storico artistico di Roma Capitale. Dopo l’inizio della guerra, quando il timore di incursioni aeree sulla Capitale iniziò a farsi più concreto, preso atto del potenziale distruttivo dei nuovi bombardieri anglo-americani, la famiglia reale decise di costruire un bunker anti-aereo. Il rifugio fu scavato all’interno del banco tufaceo nel cosiddetto Colle delle Cavalle Madri, forse sfruttando in parte degli ambienti di cava già esistenti, in modo che l’accesso avvenisse a livello senza dover scendere scale. Il rifugio, di fatto mai utilizzato, finì dimenticato in un angolo della villa, ed è stato riaperto al pubblico a partire dal 26 marzo 2016 grazie a una importante attività di recupero promossa dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzata dall’Associazione Roma Sotterranea, in virtù di una convenzione biennale stipulata tra i due soggetti a seguito dell’esito di un bando pubblico.

Obbligatoria visite@bunkervillaada.it

Tout Doit Disparaitre di Arnaud Cohen

from 2016-07-16 to 2016-08-12

Bunker di Villa Ada Savoia

Nell’ambito del programma di arte contemporanea del Festival di Villa Ada Roma Incontra Il Mondo, il Bunker dei Savoia è lieto di ospitare la prima mostra personale di Arnaud Cohen a Roma. Il lavoro dell’artista francese si interroga sui paradossi della società dei consumi e del mercato dell’arte, che riduce l’opera a un bene soggetto alla leggi economiche della domanda e dell’offerta. Il titolo della mostra “Tout Doit Disparaitre” è anche il titolo di una delle opere presentate, costituita da un’insegna al neon che reca la medesima dicitura, traducibile letteralmente come: ‘tutto deve sparire’. In realtà, in italiano, questa frase equivale piuttosto al ‘fuori tutto’. Si tratta infatti di un’espressione utilizzata da negozi e altri esercizi commerciali durante il periodo dei saldi per indicare una svendita, fino ad esaurimento scorte. Il titolo della mostra gioca
sull’ambivalenza di questa frase che si associa anche all’idea di sparizione e di transitorietà dell’esistenza in contrapposizione all’eternità della storia.

Sono stati selezionati dall’artista e dalla curatrice Valentina Gioia Levy diversi lavori che si relazionano, anche se non in maniera diretta, con le vicende del luogo e con la sua particolare natura. Un ruolo centrale è rivestito dall’installazione “Hunting Season” costituita da una piccola capanna che Cohen ha realizzato con del legno di recupero proveniente dalle persiane di un casale del XVIII secolo, nel cui interno è nascosta la scritta al neon rien, ovvero, niente. Si racconta che il 14 luglio 1789, giorno della presa della Bastiglia, di rientro dalla caccia, Luigi XVI abbia annotato sul suo diario proprio questa parola “nulla”. Il re si riferiva ovviamente al risultato della sua battuta di caccia, ma negli anni a seguire, è stata più volte rimarcata l’infelice coincidenza tra quel niente e il noto disinteresse del sovrano francese per gli accadimenti del regno.

Quest’opera inserita nel contesto del bunker dei Savoia si riveste di un significato nuovo e sembra voler stabilire un parallelo tra le due case regnanti, in due diversi, eppur per certi aspetti simili, momenti della storia.
In mostra sono presenti anche una serie di sculture che presentano combinazioni insolite di oggetti legati alla paura e alla violenza con elementi che suggeriscono fragilità e debolezza. Nella serie “Love is Coming” Cohen associa le armi ad insetti inoffensivi, come le libellule, o ad animaletti impagliati. Mentre nella serie “Icone” sono gli aerei a presentarsi come martiri feriti richiamando immediatamente alla mente l’11 settembre, ma anche tragedie più recenti. La rivoluzione, la guerra, gli aerei, le armi, il senso di insicurezza e la strategia del terrore sono parte della memoria collettiva contemporanea. Tutti questi elementi confluiscono nelle opere dell’artista francese, che pure non mancano mai di un certo umorismo e ci raccontano di un passato che si sovrappone all’attualità, facendo eco ai più recenti episodi di attacchi terroristici, ricordi che assumono connotati grotteschi e, all’interno di un luogo che reca in sé tutti i traumi della storia, suonano come un monito alla follia dell’uomo.
BREVE BIO DELL’ARTISTA
Arnaud Cohen è un artista visivo francese che si esprime attraverso diversi medium, dalla scultura, all’installazione, dal
video alla performance. Appartiene alla generazione di artisti influenzati dal neo-pop degli anni ’90, dalla cosiddetta cultura dj e dall’estetica relazionale teorizzata dal critico d’arte francese Nicolas Bourriaud. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre personali e collettive in Francia e all’estero. Tra le principali istituzioni che hanno recentemente ospitato i suoi lavori e le sue performance ricordiamo: il Palais de Tokyo, Parigi (Francia); la Biennale di Dakar, il Musée de Sens e il Palais Synodal (Francia); Something Else Biennale del Cairo (Egitto); la Fondazione Vasarely, Aix en Provence (Francia); il Palazzo delle Arti di Napoli (Italia); Frac Poitou-Charentes d’Angoulême (Francia); la Triennale della Scultura di Poznan (Polonia); New Art Center, New York (USA).

BREVE BIO DEL CURATORE
Valentina Gioia Levy è critico e curatrice d’arte con base a Roma. Dal 2010 ha collaborato con diversi musei, gallerie d’arte ed istituzioni in Italia e all’estero tra cui: Centre Pompidou di Parigi; Museo MACRO e Museo Nazionale d’Arte Orientale di Roma; RH Contemporary Art di New York; MOG Museum of Goa e Biennale di Kochi Muziris (India); Darb1718 e Something Else, OFF Biennale del Cairo (Egitto); Museo dell’IFAN (Institut Fondamental d'Afrique Noire) e Biennale di Dakar (Senegal). Al momento è co-curatrice di LAM 360, Biennale di Land Art della Mongolia e cura per il terzo anno consecutivo il programma di arte visiva all’interno del Festival di Villa Ada.

A PROPOSITO DEL BUNKER
Villa Ada Savoia fu la sede della famiglia reale dal 1872 al 1878 e dal 1904 fino alla caduta della monarchia, nel 1946 è attualmente una villa storica facente parte del patrimonio storico artistico di Roma Capitale. Dopo l’inizio della guerra, quando il timore di incursioni aeree sulla Capitale iniziò a farsi più concreto, preso atto del potenziale distruttivo dei nuovi bombardieri anglo-americani, la famiglia reale decise di costruire un bunker anti-aereo. Il rifugio fu scavato all’interno del banco tufaceo nel cosiddetto Colle delle Cavalle Madri, forse sfruttando in parte degli ambienti di cava già esistenti, in modo che l’accesso avvenisse a livello senza dover scendere scale. Il rifugio, di fatto mai utilizzato, finì dimenticato in un angolo della villa, ed è stato riaperto al pubblico a partire dal 26 marzo 2016 grazie a una importante attività di recupero promossa dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzata dall’Associazione Roma Sotterranea, in virtù di una convenzione biennale stipulata tra i due soggetti a seguito dell’esito di un bando pubblico.

Obbligatoria visite@bunkervillaada.it

L'Ama per l'Arte e la Legalità

from 2016-07-15 to 2016-10-30

Galleria Nazionale d'Arte Antica - Palazzo Barberini


Arte e Natura

from 2016-07-14 to 2016-07-31

Area Contesa


Expatrie

from 2016-07-01 to 2016-07-26

Casa dell'Architettura all'Acquario Romano


Ospiti della Spada - Un dipinto di Antiveduto della Grammatica dalla Pinacoteca di Brera

from 2016-07-07 to 2016-09-18

Galleria Spada


TRE MOSTRE A CURA DELL'ASC (Associazione Scenografi Costumisti e Arredatori)

from 2016-07-04 to 2016-09-10

Casa del Cinema

TRE MOSTRE A CURA DELL'ASC (Associazione Scenografi Costumisti e Arredatori)

Quest'estate la Casa del Cinema ospita la creatività dei grandi professionsiti "Invisibili" del cinema italiano: gli scenografi e i costumisti.

L'evento è stato curato dall'ASC (Associazione Scenografi Costmisti e Arredatori) e si divide in tre parti dedicate la prima ai film della coppia RISI - GASSMAN seguita da GRANDE SCHERMO ITALIANO con i professionsiti emergenti della odierna stagione, per finire con I SOCI DELL'ASC che comprende un panorama di scenografi e costumisti che hanno "costriuti" il grande cinema italiano.

La mostra si compone di bozzetti originali e foto di scena.


La Spina. Dall’Agro Vaticano a Via della Conciliazione. Materiali Ricordi Progetti

from 2016-07-22 to 2016-11-20

Musei Capitolini

L’esposizione propone un viaggio a ritroso nel tempo nei luoghi che conducono alla Basilica di San Pietro, raccontandone le profonde trasformazioni dall’antichità fino al Giubileo del 1950, anno in cui ne venne completato l'arredo urbano.

Nell’anno in cui gli occhi di tutti sono puntati su San Pietro e i piedi di tanti pellegrini attraversano via della Conciliazione, l’esposizione promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura e curata da Laura Petacco e Claudio Parisi Presicce - propone un viaggio a ritroso nel tempo nei luoghi che conducono alla Basilica di San Pietro, raccontandone le profonde trasformazioni dall’antichità fino al Giubileo del 1950, anno in cui ne venne completato l'arredo urbano. 

La mostra “La spina. Dall’Agro Vaticano a Via della Conciliazione”, rievoca luoghi che non esistono più ma che sono stati a lungo custodi della memoria degli avvenimenti storici che hanno portato alla strutturazione di Roma quale è oggi, capitale dello stato e, allo stesso tempo, centro simbolico della cristianità.
Il filo conduttore della mostra è la Spina nel doppio significato di toponimo derivante dalla forma allungata dell’isolato rinascimentale, oggi scomparso, e di “corpo estraneo” che, con le demolizioni, di fatto è stato estratto dal tessuto connettivo della città. 

La demolizione della Spina dei Borghi e l’apertura di via della Conciliazione hanno lasciato una traccia tangibile nella Roma moderna del superamento del dissidio tra Stato e Chiesa, grazie ai Patti Lateranensi, modificando la visuale del Vaticano anche sotto il profilo simbolico. A una prima contestualizzazione topografica dell’area, per mezzo di cartografie storiche e audiovisive, seguirà il racconto delle fasi di vita e occupazione dei luoghi, dapprima attraverso reperti archeologici e a seguire tramite opere d‘arte, frammenti di affreschi staccati, vedute a stampa, dipinti e fotografie, organizzati in tre grandi sezioni: Prima della Spina; la Spina dei Borghi; Cavare la "Spina" a San Pietro.


Valle Aurelia nelle fotografie di Rita Bolzonetti

from 2016-07-14 to 2016-09-16

Biblioteca di Valle Aurelia


Capolavori della scultura Buddhista giapponese

from 2016-07-29 to 2016-09-04

Scuderie del Quirinale


Felice Levini

from 2016-07-12 to 2016-07-31

Auditorium Parco della Musica

Auditorium Parco della Musica - AuditoriumArte
a cura di
Anna Cestelli Guidi

Felice Levini

"Non si può dedurre dalla calma delle nostre parti la tranquilla monotonia dell'universo" (L.A. Blanqui). Con questo titolo si inaugura, martedì 12 luglio, presso lo spazio espositivo dell’Auditorium Parco della Musica, un progetto di Felice Levini che prevede installazioni di immagini e suoni.
Nei due ambienti dello spazio espositivo si potrà assistere a due momenti. La prima sala è “a giorno”: dai megafoni si potranno ascoltare fusioni di brani musicali, suoni, discorsi, testi poetici, ecc. ecc. dove circolarità e caos si inseguono. E’ il luogo dello scacchiere, del politico, della strategia, della storia, e della sua stessa fine, tramonto occidentale, ultimo urlo, atto eroico di una inevitabile fine, babele di democrazie…
Nell'altra stanza, il ricordo di ciò che è stato, il suo riflesso, come quando vediamo la luce delle stelle morte. Tutto sembra già detto, già scritto: nell'arte non è la novità la molla, ma rivivere le stesse cose, la stessa natura, l'uomo, con altre angolazioni, altri punti di vista. E' nel problema che si pone l'essenza della cosa, non nella sua risoluzione. Il tempo è segnato dagli eventi naturali: le stagioni, i mesi dell'anno, il movimento dei pianeti, del cosmo, il dono degli Dei, la pietà dei Santi, quasi che non si potesse accettare il mondo se non grazie alla mediazione di mani umane.

One Space/One Sound è un progetto espositivo periodico sull’arte del suono concepito da Fondazione Musica per Roma per lo spazio AuditoriumArte. Il progetto è rivolto a installazioni che hanno il suono come loro componente fondamentale, sia per la relazione con lo spazio che per la relazione con l’immagine visiva, scavalcando così la separazione tradizionale, oramai obsoleta, tra discipline artistiche diverse. Tratto comune di quest’arte del suono è proprio l’intrinseca relazione tra suono, l’esperienza visiva e la percezione architettonico/spaziale.

"CRUSH - Manifesto globale" di Fabio Ferrone Viola

from 2016-07-05 to 2016-07-31

Complesso del Vittoriano (Ala Brasini)


L’Italia in Satira. Dagli anni ’70 ai giorni nostri - di Romano Garofalo

from 2016-07-01 to 2016-07-29

Biblioteca Guglielmo Marconi


THE INDEPENDENT. Boa Mistura

from 2016-06-22 to 2016-09-18

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


YAP MAXXI 2016

from 2016-06-22 to 2016-10-05

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Roma Pop City 60-67

from 2016-07-13 to 2016-11-27

MACRO Via Nizza

MACRO Sala e Foyer
In esposizione oltre 100 opere, fra dipinti, sculture, fotografie, installazioni e anche film d’artista e documentari, recuperati grazie alla collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale, che hanno come protagonista la Roma dei primi anni ’60, trasformata e rivissuta mediante l’immaginario visivo degli artisti della cosiddetta Scuola di piazza del Popolo.

Dal punto di vista artistico, si tratta di uno dei momenti più esaltanti per la città di Roma, ricca di stimoli intellettuali e sperimentazioni, grazie all’intensa attività artistica e culturale di Franco Angeli, Nanni Balestrini, Gianfranco Baruchello, Umberto Bignardi, Mario Ceroli, Claudio Cintoli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis, Sergio Lombardo, Francesco Lo Savio, Renato Mambor, Gino Marotta, Titina Maselli, Fabio Mauri, Pino Pascali, Luca Maria Patella, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Cesare Tacchi, Giuseppe Uncini.
Questi gli artisti in mostra, che si riappropriano di una città in rapida trasformazione e definizione trasformandola in arte, mediante un immaginario visivo dove appunto Roma, i suoi spazi, le componenti urbane, la segnaletica stradale, la pubblicità, i monumenti ma anche la natura e l’ambiente diventano ispirazione per una diversa impostazione figurativa, iconica e non descrittiva e che supera completamente i canoni commerciali e produttivi – dal prodotto all’arte potremmo dire – della Pop Art americana, segnando quindi confini, spazi e teorie.

Una nuova realtà artistica internazionale che ha dato vita, con il superamento della pittura Informale degli anni Cinquanta, ad un immaginario fortemente attratto dal contesto urbano e dalle icone della società e del consumo di massa, ma anche dal recupero dell’immagine e della figurazione storica dei movimenti italiani del primo Novecento, su tutti il Futurismo e la Metafisica. Del resto sono proprio i nuovi miti, le esigenze del nuovo ceto urbano nell’epoca del boom economico, che in parte spingono questi artisti ad interagire con la vita stessa della popolazione.

