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My son and I spent a week at the Laurentia in June 2003 and found it absolutely charming. It is in the real Italian district near the University and the train station so there were lots of restaurants ..by TripAdvisor"




 

“Dalla superficie allo spazio” di Attilio Nesi

from 2017-04-21 to 2017-04-30

Area Contesa Arte


Il Pianeta Fragile

from 2017-05-10 to 2017-05-21

Auditorium Parco della Musica

Auditorium Parco della Musica - Foyer Auditorium
a cura di
Marina Conti
“Il paradiso è sotto i nostri piedi”, scriveva nell’Ottocento il filosofo Henry David Thoreau. Sembra ancora miracolosamente qui e oggi, guardando una delle foto di “Il pianeta fragile”, la mostra di National Geographic Italia che si terrà nel foyer dell'Auditorium di Roma dal 10 al 21 maggio. Un giardino di delicati coralli nelle acque languide, come in un quadro impressionista di Monet, di Kimbe Bay, in Papua Nuova Guinea: due pescatori, padre e figlio, navigano su una canoa a bilanciere sulle acque di cristallo di un regno corallino che a differenza di tanti altri nel mondo pullula ancora di vita, per via della posizione isolata e perché è protetto e controllato. “Un mondo ancora più alieno dei confini dello spazio”, secondo il fotografo autore dello scatto David Doubilet. Ma a differenza dello spazio questo universo vive e respira, ospita galassie di pesci e formazioni coralline spettacolari. “Sono ottimista: un giorno la Terra servirà a concimare un pianeta lontano”, commenta Altan in una delle sue brucianti vignette. La bellezza e l’armonia naturale del nostro pianeta sono beni fragili. Irripetibili. Sempre più a rischio per le ferite inflitte in nome dell’interesse economico. La sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti: “La Terra è ferita, serve una conversione ecologica”, ha ammonito papa Francesco. La “mission” della Society - Ispirare, illuminare e divulgare, per cambiare il mondo - è evidente nei réportages e nelle fotografie che il magazine pubblica da 129 anni sui cambiamenti del nostro pianeta. La mostra ci conduce in un viaggio ideale, attraverso gli scatti dei maestri dell’obiettivo di National Geographic, sulla fragilità, la sofferenza, la bellezza del mondo, invitando a una riflessione e a un maggiore senso di
responsabilità. Perché ci sono questioni sulle quali vale di pena di impegnarsi per motivi etici. La qualità della vita non è cosa di poco conto. Tra i fotografi in mostra: Jonas Bendiksen, James P. Blair, Ira Block, Jodi Cobb, Jad Davenport, David Doubilet, Gordon Gahan, Greg Girard, Fritz Hoffmann, Lynn Johnson,, Ed Kashi, Karen Kasmauski, Robb Kendrick, Tim Laman, Frans Lanting, David Liittschwager, Luca Locatelli, Pablo Lopez Luz, Steve McCurry, Michael Melford, Palani Mohan, Paul Nicklen, Carsten Peter, Jim Richardson, Ruben Salgado Escudero, Joel Sartore, John Stanmeyer, George Steinmetz, Mike Theiss, Mark Thiessen, Tyrone Turner, Stefano Unterthiner, Stephen Wilkes, Michael S. Yamashita, Christian Ziegler.

"se vedi due rinoceronti…" - Fantini

from 2017-04-27 to 2017-05-16

Antiquariato Valligiano, Rvb Arts


Presenze - Pia Broggio

from 2017-04-22 to 2017-04-28

Vanio Centro d'Arte Vista


Otros sonidos, otros paisajes. Mostra di sound art

from 2017-05-05 to 2017-06-11

MACRO Via Nizza

L’esposizione vede proposti per la prima volta in Italia i lavori di cinque sound artists cileni. L’esplorazione sonora di paesaggi del Cile, dal deserto di Acatama fino alla regione della Patagonia: è questo il filo conduttore delle installazioni realizzate dagli artisti sonori con l’obiettivo di rileggere e ridare luce, attraverso la prospettiva dell’ascolto, a geografie e storie messe ai margini nel contesto globale.

L'esposizione è curata da Antonio Arévalo, critico e curatore, addetto culturale dell’Ambasciata del Cile in Italia, e da Leandro Pisano, curatore, teorico e ricercatore sonoro indipendente, fondatore di Interferenze New Arts Festival e del progetto di residenza artistica sonora e rurale Liminaria.

In mostra ci saranno: Fernando Godoy, che ha catturato l’impronta acustica del deserto di Atacama come luogo di sospensione tra passato e futuro; Claudia González Godoy, che ha catturato il rumore del fiume Mapocho, il cui sgocciolio rappresenta il suono dello scorrere del tempo; Sebastian Jatz, il quale ha realizzato un’istallazione sonora costruita secondo i principi dell’arpa eolica; Rainer Krause, che indaga attraverso il suono della voce la connessione tra l’uomo e il territorio in cui vive; Alejandra Perez Nuñez, la cui opera interattiva rappresenta una cartografia sonora della penisola antartica.

Una riflessione sul ruolo sempre più rilevante della sound art all’interno del panorama dell’arte contemporanea ma anche del suono nelle scienze umane e sociali. Attraverso l’arte, il suono emerge come linguaggio e dispositivo autonomo in grado di mettere in discussione paradigmi costituiti, superando un inquadramento puramente musicologico. “Otros sonidos, otros paisajes” rappresenta non solo un momento significativo di incontro culturale, ma anche una stimolante opportunità per riflettere sull’importanza del suono come elemento di forte connessione con gli spazi che attraversiamo e che, grazie alla prospettiva espressa dai cinque artisti coinvolti, fa emergere narrazioni  finora rimaste inascoltate.


Mostra d'Arte "Cento pittori via Margutta" (105^ edizione)

from 2017-04-27 to 2017-05-01

Via Margutta


Cross the Streets

from 2017-05-07 to 2017-10-01

MACRO Via Nizza

La mostra Cross The Streets, a cura di Paulo von Vacano, raccoglie e racconta 40 anni di Street Art e Writing, ospitando negli spazi del museo i più importanti artisti che hanno segnato le tappe fondamentali di questo movimento a livello internazionale e locale.

L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ed è ideata e prodotta da Drago, in collaborazione con nufactory (promotore e ideatore di Outdoor Festival), progetto ABC della Regione Lazio e con il supporto organizzativo e servizi museali di Zètema Progetto Cultura. La mostra è inoltre patrocinata dal CONI.


Night Games - Stefano Cerio

from 2017-05-05 to 2017-07-08

Galleria del Cembalo


Italo Insolera, il bianco e nero delle città. Immagini 1951-1984

from 2017-05-12 to 2017-07-09

Museo di Roma in Trastevere

Urbanista, storico, autore di “Roma moderna”, Italo Insolera è stato anche fotografo. Lo è stato per documentare il proprio lavoro ma soprattutto per passione. C’è un legame forte fra le riflessioni di Insolera sui processi urbani di sviluppo e trasformazione e il bianco e nero delle sue città: nell’impegno in difesa del patrimonio culturale e ambientale, come nella sensibilità e talvolta l’ironia delle sue inquadrature, c’è la ricerca quotidiana, coerente di risposte per governare il territorio nell’interesse della comunità.

La mostra, curata da Cristina Archinto e Alessandra Valentinelli, presenta 50 immagini inedite, scattate da Italo Insolera tra l’immediato dopoguerra e gli anni Ottanta.

Le sequenze giovanili ritraggono la Roma in cui Insolera si laurea nel 1953, la Sicilia e l’Abruzzo dove lo conducono i primi incarichi professionali. L’uscita di “Roma moderna” nel 1962 fissa l’inizio di una fervida stagione di sfide etiche e culturali; è l’urbanista maturo che fotografa in Sardegna o in Valnerina e al taglio sobrio delle architetture sostituisce i segni dell’uomo su città e paesaggi. Negli anni Settanta Insolera torna a indagare le “Mirabilia Urbis” descritte dall’amico Antonio Cederna; uno sguardo critico che si traduce in immagini sempre più contrastate, vitali, sferzanti, svelando la tensione ideale che tanto ha caratterizzato i suoi saggi e oggi ne ripropone l’attualità.

In contemporanea alla mostra esce, per Palombi Editore, il libro “Italo Insolera, fotografo”: che raccoglie duecento scatti selezionati tra le sequenze di Roma, dei viaggi, dei luoghi dov’è intervenuto come urbanista. Nato alcuni anni orsono da spunti e indicazioni di Insolera, il volume si è avvalso dell’aiuto indispensabile di Anna Maria Bozzola Insolera, oltre che delle memorie e suggestioni di quanti lo hanno conosciuto.


Michelangelo capolavori ritrovati

from 2017-04-22 to 2017-05-07

Musei Capitolini

Esposizione che presenta per la prima volta al mondo il “verso” de Il sacrificio di Isacco di Michelangelo

La Mostra è a cura di Pina Ragionieri, Presidente della Casa Buonarroti, e nasce da una idea di MetaMorfosi insieme alla stessa curatrice. Durante il restauro di alcuni disegni di Michelangelo a Casa Buonarroti è stata fatta una scoperta eccezionale. La rimozione del cartone del disegno di Michelangelo Il sacrificio di Isacco ha permesso di rinvenire un “verso” avente come oggetto lo stesso Sacrificio di Isacco realizzato sempre da Michelangelo. Questo evento ricorda la scoperta del “verso” della celebre Cleopatra, pertanto MetaMorfosi e Casa Buonarroti hanno proposto alla Sovrintendenza un’esposizione esclusiva che presenta per la prima volta al mondo il “verso” de Il sacrificio di Isacco di Michelangelo al quale saranno affiancati la Cleopatra e la copia della formella del Ghiberti che ritrae lo stesso sacrificio e che fu d’ispirazione per Michelangelo; in Mostra sono presenti anche opere della collezione permanente della Sovrintendenza.


Le Ali della Materia - Matilde Mancini

from 2017-05-04 to 2017-05-11

MICRO ARTI VISIVE - Spazio Porta Mazzini


Gioco Poetico

from 2017-04-28 to 2017-05-04

Palazzo Velli Expo


Poetry - Marco Nereo Rotelli, Yang Lian e Adonis

from 2017-04-13 to 2017-05-18

Philobiblon Gallery


Nel fondo del tempo - Francesco Cervelli e Mauro Di Silvestre

from 2017-05-03 to 2017-07-07

Galleria Mucciaccia


Gek Tessaro. Cavalcavia. Ovvero: che m’importa dello scudo

from 2017-04-20 to 2017-06-30

Biblioteca Nazionale Centrale


Silvia Rinaldi - Conditio sine qua non

from 2017-04-26 to 2017-05-04

Museo Fondazione Venanzo Crocetti


Roma In Acquerello (IV edizione)

from 2017-05-02 to 2017-05-10

Angelica


La terra come patrimonio comune – 40 anni d’impegno 1977/2017

from 2017-05-04 to 2017-06-04

Museo di Roma in Trastevere

Mostra fotografica sul recupero e messa a cultura di terreni pubblici e privati abbandonati. Il percorso espositivo inizia dagli anni ’40, quando l’occupazione delle terre ebbe un forte sviluppo con l’obiettivo di sconfiggere il latifondo attraverso l’esproprio dei terreni e l’assegnazione ai braccianti e ai contadini.
L'esposizione attraversa poi il periodo che va dal ’77 all’81 quando sono state fondate centinaia di cooperative in stragrande maggioranza da giovani disoccupati che hanno recuperato migliaia di ettari di terreni incolti e mal coltivati, soprattutto di proprietà pubblica.

Gli obiettivi erano il rilancio dell’agricoltura, il ritorno dei giovani alla terra, la qualità del cibo e degli alimenti, la salvaguardia del territorio e del paesaggio agrario, fattorie educative, la promozione culturale e l’inserimento di ragazzi handicappati ed emarginati. Delle 2.000 circa cooperative di giovani costituitesi entro l’inizio dell’80, con la partecipazione complessiva di circa 50.000 soci, ne restano oggi attive sicuramente meno, ma non per questo possiamo parlare di fallimento. La mostra infine si conclude con le cooperative di giovani che hanno occupato e recuperato nuovamente le terre incolte, che si sono costituite nella terra dei fuochi o che hanno preso in gestione terreni agricoli confiscati alle mafie.


80a mostra delle azalee capitoline a Piazza di Spagna

from 2017-04-13 to 2017-05-14

Piazza di Spagna

Like every spring, the precious azaleas Capitoline return to flourish in the magnificent setting of Piazza di Spagna (Spanish Stpes):  these are specimens of Rhododendron indicum, specially selected for the traditional exhibition.

On display on the steps of Trinità de 'Monti, 600 pots of white, lilac, pink and red azaleas will remain for the entire period of their flowering time.


La Vetrata Artistica. Luce e Colore

from 2017-05-11 to 2017-06-11

Musei di Villa Torlonia: Casina delle Civette

In mostra i lavori realizzati dagli allievi del corso di Vetrate Artistiche della Scuola d’Arte e dei Mestieri “Ettore Rolli” del Comune di Roma che per l’occasione, guidati dalle insegnanti, hanno tratto ispirazione dall’ampio catalogo degli artisti che collaborarono alla realizzazione della Casina delle Civette.

In alcuni casi sono state realizzate vetrate andate disperse, in altri sono state tradotte in vetro incisioni o illustrazioni destinate ai libri per l’infanzia. Quindi gli allievi sono stati chiamati a compiere uno sforzo interpretativo, immaginando colori ed atmosfere di opere che conosciamo solo attraverso immagini in bianco e nero, tessendo una trama di tagli inedita nel rispetto dell’opera originale.


Il meraviglioso mondo di Wal. Sculture fantastiche, animali magici e dove cercarli

from 2017-05-20 to 2017-10-01

Musei di Villa Torlonia: Casina delle Civette

Mostra personale di Walter Guidobaldi in arte Wal, uno dei più originali esponenti della pattuglia dei Nuovi-nuovi organizzata nel 1980 da Renato Barilli. L’intento è quello di farne conoscere l’universo artistico attraverso 50 sculture realizzate nell’ultimo decennio. Un meraviglioso mondo ricreato da Wal all’interno della Casina delle Civette e nel suo giardino

Sono sculture a tutto tondo, di marmo, bronzo, resina o di terracotta, monumentali oppure di piccolo formato, in cui i protagonisti sono dei putti-monelli intenti a esibirsi in giochi di destrezza, e degli animali fantastici tra civette, gatti, maialini, lumache, rinoceronti, mucche, pinguini, conigli che, come scrive Cesare Biasini Selvaggi, testimoniano quanto l’unico mondo in cui siamo davvero liberi, innocenti spettatori del suo spettacolo, sia quello dell’infanzia.

Nel meraviglioso mondo ricreato da Wal all’interno della Casina delle Civette e nel suo giardino, si può scorgere un ricorso metodico a citazioni colte. Così i putti sono ispirati al Ritratto di Manuel Osorio Manrique de Zuñiga di Goya (al Metropolitan Museum of Art di New York), i putti ginnasti sono mutuati dal pittore francese del XVIII secolo Bénigne Gagneraux, mentre i putti lottatori provengono direttamente da modelli classici. La traduzione dai modelli di riferimento compiuta da Wal non ha, tuttavia, alcun intento dissacrante o irriverente alla Duchamp. È, invece, il pretesto dell’Artista per dare libero sfogo a una straripante creatività che, attraverso il gioco mentale e la manualità febbrile, dissemina le opere di enigmi e di interrogativi che riguardano il senso stesso dell’esistenza.


Lo studio di Marisa Volpi. Arte, critica, scrittura

from 2017-04-20 to 2017-05-15

Museo Laboratorio di Arte Contemporanea MLAC


Sguardo animale

from 2017-04-07 to 2017-04-29

Biblioteca Aldo Fabrizi


Le città invisibili

from 2017-04-13 to 2017-04-29

Coronari 111 Art Gallery


Sante Monachesi - Futuragrà

from 2017-04-06 to 2017-05-06

Galleria Andrè


Nina Bovasso - Intrecci di Colore

from 2017-03-29 to 2017-05-27

Sala 1 - Centro internazionale d'arte contemporanea


KSH - The Pain of Art / Il Dolore dell'Arte

from 2017-04-08 to 2017-04-28

Spazio Ginko


Guido Strazza e Gianluca Murasecchi - Da segno a segno

from 2017-04-12

Galleria Edieuropa


Irene Kung

from 2017-03-16 to 2017-05-20

Galleria Valentina Bonomo


SIKAME | Urban Area – a Scena Aperta ‘17

from 2017-05-06 to 2017-05-31

Teatro del Lido di Ostia


Evgeny Antufiev - Eternal Garden

from 2017-04-08 to 2017-06-10

Z2O Galleria Sara Zanin


Miur Art - Prima Biennale dei Licei Artistici

from 2017-04-02 to 2017-06-08


Muse nella Metropoli - Chiara Abbaticchio

from 2017-04-12 to 2017-04-26

Galleria Vittoria


Andrea Ambrogio (Gemello) – "Drops"

from 2017-04-04 to 2017-05-02

Chiostro del Bramante


La pittura fotografa la vita - Antonio Tamburro

from 2017-04-20 to 2017-05-31

6° Senso Art Gallery


DreamEscape - Elena Bellantoni

from 2017-04-21 to 2017-05-26

Richter Fine Art


Pellegrino nella scultura. Lo scultore croato Kuzma Kovačić

from 2017-04-11 to 2017-05-20

Museo Donazione Umberto Mastroianni


The colours of prosperity: fruits from the old and new world

from 2017-04-20 to 2017-07-20

Villa Farnesina Chigi

Agostino Chigi’s Villa – called Villa Farnesina from cardinal Alessandro Farnese, the owner at the end of the XVI century - was conceived by the wealthy Sienese banker Agostino Chigi, the merchant, banker and art patron, who earned the sobriquet of "Magnificent", like Lorenzo de 'Medici. Villa Farnesina was designed by the sienese Baldassarre Peruzzi and decorated with frescoes by Raffaello, Sebastianodel Piombo, Sodoma, and Peruzzi himself and it is one of the most representative building of the Italian Renaissance which became a model throughout Europe. Since 1948 Villa Farnesina and its magnificent garden were designed to the Accademia Nazionale dei Lincei situated in the opposite Palazzo Corsini and it is open to the public like a museum.
In the Villa Farnesina the Loggia of Cupid and Psyche was wonderfully painted by Giovanni da Udine on a Raffaello project inspired by the novel from Apuleio (I sec. a.C). Giovanni da Udine decorated the Loggia with vegetal festoons intended to create the illusion of continuity between the gardens and the villa, as well as being endowed with a complex symbolic significance.
The festoons, consisting of about 170 depicted species, show indeed an ever unmatchable painted biodiversity being the earliest documentation of American plant species that had recently arrived in Europe shortly after the continent’s discovery.
The exceptionality of the Loggia of Cupid and Psyche will be celebrated within the exhibition “THE COLOURS OF PROSPERIY: FRUITS FROM THE OLD AND NEW WORLD”, curated by the Lincei fellow Antonio Sgamellotti (Prof. Emeritus of Inorganic Chemistry, University of Perugia) and Giulia Caneva (Prof. of Applied and Environmental Botany, University of Roma Tre) which authored a monography concerning the species depicted in the Loggia. To the richness of botanical and iconographical variety are associated the results of non-invasive XRF, IR and IRFC imaging analyses which were performed in situ on the festoons to characterize the palettes and the execution technique of Giovanni da Udine. Such imaging analyses were made possible by the recent advances within spectroscopic field and integrate those carried out by the Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro during the 90’s of the last century, shading new light on this extraordinary masterpiece, highlighting unprecedented aspects.
The exhibition itinerary articulates into the once private rooms of this magnificent building and includes a video room introducing the gardens of Villa Farnesina whose festoons constitute the perspective illusion thereof. Some exemplars of 16th editions texts from the Library of the Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, delineate the artistic and scientific context from which originates the masterpiece of Villa Farnesina.
To get closer to such beautiful and extraordinary paintings and to learn more about their meaning, their symbolism and about the results of the diagnostic campaign, an interactive kiosk was designed which allows access to the “digital Loggia”. The kiosk permits the visitor to navigate freely through the high resolution view of the painted ceiling and to admire it from a closer point of view. In this way it is easier to appreciate the over 170 different species painted within the festoons and to enjoy all those details barely observable from the floor distance (8 m).
Within the kiosk some selected species of the panoramic view are described with detailed reports in which the story, the iconology and the scientific results are explained providing the visitor the chance to deepen his/her knowledge.


Memoria tessile: sul filo dei diritti

from 2017-05-04 to 2017-06-30

Casa della Memoria e della Storia


Ricordando Pasolini

from 2017-04-22 to 2017-05-05

Teatro del Lido di Ostia


Artisti in Residenza - Studi Aperti: Marco Gobbi e Francesca Ferreri

from 2017-04-07 to 2017-04-30

MACRO Via Nizza

Studio #3 e #4
Aperti al pubblico gli studi degli artisti vincitori del bando “Artisti in Residenza” 2016: Francesca Ferreri e Marco Gobbi. Sarà possibile visitare gli spazi e assistere al lavoro in corso di svolgimento.

Con il progetto “Artisti in residenza” il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma si conferma importante centro di produzione artistica, consolidando la propria attenzione alla scoperta e alla promozione dei nuovi talenti.

Ogni anno, su iniziativa promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, il MACRO sviluppa due residenze d'artista selezionate da un comitato di esperti tramite bando pubblico emanato da Zètema Progetto Cultura.

Durante i cinque mesi di residenza presso la sede di via Nizza del museo, tra l’1 marzo e il 31 luglio 2017, ciascun artista ha a disposizione uno studio – per la durata di due mesi – e di un alloggio – per sei mesi – che, oltre a essere il luogo di lavoro dove gli artisti vincitori realizzeranno i propri progetti, diventa anche luogo d’incontro con curatori, critici, operatori del settore.

Francesca Ferreri, nata a Savigliano (CN) nel 1981 e residente a Torino, presenta al MACRO il progetto Playing fragments, che prende in considerazione il parallelo fra l’approccio archeologico e la pratica artistica. Come l’archeologo, l’artista è costantemente alla ricerca di quell’attimo di sorpresa, che si manifesta a seguito di una scoperta inaspettata: un avvenimento che permette di comprendere meglio l’uomo nel presente e utilizzare le informazioni recuperate dal sottosuolo nel futuro. Partendo dall’assemblaggio di oggetti trovati, oggetti di uso comune, deodoranti, giocattoli o suppellettili, Ferreri colmar i ‘vuoti’ saturandoli con gesso pigmentato, come se si trattasse di un’accelerazione di deposito. Colmata la lacuna, gli oggetti di partenza e la materia di connessione sono così stabilmente uniti in una formazione quasi fossile.
Il lavoro scultoreo sarà accompagnato da uno studio delle grottesche della Domus Aurea di Nerone, che Ferreri considera uno dei primi esempi di operazione artistica site-specific: ogni figura all’interno della grottesca, infatti, occupa uno spazio predeterminato ed è proprio quella porzione di spazio a ‘condizionare’ la forma e le sembianze di ogni soggetto.

Il lavoro di Marco Gobbi, nato a Brescia (BS) nel 1985 vive tra Venezia e Francoforte, inizia da un mero interesse per un materiale, una storia, un oggetto, da cui l’artista è attratto spesso perché uno spazio è vuoto, manca un tassello o vi è la possibilità di nuove connessioni. Attraverso queste mancanze Gobbi si avvicina all’oggetto, riduce la mancanza che ci separa da esso, dando una forma riconoscibile a quel sentore di assenza, di incompleto.
Il progetto presentato al MACRO rappresenta una nuova fase di una ricerca dedicata ai palazzi storici di Venezia, di cui l’artista indaga le superfici erose dall’acqua. A seguito della realizzazione di un calco attraverso la tecnica del frottage, Gobbi riproduce a merletto il disegno, servendosi di alcuni punti di cucitura ad ago chiamati Sacolà, Greco e punto Burano, tipici dell’isola di Burano.
Nella seconda fase della residenza, l’artista lavorerà sulla possibile connessione tra la città di Venezia e la leggendaria di Atlantide (anch’essa costruita sull’acqua) usando una tecnica semi artigianale utilizzata nelle zone balneari per la creazione di souvenir: attraverso la frapposizione di strati di sabbia colorati all’interno di contenitori trasparenti, Gobbi formerà i simboli legati al mito della città di Atlantide.


6ARTISTA. Progetto per giovani artisti (V edizione)

from 2017-12-01

Fondazione Pastificio Cerere


Roberto Cotroneo. Genius Loci. Nel teatro dell'Arte

from 2017-04-04 to 2017-06-04

Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea


Pablo Picasso. Tra Cubismo e Neoclassicismo: 1915-1925

from 2017-09-21

Scuderie del Quirinale


Dai Crivelli a Rubens. Tesori d’arte da Fermo e dal suo territorio

from 2017-04-11 to 2017-07-09

Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro


PERENTORIA FIGURA - Patrizio Di Sciullo, Francesco Parisi, Andrea Lelario

from 2017-04-05 to 2017-07-02

Istituto centrale per la Grafica - Gabinetto disegni e stampe


BOTERO

from 2017-05-05 to 2017-08-27

Complesso del Vittoriano (Ala Brasini)


ALIDA VALLI RITRATTO DI UN’ATTRICE

from 2017-04-03 to 2017-04-28

Casa del Cinema

ALIDA VALLI RITRATTO DI UN’ATTRICE

3-28 Aprile 2017

Attraverso foto di scena, locandine, fotobuste, manifesti, libri e brochure, tutti rigorosamente originali, la mostra RITRATTO DI UN’ATTRICE: ALIDA VALLI – a cura dell’Associazione Teatroantico - racconta la splendida favola di Alida Valli, che ha attraversato, in oltre cinquant'anni, tutte le stagioni del nostro cinema. Da grande diva dei telefoni bianchi a star di enorme successo internazionale.

La mostra - a cura di Giulio D'Ascenzo ed Elisabetta Centore - si concentra in particolar modo sui primi trent'anni di carriera dell'attrice dal 1935 al 1965.

ORARI LUN-VEN:  15.00-19.00 SAB-DOM: 10.00-13.00 – 15.00-19.00 La mostra sarà chiusa nei giorni 6, 7 e 8 aprile ---------------------------------------------------------------------------------------------------

Alla mostra sarà affiancata una rassegna - in collaborazione con il CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA – CINETECA NAZIONALE - per ricordare la grande attrice scomparsa nel 2006:

Lunedi 3 aprile ore 19.00 Inaugurazione della mostra ALIDA VALLI RITRATTO DI UN’ATTRICE: ALIDA VALLI

19.30 Da Siamo donne episodio Alida Valli di Gianni Franciolini (Italia, 1953)

Domenica 16 aprile ore 17.00 Piccolo mondo antico di Mario Soldati Italia, 1941

Lunedi 17 aprile ore 17.00 La luna di Bernardo Bertolucci Italia, USA, 1979

Alida Valli esordisce giovanissima sul grande schermo, interpretando fin dall'inizio ruoli da protagonista e diventando ben presto l'attrice simbolo del cinema italiano del periodo fascista. Si afferma grazie ai film Manon Lescaut (1939) e Ore 9: lezione di chimica (1941) mentre la sua versatilità la impone nei ruoli drammatici di Luisa in Piccolo mondo antico di Mario Soldati (Premio speciale del conte Giuseppe Volpi di Misurata come. Miglior Attrice italiana dell'anno Festival di Venezia) e di Eugenia Grandet nell'omonimo film di Mario Soldati (Nastro d'Argento come miglior attrice). Il produttore Selznick vorrebbe fare di lei la Ingrid Bergman italiana e per questo la convince a trasferirsi a Hollywood. Durante questo periodo recita in Il caso Paradine di Alfred Hitchcock, Il miracolo delle campane di Irving Pichel ed Il terzo uomo (1949) di Carol Reed e nel 1951 rientra in Italia. Pochi anni dopo fornisce una delle sue migliori interpretazioni nel capolavoro di Luchino Visconti, Senso (1954) e la sua fama si consolida sotto la direzione di registi quali Gillo Pontecorvo (La grande strada azzurra, 1957), Franco Brusati (Il disordine, 1962), Pier Paolo Pasolini (Edipo re, 1967). Negli anni settanta si dimostra un'attrice molto versatile, lavorando con Valerio Zurlini in La prima notte di quiete (1972), con Mario Bava in Lisa e il diavolo (1972), con Bernardo Bertolucci in La strategia del ragno (1970) e nel kolossal Novecento (1976).

Yoko Ono e Claire Tabouret. One day I broke a mirror

from 2017-05-05 to 2017-07-02

Accademia di Francia - Villa Medici


LA GRANDE GUERRA. L’Italia e il Levante

from 2017-04-06 to 2017-07-06

Archivio Centrale dello Stato


Carlo D’Orta - EUR 42 oggi. Visioni Differenti

from 2017-04-04 to 2017-05-27

Honos Art Contemporary Art Gallery


Marco Paoli - Ethiopia

from 2017-04-13 to 2017-05-17

La Pelanda - Centro di produzione culturale

La mostra del fotografo fiorentino Marco Paoli rende omaggio alla bellezza di una delle nazioni africane più ricche di cultura per l’unicità della sua storia e della sua architettura, la molteplicità delle sue lingue, delle sue etnie e religioni.

L’Etiopia è la culla dell’umanità per eccellenza in cui è vissuta la nostra comune antenata ‘Lucy' e culla del Cristianesimo autoctono africano di diretta derivazione apostolica.

I temi esplicitati dalle foto sono quindi la bellezza, ma anche la resilienza della popolazione extraurbana che vive in condizioni di pura sussistenza praticando l’agricoltura e l’allevamento con tecniche tradizionali, succube delle contingenze climatiche eppure convivente in pacifiche comunità, in villaggi in cui l’organizzazione e l’incontro sociale trova il suo spazio di elezione nei mercati o sotto i maestosi sicomori, luogo di riunione degli anziani e dei consigli delle comunità.

Altro tema è quello della convivenza nella differenza, evidenziato dai grandi eventi a tematica religiosa come il Timkat cristiano ortodosso a Lalibela ed il pellegrinaggio musulmano a Scheik Hussein al quale l’Autore ha partecipato, accolto con amicizia e grande ospitalità da entrambe le comunità che gli hanno permesso con orgoglio di fotografare i luoghi e i momenti più intimi delle celebrazioni.

Tutti i proventi della vendita del libro sono devoluti a 'Busajo onlus', Associazione italiana riconosciuta dal Governo etiope che opera in Etiopia a Soddo, nella regione Wolaita, con l’obiettivo di dare accesso all’istruzione ai bambini e alle bambine di strada.

La mostra è stata già presentata a New York presso il 'Palazzo di Vetro', sede dell'Onu, nel novembre 2015.


POETRY - Adonis e Marco Nereo Rotelli

from 2017-04-13 to 2017-05-17

La Pelanda - Centro di produzione culturale

Teatro Studio 1 e Meeting room
Sesta tappa del progetto From La Biennale di Venezia & OPEN to MACRO. International Perspectives, ideato e curato da Paolo De Grandis e Claudio Crescentini, dedicato alla presentazione presso gli spazi del MACRO di alcune installazioni internazionali provenienti dall’Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia e da OPEN - Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni, piattaforma artistica collegata alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, nell’intento di ampliare ulteriormente la selezione d’installazioni, con maggior respiro internazionale.

Il progetto vede convergere insieme le “prospettive” d’arte di due città che lavorano per far viaggiare le esperienze dell’arte internazionale sul territorio nazionale. Dalla città lagunare, appunto, alla Capitale. Due città legate da una tradizione storico-artistica imponente che sono riuscite ad arricchire ulteriormente questo bagaglio per dare voce e vita all’arte contemporanea e far emergere e valorizzare questa risorsa, ricorrendo ad azioni di documentazione dell’esistente, di promozioni di iniziative ma anche di connessioni internazionali. Ricerca avviata da Paolo De Grandis già nel 1995 con l’ideazione dei padiglioni esterni alla Biennale di Venezia e la presentazione di nuovi paesi.

In occasione di questo nuovo appuntamento, Marco Nereo Rotelli presenta POETRY in collaborazione con Art Project, Accademia di Belle Arti di Roma e Conservatorio Santa Cecilia di Roma, una sintesi delle sue installazioni realizzate per la 49° e la 53° Biennale di Venezia, unendole però ad una nuova e inedita proposta installativa realizzata con il grande poeta d’origine siriana Adonis.

Per quanto riguarda la “memoria” de La Biennale, Rotelli presenta a Roma le Porte poetiche del suo Bunker poetico, fortemente voluto e inserito da Harald Szeemann nella 49° Biennale da lui diretta, Platea dell’Umanità. Raccogliendo oggetti in disuso che la nostra cultura mette ai margini, Rotelli all’epoca intervenne modificando la loro stessa superficie, attraverso l’applicazione di scritte, la scomposizione e la loro ricomposizione, tanto daformare un percorso drammatico e poetico che Szeemann definì “un ampliamento del contesto artistico”, riproposto ora negli spazi post-industriali de La Pelanda del MACRO Testaccio.

Sarà anche esposta l’opera Processi, una serie di acciai dedicata ai processi contro Pier Paolo Pasolini, che furono installati, sempre per la Biennale di Szeemann, sul reale bunker tra l’arsenale militare e la Biennale.

In esposizione anche Manifesti poetici, un’installazione urbana realizzata, sempre in sintonia con La Biennale ma anche con il Museo di Gibellina, a seguito dell’attentato di New York dell’11 settembre 2001. Sarà inoltre riallestita Save the Poetry, opera composta da grandi acciai lavorati a laser che riportano gli alfabeti del mondo. La parola, quella poetica prima di tutto, come filo rosso della presenza di Rotelli al MACRO.

Un’intera area de La Pelanda sarà invece dedicata ai Collages di Adonis, il grande poeta d’origine siriana che partecipò a La Biennale del 2009 intervenendo in un happening artistico tra calligrafia e, appunto, collage. Del resto, Adonis ritiene la pittura un’espressione diretta della sua stessa interiorità e la sua ricerca compositiva pone interrogativi proprio sul rapporto fra immagine e scrittura. Durante l’inaugurazione Rotelli e Adonis, con la collaborazione del poeta Yang Lian, realizzeranno anche un’azione artistica, intervenendo su grandi fogli di carta riciclata, dal titolo Il sapere della carta / Il sapere della voce.