Pop, popular, popolare o di natura popolare, dal popolo e per il popolo, se vogliamo anticipare uno dei temi e degli slogan più utilizzati nell’arte della seconda metà del decennio, grazie appunto al recupero di una formula artistica di tipo pittorico e figurativa, focalizzata nel delimitato periodo individuato: 1960-1967. In attesa quindi del Sessantotto, ormai ritenuto mondialmente “l’anno cruciale della società”, al quale il MACRO dedicherà una ulteriore mostra che sarà realizzata proprio in coincidenza dei cinquant’anni (2018). L’anno simbolo quindi “della rivoluzione”, anche visuale e strutturale, di molti di questi stessi artisti, con l’inevitabile débordement delle loro opere verso il teatro, l’azione, l’environment e l’ambiente.

Nel catalogo (Manfredi editore) saranno presenti saggi inediti di: Nanni Balestrini, Lorenzo Canova, Laura Cherubini, Andrea Cortellessa, Claudio Crescentini, Alberto Dambruoso, Marco Di Capua, Costantino D’Orazio, Stefano Malatesta, Domenico Monetti, Raffaella Perna, Federica Pirani, Fabio Sargentini, Silvia Volpicelli. Oltre ad interviste inedite ad Achille Bonito Oliva e Lorenza Trucchi e la riproposizione di una intervista, ormai, storica (1990) di Maurizio Calvesi.

Da settembre 2016 saranno realizzati una serie d’incontri con artisti, personalità della cultura e studiosi del settore, mentre l’ufficio Didattica del MACRO proporrà laboratori e visite guidate rivolte alle scuole di ogni ordine e grado, università e accademie, adulti e famiglie, con un'attenzione particolare rivolta al mondo della disabilità, tramite l'attivazione di specifici percorsi didattici.

Grazie alla preziosa collaborazione e al finanziamento della Fondazione Paola Droghetti onlus – per una cultura della conservazione d’arte, sarà realizzato un attento restauro dell’opera di Mario Ceroli, Goldfinger (1964), uno dei pezzi storici della collezione del MACRO, inserita appunto nella presente mostra. Sempre in relazione a tale intervento, la Fondazione realizzerà, da ottobre prossimo, una serie di incontri con studiosi e specialisti del settore e, per il finissage della mostra, presenterà il volume relativo al restauro, alla presenza dello stesso Ceroli.

La mostra, promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curata da Claudio Crescentini, Costantino D’Orazio, Federica Pirani, vanta un Comitato scientifico composto da Nanni Balestrini, Achille Bonito Oliva, Maurizio Calvesi, Laura Cherubini, Andrea Cortellessa, Claudio Crescentini, Costantino D’Orazio, Raffaella Perna, Federica Pirani, Fabio Sargentini, Lorenza Trucchi.


A MIDSUMMER NIGHT’S DREAM di Lorenzo Bruschini, Lucianella Cafagna, Alessandro Sicioldr

from 2016-06-23 to 2016-07-30

Rvb Arts


Minute Visioni. Micromosaici romani del XVIII e XIX secolo dalla collezione Ars Antiqua Savelli

from 2016-06-25 to 2016-12-31

Museo Napoleonico

Allo sviluppo dell’arte del micromosaico tra Sette e Ottocento, il Museo Napoleonico dedica la mostra MINUTE VISIONI. Micromosaici romani del XVIII e XIX secolo dalla collezione Ars Antiqua Savelli, aperta dal 25 giugno al 31 dicembre 2016. 

“Il musaico in piccolo è un industrioso e pazientissimo lavoro che ripete la sua origine dall’aver immaginato di filare que’ medesimi smalti di cui si eseguivano i quadri nella basilica di San Pietro”.

Così nel 1847 lo storico Gaetano Moroni ricostruiva la nascita de mosaico minuto in smalti filati, avvenuta durante la seconda metà del Settecento a Roma, fulcro della rinascita dell’arte musiva in età moderna.

Tecnica tipicamente romana, il micromosaico raggiunse il suo apice tra la fine del XVIII e la metà del secolo seguente, quando in città operavano decine di botteghe specializzate, la cui produzione era in massima parte destinata ai viaggiatori stranieri del Grand Tour. Presso questi studi d’arte e negozi di belle arti, per lo più situati tra piazza del Popolo e Piazza di Spagna, operavano numerosissimi artigiani, spesso sotto la guida di maestri affermati, come Giacomo Raffaelli (cui Moroni attribuiva l’invenzione del micromosaico), Antonio Aguatti, Clemente Ciuli, Luigi Moglia, Gioacchino e Michelangelo Barberi, forse parenti fra loro, Guglielmo Chibel.

In mostra circa cento oggetti – tra quadri, tavoli, tabacchiere, placchette, gioielli e fermacarte – che mostreranno l’evoluzione del mosaico minuto attraverso le tematiche più diffuse: vedute romane, paesaggi del Grand Tour, nature morte, raffigurazioni di animali.

Nucleo dell’esposizione è una selezione di opere provenienti dalla collezione Ars Antiqua Savelli di Roma, una delle più importanti in ambito internazionale dedicate a questo peculiare genere artistico, frutto di oltre quarant’anni di acquisizioni e ricerche.

MINUTE VISIONI presenta anche il piccolo ma raffinatissimo nucleo di micromosaici appartenenti al Museo Napoleonico, tra cui due tabacchiere, una parure con placchette in mosaico minuto montate in oro, opera di Antonio Aguatti, un fermacarte in marmo nero del Belgio e una rara serie di pendenti per monili con emblemi della Prima Repubblica Romana.

Per la prima volta, inoltre, i mosaici saranno presentati in diretta relazione con opere pittoriche e stampe, per lo più provenienti dalle collezioni del Museo di Roma, in un confronto che consentirà al pubblico di cogliere le affinità iconografiche e le identità formali che caratterizzarono la produzione musiva romana e i contemporanei raggiungimenti nel campo delle arti maggiori. Oltre ad evocare riferimenti o inquadrature, è possibile anche riconoscere il prototipo dal quale il mosaico fu tratto, come nel caso dell’acquaforte di Bartolomeo Pinelli raffigurante una coppia di danzatori di saltarello, alla base di una raffinata, minuscola placchetta. Per altre opere, il riferimento è meno diretto, ma ugualmente significativo: con un piccolo quadro in mosaico è messa in relazione una tempera raffigurante Piazza San Pietro, datata 1824. Nel foglio, la scena è inquadrata entro una cornice ovale, caratterizzata da tralci d’edera posti ai quattro angoli: il bordo della cornice, realizzato imitando piccole sfere dorate, suggerisce che l’opera possa essere servita da modello per una decorazione in mosaico minuto destinata al coperchio di una scatola o di una tabacchiera.

Roma e i suoi maggiori monumenti furono il tema principe delle rappresentazioni in mosaico minuto. Destinate ai viaggiatori di passaggio in città, le vedute dell’Urbe, di ogni dimensione e forma, rappresentano uno dei temi principali della mostra. Tra le opere di maggior fascino è un’Allegoria di Roma di forma ovale. Ispirato ai Ricordi delle passeggiate romane, iconografia molto diffusa nella produzione musiva, il mosaico presenta le immagini del Colosseo e di San Pietro separate dalla figura della Dea Roma; ai lati di quest’ultima, allusione alla grandezza storica e al primato artistico dell’Urbe, la Lupa capitolina e i simboli delle arti. Un analogo tema ricorre in un dipinto esposto, nel quale le due vedute sono separate da un rigoglioso arbusto: davanti ad esso, in primo piano, la dea Roma di Villa Medici, Romolo e Remo allattati dalla Lupa e, ai lati, le personificazioni del Tevere e di una ninfa.

In programma, secondo appuntamenti da definire, gli incontri con  un artigiano specializzato nella realizzazione di micromosaici che mostrerà al pubblico del Museo Napoleonico tutti i segreti di questa antica e raffinata tecnica.


Capolavori dell’antica porcellana cinese dal Museo di Shangai X-XIX secolo d.C

from 2016-06-23 to 2017-02-16

Museo Nazionale di Palazzo Venezia


Keren Benbenisty - Mare Nostrum

from 2016-06-09 to 2016-09-24

Galleria Francesca Antonini Arte Contemporanea


Visionarea - Li Xiangyang

from 2016-05-03 to 2016-09-05

Visionarea Art Space


COMPAGNE DI VIAGGIO.Icone russe a rilievo. Esemplari in bronzo da collezione privata (XVI –XIX)

from 2016-06-24 to 2016-09-26

Complesso Monumentale del San Michela a Ripa


Adrian Tranquilli - After the West

from 2016-04-28 to 2016-07-29

Galleria Stefania Miscetti


Roma. Patria dell’anima di Nikolaj Gogol’

from 2016-07-03 to 2016-09-04

Musei di Villa Torlonia: Casina delle Civette

“La patria della mia anima” così lo scrittore ucraino Nikolaj Gogol’ definiva Roma, città dove visse dal 1837 al 1846. Le opere esposte dalle due artiste conterranee dello scrittore - la raccolta di 17 acquarelli di Alla Zarvanytska e le 22 pitture su vetro realizzate da Valentina Vinogradova - ci illustrano sprazzi della intensa “vita romana” di Gogol', poco conosciuti, ma fondamentali nella formazione artistica e umana del letterato ucraino.

È nella casa di via Sistina 126, dove visse a lungo, e scrisse una delle sue opere più famose, Le anime morte. Ma molte altre ancora sono le tracce che Nikolaj Gogol’ ha lasciato nella Capitale. Le si ritrovano nelle tre case dove ha abitato o nel famoso Caffè “Greco”, che frequentava abitualmente. Quanto Roma lo abbia affascinato e conquistato lo si vede nell’amorevole descrizione degli antichi monumenti presente nelle lettere indirizzate alla madre e agli amici.

La mostra allestita alla Casina delle Civette ci restituisce la ricchezza della visione artistica della “Città eterna gogoliana” mostrando la verità delle parole dell’artista ucraino: â€œDi Roma ti innamori molto lentamente, un po’ per volta, ma se accadrà, sarà per tutta la vita…”.

Nell’opera di Alla Zarvanytska, artista-acquarellista e architetto che ha partecipato a diverse mostre internazionali, si riconoscono famosi monumenti di Roma e anche scorci meno noti della Capitale, riproposti con la sensibilità e con lo sguardo del Nikolaj Gogol’ “romano”.
Valentina Vinogradova - giornalista, scrittrice, autrice del libro Indirizzi romani di Gogol’, artista in vetrofusione e pittura su vetro, “racconta” su frammenti di vetro colorato la presenza dello scrittore nella Capitale.


Teatro delle Esposizioni #7

from 2016-07-01 to 2016-08-14

Accademia di Francia - Villa Medici


The Question of Beings - Yahon Chang @ Roma

from 2016-06-24 to 2016-08-28

La Pelanda - Centro di produzione culturale

Esposizione nell'ambito di From La Biennale di Venezia to MACRO. International Perspectives, nuovo progetto espositivo, ideato e curato da Paolo De Grandis e Claudio Crescentini, dedicato alla presentazione presso gli spazi del MACRO di alcune installazioni internazionali provenienti dalla Biennale Internazionale di Venezia - 56. Esposizione Internazionale d'Arte, ricomposte e rimodellate site-specific.

Promosso da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzato in collaborazione con PDG Arte Communications, il progetto vede convergere insieme le “prospettive” d’arte di due città che lavorano per far viaggiare le esperienze dell’arte internazionale sul territorio nazionale. Dalla città lagunare appunto alla Capitale. Due città legate da una tradizione storico-artistica imponente che sono riuscite ad arricchire ulteriormente questo bagaglio per dare voce e vita all’arte contemporanea e far emergere e valorizzare questa risorsa, ricorrendo ad azioni di documentazione dell’esistente, di promozioni di iniziative ma anche di connessioni internazionali. Ricerca avviata da Paolo De Grandis già nel 1995 con l’ideazione dei padiglioni esterni alla Biennale di Venezia e la presentazione di nuovi paesi. L’innovazione sta quindi nel percorso che le opere effettueranno da una città all’altra e da uno spazio all’altro, arricchendosi di significati, nutrendosi di un nuovo pubblico, modificandosi nel nuovo allestimento creato appositamente per il MACRO dai vari artisti internazionali invitati a partecipare.

Yahon Chang ricrea per il MACRO l’esplorazione concettuale della sua installazione site-specific, composta da dipinti a inchiostro e realizzata espressamente per la 56. Esposizione Internazionale d’Arte presso la mostra del MOCA Taipei nel quadro degli Eventi collaterali della Biennale di Venezia, aggiungendovi nuove opere dedicate al MACRO – La Pelanda che, pur rifacendosi allo stesso quadro concettuale scelto per la Biennale di Venezia, sempre con il titolo The Question of Beings, riecheggeranno il sito storico della Pelanda.

In occasione dell’Evento collaterale allestito lo scorso anno alla 56. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia, Yahon Chang ha esplorato il tema “The Question of Beings” presso l’Istituto Santa Maria Della Pietà, dove ha creato una mostra site-specific costituita da una serie di nuovi dipinti a inchiostro su carta e installazioni con supporti misti, sondando la natura conscia e inconscia dell’individuo. Con la sua installazione specifica per il sito, che ha occupato tutto lo spazio espositivo, finestre, porte, soffitto, pareti e pavimenti, Chang si è interrogato sulla diversità e la complessità degli esseri viventi in uno sforzo per compenetrarsi nelle similitudini e nelle differenze esistenti tra i recessi dell’istinto umano e animale, riflettendo anche sulle proprie esperienze di vita mediante una ritrattistica in stile meditativo che risuona con i suoi sentimenti di diniego, lotta, accettazione e amore in questo mondo. I suoi ritratti di esseri senzienti, pur offrendo una materia varia, rappresentano la coesione attraverso l’unicità del loro stile compositivo. Suggerendo un legame spirituale con la chiesa posta di fronte alla sede dell’esposizione, hanno inteso evocare un sentimento di commemorazione per gli esseri del passato, del presente e del futuro, ricomprendendone al tempo stesso la grandezza e la mediocrità, i successi e i fallimenti.

Negli ultimi anni, Chang ha esposto presso diverse sedi, spesso realizzando opere site-specific, ma nell’ultimo anno le dimensioni delle sue opere sono cresciute come le sfide con cui si cimenta. Dalla 56. Esposizione Internazionale d’Arte - la Biennale di Venezia, Chang ha iniziato a creare opere site-specific più grandi per ogni mostra nel tentativo di riprodurre le dimensioni dello spazio e collegarsi con il contesto storico del sito, oltre che intessere un dialogo più ricco e creare una maggiore interazione con gli spettatori. Poiché nella sua evoluzione ama sempre più misurarsi con le sfide di una mostra site-specific, questa volta, per lo spazio del MACRO Testaccio - La Pelanda, l’artista si pone a un altro livello, sia fisico che psicologico, che lo porterà a realizzare in loco, nell’arco di 5 giorni, un’installazione formata da una serie di opere a inchiostro su drappi di tela, ciascuno lungo dai 10 ai 20 metri, che penderanno dal soffitto permettendo al pubblico di perdersi nei meandri di un labirinto di opere raffiguranti vari volti di esseri umani. I lunghi drappi richiamano il tradizionale dipinto paesaggistico cinese ricordando per analogia la cascata, ma la fluidità delle sue pennellate di inchiostro sulle tele ritrae diversi visi di esseri senzienti nel contempo astratti ed espressivi, metafora del corso della vita.