Durante l’inaugurazione del 12 aprile al MACRO sarà presentata un’installazione luminosa aperta a molte interazioni. Il lavoro di Rotelli sulla e con la luce è stato più volte presentato nelle Biennali di Venezia con installazioni nel 2005 all’Isola di San Secondo, nel 2011 a Palazzo Ducale, fino alla grande opera sempre nel 2011, per la Mostra del Cinema, commissionata dalla Biennale stessa. L’area esterna dell’ex-Mattatoio, fra il MACRO e l’Accademia di Belle Arti, verrà illuminata, infatti, con la cifra stilistica di Rotelli e con proiezioni dei versi di Adonis e Yang Lian. Lo spazio verrà trasformato in una vera e propria pagina di poesia sulla quale interverranno gli stessi poeti in una performance di scrittura e reading: una trasposizione della parola, declamata in siriano e cinese, proiettata, per la realizzazione di un’opera complessa, multidisciplinare e mediale, di alta intensità poetica.

Grazie al contributo del Conservatorio “S. Cecilia” di Roma, diretto dal M° Roberto Giuliani, e del suo Dipartimento di Musica elettronica, diretto dal M° Michelangelo Lupone, l'installazione propone una nuova dimensione musicale creata sulla voce del poeta Adonis, anche attraverso la rielaborazione delle sue parole in live electronics. Il testo poetico sarà dunque un pretesto per suscitare udito e suono in due forme sovrapposte: quella naturale con la voce di Adonis  e quella elettronicamente manipolata. Il suono vocale/strumentale, una volta catturato viene inviato alle macchine e queste a loro volta lo restituiscono, attraverso più altoparlanti, in una diversa dimensione spazio-temporale.

AL MACRO, con la parola, anche la carta diventa soggetto dell’esposizione, grazie anche alla collaborazione con COMIECO- Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica. A partire dal 26 aprile (dalle ore 14.00 alle 20.00) i cittadini di Roma saranno invitati a portare vecchi giornali all’interno dello spazio della Pelanda denominato “domus poetica”. Il 28 aprile Marco Nereo Rotelli realizzerà una performance rielaborando questo materiale in un’opera. I giornali saranno così riciclati e “messi in luce”, mediante la realizzazione di una vera e propria opera d’arte: grazie alla ricerca dello scienziato Franco Miglietta e dell’IBIMET CNR di Firenze, verrà messo a disposizione dei presenti, fra i quali gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, un liquido capace di “illuminare” la carta, interagendo quindi con i presenti e creando una luminosa via di C/ARTE, indice e simbolo di un sapere da estrapolare e mantenere per una nuova dimensione, quella artistica.

Inoltre, martedì 11 aprile, alle ore 17.00, Adonis, con Claudio Crescentini, Marco Nereo Rotelli e Dalma Frascarelli, Vicedirettrice dell'Accademia di Belle Arti di Roma, interverranno presso l’Aula Magna dell’Accademia di via Ripetta, ad un incontro pubblico sul tema La parola nell’arte / L’arte nella parola, inserito nel programma d’incontri organizzato con importanti artisti e intellettuali contemporanei organizzati dall’Accademia stessa.

Il catalogo della mostra è curato da Filippo Rotundo (edito da Philobiblon), con immagini delle opere in esposizione e un'inedita antologia dedicata a Yang Lian e Adonis.


Gea Casolaro - Con lo sguardo dell’altro

from 2017-04-07 to 2017-06-11

MACRO Via Nizza

Project room #1, #2 e Biblioteca
La più ampia personale finora dedicata all’artista romana Gea Casolaro, che dal 2009 si divide tra Roma e Parigi. Il titolo della mostra rivela uno dei temi più cari all’artista, quello dell’importanza dello sguardo altrui nella costruzione della propria opera, così come nella visione dell’arte e della vita in generale.

Gea Casolaro mette in atto questa riflessione attraverso differenti modalità formali, che mirano a raggiungere un medesimo obiettivo: dimostrare la necessaria rimessa in discussione del punto di vista soggettivo, a favore di una visione collettiva e comunque più ampia e complessa della realtà. Emblematico in tal senso è il manifesto A cosa starà pensando la persona accanto a te? (2008) che insieme ad altri poster d’artista fu proposto nelle strade di Bologna alla riflessione dei passanti e che Casolaro significativamente ripropone quale incipit della mostra.

Analogamente, con la serie South, lo spettatore è obbligato a rimettere in discussione la percezione del paesaggio e, al tempo stesso, la propria posizione sulla mappa del mondo. Una serie di bellissimi paesaggi esposti sotto sopra induce a riflettere sulla visione tipicamente occidentale del sud del mondo e sul conseguente indotto di pregiudizi e stereotipi.

Nella serie Sharing Gazes, realizzato con un gruppo di studenti della School of Fine Arts di Addis Abeba, Casolaro si sofferma sulle trasformazioni e contraddizioni dell’avanzare della modernità nella capitale africana. Il progetto esalta il processo creativo collettivo posto in essere da Casolaro, un processo fondato sulla condivisione dell’esperienza visuale di uno spazio e soprattutto sullo scambio dei punti di vista.

Still here, progetto seminale dell’esperienza artistica e personale avviatasi con il trasferimento a Parigi, si basa sulle relazioni tra cinema e realtà quotidiana, tra memoria e identità nelle vie della capitale transalpina. L’artista utilizza lo sguardo fissato in precedenza dai registi sulla Ville Lumière. Attraverso la visione di centinaia di film girati nella capitale francese, a cui si alternano ampi percorsi a piedi in lungo e in largo per i quartieri parigini, Casolaro ha creato la propria memoria di quei luoghi, dotandosi di ricordi non vissuti direttamente ma interiorizzati attraverso le storie dei personaggi dei film, attraverso la visione dei loro autori.

Si torna invece al 2003 con il progetto Doppio sguardo, una installazione composta da una serie di fotografie e un video realizzati lungo Calle Florida, la principale strada pedonale di Buenos Aires, all’indomani della terribile crisi economica che sconvolse l’Argentina. Il video è girato in un unico piano-sequenza e fornisce una visione completa ma estremamente rapida di tutto ciò che accade intorno, mentre le foto offrono, al contrario, vari dettagli e spunti di riflessione pur mostrando solo piccole porzioni di paesaggio.

Ancor prima, nel 2001, Gea Casolaro ha operato, attraverso la serie Ricordando… - rappresentata in mostra dal monumentale Ricordando Rousseau - un corto circuito spazio-temporale in cui l’influenza dello sguardo nella quotidianità si va intrecciando con la storia dell’arte e con le tracce che essa lascia nella mente di chi la frequenta, tanto profonde da diventare inevitabili quanto involontarie proiezioni sulla realtà che ci circonda.

Casolaro non cela mai il coinvolgimento del suo personale sguardo, seppure considerato valido quanto quello di qualunque altra persona, non si nasconde dietro la macchina fotografica, anzi accetta le sue responsabilità di artista. Questo coinvolgimento personale traspare da tutta la sua opera, ma diventa ancor più evidente in On the time line (2011), autoritratto in cui l’artista si propone di spalle nella medesima posizione delle figure dipinte nel quadro che lei stessa sta guardando La reproduction interdite di René Magritte, divenendo così parte dell’opera stessa.

In ognuna delle opere selezionate per la mostra, Gea Casolaro sottolinea l’importanza della messa in dialogo dei punti di vista tra persone, storie, tempi e culture, per potenziare le nostre capacità di analisi delle immagini, della società e della realtà, in cui ogni frammento, ogni individuo è importante per la sua complementarietà con il resto del mondo.

È con questa chiave interpretativa che vanno lette anche le altre opere, i video e il materiale documentario in mostra, come la serie di foto (corredate da un testo) intitolate Autoritratti infiniti (1999), un lavoro nato come autoritratto d'artista per la rivista Artel dove Casolaro ha fatto in modo che in ogni foto ci sia sempre qualcuno che guarda direttamente "in macchina" e quindi, come negli antichi ritratti rinascimentali, direttamente negli occhi di chi guarda, fotografo o spettatore che sia. O ancora, il video Il popolo del castello, significativamente dedicato a Franca Viola, e i due video Fuori da qui - Rebibbia femminile (2005) e Fuori da qui - Rebibbia maschile (2006) dove Gea Casolaro, incontrando le detenute e i detenuti della casa circondariale romana di Rebibbia, ha lavorato insieme a loro con testi, disegni e fotografie per riflettere sulla possibile rappresentazione del "fuori" visto da dentro il carcere.

A completamento della mostra, oltre ad una selezione di cataloghi a disposizione del visitatore nelle apposite cassettiere da esposizione, Gea Casolaro alterna materiale di documentazione con ulteriori opere (Percorsi identitari (2008); Mille storie, una lotta immagine utilizzata per la tessera CGIL del 2010; You are here (and we are stilll here too) del 2008-2009; Cartoline personali, 2003; To feel at home, 2002; Regards tempora ires sur Paris (2014).


Pietro Fortuna - S.I.L.O.S

from 2017-04-12 to 2017-06-04

MACRO Testaccio

Padiglione A
Il progetto vuole ricostruire il percorso dell’artista, nato a Padova nel 1950 e residente tra Roma e Bruxelles, proponendo una lettura antologica di temi e modalità fondanti del suo lavoro. Non si tratta di una rassegna cronologica, ma di un osservatorio che mette in luce come per Pietro Fortuna il processo e l’ideazione siano sempre stati preminenti rispetto all’esito.

Nel ciclo di opere esposte (raccolte sotto il titolo di S.I.L.O.S, del 2017, tutte realizzate appositamente per questa occasione) si condensa il senso del fare come prassi e come nucleo teorico, come rivendicazione di autonomia, come possibilità, e diritto, dell’arte a essere improduttiva.

“L’arte è profezia e non previsione”, dichiara l’artista, e tutto quello che accade rispetto all’opera accade senza progetto (cioè senza un sentimento di attesa rispetto a un compimento futuro), nel suo manifestarsi come forma del divenire: senza quel finalismo che caratterizza la produzione, non solo culturale, contemporanea. Come scriveva nel 1995 Rocco Ronchi, a proposito del lavoro di Fortuna, è â€œa questa loro sorprendente indipendenza dal tempo che tali forme del fare devono quel loro senso di quiete, di perfezione e di inutilità che infondono nell’osservatore”.

L’umanesimo di Fortuna si distanzia da quell’individualismo che si realizza nella dialettica tra interrogazione privilegiata e risposte necessarie. Forse in questo si trovano le ragioni del suo pensiero: il fare coincide con il tempo e lo spazio per una cerimonia più vicina alla vita, a come questa si mostra. “Il fare, qui come altrove,” scrive ancora Ronchi “è un gesto compiuto che non domanda nulla al tempo, pur impiegandolo.”

Pietro Fortuna nasce a Padova nel 1950 e vive tra Roma e Bruxelles. Studia architettura e filosofia e ancora giovanissimo collabora a importanti realizzazioni sceniche per il San Carlo di Napoli, La Scala di Milano e la Fenice di Venezia.
Negli anni ‘80 è presente alla XVI Biennale di San Paolo, alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, a Ville Arson a Nizza, al Kunstler House a Graz, al Frankfurter Kunstverein, alla XII Biennale di Parigi. Negli anni ’90 realizza nuovi cicli di opere con installazioni e lavori di grande formato con cui è presente al Palais de Glace di Buenos Aires, alla Galleria d’Arte Moderna di San Marino, al Museo d’Arte Moderna di Bogotà, alla Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, a Le Carré Musée Bonnat di Bayonne e al Museo Pecci di Prato. Negli stessi anni fonda Opera Paese un luogo per la cultura in cui s’incontrano importanti figure dell’arte, della musica, e del pensiero, da Philip Glass a Jan Fabre, da Pistoletto a Kounellis, da Carlo Sini a Kankeli. Negli ultimi anni seguono altre personali al Watertoren Centre for Contemporary Art di Vlissingen, alla XII Biennale Internazionale della Scultura di Carrara, al Tramway di Glasgow, alla Fondazione Morra di Napoli, al Macro di Roma, al Marca di Catanzaro, alla Quadriennale di Roma e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.


Alfredo Pirri - i pesci non portano fucili

from 2017-04-12 to 2017-06-04

MACRO Testaccio

Padiglione B
Prima antologica dedicata ad Alfredo Pirri, artista nato a Cosenza nel 1957 e che vive e lavora a Roma ormai da molti anni. Il suo lavoro spazia tra pittura, scultura, lavori su carta e opere ambientali.

Quella del Macro Testaccio rappresenta la tappa conclusiva del progetto I pesci non portano fucili, un viaggio all’interno dell’opera, del pensiero e della ricerca dell’artista che è iniziato nel novembre 2016 con la prima mostra RWD / FWD, allestita presso lo Studio/Archivio dell’artista. Il titolo del progetto è stato scelto dallo stesso Pirri in omaggio all’opera The Divine Invasion di Philip K. Dick (1981), in cui l’autore immagina una società disarmata e fluida come il mare aperto dentro il quale immergersi e riemergere dando forma ad avvenimenti multiformi. Tutto il progetto viene proposto come un nuovo possibile modello di rete culturale, fortemente sostenuto da Pirri, in cui ogni istituzione coinvolta è autonoma ma in costante dialogo con le altre.

L’esposizione riunisce 50 opere tra le più importanti e significative realizzate dall’artista nel corso della sua carriera dagli anni ‘80 ad oggi, sottolineando l’alternarsi ritmico di fluidità e fissità, dove i repentini mutamenti di tecnica diventano allegoria di un tempo mentale, scandito dagli elementi che da sempre contraddistinguono la ricerca dell’artista: lo spazio, il colore e la luce.

“Questa mostra, come afferma il curatore Ludovico Pratesi, permette una lettura completa e ragionata della complessità della ricerca di Alfredo Pirri, attraverso un itinerario espositivo strutturato come un’opera in sé. Lo spazio del Macro Testaccio viene interpretato dall’artista in maniera da sottolineare le componenti fondamentali del suo pensiero, per invitare il visitatore a condividere un’esperienza immersiva giocata sull’armonia tra spazio, luce e colore”.

La mostra si snoda attraverso un percorso articolato in cui il tema della città, intesa non solo come agglomerato urbano ma come spazio aperto, luogo di condivisione e di incontro, è declinato in varie sfaccettature, attraverso una  profonda rielaborazione dello spazio architettonico stesso e qui diviso in due sezioni principali.

Apre la mostra l’opera che l’artista ha realizzato nei mesi di ricerca all’interno del laboratorio allestito alla Nomas Foundation: Quello che avanza (2017), prosecuzione dello studio sulla luce e il colore che da sempre caratterizza la sua poetica. Costituito da 144 stampe, il lavoro è frutto di una ricerca sulla tecnica della cianotipia, che consente di realizzare immagini fotografiche off-camera di grandi dimensioni, caratterizzate da intense variazioni di blu. Di queste stampe, 130 testimoniano le fasi di lavorazione di un’opera e i residui da essa prodotti, mentre 14 sono il risultato di una procedura unica, che vede l’uso di piume appoggiate direttamente a impressionare i fogli preparati con sostanze chimiche ed esposti ai raggi UV.

Tra le altre opere scelte, Gas (1990), lavoro che combina elementi concettuali e minimalisti, capace già nel titolo, di evocare una materia invisibile che attraversa e riempie lo spazio circostante; le Squadre plastiche (1987-88), con la loro immobilità di testimoni mute e contemporaneamente la loro pittura che si riverbera sulla parete come energia viva; Verso N (2003), installazione in cui i frammenti costruiscono un orizzonte immaginario, un paesaggio spirituale attraversato da fasci di luce che si irradiano nello spazio riflettendo i colori della pittura; La stanza di Penna (1999), costituita da copertine di libro disposte in modo da creare uno skyline urbano, paesaggio bagnato da una luce diffusa che ricorda i colori del tramonto.

A fare da raccordo tra le due sezioni l’opera Passi, che assume la valenza di una soglia. Si tratta di un’installazione site specific costituita da pavimenti di specchi che si frantumano sotto i passi dell'artista e dell'osservatore, creando narrazioni deformate che promuovono un dialogo dialettico con lo spazio circostante, la sua natura e la sua storia.

Come spiega la curatrice Benedetta Carpi de Resmini: “Alfredo Pirri ha sperimentato negli anni molteplici linguaggi espressivi spaziando dalla pittura alla scultura, dal video alla performance, ma è soprattutto la sua concezione del rapporto spazio – temporale, mediato dal lavoro che genera l’opera, che si presenta allo spettatore come una palingenesi: una nuova visione della realtà e della città. Lo spazio architettonico si trasforma così in supporto-tela su cui Pirri “dipinge” vuoti e pieni, luci e ombre, in una meditata metamorfosi che ne esalta i valori cromatici, concettuali e simbolici “.

Alfredo Pirri è nato a Cosenza nel 1957 ma vive e lavora a Roma ormai da molti anni. Il suo lavoro spazia tra pittura, scultura, lavori su carta e opere ambientali. Il suo linguaggio evidenzia una continua attenzione allo spazio, alla superficie, al colore, creando dei veri e propri ambienti di luce. Ogni opera diventa un luogo spaziale, emozionale e temporale, dove l'osservatore ha la possibilità di entrare per immergersi in esperienze cromatiche che lo destabilizzano e lo disorientano. Collabora con architetti per la realizzazione di progetti multidisciplinari, in cui arte e architettura dialogano in modo armonico.