Chang ha amalgamato l’estetica della calligrafia con linee espressive per ritrarre una serie di volti che, nei lineamenti, rappresentano il sacro, il mondano e l’animalità. I molteplici visi riempiono il centro dello spazio espositivo su lunghi drappi di tela che raggiungono il pavimento, creando un ambiente interattivo che permette al pubblico di accedere a un mondo simile a un “Facebook alternativo” esortando lo spettatore a contemplare la natura degli esseri senzienti e, al tempo stesso, interrogarsi sul significato della propria identità e del senso della vita.

MACRO Testaccio – La Pelanda, ex mattatoio, ora è stato trasformato in uno spazio espositivo per l’arte contemporanea. Le opere di Chang fungeranno da commemorazione del passato, interrogandosi nel contempo sul significato della vita. Per la mostra di Venezia dello scorso anno, la sede scelta era un ex ospedale e orfanotrofio e Chang si è ricollegato al passato dei luoghi con la sua memoria e la sua fede, riflettendo sulla Vergine Maria, Gesù Cristo, l’essere umano e l’animale. Analogamente, al MACRO, Chang dipingerà sul posto per creare una composizione di quadri a inchiostro destinata allo spazio della Pelanda che riecheggi l’orrore e la fugacità della vita in un mattatoio, richiamandosi all’olocausto e ai conflitti dello scorso secolo che ricordano il doloroso processo della civiltà umana.

L’installazione costituita da dipinti a inchiostro conterrà anche sculture in ferro che fuoriusciranno dalle pennellate delle opere dell’artista, il cui senso non è creare una scultura in termini di status di grandezza, né un punto di riferimento, bensì una figura che abbraccia il suo ambiente e la natura materiale. La materialità della scultura in ferro interagirà con l’ambiente e subirà gli effetti degli agenti atmosferici naturali, per cui la ruggine rappresenterà la sua natura umile, ossia la decadenza e il ritorno alla natura, ed è proprio questa erodibilità che Chang sceglie per esprimere la natura effimera della vita e darle voce. La sua scultura non tenta di emergere dall’ambiente quanto piuttosto di mescolarsi con ciò che la circonda. Il ferro in sé è un materiale industriale durevole, ma la sua superficie non trattata si ossida e si deteriora, tanto da agire in direzione opposta rispetto alla durevolezza del materiale industriale e alla tradizione dell’imperitura grandeur della scultura. Con il suo pennello, Chang cosparge acqua sulla scultura che reagirà con l’aria e il sole, lasciando tracce delle sue pennellate sul ferro che accentuano i tratti figurativi dei visi incisi sulla superficie.


The lasting. L’intervallo e la durata

from 2016-06-22 to 2017-01-29

GNAM - Galleria Nazionale d'Arte Moderna e contemporanea


Claire Fontaine

from 2016-06-24 to 2016-08-07

Museo Pietro Canonica a Villa Borghese

Con la mostra di Claire Fontaine, la prima personale dell’artista presso una pubblica istituzione a Roma, prosegue al Museo Pietro Canonica di Roma il ciclo espositivo dal titolo Fortezzuola, promosso da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Con la mostra di Claire Fontaine, la prima personale dell’artista presso una pubblica istituzione a Roma, prosegue al Museo Pietro Canonica di Roma il ciclo espositivo dal titolo Fortezzuola, promosso da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Il progetto, ideato e a cura di Pier Paolo Pancotto, è volto a far riflettere sul rapporto tra protagonisti dell’arte contemporanea internazionale e l’Italia e offre al pubblico l’opportunità, per la prima volta, di apprezzare la produzione di esponenti particolarmente rappresentativi della creatività odierna ma scarsamente presenti, se non del tutto assenti, nella scena espositiva pubblica italiana.
Ancora oggi molti artisti stranieri si confrontano con il contesto storico e culturale italiano, rinnovando un’antica tradizione e reinterpretandone canoni e modalità esecutive. Ciascun autore è chiamato a realizzare un intervento originale concepito espressamente per le sale del museo, in stretta relazione alle loro caratteristiche storiche e strutturali. In sintonia con le linee guida generali di Fortezzuola.


Design@Farnese

from 2016-06-08 to 2016-09-20

Palazzo Farnese


Prima di me

from 2016-05-28 to 2016-08-28

Palazzo delle Esposizioni


Waiting for the Moon

from 2016-06-18 to 2016-07-23

Lanificio


DI VARI CREDI. Il mondo monastico femminile nelle fotografie di Sabastiana Papa

from 2016-06-29 to 2016-09-04

Museo di Roma in Trastevere

La mostra, ideata e prodotta dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione e promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è tra le iniziative promosse per il Giubileo straordinario 2016 dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Le immagini proposte sono frutto della ricerca ultradecennale intrapresa da Sebastiana Papa su diverse realtà di comunità monastiche femminili di vari credi e paesi nei suoi tanti viaggi in giro per il mondo.

Una ricerca per la quale la fotografa si è fatta testimone diretta della vita di questi microcosmi, per ribadire ancora una volta quella tematica interreligiosa che ha caratterizzato tutta la sua attività e che può ben costituire uno spunto utile alle riflessioni suggerite dall’attuale Giubileo della Misericordia.

Le fotografie esposte sono tratte, per la quasi totalità, dal volume Le Repubbliche delle Donne. Monachesimo femminile nel mondo, 1967-1999, lavoro ancora inedito al momento della scomparsa della Papa nel 2002 e pubblicato dall’ICCD nel 2013 a seguito della donazione ricevuta dagli eredi dell’intero suo archivio fotografico nel 2006.

Dalle indicazioni lasciate dall’autrice, è nato così un volume di circa 350 immagini che narra, attraverso le fotografie ma anche attraverso citazioni e testi, i periodi di permanenza trascorsi da Sebastiana Papa in diversi monasteri femminili.

L’indagine della fotografa sulle comunità femminili esprime il suo interesse per l’universo delle donne nella sua interezza, già manifestato nel volume Il Femminile di Dio. Riflessioni fotografiche sulla donna, 1964-1995, senza pregiudizi di tipo ideologico, quale che sia l’opzione di vita - laica o religiosa - di ciascuna. Da questo interesse tutto intero scaturisce e prende corpo la materia e la sostanza di questa mostra.

La grande ricerca sul mondo monastico femminile, raccontata con le sue due macchine Leica, la porta ad essere testimone diretta di molte delle esperienze di vita di diverse comunità religiose: dalle monache cattoliche in Italia (clarisse e benedettine in Toscana, cistercensi e carmelitane nel Lazio, agostiniane in
Umbria) ai monasteri ortodossi (in Etiopia, di rito greco a Creta, di rito copto in Egitto, di rito russo in Estonia) fino alle monache tibetane in India, a quelle buddiste in Birmania, alle altre taoiste in Cina.

Non è stato facilissimo, dunque, in tutta questa mole e ricchezza di materiali, operare delle scelte capaci di evocare il senso e l’esito di quella ricerca.
Le immagini in mostra, ristampate in carta baritata ai sali d’argento nel 2016, restituiscono in misura fedele il suo lavoro, offrendo anche una testimonianza del suo modo di operare, di rendere e far conoscere le proprie fotografie.

Nata a Teramo nel 1932, Sebastiana Papa ha vissuto a lungo a Roma, dove è morta nell’aprile 2002. Instancabile viaggiatrice, ha pubblicato ventidue libri con diversi editori (Mondadori, Franco Maria Ricci, Garzanti, Fahrenheit, Vallardi) e ha presentato moltissime mostre in Italia e all’estero. Le sue fotografie sono state acquisite da importanti istituzioni italiane e straniere. Ha esposto alla Biennale di Venezia, a New Delhi, Madras, Gerusalemme, Alessandria d’Egitto, Istanbul, Rio de Janeiro, Mosca, Tel Aviv, Tunisi, Roma e altre città italiane. Ha collaborato con numerosi giornali italiani e con molte testate internazionali. Il grande pubblico interessato alla fotografia ha imparato a conoscerla per le sue immagini suggestive, colte e riflessive, rispettose sempre delle persone ritratte, che dunque le schiudevano la loro anima.


Franco Giuli. Opere dal 2008 al 2016

from 2016-07-07 to 2016-09-04

Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese

La mostra dedicata all’artista Franco Giuli, a cura di Bruno Corà, racconta la ricerca dell’artista attraverso la sperimentazione con vari materiali; negli ultimi anni, in particolare, Giuli si dedica al lavoro con i cartoni da imballaggio, sapientemente incisi e composti nel rapporto tra lo spazio e la superficie che crea una nuova astrazione tridimensionale tra realtà e fantasia.

Circa trenta opere esposte dell'artista.

Nel 1974, Cesare Vivaldi segnala Franco Giuli per il premio nazionale Bolaffi con la seguente motivazione: “Giovane artista tra i più interessanti nel panorama del nuovo astrattismo italiano” e Nello Ponente nel 1977 afferma che le sue pitto-sculture producono una percezione immediata, assoluta e senza inganni.
 
Franco Giuli ha partecipato, dal 1960, alle più importanti mostre nazionali e internazionali; vive e lavora a Fabriano e Roma


Sandro Luporini Pittore Scrittore

from 2016-06-10 to 2016-09-11

Museo Nazionale Romano - Terme di Diocleziano


Affinché tutti lo sappiano

from 2016-06-22 to 2016-09-11

Museo di Roma in Trastevere

In mostra le opere del fotografo guatemalteco Daniel Hernández-Salazar. L’esposizione, promossa da Roma Capitale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è realizzata su iniziativa dell’Ambasciata di Svizzera in Italia e riassume oltre venticinque anni di lavoro del fotografo.

La maggior parte delle immagini della mostra fanno parte dell’antologia dell’opera di Daniel Hernández-Salazar (So That All Shall Know/Para que todos lo sepan, University of Texas Press, 2007). Esse rappresentano i tre pilastri sui quali il fotografo basa gran parte della sua creazione artistica: la documentazione dei fatti e della storia, la riflessione profonda su questa documentazione e, come risultato dei due processi precedenti, la sua azione politica e la sua risposta esistenziale alla vita.

Avendo vissuto come foto reporter i fatti tragici della storia del suo Paese, in particolare i difficili anni ‘80, Hernández-Salazar ha dedicato, sin dagli anni ’90, il suo lavoro al tema della vita e della morte in Guatemala. Il suo polittico Esclarecimiento (Chiarimento) composto da 4 elementi, ha illustrato le copertine dei quattro volumi del rapporto Guatemala: Nunca más (Guatemala: Mai più, 1998) che analizza le violazioni dei diritti umani durante il conflitto armato in Guatemala (1962-1996). L’assassinio del vescovo Juan Gerardi, coordinatore del rapporto, ha delineato il destino di uno degli elementi del polittico, Para que todos lo sepan (Affinché tutti lo sappiano) che è divenuto, a partire da quel momento, una vera icona della promozione e del rispetto dei diritti umani, della ricerca della verità storica, della giustizia e della pace.

Questa mostra ha l’obiettivo di presentare, anche se non in maniera esaustiva, l’opera di Daniel Hernández-Salazar e cercare, allo stesso tempo, di restituire una parte della sua traiettoria creativa attraverso la quale cattura, riflette e riproietta le sue preoccupazioni e quelle del suo Paese.

Le foto che compongono la mostra sono state realizzate grazie al sostegno del Dipartimento federale degli affari esteri svizzero - Divisione Sicurezza umana. Attraverso la sua azione e le sue attività di promozione della pace e dei diritti umani, la Svizzera contribuisce, in diversi contesti e paesi nel mondo, a iniziative e progetti concernenti la rielaborazione del passato e la prevenzione delle atrocità.


Quadriennale d’Arte di Roma (XVI edizione)

from 2016-10-13

Palazzo delle Esposizioni


Unioni Civili

from 2016-06-10 to 2016-09-30

Galleria L'Attico di Fabio Sergentini


Antropologia Cosmica - Roberta Buttini

Galleria Vittoria


2 giugno 1946 – Appunti sulla nascita della Repubblica Italiana

from 2016-06-13 to 2016-09-07

Casa della Memoria e della Storia


A tu per tu con la natura. di Simone Sbaraglia, il fotografo che guarda gli animali negli occhi

from 2016-07-08 to 2016-09-18

Museo Civico di Zoologia

"A tu per tu con la Natura", per immergersi nella bellezza degli ultimi paradisi selvaggi e coglierne l'anima ed il respiro. La mostra ospitata nella Sala della Balena del Museo Civico di Zoologia di Roma è promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura.
Orari: Martedì-Domenica ore 9.00-19.00 (ultimo ingresso ore 18.00). Giorni di chiusura: Lunedì
N.B. per eventuali aperture e/o chiusure straordinarie consultare la pagina dedicata agli    Avvisi
Mostra gratuita previo acquisto del biglietto di ingresso al museo secondo    tariffazione vigente
Condizioni di gratuità e riduzioni
Tel 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00
Scarica il comunicato stampa


Finestre sull'Anima

from 2016-06-09 to 2016-07-28

Coronari 111 Art Gallery


La periferia incontra Pasolini

from 2016-06-07 to 2016-07-30

Biblioteca Nazionale Centrale


Benvenuto Ferrazzi (1892-1969)

from 2016-05-25 to 2016-09-25

Musei di Villa Torlonia: Casino dei Principi

La mostra di Benvenuto Ferrazzi è la prima antologica di un artista finora poco trattato negli studi sulla Scuola romana, e riscopre uno tra i maggiori esponenti della prima metà del Novecento.

Fratello del noto accademico Ferruccio, Benvenuto è presente costantemente per un cinquantennio a tutti i maggiori eventi espositivi della capitale, trovando anche molti estimatori. Tra i primi Anton Giulio Bragaglia, che ospitò ben cinque mostre personali negli anni Venti e Trenta, riconoscendo il valore di una pittura eccentrica e visionaria, che raccontava il "lato oscuro" della Roma contemporanea. Molte delle opere esposte provengono dal Museo di Roma e dalla Galleria Comunale d'Arte Moderna, che acquistavano i suoi quadri come documento prezioso di una "città che andava scomparendo".


Segni, Alfabeti, Scritture. Percorsi nell'Arte Contemporanea attraverso la Collezione MACRO

from 2016-05-26 to 2016-10-02

MACRO Via Nizza

Sale Collezione
Terzo appuntamento del ciclo di mostre che intende valorizzare la collezione permanente del museo. 

La mostra indaga il rapporto tra arti visive e scrittura, un legame che ha attraversato la storia dell’arte dell’ultimo secolo, a partire dalle avanguardie storiche, con i collages dei cubisti, le “parole in libertà” dei futuristi, le opere dadaiste, la pop art, la poesia visiva degli anni Settanta, fino all’arte concettuale del secondo Novecento.

Attraverso una selezione di opere non figurative - in cui la scrittura può essere intesa sia in senso puramente gestuale e calligrafico, sia in senso concettuale, dove lettere e parole entrano a far parte di giochi linguistici e compositivi - la mostra propone varie declinazioni di questo rapporto in base alla scelta di alcuni maestri della collezione permanente del Museo, che comprende, come è noto, opere datate a partire dagli anni ’60 fino ad oggi.

Avviene così che lettere e parole possono diventare pura immagine, elementi compositivi indipendenti dal significato, e che, viceversa, l’immagine creata dai segni impressi dall’artista sulla superficie dell’opera possa diventare a sua volta scrittura.

L’opera più antica in esposizione è Superficie 572, del 1955, di Giuseppe Capogrossi, proveniente dalla Galleria di Arte Moderna (GAM) di via Crispi, museo la cui collezione è in rapporto di continuità storica con il MACRO.