A corredo dell’intero progetto sarà pubblicato un catalogo edito da Quodlibet con testi inediti di: Benedetta Carpi De Resmini, Maria Vittoria Marini Clarelli, Ilaria Gianni, Soko Phay, Ludovico Pratesi, Paola Tognon, Stefano Velotti e una conversazione tra Hou Hanru e Alfredo Pirri.


Alessandro Verdi - Sulla pelle della pittura

from 2017-04-13 to 2017-05-17

La Pelanda - Centro di produzione culturale

Foyer 2, Teatro Studio 2
Quinta tappa del progetto From La Biennale di Venezia & OPEN to MACRO. International Perspectives, ideato e curato da Paolo De Grandis e Claudio Crescentini, dedicato alla presentazione presso gli spazi del MACRO di alcune installazioni internazionali provenienti dall’Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia e da OPEN - Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni.

Il progetto vede convergere insieme le “prospettive” d’arte di due città che lavorano per far viaggiare le esperienze dell’arte internazionale sul territorio nazionale. Dalla città lagunare appunto alla Capitale: due città legate da una tradizione storico-artistica imponente che sono riuscite ad arricchire ulteriormente questo bagaglio per dare voce e vita all’arte contemporanea e far emergere e valorizzare questa risorsa, ricorrendo ad azioni di documentazione dell’esistente, di promozioni di iniziative ma anche di connessioni internazionali. Ricerca avviata da Paolo De Grandis già nel 1995 con l’ideazione dei padiglioni esterni alla Biennale di Venezia e la presentazione di nuovi paesi.

Alessandro Verdi presenta un ciclo di lavori che prende le mosse dalla mostra realizzata alla Biennale di Venezia nel 2009 e curata da Achille Bonito Oliva.

Alessandro Verdi ha progettato un percorso lungo le sale de La Pelanda che si snoda attraverso installazioni che dialogano con l’architettura dello spazio. Le opere sono tutte di grandi dimensioni, alcune in moduli di 250x180 cm. costituite da pannelli di legno su cui l’artista interviene direttamente con la grafite, oppure grandi carte ad acrilico stese sul pavimento (in mostra una di 10 metri), o intarsiate da migliaia di piccoli pezzi di carta come a formare una pelle mobile e duttile su cui poi interviene con piccoli segni minimali (ambiente di 350x300x300 cm).

Come scrive Achille Bonito Oliva nel testo in catalogo (Edizioni Fondazione Mudima): “Alessandro Verdi, seppur combatte con la materia, non la punisce fino al punto di annullarla, ma cerca di contenerne la brutale presenza mediante la costruzione di una pelle che ne asseconda la plasticità e ne leviga le asperità. Qui l’artista lavora sulla pelle della pittura, segnalando ed accostando materiali diversi tra loro che portano a sviluppare lo sguardo tattile dell’osservatore. Così lo sguardo sviluppa un’attenzione più capillare verso le asperità della superficie e si spinge fino a saggiare con la mano la densità delle miriadi di particelle accostate e condensate tra loro in un sistema formale altamente narrativo”.

Il lavoro di Verdi si configura qui come un grande schermo dove risuonano fantasmi collettivi e desideri individuali, estasi e caduta. Le opere mostrano piccole cellule che fluttuano e si relazionano nel vuoto, come negli Ukiyo-e giapponesi. La complessità dell’uomo contemporaneo, il senso profondo del suo agire e del suo essere nel mondo e lo spirito del vago sono i temi attorno a cui si svolge la sua pittura e questo nuovo percorso espositivo.


Yona Friedman Experience – Roma

from 2017-04-13 to 2017-04-28

Casa dell'Architettura all'Acquario Romano


Pino Settanni. Viaggi nel quotidiano. Dal Cinema alla realtà 1966-2005

from 2017-03-29 to 2017-05-28

Complesso dei Dioscuri al Quirinale


Mauro Folci

from 2017-04-20 to 2017-05-21

Auditorium Parco della Musica

Auditorium Parco della Musica - AuditoriumArte
a cura di
Anna Cestelli Guidi
In Abecedario Gilles Deleuze racconta di quando, nel 1936, il governo di Blum impose le ferie pagate a tutti i lavoratori dipendenti e di come la borghesia di destra e antisemita della Francia di allora fosse scandalizzata da quella misura sociale. Le ferie sono infatti un periodo di vacanza dal tempo del lavoro; è tempo per la cura del sé e questo rappresenta un pericolo per la macchina che trasforma il tempo in capitale. Essere vacanti è ciò che delinea il confine tra l’essere dell’animale e l’essere dell’umano. Mauro Folci vuole visualizzare la problematicità di questa relazione dedicando ciascuna sala dello spazio espositivo alle due diverse nature dell’essere umano, per suggerire una terza via possibile, quella dell’inoperosità attiva di cui parla Agamben che, proprio nella vacanza, trova il suo dispositivo perfetto. Il 18 e 19 maggio verrà proiettato il film di Demetrio Giacomelli L’estinzione rende liberi, 2017.

Approfondimenti

Tomas Grunskis e Mindaugas Reklaitis

from 2017-04-01 to 2017-04-30

Auditorium Parco della Musica

Auditorium Parco della Musica - Sound Corner
Anna Cestelli Guidi
presenta

Tomas Grunskis e Mindaugas Reklaitis
Placetime sonos: 41°54’N 12°30’E/ 17.14.01-30
2017
60'

Sound Corner è un’installazione sonora permanente collocata nello spazio di passaggio tra il foyer della Sala Petrassi e il Teatro Studio: un angolo del suono con una programmazione periodica mensile destinata ad accogliere brani sonori di artisti sempre diversi, proposti di volta in volta da curatori, artisti e istituzioni.

Progetto dedicato alla “proiezione” del suono di uno spazio e tempo ben determinato, intesa come fenomeno fisico associato alla produzione e trasmissione del suono stesso. Utilizzando il dispositivo radio a cristallo di Tesla, l’installazione Placetime sono mix: 41°54’N 12°30’E/ 17.04.01-30 presenta le realtà invisibili del suono di due spazi definiti di Vilnius e di Roma, dove è stata realizzata la registrazione. Tale dispositivo è stato modificato in maniera che la conformazione architettonica dello spazio ed i corpi dei visitatori presenti, influenzando la registrazione in relazione allo spazio ed al tempo, diventino parte della performance.
L’installazione sonora è basata sulla tecnica di stratificazione, realizzata sovrapponendo tracce audio regolari e tracce audio dilatate registrate nei differenti luoghi. La composizione finale consisterà dalla combinazione di tutti gli “strati” delle registrazioni:
Primo “strato” – il suono registrato con la radio a cristallo a Vilnius, nella Galleria dell’Architettura;
Secondo “strato” – la performance interattiva registrata a Roma, nel Sound Corner, durante la presentazione del 6 Aprile 2017;
Terzo “strato” – la traccia audio dilatata del secondo strato, che sarà presentata dal termine dalla performance del 6 Aprile fino alla fine del mese.
Il progetto mette in discussione le possibilità d’interazione tra suono, ambiente architettonico e visitatore in determinate condizioni di tempo e luogo. L’installazione sonora funziona come condizione ambientale, che influenza la qualità interna e la percezione dello spazio: lo spazio e la gente influiscono il suono, il suono varia l’ambiente architettonico e a sua volta condiziona il comportamento del pubblico. Il comportamento del pubblico genera nuove influenze sul suono e crea un ciclo di interferenze continue tra suono, spazio e spettatore, come un modo performativo per sperimentare il luogo e il tempo.

Tomas Grunskis è nato nel 1972 a Kaunas, Lituania. Master in Architettura, Dottore in Discipline Umanistiche. Autore e coautore di due libri e di oltre 20 articoli. Architetto, Professore Associato al Vilnius Academy of Arts e VGTU. Curatore e cofondatore di Gallery of Architecture 0 (to the Power of Zero – Nulinis laipsnis) a Vilnius. Artista dei media e del suono. I suoi lavori partono dal 2000.
Mindaugas Reklaitis è nato nel 1972 a Kaunas, Lituania. Architetto, dottorando al Vilnius Academy of Arts. Si interessa di pratica spaziale critica ricercando i modi in cui l’approccio artistico interattivo e performativo possano essere utilizzati come ricerca di un ambiente architetturale e strumento di creazione. Lavora su progetti interattivi, provocatori e partecipativi negli spazi pubblici.

L’oltre, l’altro e l’altrove - Veronica Della Porta, Olivier Fermariello, Gianfranco Toso

from 2017-04-06 to 2017-04-29

MAC Maja Arte Contemporanea


Tano Festa. "Mi aprirò nel sole" - Opere 1960-1987

from 2017-03-30 to 2017-05-31

Galleria d'Arte Marchetti


Maurizio Cannavacciuolo - Islas y otras historias

from 2017-04-06 to 2017-06-23

EMMEOTTO


Piero Petracci - Paesaggi umani con lo sguardo rivolto all'interno

from 2017-03-28 to 2017-04-28

SpazioCIMA


Trilogia del silenzio, Capitolo 2: Lee Madgwick - Stand-by

from 2017-04-08 to 2017-05-31

White Noise Gallery


Roma Real Bodies

from 2017-04-08 to 2017-07-02

Guido Reni District (Ex Caserma Guido Reni)


Submerged - Camillla d'Errico / Follow the Unicorn - Paolo Pedroni

from 2017-03-31 to 2017-04-30

Dorothy Circus Gallery


Noemi Vola - Partite Perse

from 2017-03-18 to 2017-05-05

Sweet Home Gallery


BIMBA LANDMANN Cultura visiva e immaginario fantastico

from 2017-04-21 to 2017-06-04

Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese

Mostra dell'artista Bimba Landmann, illustratrice di libri per l'infanzia. Attraverso le immagini di grande fascino dipinte dall’artista, il progetto espositivo mira a coinvolgere un pubblico molto vasto, con un’attenzione particolare ai più piccoli. Progetto espositivo a cura di Emanuela Mastria.
Presentazione alla stampa 20 Aprile 2017

“Illustrare un libro è come aprire una porta ed entrare dentro un mondo.
Devo immaginare tutto di questo mondo: i personaggi, il clima, i colori, l’atmosfera.”
Con queste parole Bimba Landmann descrive il suo lavoro.
La magia delle immagini dipinte dall’artista, invita a viaggiare sulle ali della fantasia, ad immergerci nel suo immaginario fantastico e visionario che può avere dei riferimenti visivi molto alti come i capolavori della storia dell’arte. L’illustrazione è un mezzo per mostrare luoghi lontani, sconosciuti e fantastici creati dalla fervida immaginazione dell’artista, affiancata da una profonda cultura visiva. Il percorso espositivo mette in relazione i diversi linguaggi utilizzati dall’artista attraverso tre aree tematiche: l’immaginario fantastico, il mondo epico e mitologico, la storia dell’arte.

Artista
Bimba Landmann 

Curatrice
Emanuela Mastria


Ai tempi di Degas

from 2017-03-18 to 2017-08-27

Palazzo delle Esposizioni


Litoralis – dalla terra al mare

from 2017-04-20 to 2017-06-04

Civic Museum of Zoology

Litoralis - Dalla terra al mare (il cui titolo richiama l’antico linguaggio degli abitanti di questi luoghi sin da epoche storiche) documenta attraverso gli scatti di Luca Bragalli, architetto paesaggista e fotografo, la costa laziale e le terre retrostanti, comprese tra i comuni di Roma e Fiumicino, da Cerveteri e Torre Flavia fino a Capocotta
Promotori: Roma Capitale,  Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Patrocinio: Regione Lazio; Italia Nostra sez. Roma e sez. Litorale Romano
Orari: Martedì-Domenica ore 9.00-19.00 (ultimo ingresso ore 18.00). Giorni di chiusura: Lunedì
N.B. per eventuali aperture e/o chiusure straordinarie consultare la pagina dedicata agli    Avvisi
 Mostra gratuita previo acquisto del biglietto di ingresso al museo secondo    tariffazione vigente
 Condizioni di gratuità e riduzioni
Tel 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00


«Dilectissimo fratri Caesario Symmachus». Tra Arles e Roma: le reliquie di san Cesario, tesoro della Gallia paleocristiana

from 2017-03-24 to 2017-06-25

Musei Vaticani


Collettiva di Primavera 2017

from 2017-03-24 to 2017-04-29

Edarcom Europa Galleria d'Arte Contemporanea


Malinconia - Opere dei Grandi Maestri della pittura classica ungherese (1878-1969)

from 2017-03-24 to 2017-05-07

Accademia d'Ungheria - Palazzo Falconieri


Stanze d’artista. Capolavori del ‘900 italiano. Sironi, Martini, Ferrazzi, de Chirico, Savinio, Carrà, Soffici, Rosai, Campigli, Marini, Pirandello e Scipione

from 2017-04-14 to 2017-10-01

Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale

Non solo luoghi ideali bensì stanze reali in cui l’arte della prima metà del Novecento è raccontata da dodici dei suoi maggiori esponenti: Mario Sironi, Arturo Martini, Ferruccio Ferrazzi, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Ardengo Soffici, Ottone Rosai, Massimo Campigli, Marino Marini, Fausto Pirandello e Scipione.

La mostra dedica a ciascuno uno spazio esclusivo in cui alle opere sono affiancate le parole degli autori, tratte dai loro diari, lettere e scritti teorici o critici, così da offrire un commento critico quale migliore non potrebbe essere provenendo dalla stessa fonte creativa dei capolavori presentati.

Sono Stanze in cui rivivono interi mondi poetici grazie ai capolavori della Galleria d’Arte Moderna e altri provenienti da prestigiose raccolte private, circa sessanta opere di scultura, pittura, grafica tra le quali vengono valorizzati, per la prima volta, i dipinti di Massimo Campigli (Le spose dei marinai, 1934), di Ardengo Soffici (Campi e colline, 1925; Marzo burrascoso, 1926-27) e di Ottone Rosai (Paese, 1923), rispettando così il criterio della rotazione delle opere, adottato dalla Galleria d’Arte Moderna fin dalla sua riapertura nel 2011, che permette di scoprire ogni volta parti importanti del suo vasto patrimonio artistico.

Attraverso le diverse sale della rassegna si rivela l’intreccio dei linguaggi insieme alla ricchezza e alla complessità dei percorsi degli autori creando illusorie “stanze”, ciascuna dedicata a un artista; inedite letture critiche in un confronto stringente di temi e di anni del Novecento Italiano – con particolare riferimento ai decenni 1920 e 1930 – che concorrono a una rilettura delle opere della collezione capitolina in gran parte già note al pubblico romano anche grazie all’efficace rapporto di collaborazione con un collezionismo privato attento e sensibile.


Dario Fo e Franca Rame: il mestiere del narratore

from 2017-03-24 to 2017-06-25

Galleria Nazionale d'Arte Antica - Palazzo Barberini


La cacca: storia naturale dell’innominabile

from 2017-03-16 to 2017-07-16

Bioparco


Museum Beauty Contest diretto da Paco Cao. La mostra dei ritratti

from 2017-02-21 to 2017-05-01

Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea


Libri che hanno fatto l'Europa. Governo dell'economia e democrazia dal XV al XX secolo

from 2017-03-18 to 2017-06-20

Palazzo Madama (sede del Senato della Repubblica - Parlamento)


From Caravaggio to Bernini. Masterpieces of the Italian Seicento from the Spanish Royal Collection

from 2017-04-14 to 2017-07-30

Scuderie del Quirinale

Through a remarkable selection of paintings and sculptures, the exhibition 'From Caravaggio to Bernini. Masterpieces of the Italian Seicento from the Spanish Royal Collection' reflects the close political links and cultural strategies established by the Spanish court and the Italian states over the course of the 17th century.
The art collections of the Hapsburg dynasty were enriched by the frequent diplomatic gifts from Italian rulers striving to earn the favour of the Spanish overlords, who with their domains – the Viceroyalty of Naples and the State of Milan – conditioned the development of the complex political situation in Italy from the mid-16th century onwards. This is the case with two of the most spectacular paintings on display, Guercino's Lot and His Daughters and Guido Reni's Conversion of Saul, which Prince Ludovisi donated to Philip IV with the aim of ensuring Spanish protection over the tiny State of Piombino.

A large number of other artworks – including the magnificent Crucifix by Bernini from the Monastery of San Lorenzo de El Escorial, a work rarely accessible to the public – were commissioned or acquired by envoys of the king. Other works were commissioned or purchased – as in the case of Caravaggio's Salome – by representatives of the Spanish crown in Italy (ambassadors and viceroys), who were either despatched to the papal court or Naples, or bequeathed the works to the royal collection.

The Spanish sovereigns' interest in Italian culture is further reflected by the invitations to work at the court which they addressed to masters such as the Neapolitan Luca Giordano, who was active in Spain for a decade. Finally, this interest is also witnessed by the journeys to Italy made by some Spanish artists, such as José de Ribera, who reached Rome in 1606 and spent most of his life in Naples. The exhibition features five masterpieces by this artist, including the celebrated Jacob with the Flock of Laban.

Velázquez's first sojourn in Italy, between 1629 and 1630, proved crucial for his painting career, as is shown by the outstanding Joseph's Tunic, which marks one of its high points. The painter then enjoyed his triumph as a portrait artist at the papal court at the time of his second Italian journey, in the years 1649-1650.

In 1819, Ferdinand VII founded the Museo Real – later known as the Museo del Prado – which for the most part brought together works from the Royal Collection. Those which were not transferred to the museum remained in the royal residences, the so-called Reales Sitios, for the monarchs' own enjoyment. In 1865 Queen Isabel II renounced her ownership of the goods she had inherited from her ancestors and entrusted them to the state, thereby laying the foundations for what is now the Patrimonio Nacional. It is from this remarkable collection, still under the protection of the Patrimonio Nacional, that the masterpieces now presented in Rome have been selected on the basis of their outstanding artistic and historical value.


Pierluigi Isola e Karmen Corak. In a landscape. L'arte contemporanea dialoga con le Collezioni dell'Istituto

from 2017-03-14 to 2017-04-30

Istituto Centrale per la Grafica - Calcografia, PALAZZO POLI - FONTANA DI TREVI


Jean-Michel Basquiat - New York City

from 2017-03-24 to 2017-07-02

Chiostro del Bramante

Tribute to Jean-Michel Basquiat (1960-1988) – an iconic and controversial figure in New York culture throughout the 1980s – in an extensive exhibition that includes some of his most important works from the Mugrabi Collection.

An impressive exhibition of the works of Jean-Michel Basquiat chosen from the Mugrabi Collection, one of the world’s largest collections of contemporary art. There are about 100 works in the Jean-Michel Basquiat Exhibition: acrylics and oils, drawings, important collaborative works with Andy Warhol, silkscreen prints and ceramics produced between 1981 and 1987, a period of time in which almost all of Basquiat’s turbulent and anguished life and career unfolded. Basquiat played an emblematic role in the New York art scene during the 1980s, and he quickly became one of the most popular artists of our times. Almost thirty years after his death in August 1988, his works and his artistic language continue to fascinate the public all over the world.

Basquiat possessed this “urgency” to make a sign, a gesture, a color, this insuppressible need to draw, to paint, to be an artist. In the early part of his career it was the walls of New York City itself that were the “canvas” on which he recorded the distinctive and indelible features of his art, walls deliberately and artfully chosen in the proximity of the best known galleries.

Appearing under the pseudonym “SAMO”, Basquiat began with Street Art, which he soon abandoned, emerging at only 20 years of age as one of the most famous and fêted rising stars in the world of art. His works drew upon a wide variety of sources; his expressive means created an original and distinctive language that was exceptionally scathing of repressive power structures and racism. Proud of his African-American roots, Basquiat imbued his works with such dramatic character, such energy and such a firm denouncement of social inequality, that he would open the way to future generations of black artists.

Basquiat’s artistic output synthesized abstraction and neo-expressionist figurative art and his hectic and incessant quest produced works of earthy, tribal and devastating effect. He utilized painting but especially writing, a constant feature in his works, often its very fabric. Basquiat used and manipulated words in context as a graphic and significant sign – as lyrics to his own unique inner beat.

His inspirational muses were music – something he was never to relinquish and that was always a presence in his paintings – and ancient Greek and Roman and African art. Among his friends were Andy Warhol, with whom he had a particularly strong intellectual affinity, John Lurie, Arto Lindsay, Keith Haring and Madonna.

Basquiat died of an overdose at only 27 years of age – the seemingly inevitable outcome of a life split between genius and excess. Although Basquiat’s artistic activities had taken shape over a mere decade of time, in this brief period his frenetic energy brought him to produce a body of work characterized by a style and a spirit that have made him one of the great witnesses of his epoch.

Promoted by the Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, the exhibition is produced and organized by DART Chiostro del Bramante and Gruppo Arthemisia in collaboration with the Mugrabi Collection, and is curated by Gianni Mercurio, with the collaboration of Mirella Panepinto.


Early Works and Rare Prints - Paolo Ventura

from 2017-02-11 to 2017-04-29

Galleria del Cembalo


I Fori dopo i Fori. La vita quotidiana nell'area dei Fori Imperiali dopo l'Antichità

from 2017-03-30 to 2017-09-10

Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali

Illustrazione delle vicende dell’area archeologica dei Fori Imperiali attraverso i rinvenimenti degli scavi degli ultimi 25 anni.

Il più grande “cantiere moderno dell’antichità”. L'area in cui sorgevano i Fori Imperiali, cuore antico della città di Roma e complesso architettonico unico al mondo per vastità e continuità urbanistica, è stata oggetto di un’attività di scavo, studio e ricerca straordinariamente intensa nel corso del tempo. In particolare, gli scavi archeologici realizzati negli ultimi venticinque anni hanno portato alla luce un tesoro prezioso. Il rinvenimento di un’eccezionale varietà di reperti, in alcuni casi unici, ha permesso, infatti, di ampliare le conoscenze sulle vicende del sito nel periodo medievale e moderno. Un contesto storico sicuramente meno noto (e meno rappresentato) al grande pubblico rispetto a quello classico, ma altamente esemplare della continuità insediativa urbana.

Un’interessante e quanto mai diversificata selezione di questi reperti – tra cui ceramiche, sculture, monete, oggetti devozionali e di uso quotidiano –, tra le migliaia recuperati e per la maggior parte esposti per la prima volta, racconteranno questi significativi periodi storici all’interno della mostra I Fori dopo i Fori. La vita quotidiana nell’area dei Fori Imperiali dopo l’antichità.

Come in un viaggio a ritroso nel tempo, gli scavi archeologici hanno riportato alla luce ricchi depositi stratigrafici che si sono accumulati nel corso dei secoli al di sopra dei maestosi resti dei Fori. Qui, già prima del fatidico Anno Mille, erano sorti diversi nuclei di abitato e alcune piccole chiese. Il paesaggio urbano cambiò nuovamente alla fine del XVI secolo, quando nella zona furono avviate operazioni di bonifica dei terreni seguite dalla nascita di un tessuto urbano ordinato: il Quartiere Alessandrino, chiamato così dal soprannome del cardinal Michele Bonelli, che ne promosse la realizzazione. Negli Anni Trenta del secolo scorso il Quartiere, con le sue abitazioni e le sue chiese, fu raso al suolo per l’apertura di via dei Fori Imperiali e la “liberazione” delle strutture di epoca classica.
Furono così cancellati, d’un colpo, secoli di storia, di vita, di arte.

La vita quotidiana, insieme alle vicende dei luoghi e delle persone – anche illustri –, sarà ricostruita attraverso 310 reperti archeologici, costituiti da oggetti appartenuti agli abitanti o prodotti nelle botteghe dell’area, e conservati in gran numero nei depositi dei Fori Imperiali ma anche presso altre strutture museali della Sovrintendenza Capitolina (i depositi del Museo dei Fori Imperiali ai Mercati di Traiano e il Medagliere Capitolino).

Le sezioni:

Dopo una parte introduttiva sulle trasformazioni dell’area dei Fori Imperiali dall’antichità alle demolizioni dell’epoca fascista, fino agli scavi del Grande Giubileo, corredata da pannelli didattici e da un video con immagini storiche, inizia il percorso della mostra, sviluppato in 4 sezioni:
- La prima, dedicata a Gli oggetti della vita quotidiana, si articola in diverse sottosezioni;
- Tra XV e XVI secolo almeno tre botteghe di vasai si insediarono nell’area del Foro di Traiano. All’ampio panorama produttivo di questa categoria è dedicata la seconda sezione della mostra: I vasai del Rinascimento;
- La terza sezione propone una prospettiva inedita e curiosa per gli appassionati di arte e storia di Roma, spaziando sul tema de Gli abitanti famosi.
- A chiusura del percorso, la storia dei numerosi complessi religiosi presenti nell’area: la quarta e ultima sezione è dedicata a Chiese e conventi.


Remi Rough - Symphony of Systematic Minimalism

from 2017-04-01 to 2017-05-20

Galleria Wunderkammern


Schedati, perseguitati, sterminati. Malati psichici e disabili durante il nazionalsocialismo

from 2017-03-10 to 2017-05-14

Monumento a Vittorio Emanuele II (Vittoriano)


Spartaco. Schiavi e padroni a Roma

from 2017-03-31 to 2017-09-17

Museo dell'Ara Pacis

La mostra intende indagare la realtà della schiavitù nella vita quotidiana e nell’economia della Roma imperiale.
Su Twitter:     @museiincomune

Il più grande sistema schiavistico che la storia abbia mai conosciuto. Un’intera economia basata sullo sfruttamento di una “merce” cara e redditizia quanto deperibile: l’essere umano. La società, l'economia e l’organizzazione dell’antica Roma non avrebbero potuto raggiungere traguardi così avanzati senza lo sfruttamento pianificato delle capacità e della forza lavoro di milioni di individui privi di libertà, diritti e proprietà. Basti pensare che stime recenti hanno calcolato la presenza di 6 fino a 10 milioni di schiavi su una popolazione di 50/60 milioni di individui.

Grazie ad un team di archeologi, scenografi, registi e architetti la mostra restituisce la complessità del mondo degli schiavi nell’antica Roma a partire dall’ultima grande rivolta guidata dallo schiavo e gladiatore trace Spartaco tra il 73 e il 71 a.C. I diversi ambiti della schiavitù ai tempi dell’impero vengono raccontati attraverso 11 sezioni che raccolgono circa 250 reperti archeologici. Le opere sono inserite in un racconto immersivo composto da installazioni audio e video che riportano in vita suoni, voci e ambientazioni del contesto storico.

Chiudono il percorso i contributi forniti dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO, International Labour Organization), Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite nei temi del lavoro e della politica sociale, impegnata nell’eliminazione del lavoro forzato e altre forme di schiavitù legate al mondo del lavoro. 

Le sezioni 

- Vincitori e vinti, in cui si racconta l’età delle conquiste e la riduzione in schiavitù di decine di migliaia di vinti in ogni campagna militare;
- Il sangue di Spartaco, ossia la sconfitta a opera delle legioni di Crasso dei circa 70.000 ribelli guidati, appunto, da Spartaco;
- Mercato degli schiavi, fiorente in tutto il Mediterraneo e presente nella stessa Roma;
- Schiavi domestici evidenzia il privilegio, rispetto agli addetti ai lavori pesanti, di chi condivideva quotidianamente la vita negli spazi domestici;
- Schiavi nei campi, si tratta dell’agricoltura, contesto sicuramente più svantaggiato, per la fatica quotidiana, la presenza di un sorvegliante plenipotenziario e a volte per l’uso delle catene nei campi;
- Schiavitù femminile e sfruttamento sessuale, per le quali la prostituzione era così frequente da renderne necessaria la proibizione per legge;
- Mestieri da schiavi  alcuni dei quali conferivano ulteriore marchio di infamia, come le prostitute, i gladiatori, gli aurighi e gli attori;
- Schiavi bambini, del cui impiego nell’economia domestica padronale restano molte testimonianze archeologiche;
- Schiavi nelle cave e miniere, descrive la condizione di lavoro e di vita cui erano costretti coloro che rifornivano di marmi e metalli preziosi la capitale e gli altri centri dell’impero;
- Una strada verso la libertà, dedicata alla manumissio, vera e propria occasione offerta dal diritto romano agli schiavi più meritevoli e a quelli che erano riusciti, arricchendosi, a comprare la propria libertà;
- Schiavitù e religione, esplora il rapporto della schiavitù con alcuni aspetti del culto ufficiale romano.


Trama Aurunca … Emozioni e Creatività di un Territorio

from 2017-03-10 to 2017-04-30

Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia (Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari)


Quattordici - Stefano Mirabella

from 2017-03-02 to 2017-04-30

Leica Store Roma - Piazza di Spagna


Rescuing our past to build our future

from 2017-03-09 to 2017-04-30

From 9 March to 30 April 2017, Rome International School will host an exclusive archaeological exhibition 'Rescuing our past to build our future', in collaboration with the Ministry of Cultural Heritage and Activities and Tourism (MiBACT) and the Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

Rome International School will showcase 75 rare archaeological finds recovered by this special branch of the Carabinieri that is dedicated to preserving Italy’s cultural heritage.

As an International Baccalaureate World School, ‘international mindedness’, awareness and understanding of different cultures are at the heart of our school’s philosophy.

This public-private partnership shares common goals, offering a unique reflection on the traditional concept of education – art and history will be brought into a school exposing students and their families (representing over 45 nationalities) to the complexity, diversity and excellence of Italian heritage and the need to preserve it to avoid damage, loss and theft.

Among the items on display: an Etruscan terracotta sarcophagus recovered in Geneva; vases decorated with mythological images including a large Apulian volute krater sequestered in Corsica. A specific installation will be dedicated to a complete suit of armour, the restoration of which Rome International School has contributed to.

The exhibition will be open to the public (free entry upon reservation), allowing visitors the chance to appreciate the beauty and history of the past in our state-of-the-art campus, immersed in the natural parkland of Monte Mario.


L’esercito delle 12 scimmie - Daniele Compagnone

from 2017-03-15 to 2017-04-28

Galleria Moderni


OPERA - Fotografie di Filippo Vinardi

from 2017-03-11 to 2017-05-08

Spazio Tiziano


Precisazioni in Galleria. Storie di famiglia: il Ritratto di Pulcheria Rocci nata Maffei

from 2017-03-01

Galleria Spada


Nick Devereux

from 2017-03-10 to 2017-04-30

Museo Pietro Canonica a Villa Borghese

Nick Devereux, la prima personale dell’artista presso una pubblica istituzione a Roma, prosegue al Museo Pietro Canonica di Villa Borghese il ciclo espositivo dal titolo Fortezzuola, promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Nick Devereux, dopo aver soggiornato a più riprese a Roma (ove lo scorso anno ha preso parte alla mostra Folies d’hiver all’Accademia di Francia-Villa Medici nell’ambito del programma “Art Club” ideato e curato da Pier Paolo Pancotto), ha concepito un progetto ispirato al contesto storico e culturale del Museo Canonica che si sviluppa attraverso alcuni dei sistemi espressivi più ricorrenti nel suo percorso creativo: pittorico, plastico, grafico, installativo.

Il progetto, ideato e a cura di Pier Paolo Pancotto, è volto a far riflettere sul rapporto tra protagonisti dell’arte contemporanea internazionale e l’Italia e offre al pubblico l’opportunità, per la prima volta, di apprezzare la produzione di esponenti particolarmente rappresentativi della creatività odierna ma scarsamente presenti, se non del tutto assenti, nella scena espositiva pubblica italiana. Ancora oggi molti artisti stranieri si confrontano con il contesto storico e culturale italiano, rinnovando un’antica tradizione e reinterpretandone canoni e modalità esecutive. Ciascun autore è chiamato a realizzare un intervento originale concepito espressamente per le sale del museo, in stretta relazione alle loro caratteristiche storiche e strutturali.
In sintonia con le linee guida generali di Fortezzuola. Nick Devereux, dopo aver soggiornato a più riprese a Roma (ove lo scorso anno ha preso parte alla mostra Folies d’hiver all’Accademia di Francia-Villa Medici nell’ambito del programma “Art Club” ideato e curato da Pier Paolo Pancotto), ha concepito un progetto ispirato al contesto storico e culturale del Museo Canonica che si sviluppa attraverso alcuni dei sistemi espressivi più ricorrenti nel suo percorso creativo: pittorico, plastico, grafico, installativo. A far loro da comune denominatore la figura umana, ideale omaggio al lavoro di Pietro Canonica che attorno a questo soggetto ha incentrato buona parte della sua produzione. Il tema costituisce per l’artista uno spunto di riflessione sull’idea di pittura e di scultura e il significato che tali pratiche possiedono oggi e, al tempo stesso, sul concetto di identità culturale e sociale che esse sono in grado di esprimere, nel passato come nel presente. A tale scopo Devereux rielabora alcuni antichi dipinti (Known Unknown VII – XIV, 2016) rieinterpretandone l’impianto pittorico originale attraverso un sistema di stratificazione e integrazione cromatica che ne modifica sensibilmente la struttura primitiva fin quasi a cancellarla del tutto. Allo stesso modo procede su alcune cartoline postali (The turn of the century, 2010) attraverso degli interventi grafici che ne rinnovano struttura prospettica e iconografica donando loro e alle figure che riproducono maggiore rilievo e movimento. La figura umana è anche il soggetto di alcune sculture in vetro simili a dei busti/ritratto classici (Untitled, 2016) e di un gruppo di stampe fotografiche raffiguranti dei danzatori, anch’esse oggetto di un originale riadattamento grafico e compositivo da parte dell’artista (Fixed Rhythm I - IV, 2017).
Altro tema centrale nell’intervento di Devereux è lo spettacolo ispiratogli dalla teatralità presente, a suo avviso, in buona parte della produzione di Canonica e nella sua presentazione negli ambienti a Villa Borghese. A tal fine elabora una serie di dipinti tridimensionali simili a paraventi (False Perspective I – V, 2017) che dispone in dialogo con le opere del museo al fine di enfatizzarne il carattere scenografico e plastico. Le loro superfici riproducono particolari di alcuni bozzetti teatrali firmati da Adolphe François Appia (Ginevra, 1862 – Nyon,1928) tra i più significativi interpreti del Gesamtkunstwerk wagneriano, sui quali Devereux interviene pittoricamente e graficamente assimilandosi a essi e dando luogo a una sequenza di scenari in sintonia con la spettacolarità del contesto che li accoglie. Come Martin Soto Climent, Alfredo Aceto e Claire Tabouret, Tillman Kaiser, Claire Fontaine, Ciprian Mureşan anche Nick Devereux dà luogo a un percorso visivo site specific sviluppato mantenendo un atteggiamento quasi “performativo” (operando di giorno in giorno all’interno del museo, abbandonandosi alle suggestioni del luogo) il cui esito finale sarà noto solo al termine della sua realizzazione, vale a dire a ridosso della data di inaugurazione della mostra.
Note biografiche
Nick Devereux (Panama, 1978; vive e lavora a Parigi). Mostre personali (selezione): Fondazione Querini Stampalia, Venezia (2013). Mostre collettive (selezione): Folies d’hiver. Art Club #12, Villa Medici, Roma (2016); 18th International Exhibition of Drawings, Museum of Modern and Contemporary Art, Rijeka (2013); Plus Jamais Seul, Standards, Rennes (2013); Lumière noire, Orangerie, Staatliche Kunsthalle, Karlsruhe (2011); Le Cabinet de Curiosités of Thomas Erber, Maison Kitsuné Store and NoMad Hotel, New York (2011); Wallpaperism, Motel Campo, Geneva (2011); Crash, 110 Warner Road, London (2009).
La mostra è realizzata in collaborazione con la Galerie Bugada & Cargnel, Paris.