Nell’ambito della Collezione MACRO sono presenti in mostra opere di: Gastone Novelli, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo, Bice Lazzari, Carla Accardi, Pietro Consagra, Gianfranco Baruchello, Nicola De Maria, Domenico Bianchi, Vasco Bendini, Naoya Takahara, Maurizio Arcangeli, Claudio Adami, Luca Maria Patella, H. H. Lim, Claire Fontaine.

Come di consueto, si inseriscono in mostra anche le opere facenti parte dei comodati d’uso in corso nel museo, considerate a tutti gli effetti parte della collezione. In questo caso specifico, grazie al comodato Unicredit, sono presentate le opere di Mocellin/Pellegrini, di Jean Marc Bustamante e di Maurizio Arcangeli. Infine, si segnala anche la presenza di prestiti esterni, che hanno permesso la presenza di due artisti che, in questo contesto, sembravano imprescindibili, Alighiero Boetti ed Emilio Isgrò.

Il catalogo della mostra, a cura di Antonia Arconti ed edito da Palombi Editori, prosegue il progetto editoriale che il MACRO sta dedicando alla collezione permanente, giunto già al terzo volume. Testi di Federica Pirani e Antonia Arconti.


APPUNTI DI UNA GENERAZIONE #3. Matteo Basilè - Gioacchino Pontrelli

from 2016-05-26 to 2016-10-02

MACRO Via Nizza

Studio #1 e Studio #2
Terzo appuntamento del ciclo di mostre curato da Costantino D’Orazio e promosso da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, che indaga la ricerca degli artisti italiani emersi negli anni ’90. Protagonisti di questo appuntamento Matteo Basilé (Roma, 1974) e Gioacchino Pontrelli (Salerno, 1966).

Al Macro Basilé presenta per la prima volta le opere della sua nuova serie dal titolo “Pietra Santa”, lavoro svolto tra le cave di Carrara. Come di consueto, l’artista contamina la sua fotografia con le suggestioni della tradizione artistica italiana costruendo immagini oniriche e surreali. Figure chimeriche animano gli scatti dell’artista dove personaggi sospesi in uno scenario quasi lunare, sembrano emergere dalle enormi ferite bianche che si aprono sul fianco delle pendici scoscese delle cave di marmo. Così come per Michelangelo, il compito di Basilé sembra essere quello di liberare da questa pietra selvaggia le presenze che vi sono imprigionate, ponendole in un paesaggio dove la scultura, l’architettura e la pittura si fondono per mettere in risalto la figura umana, sempre al centro della ricerca dell’artista, anche se trasfigurata attraverso molteplici riferimenti iconografici.

Nelle grandi tele di Pontrelli non bisogna avere la pretesa di trovare un universo spiegato nei suoi minimi particolari, ma piuttosto apprezzarle per i molteplici percorsi che si possono scoprire all’interno di queste. La sua pittura oggi sembra aver risolto felicemente la presenza di linguaggi differenti, dove astratto, figurativo, collage e fotografia, trovano una nuova sintesi e dove grazie al colore l’artista traccia, rimanda e definisce ogni sua composizione.

Anche nel suo caso ci troviamo di fronte al risultato di una manipolazione di segni e immagini che evocano iconografie della tradizione, rielaborate attraverso una pittura intensa e complessa. L’occhio penetra i suoi dipinti ritrovando alcuni riferimenti spaziali che vengono confutati all’improvviso e continuamente messi in discussione.

Biografie

Matteo Basilé nasce a Roma nel 1974 dove vive e lavora. Inizia la sua carriera a metà degli anni ’90 ed è tra i primi artisti in Europa a fondere arte e tecnologia. Basilé possiede la straordinaria capacità di conciliare idee opposte come il bello e il grottesco, reale e surreale, naturale e artificiale. Esplorando le nature dell’essere umano, l’artista sviluppa il suo racconto dividendo il suo lavoro in capitoli: The Saints are Coming (2007), Thisoriented (2009), Thishumanity (2010), Landing (2012), UNSEEN (2014): una serie di passaggi indipendenti in cui l’artista negozia la sua percezione dell’esistenza. Tra le principali mostre personali ricordiamo: Lumen et Umbra, Galleria Zeta Effe, Firenze, 2016; Pilgrimade – Data, Orto dell’Abbondanza, Urbino, 2014; Unseen, Museo D’Arte Moderna Vittoria Colonna, Pescara, 2014; Unseen, Palazzo Collicola, Spoleto, 2014; Matteo Basilé solo exhibition 2007/2013 – 53 Art Museum, Guangzhou, China, 2013; Landing, Espace Soardi, Nice, France, 2013; Thishumanity, Istituto Italiano di Cultura di Madrid, Spagna, 2012; Landing, Galleria Guidi & Schoen, Genova, 2012; The far Near – Thishumanity, Hubey Provincial Academy of Art Museum, Wu Han City, China, 2011; Seisenzanome, Galleria Lorenzo Ronchini- Terni, 2011; Thisumanity – The Saints are coming – Last act, Galleria Emme Otto, Roma, 2010.

Tra le principali collettive segnaliamo: Super, Bibo’s Place, Todi, 2016; Intro, Il Ponte Contemporanea Gallery, Roma, 2016; MappeMondi, Galleria Eventinove, Torino, 2015; Circolare, Autostazione, Bologna, 2015; Seven Doors, Palazzo della Regia Dogana, Roma, 2015; La Metamorfosi e il Simbolo Animale, Hybrida Contemporanea, Roma, 2014; Crossover A dialogue between the Chinese School of Hubei and the new Italian Art Scene, Tesa 113, Arsenale Nord, Venezia, 2013; About Caravaggio, Scuderie Aldobrandini, Roma e nel 2009 è invitato nel Padiglione Italia alla Biennale di Venezia Curata da Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli.

Gioacchino Pontrelli nasce a Salerno nel 1966, vive e lavora a Roma. Dopo la formazione all'Accademia di Belle Arti di Roma, esordisce con la sua prima mostra personale “Io e Te” nel 1995 nella Galleria Nova di Roma, dove comincia la sua ricerca nell'ambito dell'interpretazione e rivisitazione di oggetti che definiscono la realtà attuale in cui l'artista e noi tutti viviamo. Tra le principale mostre personali ricordiamo: Gioacchino Pontrelli, Tornabuoni Arte, Firenze, 2015; Quadreria Pontrelli, Galleria Francesca Antonini ArteContemporanea, Roma, 2014; Comportamento Emergente, a cura di Raffaele Gavarro, Galleria Oltre Dimore, Bologna, 2012; Di quanti millimetri è fatto il mondo, Antonella Cattani Arte Contemporanea, Bolzano, 2011.

Tra le collettive segnaliamo: La Gorgiera del tempo, MAC Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, (MB), 2016; Art is real. Una collezione impermanente, Piazza Pasquino 69, Roma, 2014; Dove l’acqua riposa, La Nuova Pesa, Centro per l’Arte Contemporanea, Roma, 2014; Nanjing International Art Exhibition, Cina, 2014; Towards which planet?, a cura di Raffaele Gavarro, Canal05 Gallery, Bruxelles, Belgio,2014; Nell’acqua capisco 55. Biennale di Venezia, – Evento collaterale, Paratie Vecchie, Piazza San Marco e Ateneo Veneto, Venezia, 2013.


VIDEOCRACY: Bruce Nauman > Cheryl Donegan

from 2016-05-26 to 2016-10-02

MACRO Via Nizza

MACRO Hall e Foyer
La video-mostra, curata da Marco Fabiano e promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, rappresenta la prima tappa di un viaggio all’interno della Collezione dei video del MACRO, dalla quale sono stati estrapolati e messi a confronto tre video dei due più grandi ed importanti video-artisti del Novecento: Bruce Nauman e Cheryl Donegan.

Di Bruce Nauman verrà trasmesso Walking in an Exaggerated Manner Around the Perimater of a Square (1967-68, 10’ 35”) e di Cheryl Donegan sarà trasmesso Head (1993, 5’ 56”) e Sets (1997, 3’ 16”).

Il confronto/raffronto fra generazioni, generi, tipologie mediali e metodologie filmiche del “fare” video nel XX secolo danno anche la possibilità di rileggere, ovviamente in maniera minimale e, se si vuole, appena accennata, la concettualità di un periodo, gli anni Sessanta di Nauman in cui questo tipo di arte è esplosa, rispetto a quello degli anni Novanta, con Donegan, in cui l’arte del video era ormai “prodotto” appunto d’arte entrato direttamente nei circuiti del sistema dell’arte internazionale. In primo piano quindi il rapporto fra due diverse fasi della video arte, quella che potremmo definire come “archeologica”, legata ancora all’azione e al concettuale, a confronto appunto con quella degli anni Novanta dove l’azione è superata dalla tecnica.

Videocracy è citazione di una saggio di Rosalind Krauss riguardante appunto la videocrazia di questo tipo di arte rispetto ad altri stili. Ovviamente l’artista si riferisce ad un periodo cronologico e artistico più vicino a Nauman, ma che possiamo traslare anche a Donegan, soprattutto nel momento in cui la medialità dell’arte è realmente divenuta dominante.


Ugo Rondinone. giorni d'oro + notti d'argento

from 2016-06-10 to 2016-09-11

MACRO Testaccio

Padiglione 9B
La mostra si articola in due spazi: il MACRO Testaccio e i    Mercati di Traiano. Nelle due sedi l’artista svizzero ha pensato un unico percorso che si sviluppa intorno a due grandi installazioni ambientali concepite come due cicli,  giorni d'oro e notti d’argento, che trasformano gli spazi in luoghi fantastici, dove il visitatore può vivere le opere come un’esperienza visiva e concettuale.

Il padiglione 9B del MACRO Testaccio ospita giorni d’oro che riunisce alcune opere dell’artista in un ambiente abbagliante, dominato da luci e colori, animato dalla grande installazione vocabulary of solitude, che, dopo il successo al Museum Boijmans di Rotterdam, arriva per la prima volta in Italia, per proseguire nel prossimo dicembre al Bass Museum di Miami, in occasione di Art Basel.

L’opera è costituita da 45 clown che rappresentano, con le loro 45 differenti posture, momenti della vita quotidiana, denunciando allo stesso tempo l’allucinazione della solitudine umana.
La mostra presso Macro Testaccio è arricchita dalla presenza di centinaia di arcobaleni disegnati dagli studenti delle scuole di Roma, coinvolti direttamente dall'artista in collaborazione con il Dipartimento Didattica del museo.

Note biografiche
Nato a Brunnen (Svizzera) nel 1964, Ugo Rondinone vive e lavora a New York. La sua opera ruota intorno a visioni legate alla fantasia e al desiderio, non prive di aspetti ludici, giocosi e surreali. Ha esposto nei principali musei di arte contemporanea del mondo, dal New Museum di New York al Louisiana di Copenaghen. Nel 2007 ha rappresentato la Svizzera alla Biennale di Venezia, e nel 2013 ha esposto l’installazione Human Nature al Rockfeller Center di New York. L’ultima mostra pubblica a Roma risale al 2001, Kiss Tomorrow Goodbye, a Palazzo delle Esposizioni. Fra le mostre recenti i love john giorno al Palais de Tokyo, Parigi, 2015; artists and poets, Vienner Secession, Vienna, 2015; breathe walk die, Rockbund Art Museum, Shanghai, 2014; we run through a desert on burning feet, all of us are glowing our faces look twisted, Art Institute di Chicago, 2013. Le sue opere sono in prestigiose collezioni pubbliche e private, tra le quali il MoMA di New York, L’ ICA di Boston, il San Francisco Museum of Modern Art, il Walker Art Center di Minneapolis ed il Dallas Museum of Art.

Foto:
Ugo Rondinone
vocabulary of solitude, 2014
Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam, 2016
Polistirene, resina epossidica, tessuto
Dimensioni varie
Courtesy l’artista, Sadie Coles HQ, Gladstone Gallery e Galerie Eva Presenhuber


1946. L'anno della svolta

from 2016-06-01 to 2016-10-31

Palazzo di Montecitorio (sede della Camera dei Deputati - Parlamento)


Tattoo Forever. Mostra internazionale del tatuaggio

from 2016-06-02 to 2016-07-24

La Pelanda - Centro di produzione culturale

La Pelanda 2 e Factory
La più grande mostra internazionale mai realizzata sul tatuaggio, inteso come moderna e originale espressione artistica.

La mostra, che nasce da un’idea di Maria Costici, organizzata da Federica Nicosia e dalla storica dell’arte Francesca Villanti per C.O.R. Creare Organizzare Realizzare promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali eDipartimento Servizi Educativi e Scolastici, Politiche della Famiglia, dell’Infanzia e Giovanili, Promozione dello Sport e Qualità della vita, vuole rendere omaggio al Tattoo, una delle forme grafiche più antiche dell’uomo, già celebrata da importanti rassegne a Parigi e Londra, come undicesima e acclamata rivelazione d’arte contemporanea.

Una conferma per Roma Capitale del ruolo vitale svolto da sempre a favore della cultura innovativa. TATTOO Forever è infatti anche un tributo a quella grande mostra pensata con una straordinaria modernità da Renato Nicolini e allestita ai Mercati Traianei nell’aprile del 1985, dal titolo emblematico L’Asino e la zebra, origini e tendenze del tatuaggio contemporaneo.

Un’arte che fa proprio ancora oggi quel memento mori così caro all’iconografia medioevale con le sue danze macabre di teschi e scheletri, che appartengono però da sempre all’immaginario dell’uomo sin dalla preistoria, e di cui il tattoo ne ha adottato la simbologia come profonda meditazione sulla fatuità dell’essere e sulla fugacità della vita.

Tutto si dissolve, anche quella tela effimera su cui il tatuaggio imprime emozioni e fantasie, storie di vite destinate a scomparire insieme all’ultimo respiro.

La mostra di Roma, che vede Asia Argento come testimonial, rappresenta per il tatuaggio un accoglimento ufficiale nel mondo dell’arte; affidata alla direzione artistica di Marco Manzo, uno dei tatuatori italiani più famosi a livello internazionale, è un viaggio globale attraverso la storia e la cultura del tatuaggio; divisa in sezioni, introdotta da quella storica con testimonianze e reperti museali, prosegue con la fotografica, pittorica e grafica con l’esposizione di opere firmate dai più grandi artisti del Tattoo.

Tra le curiosità, una collettiva dedicata ai teschi, una delle simbologie più di tendenza tra i giovani, al mondo dei vignettisti, a B-INK con le sue sessantaquattro lettere dell’alfabeto tatuate e a INKARTA, una inedita esposizione di trentacinque tavole disegnate per raccontare stili e tendenze del tatuaggio dall’antichità ai nostri giorni. VANITAS VANITATUM è invece una sezione dedicata ad artisti contemporanei non tatuatori che espongono opere su tela o sculture collegate sempre al mondo Tattoo.

STORIA
Un focus sulla mostra L’Asino e la zebra, origini e tendenze del tatuaggio contemporaneo aprirà la sezione storia, perseguendo lo stesso cammino iniziato trenta anni fa allo scopo di valorizzare un concetto di cultura versatile e moderna e per affermare, come allora, che l’essenza del tatuaggio è antica e attuale, sofisticata e popolare, ripetitiva e originale, raffinata e plebea, ma eternamente indelebile nella sua spiritualità.

FOTOGRAFIA
Attraverso le foto di Michael Laukien, quindici immagini scattate in giro per il mondo, ci interroghiamo sulla filosofia del tatuaggio e sul suo significato. La sezione propone una serie di ritratti di persone tatuate appartenenti a tribù diverse, alcune delle quali aventi più di 100 anni. Nelle opere appare chiaro come, nonostante la caducità del corpo umano, i tatuaggi spesso incisi sulla pelle decadi prima, perdurino fino alla morte e alcune volte anche dopo.

ARTISTI CONTEMPORANEI
Le opere esposte dei più grandi artisti del Tattoo italiani ed internazionali, sono la conferma per il tatuaggio di un accoglimento ufficiale nel mondo dell’arte, con cui ha dimostrato di avere una interessante contaminazione che utilizza proprio la simbologia come moderno elemento espressivo di purezza e libertà artistica, ricca e provocatoria, liberandola da quella emarginazione culturale in cui era rimasta per secoli imprigionata.
Un’arte solitaria ma nobile nella sua essenza, distinta dalle altre, che sceglie con coraggio un supporto vivo e mortale come quello del corpo.
Ma allo stesso tempo un’arte complementare alle altre, dalla storia millenaria, che pone l’uomo al centro dell’ universo, come una tela da dipingere, una scultura da modellare.
Nomi internazionali come Stefano Alcantara, Joe Capobianco, Yomico Moreno, Nick Baxter, Colin Dale, Paul Booth espongono tutti insieme in questa mostra il meglio della loro produzione artistica. Tra gli artisti italiani Antonio Proietti, Roberto Borsi, Alex De Pase, Billi Murran, Andrea Lanzi e Marco Manzo che presenta la sua ultima opera un busto dorato in bronzo dedicato ad Asia Argento.

CHEYENNE TATTOO ARTIST GALLERY
Una sezione della mostra è dedicata alle immagini degli artisti della scuderia Cheyenne, l’azienda tedesca leader mondiale nella produzione delle macchinette del tatuaggio.

Simone Pfaff & Volker Merschky (aka Buena Vista)
Chaim Machlev (aka Dots to Lines)
David Rinklin (aka Neon Judas)

ARTISTI EMERGENTI
È la sezione interamente dedicata ai giovani artisti emergenti italiani presentati da Ars Estetica l’Accademia che dal 1990 si occupa di formazione professionale nel settore della bellezza, del benessere e della body art a 360 gradi. E’ proprio per attribuire al Tatuaggio la corretta posizione tra le “arti figurative” che nasce il progetto che vedrà in esposizione 15 brillanti talenti emergenti, non solamente con foto di lavori eseguiti su pelle, ma anche con illustrazioni, tavole e dipinti, che testimonieranno la necessità di una formazione artistica completa che è fondamento imprescindibile per l’esercizio dell’arte del tatuaggio.

TATTOO FOR PEACE
Il Grande Canale della Pace®, progetto di MultiOlistica giunto alla sua terza edizione in un anno, presenta nell’ambito della mostra un interessante padiglione denominato “TATTOO FOR PEACE” in cui espongono i testimonial del progetto, Dario Fo con un ritratto femminile dal titolo Libertà così dolce e preziosa e Romina Power con l’olio su tela Rosario in cielo, assieme ad altri artisti della cordata: il maestro argentino Federico Brook, il giovane e talentuoso pittore Daniele Bongiovanni e l’'interessante e originale scultore Paolo Di Nozzi, tutti presenti con opere a tema.
Ampio spazio sarà anche dedicato alla mostra inedita del 13° Festival Internazionale di Humor Grafico che vede la presenza di 100 vignette di autori di tutto il mondo dedicate all’arte del tatuaggio.

TATTOO COUTURE
Ed infine il Tattoo come elemento di seduzione femminile, come nuovo simbolo di quella ricercatezza estrema che solo la Moda può rappresentare e che nella sezione Tattoo Couture vede le creazioni di sei stilisti dell’Alta Moda Italiana e due Accademie rendere omaggio all’arte del tatuaggio.
Alessandro Consiglio, Tiziano Guardini, Guillermo Mariotto per Gattinoni, Anton Giulio Grande, Italo Marseglia, Gianni Molaro; Valentina Passaro per l’Accademia Maria Maiani e Anna Paola Rescigno per la Camera Europea dell’Alta Sartoria, racconteranno attraverso la loro creatività e i virtuosismi delle loro tecniche, dal ricamo alla pittura, il legame che unisce due mondi, quello della Moda e quello del Tatuaggio.
Gli abiti saranno presentati in una inedita installazione artistica di Arte Vetrina Roma con l’utilizzo di manichini storici realizzati in maniera scultorea nei primi anni 80.
I corpi, ispirati alla moda trasgressiva e stravagante di quel periodo,  hanno forme provocanti in contrasto con pose morbide e sinuose.


I voli dell’Ariosto. L’Orlando furioso e le arti

from 2016-06-15 to 2016-10-30

Villa d'Este - Tivoli


Barbara Salvucci - Signs

from 2016-05-26 to 2016-07-29

EMMEOTTO


Alessandro Scarabello - The Garden of Phersu

from 2016-05-12 to 2016-07-31

Gallery Apart


Tesori per l'Aldilà. La Tomba degli Ori di Vulci. Dal sequestro al restauro

from 2016-05-28 to 2016-12-31

Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia


Il mondo così come appare

from 2016-05-21 to 2016-07-30

Galleria 1/9 Unosunove


Pamela Diamante - De sti no

from 2016-06-09 to 2016-09-30

Rossmut


L'Appia Ritrovata. In cammino da Roma a Brindisi

from 2016-06-10 to 2016-07-31

Auditorium Parco della Musica

Auditorium Parco della Musica - AuditoriumExpo
La mostra documentaria, fotografica e multimediale sancisce la riscoperta e la restituzione al Paese dell'intero percorso della prima grande via europea, da Roma a Brindisi, percorsa a piedi nell'estate 2015, a 2327 anni dall'inizio della sua costruzione da Paolo Rumiz, Riccardo Carnovalini, Alessandro Scillitani e Irene Zambon. Il loro cammino ha consentito di tracciare finalmente il percorso integrale della madre di tutte le vie, dimenticata in secoli di dilapidazione, incuria e ignoranza: l’Appia.
I quattro camminatori sono essi stessi a raccontare, in questa mostra, un’avventura che potremmo definire magnifica e terribile, terrena e visionaria, vissuta attraverso meraviglie ma anche devastazioni. La mostra consente di rivivere questa affascinante riscoperta attraverso mappe antiche e moderne, fotografie e filmati, musiche e strumenti multimediali. Essa ci accompagna sui Colli Albani, sotto i Monti Lepini con le fortezze preromane sugli strapiombi, lungo i boscosi Ausoni che hanno dato all'Italia il nome antico e ai piedi dei cavernosi Aurunci dalle spettacolari fioriture a picco sul mare. Ci guida nella Campania Felix, sui monti del Lupo e del Picchio e gli altri della costellazione sannitica, nell'Italia dimenticata degli Osci, degli Enotri e degli Japigi fino all'Apulia della grande sete.

In concomitanza con l’edizione romana de La Repubblica delle Idee. Sarà presentato al pubblico anche il libro “Appia” di Paolo Rumiz edito da Giangiacomo Feltrinelli Editore
e sarà disponibile il DVD di Alessandro Scillitani “Il Cammino dell'Appia Antica” prodotto da Artemide Film

Centrale Montemartini. Capolavori da scoprire

from 2016-06-01 to 2017-01-08

Centrale Montemartini

L’esposizione permanente del Museo Centrale Montemartini si arricchisce di nuovi straordinari capolavori da tempo conservati nei depositi ed esposti al pubblico solo in occasione di mostre temporanee.

L’iniziativa è promossa dalla     Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, organizzazione     Zètema Progetto Cultura

Il percorso alla scoperta delle “new entries” comincia al piano terra, con la piccola sala dedicata al prezioso corredo funerario di Crepereia Tryphaena e prosegue nell’adiacente Sala Colonne, con tre magnifici mosaici policromi di età repubblicana di raffinatissima fattura.

Al piano superiore, in Sala Caldaie, ha trovato adeguata collocazione un altro splendido mosaico con la raffigurazione del ratto di Proserpina. Accanto a queste opere, appartenenti alle Collezioni Capitoline, viene presentato al pubblico anche un prezioso ritratto in basanite dell’imperatrice Agrippina Minore, concesso in prestito alla Centrale Montemartini dalla    Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen.

Il ricco corredo funerario di Crepereia Tryphaena fu rinvenuto alla fine dell’Ottocento durante i lavori di scavo per realizzare le fondazioni del Palazzo di Giustizia. Apparteneva a una fanciulla morta prima delle nozze ed è costituito da una serie di raffinati gioielli in oro e pietre preziose e da altri pregevoli oggetti da toeletta. Il reperto più straordinario è certamente la deliziosa bambola di avorio con arti snodabili, vero capolavoro di intaglio di probabile manifattura egiziana, databile intorno alla metà del II secolo d.C.

In Sala Colonne è esposto per la prima volta un mosaico dall’iconografia molto particolare, raffigurante un labirinto all’interno di una cinta muraria. Scoperto a Roma nel 1958 presso piazza San Giovanni in Laterano, è datato tra il 100 e l’80 a.C. Lo affiancheranno altri due piccoli e raffinatissimi mosaici: uno con un leone circondato da amorini, scoperto ad Anzio nel 1749; un altro raffigurante una scena ambientata lungo le sponde del Nilo, opera della seconda metà del I sec. a.C. rinvenuta nel 1882, durante la costruzione del Palazzo delle Esposizioni.

In Sala Caldaie sarà visibile un grande mosaico pavimentale della media età imperiale con la raffigurazione del rapimento di Proserpina da parte di Plutone, dio dell’oltretomba. Su intercessione della madre Cerere, alla fanciulla fu concesso di tornare sulla terra per sei mesi all’anno, alternando in tal modo la sua esistenza tra il mondo dei morti e quello dei vivi. Per questo motivo la raffigurazione ben si adatta al repertorio funerario: il mosaico fu infatti scoperto a Roma in una tomba della via Portuense nel 1885. Rimasto a lungo in deposito, ha finalmente trovato la sua collocazione definitiva alla Centrale Montemartini.

L’evento offre inoltre l’occasione per presentare al pubblico una preziosa testa-ritratto in basanite dell’imperatrice Agrippina Minore, moglie di Claudio e madre di Nerone, concessa in prestito temporaneo alla Centrale Montemartini dalla Gliptoteca Ny Carlsberg di Copenaghen fino a gennaio 2017. La scultura sarà esposta in Sala Macchine, accanto alla statua femminile di “Orante” delle Collezioni Capitoline, realizzata nella stessa preziosa pietra scura di origine egiziana, alla quale apparteneva in origine. La pertinenza della testa di Copenaghen al corpo della statua capitolina è stata dimostrata nel corso di complessi studi scientifici condotti negli anni Novanta del Novecento che hanno consentito di individuare un preciso punto di attacco tra le due opere.


Giuseppe Capitano - Genesi

from 2016-05-31 to 2016-07-29

La Nuova Pesa Centro per l'arte contemporanea


Brian Eno - Light Music

from 2016-05-20 to 2016-09-30

Galleria Valentina Bonomo


"Now and then..." di Marc Camille Chaimowicz

from 2016-05-26 to 2016-09-10

Indipendenza


David Schutter - Pergamena

from 2016-05-24 to 2016-07-24

Magazzino d'Arte Moderna


Shahzia Sikander: Ecstasy As Sublime, Heart As Vector

from 2016-06-22 to 2016-10-23

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


EXTRAORDINARY VISIONS. L’Italia ci guarda

from 2016-06-02 to 2016-10-23

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Benvenuto! Sislej Xhafa

from 2016-06-02 to 2016-10-09

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Par tibi, Roma, nihil

from 2016-06-24 to 2016-09-18

Arcate Severiane, Archaeological area of the Roman Forum and Palatine Hill, Casa di Augusto sul Palatino, Meta Sudante, Stadio Palatino (detto anche Stadio di Domiziano o Ippodromo Palatino)


La Mela Reintegrata di Michelangelo Pistoletto

from 2016-05-24 to 2016-09-25

Sotterranei e Mitreo delle Terme di Caracalla, Terme di Caracalla


Vasco Bendini. Opere 2000-2013

from 2016-05-30 to 2016-10-01

Accademia Nazionale di San Luca


Femminile e femminino. Donne a casa Andersen

from 2016-05-28 to 2016-10-02

Museo Hendrik Christian Andersen


UGO RONDINONE. giorni d'oro + notti d'argento

from 2016-06-10 to 2016-09-01

Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali

La mostra giorni d'oro + notti d'argento di Ugo Rondinone si articola in due degli spazi istituzionali più importanti della Capitale: il    MACRO Testaccio, massimo esempio di archeologia industriale, e i Mercati di Traiano, monumento simbolo dell’antichità imperiale. 

Nelle due sedi l’artista svizzero ha pensato un unico percorso che si sviluppa intorno a due grandi installazioni ambientali concepite come due cicli,  giorni d'oro e notti d’argento, che trasformano gli spazi in luoghi fantastici, dove il visitatore può vivere le opere come un’esperienza visiva e concettuale.
All’interno dell’esedra dei Mercati di Traiano Rondinone presenta, sempre per la prima volta in Italia, notti d’argento, gruppo di 5 calchi di ulivi millenari ancora presenti in Puglia e in Basilicata, in alluminio verniciato di bianco.

L’idea dell’artista, che vuole rendere omaggio alla terra di origine della famiglia emigrata in Svizzera da Matera, è quella di riportare il monumento ad un’epoca ancestrale, in una sorta di foresta pietrificata simile a quelle dell’epoca preistorica. Una flora al tempo stesso fossile e contemporanea, carica di una dimensione drammatica ed espressiva, quasi epica, sospesa tra naturale e artificiale, tra storia e preistoria.

L’esposizione, promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è curata da Ludovico Pratesi e organizzata con il supporto di Sadie Coles HQ (Londra), Gladstone Gallery (New York-Bruxelles), Galerie Eva Presenhuber (Zurigo) e Esther Schipper (Berlino).


L'arte del sorriso. La caricatura a Roma dal Seicento al 1849

from 2016-06-09 to 2016-10-02

Museo di Roma - Palazzo Braschi

Sarti, cappellaie e rammendatrici di calze, accanto a soffiatori di vetro, burattinai e musicisti. Ma anche servitori gobbi che fanno bella mostra di sé a fianco a personaggi del calibro di papa Benedetto XIV e del cardinale Silvio Valenti Gonzaga, immortalati nel celebre quadro di Giovanni Paolo Pannini.

Sono le 120 opere esposte nella mostra L’Arte del sorriso. La caricatura a Roma dal Seicento al 1849, al Museo di Roma dal 9 giugno al 2 ottobre 2016, e provenienti da diverse istituzioni culturali (Palazzo Chigi di Ariccia, Accademia Nazionale di San Luca, Archivio Storico Capitolino, Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, Istituto Centrale per la Grafica di Roma, Museo del Risorgimento di Roma e la Collezione d’Arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca) oltre che dal Gabinetto delle Stampe di Palazzo Braschi.

L’esposizione, promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è a cura di Angela Maria D’Amelio, Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, Simonetta Tozzi, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Catalogo a cura di Campisano Editore.

A lungo ritenuta un genere minore, la caricatura è tuttavia presente nella produzione di molti grandi artisti, da Leonardo ad Annibale Carracci, a Gian Lorenzo Bernini che per molti aspetti è considerato il vero iniziatore di questo peculiare tipo di ritratto irriverente. Ma è solo nel Settecento che l’arte della caricatura, forma artistica affidata quasi esclusivamente al disegno, ha iniziato ad affermarsi acquisendo una sempre maggiore impostazione intellettualistica.

Come già nel secolo precedente, la caricatura a Roma nel XVIII secolo mirava a ‘colpire’ non la collettività ma il singolo personaggio, com’è evidente nella prolifica produzione di Pier Leone Ghezzi (1674-1755), protagonista indiscusso di questo genere, soprannominato il ‘Cavaliere delle caricature’ per la sua abilità nel ritrarre con arguzia natura e costumi degli uomini di ogni ceto sociale.