Venezia scarlatta: Lotto, Savoldo, Cariani

from 2017-03-15 to 2017-06-11

Galleria Nazionale d'Arte Antica - Palazzo Barberini

Will be holding an exhibition with six masterpieces by Lotto, Savoldo and Cariani from the Metropolitan Museum, New York, the Louvre, Paris, the Prado, Madrid, and the Accademia Carrara di Bergamo.

The history, fortune, and wealth of Venice and her dominions have long been tinted red. The paintings on show draw attention to the key role played by the Queen of the Seas on the mainland.

The exhibition is also an important occasion for lovers of Lorenzo Lotto: for the first time in Rome visitors can admire his two versions of the Mystic Marriage of St Catherine (the one from the Accademia Carrara and one belonging to the Museum) along with the Portrait of Marsilio Cassotti and Faustina Assonica, a painting that the Museo Nacional del Prado only lends in exceptional circumstances.


InMateriale. Lucilla Catania

from 2017-04-05 to 2017-06-04

Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese

Il lavoro di Lucilla Catania in esposizione al Museo Bilotti. Curatore della mostra: Luca Barreca.

All’esterno la scultura monumentale di Sofficino dialoga con l’architettura dell’aranciera e la dimensione vegetale del parco

All’interno le sculture Viti stanche, Rollo, Foglio e Spicchio. I 72 elementi di Frangiflutti avvolgono una colonna che l’installazione estende in diagonale verso il salone centrale.

Dal ninfeo sgorga idealmente una marea di 124 terre rosse, che inonda lo spazio interno.

Alle pareti campeggiano i grandi cartoni: i Vortici, con la loro fragilità di supporto e di movimento.

Nel piano superiore del Museo, trovano posto i bozzetti in terracotta, l’idea primigenia, a cui sono accostati i fragili documenti grafici, i disegni, testimoni delle linee di forza, del movimento nello spazio.

Completa questo viaggio nella materia un punto di vista privilegiato, quello di Daniela Perego che, con la collaborazione di Luca Fantasia, ha documentato il processo produttivo di Lucilla Catania, attraverso il medium del video.


John M Armleder. Stockage

from 2017-03-17 to 2017-07-01

Istituto Svizzero


Svein Manneraak - Norwegian Hallucinations

from 2017-03-03 to 2017-04-30

Galleria 28 Piazza di Pietra


Il Brigantaggio a Sonnino e l'opera del Pinelli

from 2017-02-22 to 2017-04-25

Museo Centrale del Risorgimento


Menorà. Culto, storia e mito

from 2017-05-15 to 2017-07-23

Braccio di Carlo Magno, Museo Ebraico di Roma


World Press Photo 2017

from 2017-04-28 to 2017-05-28

Palazzo delle Esposizioni

The exhibition of World Press Photo 2017 will be held in Rome at Palazzo delle Esposizioni from the 28th of April to the 28th of May 2017 as the world premiere exhibition together with Seville and Lisbon. The World Press Photo is one of the most important awards in the field of photojournalism. Every year, for over 60 years, an independent jury of international experts, is called upon to express themselves on thousands of requests sent to the World Press Photo Foundation in Amsterdam by photojournalists from around the world.

The 2017 contest drew entries from around the world: 5,034 photographers from 125 countries submitted 80,408 images. The jury gave prizes in eight categories to 45 photographers from 25 countries: Australia, Brazil, Canada, Chile, China, Czech Republic, Finland, France, Germany, Hungary, India, Iran, Italy, Pakistan, Philippines, Romania, Russia, South Africa, Spain, Sweden, Syria, New Zealand, Turkey, UK, and USA.

The World Press Photo of the Year honors the photographer whose visual creativity and skills made a picture that captures or represents an event or issue of great journalistic importance in the last year.
Burhan Ozbilici’s picture–which also won first prize in the Spot News Stories category–shows how Mevlüt Mert Altıntaş, a 22-year-old off-duty police officer, assassinated the Russian ambassador to Turkey, Andrey Karlov, at an art exhibition in Ankara, Turkey, on 19 December 2016. Altıntaş wounded three other people before being killed by officers in a shootout. Ozbilici is a staff photographer for The Associated Press, based in Istanbul. Mary F. Calvert, member of the jury, spoke about the winning photograph: “It was a very very difficult decision, but in the end we felt that the picture of the Year was an explosive image that really spoke to the hatred of our times. Every time it came on the screen you almost had to move back because it’s such an explosive image and we really felt that it epitomizes the definition of what the World Press Photo of the Year is and means.”
The exhibition of the World Press Photo 2017 is not only a gallery of stunning images, but it is an historical document that allows us to relive the crucial events of our time. Its international character, the hundreds of thousands of people that visit the exhibition every year in the world, are the demonstration of how the images transcend cultural and language differences to reach very high and immediate levels of communication.

World Press Photo 2017, promoted by Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, is hosted by Palazzo delle Esposizioni and organized in collaboration with 10b Photography, Azienda Speciale Palaexpo and the World Press Photo Foundation in Amsterdam.
The World Press Photo Foundation, founded in 1955, is a nonprofit independent and international institution for photojournalism. The World Press Photo is supported by the National Postcode Lottery and sponsored worldwide by Canon.

10b Photography, partner of World Press Photo Foundation, is a multi-purpose center dedicated entirely to professional photography. It aims to bring to Rome and to other Italian cities the largest and most prestigious competition of photojournalism in the world.


Giorgio Griffa - Paintings 1970-2017

from 2017-02-21 to 2017-05-13

Galleria Lorcan O'Neill


Fluid Journey - Alterazioni Video, Younes Baba-Ali, Julian D’Angiolillo, Maj Hasager, Ibrahim Mahama, Anna Raimondo

from 2017-03-03 to 2017-05-13

Fondazione Pastificio Cerere


Giuseppe Gabellone

from 2017-05-04 to 2017-10-15

Palazzo Ruspoli - Fondazione Memmo


Brahim Achir - Del Colore e di Altri Incanti

from 2017-02-18 to 2018-03-02

Galleria ART G.A.P.


Bruna Esposito - Allegro non troppo

from 2017-03-09 to 2017-06-30

Galleria Stefania Miscetti


GAME 2.0 – An exhibition of playable videogames

from 2017-03-04 to 2017-06-06

SET - Spazio Eventi Tirso

Celebrating the videogames culture of the 60s through to today, this exhibition is all about the history and evolution of game entertainment with some 200 games in arcade version for visitors can play and enjoy.

Pac-Man, Bubble-Bubble, Donkey Kong, Mario Bros, Pang, Dragon’s Lair, Tekken, Prince of Persia, Angry Birds, Tomb Rider, Pokémon, Minecraft, Streetfighter, Tetris, Granturismo, Halo – and many more besides – as well as emerging technologies like Virtual Reality and “Oculus Rift”.

In addition to the VINTAGE area with consoles and cabins, there is a FUTURE area with a sample of videogames from tomorrow’s world.


Vivian Maier. Una fotografa ritrovata

from 2017-03-17 to 2017-06-18

Museo di Roma in Trastevere

La mostra rappresenta un’occasione per conoscere la vita e l’opera di Vivian Maier. Esposte 120 fotografie in bianco e nero realizzate da Vivian Maier tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8.

#vivianmaierroma

La vita e l’opera di Vivian Maier sono circondate da un alone di mistero che ha contribuito ad accrescerne il fascino. Tata di mestiere, fotografa per vocazione, non abbandonava mai la macchina fotografica, scattando compulsivamente con la sua Rolleiflex. È il 2007 quando John Maloof, all’epoca agente immobiliare, acquista durante un’asta parte dell’archivio della Maier confiscato per un mancato pagamento. Capisce subito di aver trovato un tesoro prezioso e da quel momento non smetterà di cercare materiale riguardante questa misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe.

La mostra presenta 120 fotografie in bianco e nero realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8 che mostrano come Vivian Maier si avvicinasse ai suoi soggetti.

Figura imponente ma discreta, decisa e intransigente nei modi, Vivian Maier ritraeva le città dove aveva vissuto - New York e Chicago - con uno sguardo curioso, attratto da piccoli dettagli, dai particolari, dalle imperfezioni ma anche dai bambini, dagli anziani, dalla vita che le scorreva davanti agli occhi per strada, dalla città e i suoi abitanti in un momento di fervido cambiamento sociale e culturale. Immagini potenti, di una folgorante bellezza che rivelano una grande fotografa. Le sue fotografie non sono mai state esposte né pubblicate mentre lei era in vita, la maggior parte dei suoi rullini non sono stati sviluppati, Vivian Maier sembrava fotografare per se stessa.
Osservando il suo corpus fotografico spicca la presenza di numerosi autoritratti, quasi un possibile lascito nei confronti di un pubblico con cui non ha mai voluto o potuto avere a che fare. Il suo sguardo austero, riflesso nelle vetrine, nelle pozzanghere, la sua lunga ombra che incombe sul soggetto della fotografia diventano un tramite per avvicinarsi a questa misteriosa fotografa.

Vivian Maier. Una fotografa ritrovata presenta al pubblico l’enigma di un’artista che in vita realizzò un enorme numero di immagini senza mai mostrarle a nessuno e che ha tentato di conservare come il bene più prezioso.

Come scrive Marvin Heiferman “Seppur scattate decenni or sono, le fotografie di Vivian Maier hanno molto da dire sul nostro presente. E in maniera profonda e inaspettata… Maier si dedicò alla fotografia anima e corpo, la praticò con disciplina e usò questo linguaggio per dare struttura e senso alla propria vita conservando però gelosamente le immagini che realizzava senza parlarne, condividerle o utilizzarle per comunicare con il prossimo. Proprio come Maier, noi oggi non stiamo semplicemente esplorando il nostro rapporto col produrre immagini ma, attraverso la fotografia, definiamo noi stessi”.

Accompagna la mostra il libro Vivian Maier. Fotografa pubblicato da Contrasto.


David Lazzaretti il Messia dell’Amiata. Cimeli lazzarettisti al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari

from 2017-02-16 to 2017-05-21

Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia (Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari)


Jannis Kounellis. Impronte

from 2017-02-15 to 2017-05-01

Istituto Centrale per la Grafica - Calcografia, PALAZZO POLI - FONTANA DI TREVI


Annette Messager a Villa Medici

from 2017-02-10 to 2017-04-23

Accademia di Francia - Villa Medici


Nina Fischer e Maroan el Sani - Dynamis

from 2017-03-11 to 2017-05-06

Galleria Marie-Laure Fleisch


CHINA: rivoluzione – evoluzione. Manifesti della Propaganda (1949 – 1983)

from 2017-03-08 to 2017-04-23

Museo di Roma in Trastevere

Conoscere la Cina di ieri, per capire la Cina di oggi, attraverso l'iconografia, l'arte e la propaganda maoista, in un percorso d'immagini originali d'epoca.

La mostra presenta una selezione di Poster della propaganda cinese dell'epoca maoista appartenenti alla Hafnia Foundation (con sede in Cina, Italia e Cile) - una delle più grandi collezioni nel mondo su questa tematica – che ricrea in maniera attenta e ragionata un inedito viaggio nel passato prossimo del colosso orientale, per intenderne il presente e proiettarne il futuro.

La mostra si compone di manifesti e dipinti originali utilizzati come modello per fogli stampati tra il 1949 e il 1983 corrispondente al periodo di Presidenza di Mao Tse Tung e alla sua storica “Rivoluzione Culturale”, ed è suddivisa in categorie (Società, Industria, Socialismo e Pittura) e sottocategorie per aiutare il visitatore a comprendere maggiormente la loro storia e creazione.
I manifesti di propaganda cinese. Durante il forum di letteratura e arte di Yan'an realizzato nel maggio del 1942, il Partito Comunista Cinese guidato da Mao Tse Tung, tracciò le linee guida della "cultura rivoluzionaria" del partito. I discorsi di Mao, durante questo evento, delinearono il modello dell'arte che si sarebbe prodotta fino a dopo la Rivoluzione Culturale, negli anni '80: “Nel mondo attuale ogni cultura, ogni letteratura, ogni arte appartengono a una classe ben determinata e sono quindi vincolate a una determinata politica. L'arte per l'arte, l'arte al di sopra delle classi, l'arte al di fuori della politica e indipendente da essa in realtà non esiste” - Mao Tse Tung intervento alle discussioni su arte e letteratura in Yenan, maggio 1942.
I suoi principali interessi erano che l'arte riflettesse la vita della classe operaia e la considerasse come la principale protagonista, e che fosse a servizio della politica e dello sviluppo del socialismo. Così, tutta la creazione artistica si trasformò in vera e propria propaganda, che principalmente, descriveva la vita dei contadini ed era a loro diretta.

Nei Manifesti della Propaganda Cinese si alternavano diversi stili artistici, incluso il realismo sociale e il tradizionale acquerello cinese. Alcune opere, come i dipinti rupestri sono bellissimi esempi di arte näif; lineari e pieni di colori, con un leggero e bizzarro senso della prospettiva. Senza dubbio, l'indiscusso talento naturale dei pittori è inconfondibile.
La mostra è accompagnata da una serie di ritratti di “Mao” eseguiti in ceramica dall'artista americano, ma radicato da molti anni in Cina, Stevens Vaughn che reinterpreta il mito iconografico della rivoluzione cinese.

La fondazione Hafnia promuove la fusione ludica e il dialogo Internazionale attraverso l'arte e gli artisti. Il suo obbiettivo è dare sia ad artisti famosi che emergenti, gli strumenti per creare opere d'arte utilizzando diversi materiali e differenti stili. Data l'esperienza professionale dei promotori della fondazione con la porcellana e la ceramica, sono in special modo interessati a collaborare con artisti che usino questi materiali in maniera innovativa.
L'obiettivo della Fondazione Hafnia, oltre la formazione e la promozione della collezione storica, è far conoscere ad un pubblico sempre più ampio i fermenti e le tendenze più attuali nel panorama dell'arte contemporanea internazionale. Negli ultimi anni la Fondazione è parte attiva in diversi progetti culturali in Cina, Europa, Nord America e Sud America che promuovono il vasto campo delle arti visive – pittura, scultura, fotografia, video, installazioni e performance – analizzato e proposto al pubblico non solo grazie alle mostre, ma anche attraverso molteplici attività didattiche ed eventi collaterali di approfondimento, come conferenze, residenze d'artista e incontri con curatori e critici del mondo dell'arte contemporanea.


Stray Currents - Florian Neufeldt

from 2017-02-24 to 2017-04-29

Gallery Apart


Punti di vista. Kerstin Schomburg e Jakob Philipp Hackert: una ricerca fotografica

from 2017-03-22 to 2017-09-24

Casa di Goethe


Campo - Grossi Maglioni

from 2017-02-16 to 2017-04-27

AlbumArte


Mobile Architecture. Yona Friedman

from 2017-06-23 to 2017-09-24

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Zaha Hadid e l’Italia

from 2017-06-23 to 2018-01-28

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Interiors

from 2017-05-06 to 2017-10-29

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Daniele da Volterra. I dipinti d'Elci

from 2017-02-17 to 2017-05-07

Galleria Nazionale d'Arte Antica - Palazzo Corsini


Magia della luce. Specchio e simbolo nell’opera di Lorenzo Ostuni

from 2017-03-11 to 2017-06-11

Musei di Villa Torlonia: Casino dei Principi

Per la prima volta, gli specchi di Lorenzo Ostuni sono accolti in una mostra: 35 tra le più significative opere dell’artista, organizzate in un percorso tematico. Si parte dalla relazione tra il lavoro di Ostuni e il tema dello specchio nell’arte, per poi mettere a fuoco le sue ricerche sui segni zodiacali, le lettere dell’alfabeto ebraico e, ancora, su ritratti e alchimia. Per approdare, infine, al rapporto tra l’uomo e il divino, tra mito e religione.