Altro magnifico interprete fu l’architetto pontificio Carlo Marchionni (1702-1786) che, con la sua penna bonaria, si dedicò alla caricatura per svago e diletto ma con grande qualità grafica e profondità d’introspezione psicologica. Anche un suo allievo, Giuseppe Barberi (1746-1809), coltiverà assiduamente questo genere parallelamente alla quotidiana attività di architetto raffigurando, oltre i membri della propria famiglia, molteplici personaggi tra nobili, intellettuali, diplomatici, collezionisti, prelati, artigiani e venditori ambulanti.
Con differente stile i tre artisti ci offrono una capillare e sagace cronaca della loro epoca non solo attraverso le caricature ma anche, e soprattutto, con le annotazioni manoscritte poste a margine dei disegni, relative alla vita pubblica e privata dei personaggi ritratti. Una sorta di “diari figurati” che, con le loro microstorie, ci regalano uno spaccato sociale assolutamente inconsueto e affascinante.

Con la fine del Settecento si conclude la fortunata stagione della caricatura a Roma, gradualmente soppiantata dalla vignetta satirica quale illustrazione di una stampa politica e strumento di critica sociale. Sull’esempio dei primi due giornali satirici francesi La Caricature (1830-35) e Le Chiarivari (1832-93) - entrambi fondati a Parigi da Charles Philipon e aperti alla collaborazione di disegnatori quali Honoré Daumier, Grandville, Paul Gavarni - a Roma ne nascono molti simili, tra i quali spicca il notissimo Don Pirlone. Di stampo socialista e anticlericale, esso abbandona definitivamente il tono indulgente della caricatura settecentesca per uno assai più immediato e incisivo, di forte impegno civile.


Su dal mare. Opere di Tommaso Cascella

from 2016-05-19 to 2016-09-12

Corso440


Solo Italia. Architettura e paesaggio culturale - Disegni dal Settecento ad oggi

from 2016-05-25 to 2016-09-25

Istituto centrale per la Grafica - Gabinetto disegni e stampe


Hyuro - Convivencia

Dorothy Circus Gallery


Dialogo sulla Misericordia. Dal Seicento all’Ottocento

from 2016-05-13 to 2016-09-25

Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro


Guerra, Capitalismo & Libertà - Banksy

from 2016-05-24 to 2016-09-04

Fondazione Roma Museo (Museo del Corso) - sede di Palazzo Cipolla

War, Capitalism & Liberty, are the contemporary issues explored in this exhibition through the artworks of the main international street artist known as Banksy.

The exhibition includes extensive corpus artis of Banksy’s works coming from private international collections. Original paintings, prints, sculptures and rare objects will be exhibited, many of which have never been shown previously.

It is a non-profit exhibition, characterized by a strong educational and school-targeting component, which is a comprehensive scientific review of the artist known as Banksy.

As a street artist with his roots in Bristol, Banksy has influenced globally the urban art movement and is arguably one of the movement’s most notorious artist. The exhibition will examine how social and political events of our world are viewed through the street art of Banksy; from his motif of monkeys declaring ‘Laugh Now But One Day I’ll Be in Charge’ to the chilling image of ‘Kids on Guns’.

Banksy is one of most discussed, debated and acclaimed cultural figures of our age. His anonymous persona has captivated international audiences since the late 1990s. An urban artist, his media ranges from painting on canvas, screen-prints and sculpture to large installations and even the occasional livestock. His artwork reveals a unique mix of humour and humanity; it is created for the masses and affords a voice for those in – and indeed outside – of society who would otherwise not be heard. A recent example is his commentary on the refugee crisis and the after effects of Dismaland. His anonymity and refusal to conform mean that he is as difficult to nail down as is his artwork, and thus a survey of his works has never been officially or unofficially exposed in a private museum to a public audience.

The Fondazione brought together this collection – which is extensive and unprecedented – thanks to lenders from around the world. The exhibition will highlight Banksy’s great artistic skills, through all his career, underlining the main inspiration sources: WAR, CAPITALISM and LIBERTY.

An exhibition conceived, promoted and realised by Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo Chairman Emmanuele Francesco Maria Emanuele.
Curated by Stefano Antonelli, Francesca Mezzano & Acoris Andipa


Monday - Camille Henrot

from 2016-05-12 to 2016-11-06

Palazzo Ruspoli - Fondazione Memmo


La Misericordia nell'arte. Itinerario giubilare tra i Capolavori dei grandi Artisti Italiani

from 2016-05-31 to 2016-11-27

Musei Capitolini

Il tema della Misericordia rappresentato attraverso opere d’arte, da dipinti a sculture, da miniature a incisioni 

Il tema della Misericordia, proprio perché costituisce il cuore del pensiero cristiano, è stato oggetto di tante opere d’arte, da dipinti a sculture, da miniature a incisioni, che raffigurano da una parte la Madonna della Misericordia, cioè la Vergine che accoglie con il mantello il popolo cristiano, come una madre che protegge, difende e aiuta la propria prole, e dall’altra le Opere di Misericordia Corporali, che Cristo enuncia (Vangelo di San Matteo, 25, 35-36) e che il buon cristiano deve compiere.

La mostra dunque esporrà varie testimonianze artistiche dedicate al tema della Misericordia, suddividendo il percorso in due sezioni:
- La Madonna della Misericordia.
In questa sezione, un piccolo nucleo di dipinti testimonieranno della grande diffusione che il soggetto ebbe e tra questi si segnalano un dipinto di Niccolò Alunno, proveniente dalla Pinacoteca Comunale di Assisi, una tavola della fine del Quattrocento del Museo Diocesano di Orte, una tela di Jacopo Zanguidi detto Il Bertoja della Galleria Nazionale di Parma. 
L’opera più famosa di questo tema è il Polittico della Misericordia di Piero della Francesca, che si trova a Borgo San Sepolcro, ma tanti sono stati gli artisti che l’hanno raffigurata, da Simone Martini a Lippo Memmi, da Bartolomeo Caporali a Pietro Perugino.  

Le Sette Opere di Misericordia Corporali.
Qui sono presentati i dipinti e le sculture che illustrano le varie opere misericordiose, tra cui si segnalano un bassorilievo di Pietro Bernini del Museo Nazionale di San Martino, la Carità di Guido Reni e un dipinto di Pierre Subleyras del Museo di Roma.
L’opera più celebre e più esemplificativa del tema della misericordia è il dipinto che Caravaggio eseguì per il Pio Monte della Misericordia a Napoli nel 1606-1607, conosciuto come le Sette Opere di Misericordia.  

I due grandi capolavori di Piero della Francesca e di Caravaggio, per la delicatezza e l’importanza delle opere, saranno documentati attraverso pannelli didattici.


Gianni Berengo Gardin. "Vera fotografia". Reportage, immagini, incontri

from 2016-05-19 to 2016-08-28

Palazzo delle Esposizioni


Cielo e Terra: Silvestro Amanzio Moroncelli, i grandi globi del 1716 e la collezione cartografica della biblioteca Casanatense

from 2016-04-28 to 2016-11-28

Biblioteca Casanatense


Peregrinatio Sancta. Le Bolle dei Giubilei dall’Archivio Segreto Vaticano

from 2016-05-04 to 2016-07-31

Palazzo Pontificio Maffei Marescotti


Alex Fakso

from 2016-04-30 to 2016-10-31

Ex Caserma Guido Reni


lasciami entrare. Alessandro Valeri

from 2016-06-02 to 2016-08-28

La Pelanda - Centro di produzione culturale

Foyer 1
La mostra di Alessandro Valeri è l’ultima tappa di un viaggio iniziato dall’artista nel 2011 a Tzippori (Sepphoris in greco antico) in Galilea, vicino a Nazareth.

E’ lì che, all’interno di un moshav ebraico in una zona del paese prevalentemente abitata da arabi musulmani, un piccolissimo gruppo di suore dell’Ordine delle Figlie di Sant’Anna gestisce, con operatori cristiani, ebrei e musulmani, un orfanotrofio che accoglie bambini senza alcuna distinzione di etnia o religione.

Alessandro Valeri vuole aiutare, vuole dare il suo contributo, mettendo a disposizione la sua creatività, la sua arte, il suo impegno. Torna laggiù varie volte, in un crescendo di interesse e di attenzione per quell’oasi di affetti e lavoro. Attiva amici, conoscenti, scatta fotografie, registra suoni, fa riprese video, disegna con e per i bambini. Nasce SEPPHORIS, un progetto per sostenere le attività di un luogo speciale per la diversità culturale e religiosa che rappresenta.

Il primo importante risultato lo raggiunge nel 2015 con la mostra ALESSANDRO VALERI SEPPHORIS curata da Raffaele Gavarro e ospitata al Molino Stucky per la 56. Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia, come evento collaterale. In mostra, in una suggestiva installazione campeggiano le grandi tele delle foto di Tzippori, sulle quali l’artista interviene con segni e colori. Opere che Valeri ha donato alla casa d’accoglienza, impegnandosi direttamente nella vendita e il cui ricavato è servito ad acquistare beni di prima necessità per l’orfanotrofio.

Il secondo traguardo è il libro SEPPHORIS che narra il progetto attraverso testi ma soprattutto immagini. Con l’intento di raccogliere ancora fondi, l’artista da due fotografie ha realizzato una serie di 100 esemplari numerati, di 50 x 63 cm.

Il progetto approda a Roma, negli spazi di MACRO Testaccio, La Pelanda - Foyer 1, con la mostra lasciami entrare, dove attraverso una nuova dimensione narrativa la presenza dei bambini di Tzippori si fa via via più evidente e il loro mondo, fatto di sogni e speranze troppo spesso disilluse, viene raccontato in un percorso visivo dove fotografia e pittura sono immerse in un’opera di sound-design. Migliaia di matite spezzate segneranno il cammino, che culminerà in un’installazione sospesa, un vecchio banco di scuola posizionato nel vuoto per evocare il diritto all’istruzione, spesso negato. Ma non tutto è perduto: la felicità si misura davanti ad una macchina per lo zucchero filato.

La mostra, curata da Micol Veller Fornasa, prevede anche gli interventi critici di Barbara Martuscello e Jonathan Turner.

Note biografiche
Alessandro Valeri vive e lavora tra Narni, Roma e Berlino. Diplomato presso l’Istituto di Stato per la cinematografia e televisione Roberto Rossellini di Roma, ha conseguito il Master presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Tra le principali mostre personali e collettive si segnalano: “Sepphoris” (2015) alla 56° Biennale di Venezia - Eventi Collaterali presso il Molino Stucky alla Giudecca, curata da Raffaele Gavarro. “Stai con me” (2014) alla Medio Area Gallery di Terni, curata da Mimmo Parente; “Panorama” (2013) presso il Museo PAN di Napoli, curata da Francesca Pietracci e Jonathan Turner; “Circo” (2013) presso la galleria Il Ponte Contemporanea di Roma, curata da Giuliano Matricardi; “Elettroshot” (2011) presso lo spazio espositivo delle “Cartiere Binda Milano”, curata da Achille Bonito Oliva; â€œDa un’intuizione teorica” (2011) docu-film, nella mostra “La Transavanguardia Italiana”, curata da Achille Bonito Oliva presso il Palazzo Reale di Milano/MAMBO – Museo d’Arte Moderna (Bologna) /MADRE – Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina (Napoli)/Accademia di San Luca (Roma)/Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Roma); “Esplorazioni” (2000) presso “Associazione Futuro” (Roma), curata da Ludovico Pratesi; “Progetto Oreste” (1999) presso il padiglione italiano della 48° Biennale di Venezia, curata da Harald Szeemann ; Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e del Mediterraneo Roma (1998) ex-Mattatoio (Roma), curata da Jannis Kounellis; “Campagna d’Italia” (1995) presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma, curata da Achille Bonito Oliva.


SUPERSTUDIO 50

from 2016-04-21 to 2016-09-04

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Barbara Salvucci. INK

from 2016-05-06 to 2016-08-28

Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese

Barbara Salvucci presenta i suoi ultimi lavori. Isola di zinco magica nella sua potenza, resa leggerissima dalle trasparenze che la attraversano quasi a inseguirne le venature. 

Sui muri grandi, le poetiche forme realizzate a china paiono liberarsi leggere. Danzano sulle pareti come bellissime meduse marine. Il gesto metodico, ossessivo, monastico, utilizzato dall’artista per arrivare a penetrare all’interno dei suoi materiali è stato possibile attraverso un lavoro che è stato anche di alcuni artisti degli anni Settanta, dai quali si distanzia per una personale leggerezza e felicità delle forme. Barbara consegna alla materia il dono di rivelarci non solo il mistero del genere umano ma quello della creatività dell’universo.


Dall’oggi al domani. 24 ore nell’arte contemporanea

from 2016-04-30 to 2016-10-02

MACRO Via Nizza

Sala Bianca
A cura di Antonella Sbrilli e Maria Grazia Tolomeo, promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e realizzata con il contributo di Bulgari, la mostra, il cui titolo è ispirato a un’opera di Alighiero Boetti, vuole offrire alcuni spunti di riflessione sul grande tema del tempo, che è sempre stato caro agli artisti di ogni epoca e che è diventato via via più urgente a partire dal XX secolo.

Nell’era in cui la tecnologia e internet hanno mutato la nostra percezione della realtà, il concetto di tempo resiste e ritma ancora la nostra vita nel rispetto di criteri e grazie a strumenti che sono stati creati dall’uomo centinaia di anni fa.

Il nostro calendario è ancora basato su quello gregoriano, introdotto da oltre quattrocento anni, la giornata è da secoli scandita da ventiquattro ore, e lo strumento che utilizziamo per calcolarla è ancora l’orologio, a cui affidiamo l’organizzazione del nostro tempo personale e collettivo.

Grazie a internet, il tempo delle nostre vite si è accelerato, ma anche dilatato, perché i social network si sono trasformati in piazze globali che non vanno mai a dormire e restano attive ventiquattro ore su ventiquattro. Non esiste quasi più un limite preciso tra il giorno e la notte e il tempo si è trasformato in un flusso continuo di secondi, minuti ed ore, esattamente come accade sul quadrante dei nostri orologi, dove la lancetta non si ferma mai.

La mostra Dall’oggi al domani si concentra soprattutto sull’oggi, sul trascorrere del tempo nella giornata, una porzione di presente controllabile. Presso il MACRO sono esposti circa settanta capolavori dell’arte moderna e contemporanea, di artisti italiani e stranieri, che sono nati dalla riflessione sul ruolo del tempo nella nostra vita e sugli strumenti di cui l’uomo si è dotato per calcolarlo, con particolare attenzione all’orologio e al calendario. Nella loro varietà, queste opere abbracciano linguaggi ed espressioni multiformi, pittura, fotografia, video, scrittura diaristica, musica, ricamo, elaborazione digitale di dati, rappresentando stimolanti spunti di meditazione.

Un percorso nel tempo, nei giorni, nelle ore, nelle date, arricchite di creatività e fantasia, strappate dal flusso ripetitivo e offerte allo sguardo e all'interazione dei visitatori.

Le opere scelte, nella loro disposizione, suggeriscono alcuni percorsi tematici: Ritmi (Balla, Cambellotti, Paolini, Camoni, Romualdi, Mayr, Patella); Oggi, Domani (Boetti, Ceroli, Mattiacci, Spinelli); Giornate di lavoro (Opalka, Pietrella, Adami, Blank, Giovannoni); Date (On Kawara, Vezzoli, Darboven, Comani); Date speciali (De Dominicis, Closky, Albani, Sebregondi, Bertozzi&Casoni, Pignotti, Fois); Calendari (Boetti, Novelli, Miccini, Ori, Ghirri, Abate, Mambor, Mari, Cattelan, Neuenschwander, Camoni); Diari (Breakwell, Rubio, AOS); Passaggi (Vaccari, Vautier, Baruchello, Benetta); 24 ore (Almond, Shemilt & Partridge, Camporesi).

Sono previsti lavori site specific ad opera degli artisti Manfredi Beninati, Daniele Puppi e Caccavale.

Main sponsor della mostra è Bulgari, da oltre 130 anni emblema di una creatività pionieristica in gioielleria che interpreta le tendenze dell’oggi ma è sempre proiettata nel futuro. Gli spazi della mostra ospiteranno immagini di campagne storiche dedicate agli orologi della Maison nelle quali i concetti di tempo e luogo si fondono in una dimensione artistica ed onirica.  

Ulteriore contributo di Bulgari alla mostra sarà una grande installazione realizzata per la Maison dall’architetto anglo-irachena Zaha Hadid, recentemente scomparsa. La forma dell’opera evoca il serpente, che nella storia dell’arte è stato spesso associato all’eternità del tempo nel simbolo dell’uroboros: la struttura costituirà uno degli spazi in cui si svolgeranno alcune delle iniziative che animeranno la mostra.

Il progetto sarà infatti arricchito da una straordinaria attività sui social networks e da eventi, giochi, performance, incontri, lezioni, reading, condotti in collaborazione con gli allievi dei corsi di Storia dell’Arte Contemporanea della Sapienza Università di Roma - Dipartimento Storia dell’Arte e Spettacolo.

La mostra, che prevede anche una collaborazione con la Provincia Autonoma di Bolzano e con il Goethe-Institut Rom, è accompagnata dal catalogo Dall’oggi al domani. 24 ore nell’arte contemporanea (Manfredi Edizioni), con i testi introduttivi delle curatrici, la conversazione con Achille Bonito Oliva In corsa col tempo, il racconto inedito di Mario Perniola Ventiquattr’ore,  la storia dell’International Society for the Study of Time di Jo Alyson Parker, e gli interventi di Michele Brescia, Daniela Collu, Ada De Pirro, Costantino D’Orazio, Laura Leuzzi, Caterina Marrone, Michela Santoro.


Triumphs e Laments - Opera site-specific di William Kentridge

from 2016-03-09

Lungotevere della Farnesina, Ponte Mazzini, Ponte Sisto

Grande opera site-specific del celebre artista sudafricano William Kentridge. Un progetto di dimensioni eccezionali creato appositamente per la città di Roma, inaugurata per il Natale di Roma (21 aprile 2016).

Sugli argini del Tevere, tra Ponte Mazzini e Ponte Sisto - tratto ribattezzato per l’occasione “Piazza Tevere” -, su una superficie lunga 550 metri si snoda un fregio di circa 80 figure, alte fino a 10 metri, raccontando in ordine non cronologico 'trionfi e lamenti' della Capitale, dall'età antica fino a oggi, da Romolo che fonda Roma e uccide Remo, alla morte di Pasolini.

L'opera emerge dalla patina scura mettendo in evidenza il bianco del travertino. Proprio per le caratteristiche della stessa superficie, il fregio sarà visibile per 4-5 anni, prima di essere riassorbito dal muro stesso.

Alla realizzazione dell'opera collaborano: Roma Capitale (Assessorato Cultura e Sport, Assessorato all’Ambiente), Sovraintendenza Capitolina, Polo Museale Contemporaneo di Roma Capitale, Regione Lazio, Direzione Infrastrutture ambiente e Politiche abitative della Regione Lazio, Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e Architettonici di Roma, MIBAC Ministero dei Beni Artistici e Culturali, Municipio I.


MADE in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica

from 2016-05-13 to 2016-11-20

Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali

Esposizione di marchi, loghi, firme e simboli di proprietà ed appartenenza nell'antica Roma
Guarda il video teaser della mostra
Su twitter     #madeinroma 

Marchi, loghi, firme e i più disparati simboli di proprietà e appartenenza circondavano la vita di un antico romano non meno di quanto accada oggi per un uomo moderno.

Vetri, piatti e lucerne portavano impressi i simboli distintivi dei propri produttori, le derrate alimentari venivano trasportate in botti ed anfore timbrate da impresari e commercianti, così come era in uso il terribile costume di marchiare con signa schiavi o condannati. Sono solo alcuni degli esempi testimoniati dai preziosi reperti esposti  nella mostra archeologica MADE in Roma. Marchi di produzione e di possesso nella società antica e provenienti da prestigiosi musei romani ed internazionali.

Una mostra dedicata dunque al “marchio”, quel complesso sistema di simboli identificativi e di riproduzione di valori e di esperienze che risalgono all’origine dell’uomo e che ha percorso anche la complessa storia economica e sociale dell'antica Roma. Una società “pre-industriale” dove, grazie alla pax romana, si ampliò il sistema produttivo e commerciale – con botteghe, aziende, corporazioni, artigiani, trasporti, strade – e dove i simboli codificarono le identità e la volontà di appartenere ad un sistema produttivo e culturale comune. La romanizzazione trasformò differenti popoli e territori in una communis patria, una patria comune nei confini, nella lingua, negli usi, nei costumi e anche nel commercio. Essere MADE in Roma, quindi, significò amalgamare tradizioni e storie verso una cultura multietnica negli stili, nelle tecniche, nei valori. 

Il percorso espositivo, animato da apparati multimediali, da un sistema di comunicazione dedicato anche ai più piccoli e da un fitto calendario di     attività didattiche, si divide in due macro sezioni:
- analisi dell’aspetto “industriale”del marchio;
- produzione e al commercio marittimo.


Elmi dell'Impero Romano – Dagli Etruschi a Costantino

from 2016-04-18 to 2016-09-04

Stadio di Domiziano


William Kentridge - Triumphs and Laments: a project for Rome

from 2016-04-17 to 2016-10-02

MACRO Via Nizza

Project Room #1 e #2
Curata da Federica Pirani e Claudio Crescentini, l'esposizione presenta oltre 80 opere con un allestimento ideato appositamente da Kentridge per il MACRO. La mostra è promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con la Galleria Lia Rumma.

La mostra rappresenta il culmine di una serie di iniziative artistiche e culturali che hanno legato la città di Roma al famosissimo artista d’origine sudafricana.

Una serie di iniziative che hanno anche come punto di arrivo il monumentale intervento sulla storia di Roma, da sempre fortemente voluto dall’Amministrazione Capitolina, che Kentridge ha iniziato a realizzare lo scorso 9 marzo sui muraglioni del Tevere e che sarà inaugurato il prossimo 21 e 22 aprile, in occasione del Natale di Roma. Si tratta di un progetto multidisciplinare e no-profit, promosso da TEVERETERNO, dedicato al tratto della banchina del Tevere compreso fra Ponte Sisto e Ponte Mazzini, cosiddetta “Piazza Tevere”: il primo e più grande spazio pubblico all’aperto dedicato alle arti contemporanee a Roma.

In mostra i bozzetti a carboncino delle figure ideate dall’artista per i muraglioni del Tevere, dove ricorre penetrante l’iconografia dell’arte antica romana così come immagini e storie dedotte dalla storia della Chiesa, fra le quali una struggente Santa Teresa d’Avila, fino al nostro contemporaneo rappresentato dalla grande e toccante installazione dedicata alla morte di Pier Paolo Pasolini, uno dei poeti e intellettuali più amati da Kentridge.
Oltre a queste opere, già in parte presentate alla Biennale di Venezia del 2015, vengono esposti una serie di disegni a inchiostro e a pastello inediti, realizzati appositamente per l’occasione dall’artista, e un grande fregio su carta, anche questo inedito, lungo oltre sei metri che riproduce proprio la totalità della sequenza delle monumentali figure realizzate dall'artista sull’argine del Tevere.
Esposti anche alcuni ritagli di figure e oggetti, sempre inediti, che in seguito verranno adoperati come stendardi dai performer in occasione dell'evento musicale e teatrale, concepito da Kentridge in collaborazione con Philip Miller, che sarà rappresentato nel corso dei due giorni di inaugurazione e di cui le prove saranno realizzate direttamente presso gli spazi di MACRO Testaccio, gentilmente concessi dalla Sovrintendenza Capitolina per tale straordinaria occasione. Questi “cut out”, come li definisce l’artista, esposti al MACRO, saranno poi portati in processione durante la performance, entrando e uscendo dal museo per tale occasione.
Trasmessi inoltre dei video preparatori del grande processo creativo messo in atto, ormai da anni dall’artista, basilari per capire l’evoluzione del progetto totale “Triumphs and Laments”.
Questo del resto è il modo scelto da Kentridge di confrontarsi con Roma, in maniera multidisciplinare e multimediale, dove l’arte e la cultura di uno dei più grandi artisti contemporanei dialoga e si confronta appunto con la grande storia millenaria dell’Urbe, le sue iconografie, i protagonisti, l’ambiente rivissuto e riletto con grande forza creativa e intellettuale.


Domon Ken. Il maestro del realismo giapponese

from 2016-05-27 to 2016-09-18

Museo dell'Ara Pacis

Monografica dedicata ad uno dei fotografi più importanti della storia della fotografia moderna giapponese

In mostra circa 150 fotografie, realizzate tra gli anni Venti e gli anni Settanta del ‘900, che raccontano il percorso di ricerca verso il realismo sociale. Dai primi scatti, prima e durante la seconda guerra mondiale, che mostrano la visione legata al fotogiornalismo e alla fotografia di propaganda, passando dalla fotografia di ambito sociale, la mostra ripercorre la produzione di Domon Ken fino all’opera chiave che documenta la tragedia di Hiroshima, alla quale il fotografo si dedicò come rispondendo ad una chiamata e ad un dovere umanitario.

Cura della mostra Rossella Menegazzo, docente di Storia dell’Arte dell’Asia Orientale all’Università degli Studi di Milano e del Maestro Takeshi Fujimori, direttore artistico del Ken Domon Museum of Photography.


Alphonse Mucha

from 2016-04-15 to 2016-09-11

Complesso del Vittoriano (Ala Brasini)

The Complesso del Vittoriano is housing a major retrospective on the leading representative of Art Nouveau and one of the most celebrated artists in Europe at the turn of the 20th century: Alphonse Mucha.

Under the aegis of Istituto per la storia del Risorgimento , organized and produced by Arthemisia Group in collaboration with the Mucha Foundation, with the support of the Regione Lazio, the exhibition is bringing a remarkable nucleus of works by the Czech artist to Rome: over 200 masterpieces illustrating the development of Mucha's career and the maturation of a man who lived in one of the most tumultuous periods of European history.

The grand Roman exhibition, curated by Tomoko Sato, is bringing to Italy many posters, drawings, paintings, decorative works, books and photographs for the first time. Through works such as Gismonda (1894), The Seasons: Summer (1896), Madonna of the Lilies (1905) and Study for 'The Slav Epic' cycle No. 14: The Defence of Sziget (c. 1913-14), the exhibition explores six different aspects of the artist's personality across as many sections: Bohemian in Paris; creator of the Mucha style; cosmopolitan; mystic; patriot; and philosopher-artist.


Barbie. The Icon

from 2016-04-15 to 2016-10-30

Complesso del Vittoriano (Ala Brasini)

Although her real name is Barbara Millicent Robert, for all the young girls who have owned one she's just Barbie. But, Barbie is more than just a doll, she is a global icon, who manages to knock down every linguistic, cultural, social, and anthropological barrier, and in her 56 years of life, she has represented 50 different nationalities had over 150 careers and much much more.

Indeed, it is for this reason that also Complesso del Vittoriano has chosen to dedicate an exhibition to her: curated by Massimiliano Capella, and produced by Arthemisia Group and 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE in collaboration with Mattel.

Barbie. The Icon tells the story of the incredible life of this ageless woman who has had the privilege to be timeless, to cross distant eras and lands, thereby bolstering her status as a legend and, above all, as an icon of fashion and a reflection of the times.

The exhibition comprises five sections and starts with an introductory room called Simply Barbie, which contains 8 iconic dolls, as well as representative pieces for each decade from 1959 to the present time.

The first section, From Teenage Fashion Model Doll to Fashionista. A fashionable doll, is dedicated to a key aspect of Barbie's life, i.e. fashion.

The second section called I Can Be. Barbie Careers, exhibits the collection of international careers, and emphasizes Barbie's philosophy, which has inspired and encouraged three generations of girls to dream, discover, and explore a world where 'Anything is possible'.

The third section presents Barbie's family and friends and is called Barbie's Family. The section also hosts a reconstruction of Barbie's house, where children can enter and explore the rooms where Barbie lives, experience her lifestyle and take memory pictures.

The fourth section, Travelling Barbie, Dolls of the World, pays tribute to one of the most original and modern aspects of Barbie's story: the quest, begun back in 1964, for a link between different cultures, a multiethnic variety which signifies an inexorable contemporary value.

The fifth and last section, Barbie Divas, tells how over time Barbie has identified and compared herself with many of the heroines of her day.


Roma Anni Trenta. La Galleria d’Arte Moderna e le Quadriennali d’Arte 1931 - 1935 - 1939

from 2016-03-24 to 2016-10-30

Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale

La mostra è dedicata alle opere acquistate dal Governatorato di Roma alle prime edizioni delle Quadriennali d’Arte (1931-1935-1939), importanti manifestazioni espositive, destinate a rappresentare l’arte italiana contemporanea nelle sue diverse tendenze.

#RomaAnniTrenta

La mostra è promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, a cura della Galleria d’Arte Moderna in collaborazione con la Fondazione La Quadriennale di Roma e con l’Istituto Luce-Cinecittà.

La Quadriennale nasceva in un vasto piano di riordino e razionalizzazione delle iniziative a carattere espositivo sul territorio nazionale. L’idea era accentrare le forze più rappresentative dell’arte italiana in un’unica grande esposizione di raccordo tra le mostre provinciali e regionali, organizzate dai sindacati artistici, e l’appuntamento internazionale della Biennale veneziana. La Quadriennale doveva diventare la più importante manifestazione artistica a livello nazionale, collegata a una pianificazione di incentivi per gli espositori. Le prime tre edizioni del 1931, 1935, 1939 sono esemplari a questo riguardo e coincisero con il momento di grande attenzione che il regime riservò al lavoro degli artisti e alla funzione dell’arte come affermazione del primato italiano di civiltà e supremazia. Lo svolgimento delle manifestazioni e la perfetta e serrata organizzazione di un sistema di comitati e di giurie, di inviti e premi, di regolamenti e di eventi inaugurali, che nella figura di Cipriano Efisio Oppo trovarono un intelligente stratega, rappresentò un elemento non secondario della promozione delle arti voluta dal regime, un’occasione e un’importante vetrina per le arti figurative a livello nazionale. L’intervento economico del governo nella loro realizzazione coincideva con l’importanza che la capitale, nelle intenzioni di Mussolini, veniva ad assumere, non solo come centro politico amministrativo, ma anche culturale e artistico, dell’intera nazione. Era inteso che la Galleria di opere moderne, inaugurata nel 1925 in Palazzo Caffarelli e ribattezzata nel 1931 Galleria Mussolini, rappresentasse il fiore all’occhiello anche del Governatorato che volle promuovere, per lo più proprio presso le Quadriennali, un’intensa campagna di acquisti che nel giro di pochi anni superò le trecento acquisizioni.