“Welcome”: alla Stazione Termini vetrofanie con la storia del trasporto romano

from 2017-01-30


Nature Forever - Piero Gilardi

from 2017-04-13 to 2017-10-15

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


Giovanni Boldini

from 2017-03-04 to 2017-07-16

Complesso del Vittoriano (Ala Brasini)

The exhibition Giovanni Boldini, is one of the most comprehensive and spectacular retrospectives to be held in recent years. It features the most representative oils and pastels in Boldini's oeuvre and works by other artists who were his contemporaries, as well as a small selection of drawings on paper and engravings.
The show reconstructs step by step the outstanding career of this great Italo-French artist, who was not only one of the protagonists of that exceptional period and the brilliant anticipator of 20th-century modernity, but superbly conveyed and exalted female beauty in his works, revealing the innermost mysterious soul of the noble ladies of the period, whom he regarded as "fragile icons".
The exhibition comprises about of approximately 160 works – some of which have been rarely seen in public before such as The Red Curtain (1904), Lady Reading (1875), Portrait of a Lady in White with Gloves and Fan (1889), Dark-Haired Lady in an Evening Gown (c. 1892), Portrait of Madame G. Blumenthal (1896) – from major private collections and museums throughout the world, including the Musée d'Orsay in Paris, the Staatliche Museen zu Berlin - Nationalgalerie in Berlin, the Musée des Beaux-Arts in Marseille, the Uffizi in Florence and last but not least the Museo Giovanni Boldini in Ferrara, which has the most important public collection of the master's works.
The large canvas depicting Portrait of Donna Franca Florio (1901–1924) the masterpiece that has become the symbol of the Belle Époque and the happy Palermo of the day is also on display.

Under the aegis of the Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, with the patronage of the Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo and the Regione Lazio, this major retrospective is organized and produced by Gruppo Arthemisia, in collaboration with the Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale and AIAC (Associazione Italiana Arte e Cultura), and is curated by Tiziano Panconi and Sergio Gaddi.


Aeterna - Esposizione Triennale di Arti Visive 2017

from 2017-03-26 to 2017-04-23

Complesso del Vittoriano (Ala Brasini), Museo Fondazione Venanzo Crocetti, Palazzo Velli Expo


Matrice - Giuseppe Penone

from 2017-01-27 to 2017-07-16

Palazzo della Civiltà Italiana (o Colosseo Quadrato)


Abitare a Roma in periferia - Fotografie di Rodrigo Pais nella seconda metà del ‘900

from 2017-01-23 to 2017-06-05


Colosseo. Un'icona

from 2017-03-08 to 2018-01-07

Colosseo - Anfiteatro Flavio

The Colosseum is the most visited monument in the world but also a place that has undergone many transformations until getting to be almost a pop icon.

The exhibition is promoted by the Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma and traces the history of the monument.


Steno, l’arte di far ridere. C’era una volta l’Italia di Steno. E c’è ancora

from 2017-04-12 to 2017-06-05

Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea


La razza nemica. La propaganda antiebraica nella Germania nazista e nell'Italia fascista

from 2017-01-30 to 2017-05-07

Casina dei Vallati


Please Come Back. Il mondo come prigione?

from 2017-02-09 to 2017-05-21

MAXXI Museo nazionale delle Arti del XXI secolo


I Think Art is… Briciole D’Arte - Un video di Lara Nicoli e Carlo Carfagni

from 2017-02-03 to 2017-06-30

MACRO Via Nizza

Foyer
Le "pillole d'arte" o meglio "briciole d'arte" come ci ha consigliato Luigi Ontani, nascono come costola di un format di sperimentazione proposto a Rai3 nel corso dell'anno 2016. Si tratta di brevissime riflessioni sul significato di arte, che danno il titolo al video, appunto "I think art is".

Sono ispirate a quelle che in termini giornalistico-televisivi vengono denominate "vox populi", ovvero voci raccolte per strada interpellando i passanti e sondandone gli umori.

Le "briciole" partono quindi da una finalità divulgativa per un pubblico generalista, ma perdono man mano il presupposto di partenza e, pur mantenendo la stessa concisione delle vox - che può variare dai 20 ai 35 secondi tra botta e risposta - assumono forme diverse: teatrali, glamour, performative.

A circa sessanta - tra artisti, critici, giornalisti, scrittori, attori, galleristi, mecenati, persone comuni; da Michelangelo Pistoletto a Giosetta Fioroni, da Jannis Kounellis a Dacia Maraini, da Edoardo Albinati a Piera degli Esposti, da Marco Da Milano a Gregorio Botta, da Fabio Sargentini a Luigi Ontani, dalla giovane artista Veronica Montanino alla gallerista Viviana Guadagno,  e poi Gianfranco Baruchello, Pablo Echaurren, Mario Desiati, Marco Tirelli, Kasia Smutniak, Pietro Fortuna, Ludovico Pratesi, Emmanuele Emanuele, Marco Da Milano, Giorgio De Finis, Luca Telese, Matteo Basilè, molti giovani artisti del Lanificio e studenti di accademia di belle arti ecc. - abbiamo rivolto la stessa domanda-riflessione che si è trasformata in un tormentone o anche in un testimone che viene ripetuto e passato di persona in persona: "Penso che l'arte sia...". 

A questa domanda - ed è una incredibile constatazione su cui riflettere - nessuno dà la stessa risposta, ma ciascuno suggerisce un diverso ma sempre interessante modo di concepire l'arte.

Delle sessanta, sono state scelte e montate in sequenza una rosa di risposte - nonostante l'idea iniziale fosse quella di un work in progress di continuo sostituibile ed integrabile - dando compattezza temporale ad un video che si basa formalmente sull'idea pop della ripetizione e che, nella proiezione museale a loop su schermo monocanale, si trasforma in una sorta di viatico per i visitatori che stanno per varcare la soglia ed entrare nel magico (e spesso ignoto) mondo dell'arte.


Leonardo e il Volo. Il manoscritto originale del Codice e un’esperienza multimediale e 3D

from 2017-01-21 to 2017-04-30

Musei Capitolini

Dal mito di Dedalo e Icaro, volare è il sogno che appartiene alla storia della civiltà. Il Codice sul volo degli uccelli, il manoscritto che raccoglie la summa delle intuizioni elaborate da Leonardo sull’argomento, arriva per la prima volta a Roma, ai Musei Capitolini
Prorogata al 30 aprile 2017 

Il “Codice sul volo degli uccelli”, manoscritto di Leonardo custodito dalla Biblioteca Reale di Torino, è un quaderno in cui il Genio scrisse e illustrò i suoi studi sul volo. Basando i suoi studi sull’osservazione del volo degli uccelli, Leonardo elaborò una vera e propria scienza del volo, attraverso la quale progettò le sue macchine volanti.

L’analisi del volo degli uccelli è condotta in modo rigorosamente meccanico: progetti, appunti e disegni sulla fisionomia degli uccelli, sulla resistenza dell’aria e sulle correnti.

IL CODICE
Il codice leonardesco è composto da 18 carte e due copertine. Oltre alle osservazioni sul volo degli uccelli, le sue pagine contengono spiegazioni su come coniare medaglie e preparare i colori. Le pagine scritte sono accompagnate da un insieme di accurati disegni: volatili (il nibbio è l’uccello più rappresentato), figure geometriche, disegni meccanici e architettonici.
A rendere ancora più prezioso il Codice sette disegni in sanguigna con figure vegetali e umane
Un mistero circonda le pagine del Codice: alla carta 10v sembra celarsi un autoritratto leonardesco. Fu il giornalista scientifico Piero Angela, in occasione di un’esposizione delle opere di Leonardo alla Reggia della Venaria Reale di Torino, ad evidenziarne la notevole somiglianza con il più famoso Autoritratto, esposto ai Musei Capitolini nella mostra del 2015. Il giornalista si è avvalso delle sofisticate tecnologie della Polizia Scientifica (il RIS di Parma), per  l’invecchiamento elettronico del volto intuendo così l’affinità tra i due.

Il Codice è esposto in un clima box appositamente realizzato che, mantenendo il corretto livello di umidità relativa, consente tuttavia ai visitatori di ammirarlo nella sua completezza. Le apparecchiature multimediali touchscreen permettono di “sfogliarlo” virtualmente, di “navigarlo” in alta risoluzione e di “leggerlo” grazie alla trascrizione in italiano e in inglese. Arricchiscono l’esposizione alcune copie anastatiche del Codice, a partire dalla preziosa edizione francese di fine Ottocento, provenienti anch’esse dalla Biblioteca Reale di Torino.
L’Istituto TeCIP della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa, partnership nell’organizzazione della mostra, ha messo a disposizione del pubblico contenuti multimediali appositamente realizzati per l’allestimento e immagini tridimensionali (3D) che permettono una percezione “immersiva” dei prototipi realizzati da Leonardo. Le immagini ad alto impatto emozionale accompagnano il visitatore, come in un viaggio, tra le geniali intuizioni del maestro toscano.
Accompagna l'esposizione anche una installazione dell'Agenzia Spaziale Italiana che ripercorre le maggiori tappe del volo umano e robotico nello spazio con le missioni di Exomars verso il pianeta rosso, i lanci dei satelliti con Vega e dell'abitabilità umana nella Stazione Spaziale Internazionale.
I visitatori, grazie alle tecnologie utilizzate, avranno la sensazione, per alcuni minuti, di abbandonare la realtà fisica e saranno circondati dallo spazio e dal tempo di Leonardo vivendo ciò che il genio toscano avrebbe aver voluto far vivere agli uomini del suo tempo.


Mediterraneo in chiaroscuro. Ribera, Stomer e Mattia Preti da Malta a Roma

from 2017-01-12 to 2017-05-21

Galleria Nazionale d'Arte Antica - Palazzo Barberini


Il pittore e il gran signore. Batoni, i Rezzonico e il ritratto d’occasione

from 2017-01-12 to 2017-04-23

Galleria Nazionale d'Arte Antica - Palazzo Barberini


Icone di Hollywood. Fotografie della Fondazione John Kobal

from 2017-06-01 to 2017-09-03

Palazzo delle Esposizioni


Georg Baselitz. Eroi

from 2017-03-04 to 2017-06-18

Palazzo delle Esposizioni

This exhibition is being jointly produced by the Azienda Speciale Palaexpo with the Städel Museum in Frankfurt, the Moderna Museet in Stockholm and the Guggenheim Museum Bilbao.

The exhibition explores a very special phase in the career of Georg Baselitz, one of Europe's most celebrated contemporary artists, for the very first time.

Born in Sachsen-Anhalt in 1938 and educated in the German Democratic Republic, Baselitz moved to the Federal Republic of Germany in 1958. At the age of only twenty, between 1965 and 1966, he painted a cycle of pictures entitled The Heroes, almost all of which are on display in the exhibition.

His figures are combatants, partisans and the victims of war, in which the character of the hero, in its exclusively male variant, doffs the positive image associated with the rhetoric of war, postwar propaganda and the individualism of German culture, to display his fragility, his precariousness, his inconsistency, and even his failure. Giants in tattered uniforms stand out starkly, wounded and vulnerable, against a backdrop of rubble. They look like warriors, yet they emanate a sense of surprising delicacy.

In the mid-sixties, turning his back on the contemporary expressions of the avant-garde that turned its nose up at painting, Baselitz used his art to explore the theme of the dissolution of the order that people previously believed governed the ideological, political and aesthetic spheres.

"I was born into a destroyed order", Baselitz said in an interview he gave in 1995, "a destroyed landscape, a destroyed people, a destroyed society. And I didn’t want to re-establish an order: I’d seen enough of so-called order’".

In his Heroes, a seminal cycle that attracted strong criticism when it first appeared, the artist reveals the ambiguous nature of the present, imparting form and image to a sense of the tragic, capable of demolishing the myths of the past but, at the same time, of jeopardising the optimism of the postwar economic boom.

Max Hollein writes in the exhition catalogue: "Embedded within the Hero paintings is an allegory of adolescence, as well as the  themes of suffering, guilt, rebellion and hope within a world felt to be foreign, false or damaged."

The exhibition will be accompanied by a catalogue in Italian published by Hirmer Verlag in Munich. English and German editions will also be available. The catalogue is edited by Max Hollein and Eva Mongi-Vollmer, with essays by the editors and by Richard Shiff, Uwe Fleckner and Alexander Kluge.


DNA. The Great Book of Life from Mendel to Genomics

from 2017-02-10 to 2017-06-18

Palazzo delle Esposizioni

Mendel, a misunderstood genius born "too soon" and in the wrong place, was to become the posthumous father of genetics, a science that has changed our way of understanding nature forever. Gregor Mendel is one of the leading figures in an exhibition that explores what is essentially a microscopic and invisible world in an effort to discover the laws of heredity, the stories of great scientists such as Watson and Crick who enabled us to understand the structure and function of DNA, the new frontiers of genomics, the discipline's practical applications and the way they influence and are increasingly going to influence our lives and our environment, personalised gene therapy, artificial life, the use of DNA to weed out the culprit in a crime, the past, the present and the future, and much, much more.
 
The first part of the exhibition explores the historical aspect, mapping out the crucial stages in this scientific adventure and illustrating both the discoveries and the life and times of the scientists involved: Mendel and the laws governing character heredity, Morgan and fruit flies – crucial for understanding what genes and chromosomes are – and the racist "distortions" of eugenetics, right up to the work of  Watson, Crick and Rosalind Franklin on the double helix structure of DNA. The second part of the exhibition takes a look at the present and future, illustrating the themes of cloning, personalised medicine, genetic engineering and artificial biology, with a special focus on forensic genetics and on the study of extinct species' DNA.

The exhibition showcases a spellbinding selection of different artefacts and styles. The concise explanatory narrative accompanying visitors throughout the exhibition's seven sections alternates with the display of exciting original exhibits on show to the general public for the very first time here in Italy. They include the parts of the original model used by Watson and Crick to describe DNA's double helix structure; the real sheep Dolly, the first animal ever to be obtained by cloning; 19th century documents and artefacts belonging to Mendel; historical instruments associated with the disturbing history of eugenetics; and an original fossilised Neanderthal skull from which an attempt is currently being made to extract the DNA. This selection of exhibits from all over the world is accompanied by numeours interactive exhibits specially designed for the exhibition, by video material on display here for the very first time and by iconographic apparatus and spectacular reconstructions in the context of a fully immersive and interactive museum layout.

The exhibition aims to provide an educational tool of excellence to help children and teenagers address all of the issues relating to genetics and genomics in a way that is detailed yet easy to follow, that is simple but not superficial, and to provide them with all the tools that they need to become aware of the impact that the discoveries in this field are bound to have on the society of the future.


Tre Civette Sul Comò. CivettArte

from 2017-01-29 to 2017-04-30

Musei di Villa Torlonia: Casina delle Civette

Una mostra dedicata alle "civette" attraverso un percorso di 67 opere realizzate quasi tutte per l’occasione da altrettanti artisti provenienti, oltre che dall’Italia, anche da Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Iraq, Irlanda, Lussemburgo, Olanda e Spagna.

Non solo dipinti e sculture, ma anche ventagli, aquiloni, gioielli, monopattini, ricami, libri d’artista, video, abiti, cappelli, burattini, intessono un dialogo continuo con gli esuberanti elementi decorativi dell’edificio che ospita il Museo della vetrata Liberty e che deve il suo nome proprio alle celebri vetrate di Duilio Cambellotti dedicate alle civette.

Attraverso le tecniche e i materiali più vari - vetrata, macramè, mosaico, video, cartapesta, stoffa, affresco, bronzo, tessitura, legno, gesso, polimaterici, bronzo, olio su tela - gli artisti offrono la loro interpretazione del tema della civetta con uno sguardo ora ironico, ora incantato, ora surreale, ora evocativo, ora poetico ed una settantina di civette popolano così gli ambienti della Casina e la sua dépendance.

L’immagine guida della mostra è stata realizzata dal celebre vignettista Lucio Trojano: una civetta artista che, stando sul comò, dipinge la Casina delle Civette. Questa CivettArte ha il compito di introdurci alla esposizione ed a tutte le manifestazioni ad essa connesse.

L’allestimento espositivo, a cura dell’Architetto Monica Petrungaro, è articolato sia nella Casina che nello spazio espositivo della dépendance così da suggerire un coinvolgimento globale, da parte delle civette, degli spazi della “loro” casa. Gli arredi, l’imprescindibile comò ed un bel tavolo da pranzo attribuito a Cambellotti, sono stati messi a disposizione da Sinopia, Galleria antiquaria-artecontemporanea     www.sinopiagalleria.com

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da EdiLet Lazio Letteraria che, oltre alla riproduzione delle opere, a colori, contiene testi a firma delle curatrici e di Maria Luisa Caldognetto, Rita Leone, Natale Antonio Rossi, Gerasimos Zoras; arricchisce il catalogo una poesia della poetessa greca Helene Paraskevà.