Le circa 120 opere selezionate nel patrimonio della raccolta capitolina presentano un quadro il più possibile fedele al carattere delle prime Quadriennali e, con esse, delle tendenze presenti nell’arte italiana degli anni Trenta. Nel percorso della mostra, accanto alle opere sono di fondamentale importanza i documenti storici e le immagini provenienti dalla Fondazione La Quadriennale di Roma e dall’Istituto Luce-Cinecittà, partner imprescindibili di questa esposizione e custodi di un eccezionale patrimonio documentario, fotografico e filmico, che restituisce il carattere e l’importanza di quegli eventi, insieme ad uno spaccato della quotidianità di quel decennio. Cataloghi, rassegne stampa, lettere e documenti, insieme a filmati originali e ad una videoinstallazione di Roland Sejko realizzata per questa occasione offrono al pubblico ulteriori chiavi di lettura di un periodo estremamente ricco e complesso in cui anche le trasformazioni urbanistiche e l’architettura svolsero una fondamentale funzione di educazione e di indirizzo al consenso.

L’allestimento delle opere non rispetta una sequenza cronologica ma individua temi significativi come quelli che di fatto emergevano dalle manifestazioni: i grandi maestri e le nuove generazioni; i futuristi; gli italiani a Parigi, la mostra postuma di Scipione, il tonalismo e la scuola romana, la grande scultura, il novecento e le scuole regionali. Accanto ai capolavori già noti della collezione vengono presentate, secondo il principio di rotazione che guida la programmazione della Galleria d’Arte Moderna, opere finora mai esposte.
Accanto a Felice Casorati, Mario Sironi, Felice Carena, Scipione, Mario Mafai, Emanuele Cavalli, Giuseppe Capogrossi, ma anche, Renato Guttuso, Enrico Prampolini, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Gino Severini – per citare alcuni dei protagonisti della cultura figurativa degli anni Trenta, presenti nella collezione con opere ritenute capisaldi dell’arte italiana del Novecento e già note al pubblico romano – figurano dipinti finora mai esposti come Tribunale tigrino di Domenico Belli, autore della generazione futurista presente alla III Quadriennale del 1939, o nella sezione del Novecento, gli encausti di Salietti o Le spose dei Marinai di Massimo Campigli, manifesto della sua originale poetica presentato alla II Quadriennale del 1935. Per la scultura i capolavori di Arturo Martini, Il pastore e di Marino Marini La bagnante, entrambi primi premi alle manifestazioni del 1931 e del 1935. Lungo tutto il periodo della mostra, inoltre, saranno proposti focus su opere particolarmente significative della raccolta.
Un programma di visite guidate e di incontri su argomenti legati alla vita culturale degli anni Trenta a Roma accompagna la mostra nei primi mesi per riprendere dopo l’estate con successive iniziative.
La conclusione della mostra coinciderà con l’apertura della 16a Quadriennale d’arte al Palazzo delle Esposizioni da ottobre 2016 a gennaio 2017, in un ideale passaggio di testimone tra passato e presente.

Hanno curato la mostra:
per la Galleria d’Arte Moderna: Arianna Angelelli, Maria Catalano, Federica Pirani, Gloria Raimondi;
per la Fondazione La Quadriennale: Assunta Porciani; Alessandro Sandorfi
per l’Istituto Luce-Cinecittà: Maria Gabriella Macchiarulo; Roland Sejko

RASSEGNA STAMPA

“Il Giornale dell’Arte” 21 marzo 2016    Le Quadriennali alla Gam di Roma di Guglielmo Gigliotti

“Artemagazine” 23 marzo 2016    Le Quadriennali degli anni Trenta in mostra alla GAM di Roma

“Artribune” 23 marzo 2016    Roma Anni Trenta. La Galleria d’Arte Moderna e le Quadriennali d’Arte Nazionale 1931-1935-1939

“Roma d@ leggere” 23 marzo 2016    Roma e l’arte italiana degli anni Trenta alla Galleria d’Arte Moderna di Alessandro Morino

“Equilibriarte” 23 marzo 2016    Roma Anni Trenta di Leonardo Basile

“L’Einstein. Il Giornaletto indipendente” 24 marzo 2016    Roma racconta le Quadriennali degli anni Trenta

“Ansa.it” 24 marzo 2016    Roma e gli anni ’30 nell’arte, da Casorati a Mafai

“Arte.Sky.it” 24 marzo 2016    Roma Anni Trenta. La Galleria d’Arte Moderna e le Quadriennali d’Arte Nazionale 1931-1935-1939

“CNO. Community Network Organization Web TV” 25 marzo 2016    Le prime della Quadriennale alla Gam di Roma in 120 opere: tutta l’arte degli anni ’30 di Grazia Manna

“Interris – Online Iternational Newspaper” 26 marzo 2016    GAM, AL VIA LA MOSTRA “ROMA ANNI TRENTA”. Alla Galleria di Arte Moderna da domani al prossimo 30 ottobre di Milena Castigli

“Il Tempo” 1 aprile 2016    La Roma degli anni Trenta nell’arte delle Quadriennali di Gabriele Simongini

“Quotidiano Arte.it ” 13 aprile 2016    Roma anni Trenta, la Galleria d’Arte Moderna e le Quadriennali d’arte 1931-1935-1939 di Laura Gigliotti


Antoine Jean-Baptiste Thomas e il popolo di Roma (1817-1818)

from 2016-03-23 to 2016-09-11

Museo di Roma - Palazzo Braschi

Il Museo di Roma conserva non solo vari esemplari, sia sciolti sia rilegati, delle litografie inserite nel volume "Un an à Rome et dans ses environs" ma anche 142 disegni originali, acquisiti nel 1963, una selezione dei quali viene esposta nella mostra "Antoine Jean-Baptiste Thomas e il popolo di Roma (1817-1818)" promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, a cura di Angela Maria D’Amelio e Simonetta Tozzi.

Come doveva apparire agli occhi di un francese la Roma di inizio Ottocento? Caotica e rumorosa, certo, ma anche piena di colori e di suoni, di odori perfino e costellata di volti caratteristici e anonimi al tempo stesso, inconfondibili. Sono i mestieri del popolo ad animare le vie e le piazze, assieme ai rituali condivisi dalla gente come dai nobili e dal clero e snocciolati come i grani di un rosario lungo tutto l’anno, giorno dopo giorno, a cadenzare il tempo e le stagioni.
Questo caleidoscopio di scene quotidiane colpì a tal punto il pittore Antoine Jean-Baptiste Thomas da spingerlo a realizzare una serie di schizzi dal vero, durante il suo soggiorno romano tra il 1816 e il 1818 in qualità di vincitore del Prix de Rome dell’Accademia di Francia. Solo dopo il suo rientro in Francia questi fogli vennero selezionati dall’autore e organizzati in 12 sezioni corrispondenti ai mesi dell’anno, con un testo esplicativo di accompagno alle immagini. Fu poi François Le Villain a trarne le litografie che confluirono nel volume Un an à Rome et dans ses environs, edito da Firmin Didot prima nel 1823 e poi nel 1830.


I MACCHIAIOLI. Le collezioni svelate

from 2016-03-16 to 2016-09-04

Chiostro del Bramante

The exhibition 'I Macchiaioli. Le collezioni svelate' (The Macchiaioli. The Collections Revealed) opens at the Chiostro del Bramante in Rome on 16 March and for the first time offers the public the chance to see important paintings by the Macchiaioli and others, within the context of the collections that originally held them. The works that belonged to great collections of the past – for example those of Cristiano Banti, Diego Martelli, Rinaldo Carnielo, Edoardo Bruno, Gustavo Sforni, Mario Galli, Enrico Checcucci, Camillo Giussani and Mario Borgiotti – are now mostly in private collections and represent the core of the most important 19th-century Italian movement in painting.

The over 110 works on display are the gems of the rich collections of great art patrons of the period. They were extremely interesting personalities who shared a great passion for painting, entrepreneurs and businessmen in love with beauty, without whom we could never admire these masterpieces today. Sometimes personally donated by the artists themselves, but more often purchased to support painter friends going through hard times, these works – that give aesthetic pleasure and enrich major collections – have become masterpieces sought after by the great art connoisseurs of our day.


La fine dell’Europa nell’Arte di Jean Auscher

from 2016-03-18

Galleria Moderni


HIGHLIGHTS / VISIONS. Sou Fujimoto, Michelangelo Pistoletto, Paolo Soleri, Luca Vitone, Franz West e Chen Zhen

from 2016-03-11 to 2016-11-06

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Feed your mind!

from 2016-02-27 to 2016-07-31

Explora - il museo dei bambini di Roma


La grande biblioteca d'Italia. Bibliotecari, architetti e artisti all'opera: 1975-2015

from 2016-02-25

Biblioteca Nazionale Centrale


Santa Maria Antiqua tra Roma e Bisanzio

from 2016-03-17 to 2016-09-11

Archaeological area of the Roman Forum and Palatine Hill, Santa Maria Antiqua

After a long period of renovation work, Santa Maria Antiqua reopens in occasion of the exhibition "Santa Maria Antiqua tra Roma e Bisanzio".


Roma Sport Hall of Fame

from 2016-02-16 to 2016-12-31

The Sports Hall of Fame ( Sport Museum) has finally opened its doors in Rome.
For the first time in Italy an entire space will be dedicated to the history of sport. From football to Formula One, from athletics to boxing, all world sports will be on show.
Hundreds of the world’s most famous champions will share their memories and take visitors on a memorable journey through the history of sports.
In the magnificent historical setting of a fifth century palace, the Sports Hall of Fame is located in Piazza d’Aracoeli 16, few steps away from the famous Altare della Patria and just in front of the Campidoglio.


Bizhan Bassiri - Specchio Solare. NOOR

from 2016-02-23 to 2016-12-31

Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese

Presso lo spazio esterno del Museo Carlo Bilotti
La luce, Noor in persiano, è elemento base dell’opera di Bizhan Bassiri. L’iniziativa segue di pochi giorni l’inaugurazione al MACRO Testaccio della personale dello stesso artista,    La Riserva Aurea del Pensiero Magmatico.

La scultura Specchio Solare torna in Italia dopo essere stata protagonista della personale dedicata a Bassiri tenutasi nel settembre del 2015 alla AUN Gallery di Tehran. A Roma, al Museo Carlo Bilotti, l’opera entra in contatto con il cuore verde della città, creando un legame di continuità tra le due capitali e le due culture, di cui l’artista stesso è un esponente.

Opera in esposizione:  BIZHAN BASSIRI_DSC_1872
Bizhan Bassiri, Noor, 2015, Aun Gallery Tehran, Iran - photo credits Mahhnaz Sahhaf

Nel termine Noor è chiaro il riferimento alla luce naturale che metterà in relazione la scultura Specchio Solare di Bizhan Bassiri con lo spazio che la circonda, liberandola della sua funzione primaria di superficie riflettente per trasformarla in luogo in cui la luce diviene forma. Sulla porta del Museo Bilotti l’artista italo persiano compie un gesto di continuità nello spazio che genera un’apertura su una nuova dimensione, innescando una serie infinita di rimandi tra reale e immaginario.

Bizhan Bassiri, nato a Tehran nel 1954, giunge a Roma nel 1975 e vive tra Roma e Chiusi (Siena). Comincia a esporre nel 1981 partecipando a mostre personali e collettive. La sua ricerca artistica inizia con l’utilizzo di materiali diversi: superfici di cartapesta e di acciaio e bronzo, elementi lavici, elaborazioni fotografiche. È autore del Pensiero Magmatico (1984), del Manifesto del Pensiero Magmatico (1984 - 2016). Tra le mostre principali, personali e collettive, si segnalano: Paesaggio con rovine, Orestiadi, Gibellina (Trapani) (1992). IX Biennale di Sydney (Australia) (1992). Corpus Delicti, Museum van Hedendaagse Kunst, Gand (Belgio) (1995). Engel: Engel, Kunsthalle, Vienna (Austria); Pensiero Magmatico. Paesaggi della Mente, Borholms Kunstmuseum, Borholms (Danimarca) (1998). Au rendez-vous des amis. Identità e Opera, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato (1998). The Opening. Eventi Tellurici, Arsaevi, Collegiumartisticum, Sarajevo (Bosnia) (2002). Sorgente, Centro Arte Contemporanea BM, Tophane-i Amire, Istanbul (Turchia) (2004). Il Pendio, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (2004). La Caduta delle Meteoriti, Museo Archeologico Nazionale di Venezia (2011). La Riserva Aurea, Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia (2013). La Battaglia, Sala dei Cinquecento, Palazzo Vecchio, Firenze (2014). Motlaq, Tehran Contemporary Art Museum, Tehran (2015). Noor, Aun Gallery, Tehran (2015).


La Wunderkammer (Camera delle Meraviglie) della Cecchignola

from 2015-12-13

Castello della Cecchignola


"In cammino con Giovanni Paolo II verso il Giubileo straordinario della Misericordia" di Anna Gulak

from 2015-12-01 to 2016-11-20

Aeroporto di Fiumicino Leonardo da Vinci - Connections


"Ragazzi leggeri come stracci". Pier Paolo Pasolini dalla borgata al laboratorio di scrittura

from 2015-11-04

Biblioteca Nazionale Centrale


E.T. THE FALL - I tesori sepolti di Atari

from 2015-10-29 to 2016-12-31

VIGAMUS - The Video Game Museum of Rome


Bollettino 1268. Il confine di carta

from 2015-09-10 to 2018-11-04

Museo Storico della Fanteria e Museo Storico dei Carristi


Pier Luigi Nervi. Architetture per lo Sport

from 2016-02-05 to 2016-10-02

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


La Biblioteca Vallicelliana celebra il suo fondatore nel V centenario della sua nascita: S. Filippo Neri (1515 - 1595)

from 2015-05-21

Biblioteca Vallicelliana


Antonio Milana - Directions

Trastfactory Art Gallery


La camera delle meraviglie: seduzioni dai gioielli Castellani

from 2015-01-29

Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia


La misteriosa scoperta della tomba di Tutankhamon

from 2014-10-30 to 2017-06-30

Accademia d'Egitto, Museo Egizio dell'Accademia d'Egitto


Goethe in Italia

from 2013-01-01

Casa di Goethe


I tesori del Colosseo

from 2012-05-05

Colosseo - Anfiteatro Flavio


Leonardo da Vinci. Il genio e le invenzioni

from 2009-04-30 to 2017-04-30

Palazzo della Cancelleria

The Leonardo da Vinci Machines Exhibition in Rome – The genius and his inventions – celebrates the universal genius of Leonardo da Vinci by presenting about fifty full scale machines: flying machines, like the precursor to the parachute, a bicycle, a hydraulic saw, and many other inventions. They are all fully operational and they can be touched and set them in motion, to grant a deep interactive experience of understanding the genius of Leonardo da Vinci.

The machines are grouped into 5 sections. The four elements of nature - water, air, earth and fire and the mechanism section, which includes all those basic machines, with different possibility of application, like the conversion of motion or the endless screw. One of the most interesting project is the Armoured Tank, for the first time in Rome in life size: it weights two tons, and about six metres in diameter, and three metres high.

The Exhibition is inside the historical Palazzo della Cancelleria (Piazza della Cancelleria next to Piazza Campo de’ Fiori) in Rome.


Presepio dei Netturbini romani

from 2015-11-01

This the 40th anniversary of the traditional Nativity scene created and realized by Giuseppe Ianni together with the Roman garbage collectors. Visited also by Paolo VI and Mother Teresa of Calcutta and much cherished by Giovanni Paolo II, the Nativity scene is made of Roman turf and stones coming from different countries. The setting is inspired by the Palestine of 2000 years ago. 

Museo Leonardo da Vinci - Il Genio di Leonardo

from 2016-01-01

Galleria Agostiniana


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