Gli artisti

Anna Addamiano, Aegea Mosaici, Nobushige Akiyama, Yasue Akiyama, Stefania Ancarani, Letizia Ardillo, Laura Barbarini, Adelio Bartolucci, Miro Bonaccorsi, Marco Calanca/Maria Grossi /Maria Laura Venturelli, Massimo Campi, Antonella Cappuccio, Capri Otti, Lucio Castagneri, Francesca Cataldi, Giulio Cavanna, Paolo Cazzella, Antonia Ciampi, Maurizio Colombo, Maria Cristina Crespo, Stefania De Angelis, Giovanna Dejua, Raffaele Della Rovere, Gabriella De Matteis, E. ART, Vittorio Fava, Ezio Flammia, FraMe, Salvatore Giunta, Alba Gonzales, Paolo Hermanin, Lila Iatruli, Aziz Karim, Koefia Accademia d’Alta Moda, Massimiliano Kornmüller, Walter Kratner, Nikos Kyritsis, Andrée Liroux, Laura Lotti, Mirko Lucchini, Massimo Luccioli, Luigi Manciocco, Fidelma Massey, Maria Pia Michieletto, Minette, Hans Nübold, Julio Ojea, Anna Onesti/Virginia Lorenzetti, Lucia Pagliuca, Lucio Pari, Maria Luisa Passeri, Rita Piangerelli, Sorelle Piredda, Diana Poidimani, Helga Sauvageot, Martin Schliessler, Bettina Scholl Sabbatini, Thomas Schöne, Maria Signorelli, Strassacker, Studiolartetutta, Lucio Trojano, Elisabeth Ann Tronhjem, Sandro Trotti, Romana Vanacore, Marijke Van der Maden, Maria Letizia Volpicelli.

EVENTI
Durante il periodo espositivo sono stati organizzati una serie di eventi, dagli spettacoli di burattini ai concerti, dai percorsi guidati a conferenze, dalle visite delle scuole ai laboratori per bambini.
La partecipazione alle manifestazioni ed ai laboratori è gratuita previa prenotazione specificata nella pagina dell'evento.
Per l’accesso è indispensabile essere forniti del regolare biglietto di ingresso al Museo


All’Ombra delle Piramidi. La mastaba del dignitario Nefer

from 2016-12-30 to 2017-05-28

Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco

Il preziosissimo rilievo funerario del dignitario Nefer, databile al regno del faraone Cheope: una ricostruzione 1:1 della struttura della cappella funeraria e una ricchissima documentazione grafica, fotografica e multimediale per descriverne lo spazio interno

Il Museo Barracco conserva la preziosa “stele della falsa porta” del dignitario Nefer, vissuto in Egitto ai tempi della IV Dinastia (2575-2465 a.C.), quella dei grandi faraoni costruttori delle piramidi. Visto il suo alto incarico a corte - era il soprintendente di tutti gli scribi del re, il soprintendente dei magazzini delle provviste e della “casa delle armi”- Nefer ebbe l’onore di essere sepolto in una màstaba del cimitero reale ai piedi della grande piramide di Cheope. Le màstabe (dalla parola araba che significa “panca”) sono edifici funerari caratteristici delle prime dinastie della civiltà egizia: si tratta di monumenti troncopiramidali a struttura piena,  destinati ad accogliere il pozzo funerario che metteva in comunicazione l’area esterna con la camera sepolcrale sotterranea che ospitava il sarcofago del defunto ed il suo corredo.

Nefer aggiunse alla struttura della tomba una piccola cappella funeraria, rivestita di rilievi, che è stata ricostruita al Museo Barracco nelle sue dimensioni originali. I rilievi della tomba dispersi in diversi musei europei e americani (Parigi, Louvre; Copenhagen, Ny Carlsberg Glyptotek; Museo di Birmingham,  University of Pennsylvania Museum di Philadelphia; Museum of Fine Arts di Boston) sono riprodotti per immagini all’interno della cappella funeraria ricostruita in modo da restituire l’immagine generale di una tomba egizia del  3° millennio avanti Cristo.
La mostra prevede la ricostruzione in dimensioni 1:1 - nella loggia esterna al primo piano del Museo -  della cappella funeraria di Nefer con slides retroilluminate che riproducono nella sua completezza la decorazione a rilievo al suo interno.

La stele del Museo Barracco fu acquistata da Giovanni Barracco a un’asta a Parigi nel 1868: si vendevano in quell’occasione le opere della collezione di Napoléon-Joseph-Charles-Paul Bonaparte, detto Plon Plon, figlio del fratello minore di Napoleone I. Il principe aveva progettato, per il 1858, un viaggio in Egitto, sulle orme della spedizione napoleonica del 1798-1801. Per accogliere degnamente un ospite  così illustre il governatore  d’Egitto, Said Pacha,  decise di organizzare preventivamente una serie di campagne di scavo in modo che il principe potesse provare il piacere della “scoperta” dei tesori archeologici dell’ Egitto faraonico che emergevano, come per incanto, dalla sabbia del deserto.
Per preparare questa  messa in scena venne convocato in Egitto il famoso egittologo Auguste Mariette, allora conservatore aggiunto delle antichità egizie del Louvre. Mariette giunse in Egitto nel 1857 e, in un breve lasso di tempo, riuscì ad aprire fino a 35 cantieri di scavo dirigendo personalmente gli scavi e controllando attivamente tutte le importanti scoperte che avvenivano nei diversi luoghi. La messe dei ritrovamenti emersa da quelle esplorazioni fu impressionante, sia per qualità che per quantità.
Il viaggio fu annullato, ma il principe ricevette in omaggio una serie di opere egizie, tra cui spiccava la stele di Nefer.  Plon Plon conservava queste opere all’interno della sua sontuosa Maison Pompéienne, fatta costruire a Parigi su ispirazione di una domus di Pompei. In un momento di difficoltà politica le prince Napoléon vendette casa e collezione. La stele di Nefer  divenne il primo pezzo della raccolta di Giovanni Barracco.


I pittori del ’900 e le carte da gioco. La collezione di Paola Masino

from 2016-12-15 to 2017-04-30

Museo di Roma - Palazzo Braschi

Giocare a carte con i pittori del ’900: questa suggestiva partita sarà idealmente possibile grazie alla originale collezione di carte di Paola Masino (1908-1989), donate da Alvise Memmo al Museo di Roma ed esposte per la prima volta al pubblico nelle sale al piano terra dal 15 dicembre 2016 al 30 aprile 2017.

Giocare a carte con i pittori del ’900, da Carla Accardi a Burri, a Consagra, da Primo Conti a Carrà, da Campigli a Capogrossi, a Cagli, da Fautrier a Cocteau, da Carlo Levi a Guttuso, da Prampolini a Fausto Pirandello – solo per citarne alcuni. Questa suggestiva partita sarà idealmente possibile grazie alla originale collezione di carte di Paola Masino (1908-1989), donate da Alvise Memmo al Museo di Roma ed esposte per la prima volta al pubblico nelle sale al piano terra dal 15 dicembre al 30 aprile 2017.
La mostra “I pittori del ’900 e le carte da gioco. La collezione di Paola Masino” promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con l’Archivio del Novecento di Sapienza Università degli Studi di Roma e con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, è a cura di Marinella Mascia Galateria e Patrizia Masini.
Scrittrice anticonformista, intellettuale coltissima, compagna di Massimo Bontempelli, Paola Masino conobbe e frequentò assiduamente letterati, musicisti e pittori, italiani e stranieri, nelle varie residenze, a Roma, Firenze, Parigi, Milano, a Venezia e, d’estate, a Castiglioncello e a Forte dei Marmi. Amava giocare a carte: a poker, a pinnacolo (con Bontempelli), a scopone (con Pirandello). E collezionare mazzi di carte da gioco. Da queste “passioni” nasce l’idea di chiedere ai tanti amici artisti di creare delle carte dipinte, napoletane, francesi e Tarocchi. Realizzando così, dal ’47 agli anni Ottanta, una collezione unica al mondo, che è testimonianza dell’arte pittorica del Novecento e in cui le carte da gioco, astratte dal loro contesto, divengono opera d’arte e “simbolo metafisico”.
Per la prima volta saranno esposti al pubblico anche i ritratti di Paola Masino, opera dei pittori Bucci, Cagli, Cecchi Pieraccini, de Chirico, de Pisis, Funi e Sironi, e di famosi fotografi, da Bragaglia a Ghitta Carell, da Luxardo, a Sommariva. Tutti degli anni ’30, mentre è del 1968 il ritratto di Alexander Calder, autore anche di una splendida carta in bianco e nero, la Regina di fiori: opere eseguite entrambe a Roma, così come il ritratto di Bontempelli di Alberto Savinio.
Inoltre, grazie al contributo dell’Archivio del Novecento di Sapienza Università degli Studi di Roma, saranno esposte foto d’epoca, lettere, manoscritti, quaderni d’appunti, libri editi e inediti di Paola Masino.
Il “Fondo Paola Masino – donazione Alvise Memmo”, donato nel 2007 al Museo di Roma Palazzo a Braschi dal nipote della scrittrice, oltre alla collezione, che nella sua integralità si compone di 352 carte dipinte, comprende un piccolo e prezioso archivio, costituito da un quaderno e dalle meticolose liste redatte da Paola Masino, con i nomi degli artisti “incaricati” e le corrispondenti carte da gioco “commissionate”, le lettere dei pittori alla collezionista, che hanno accompagnato il progressivo sviluppo della collezione, oltre a una serie di scatole di sigarette utilizzate come contenitori delle carte dipinte e di  due mazzi di carte da gioco commerciali autografate da famosi musicisti, letterati e attori.
Il Fondo, significativo per lo studio della collezione, e anche della figura di Paola Masino, un’istituzione della vita culturale romana, costituisce un’importante acquisizione che va ad arricchire le raccolte del Museo.


Sotto il cedro del Libano: Grazia Deledda a Roma

from 2016-12-15

Biblioteca Nazionale Centrale


Archaeology&ME

from 2016-12-10 to 2017-04-23

Museo Nazionale Romano - Palazzo Massimo alle Terme


Ospiti della Spada - I Santi Quattro Coronati dal Museo di Roma in Palazzo Braschi

from 2016-12-01 to 2017-05-08

Galleria Spada


Pens to paper: autograph letters from the Keats-Shelley House

from 2016-11-28 to 2017-06-03

Keats - Shelley House


That's Italia Art Collection 2016 - "Ritratti del Cinema Italiano" di Anna Laura Millacci

from 2016-10-20

Botticelli Risto-Arte


Van Gogh Alive – The Experience

from 2016-10-25 to 2017-04-23

Palazzo degli Esami


Artemisia Gentileschi e il suo tempo

from 2016-11-30 to 2017-05-07

Museo di Roma - Palazzo Braschi

Un viaggio nell’arte della prima metà del XVII secolo seguendo le tracce di una grande, vera donna: Artemisia Gentileschi.
Guarda il video teaser della mostra

Un viaggio nell’arte della prima metà del XVII secolo seguendo le tracce di una grande, vera donna. Una pittrice di prim’ordine, un’intellettuale effervescente, che non si limitava alla sublime tecnica pittorica, ma che seppe, quella tecnica, declinarla secondo le esigenze dei diversi committenti, trasformarla dopo aver assorbito il meglio dai suoi contemporanei, così come dagli antichi maestri, scultori e pittori. La parabola umana e professionale di Artemisia Gentileschi (1593-1653), straordinaria artista e donna di temperamento, appassiona il pubblico anche perché è vista come un’antesignana dell’affermazione del talento femminile, dotata di un carattere e una volontà unici. Un talento che le consentì, giovanissima, arrivata a Firenze da Roma, prima del suo genere, di entrare all’Accademia delle Arti e del Disegno di Firenze; che le fece imparare, già grande, a leggere e scrivere, a suonare il liuto, a frequentare il mondo culturale in senso lato; una volontà che le consentì di superare le violenze familiari, le difficoltà economiche; una libertà la sua che le permise di scrivere lettere appassionate al suo amante Francesco Maria Maringhi, nobile raffinato quanto tenero e fedele compagno di una vita. Una tempra la sua, che pure sotto tortura (nel processo che il padre intentò al suo violentatore Agostino Tassi) le fece dire: “Questo è l’anello che tu mi dai et queste le promesse”, riuscendo così a ironizzare, fino al limite del sarcasmo, sulla vana promessa di matrimonio riparatore.

La mostra che si apre il 30 novembre al Museo di Roma a Palazzo Braschi, con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, promossa e prodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia Group e organizzata con Zètema Progetto Cultura, e che copre l’intero arco temporale della vicenda artistica di Artemisia Gentileschi, consentirà al visitatore di ripercorrere vita e opere dell’artista a confronto con quelle dei colleghi: circa 100 sono in totale le opere in mostra, provenienti da ogni parte del mondo, da prestigiose collezioni private come dai più importanti musei in un confronto serrato tra l’artista e i suoi colleghi, frequentati, a Roma, come a Firenze, ancora a Roma e infine a Napoli, con quel passaggio veneziano di cui molto è da indagare, così come la breve intensa parentesi londinese. 

L’esposizione, che rimane aperta sino al 7 maggio 2017, nasce da un’idea di Nicola Spinosa ed è curata dallo stesso Spinosa per la sezione napoletana, da Francesca Baldassari per la sezione fiorentina, e da Judith Mann per la sezione romana. È accompagnata da un catalogo edito da Skira che dà conto dei diversi periodi artistici e umani di Artemisia e riporta le schede delle opere esposte, frutto dei più recenti studi scientifici e degli ultimi documenti rinvenuti.

Oltre quindi ai magnifici capolavori di Artemisia come la Giuditta che taglia la testa a Oloferne del Museo di Capodimonte, Ester e Assuero del Metropolitan Museum di New York, l’Autoritratto come suonatrice di liuto del Wadsworth Atheneum di Hartford Connecticut, si vedranno la Giuditta di Cristofano Allori della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze o la Lucrezia di Simon Vouet del Národní galerie v Praze di Praga, solo per citarne alcuni: dopo i dipinti della prima formazione presso la bottega del padre Orazio, quelli degli anni fiorentini, segnati dai lavori dei pittori conosciuti alla corte di Cosimo de Medici come Cristofano Allori e Francesco Furini, ma anche le tangenze con Giovanni Martinelli; altri che recano echi, e non solo, della sua amicizia e frequentazione con Galileo, come del mondo, allora nascente, del teatro d’opera.

Scandite all’interno di un itinerario cronologico, le successive opere di Artemisia sono messe in relazione con quelle dei pittori attivi in quegli anni d’oro a Roma: Guido Cagnacci, Simon Vouet, Giovanni Baglione, fonte d’ispirazione rispetto ai quali la pittrice aggiorna, di volta in volta, il suo stile proteiforme e mutevole.

A concludere, i dipinti eseguiti nel periodo napoletano, quando ormai Artemisia può contare su una sua bottega e sulla protezione del nobile Don Antonio Ruffo (1610-1678), lavori in cui, grazie ai confronti, sarà possibile capire il suo rapporto professionale coi colleghi partenopei: da Jusepe de Ribera e Francesco Guarino a Massimo Stanzione, Onofrio Palumbo e Bernardo Cavallino; tele come la splendida Annunciazione del 1630 – presente anch’essa in mostra – paradigmatiche di questa fiorente contaminazione, scambio e confronto.

ARTEMISIA GENTILESCHI

Artemisia Lomi Gentileschi. Artemisia Gentileschi. Artemisia. È così ormai che il mondo la conosce, gli storici dell’arte come la gente comune. Chi la reputa pittrice di prim’ordine, in grado di eguagliare e superare nell’arte i tanti pittori del suo tempo, e non solo, e chi resta stregato dalle sue Giuditte vendicatrici, dalle Cleopatra, Ester, Maddalene, sante, dame e suonatrici, dai suoi colori, dalle ombre caravaggesche e terribili di suoi lavori. Artemisia per anni, per decenni, complice la biografia parecchio romanzata di Anna Banti, è sembrata essere solo una bambina violata dall’amico e sodale del padre, quell’Agostino Tassi che non fece un solo giorno di esilio o galera. Sembrava Artemisia, uscita dalle pagine travagliate della grande storica dell’arte, non voler altro che l’approvazione del padre, come pittrice, e il suo amore, come figlia. Sembrava Artemisia far ricorso all’orgoglio per salvare la sua vocazione, al punto da allontanare l’unico uomo amato, il padre della figlia, il vicino di casa Pierantonio Stiattesi, sposato per cancellare la macchia dello stupro dalla sua reputazione di donna. E sembrava aver avuto un’unica figlia, trascurata e negletta, che detestava colori e pennelli e odiava quella madre che affetto e attenzioni non poteva dare, troppo impegnata a farsi strada in un mondo fatto solo di uomini, impossibilitata a svelare emozioni, pena il crollo della sua autorevolezza. Una figlia che, con gli occhi e le parole, pare esser sempre pronta a rimproverarle modi e costumi, che preferisce la pudicizia delle monache e la tranquillità economica di un matrimonio di interesse. E parte Artemisia, attraversa mezza Europa per giungere alla corte della Regina di Inghilterra, dove si trova il padre che la accoglie, ma al tempo stesso è geloso del suo successo. La corte è tetra e fredda, il padre se ne sta nascosto e infine muore, tra le sue braccia, e a lei non resta che tornare indietro e forse morire sola in una qualche locanda prima di arrivare nel porto di Napoli.

Artemisia non è questa, non lo è mai stata. Il tempo, i documenti, le carte uscite fuori dagli archivi, e forse ancora molte da trovare, han reso giustizia a una donna, a un’artista, a un’eroina che non si fa scrupoli perché solo in questo modo è possibile esser donna e pittrice in quell’epoca, in quel mondo. Non era affatto bambina quando conobbe il Tassi che amò per quasi un anno. E certo il processo ci fu e alla fine non si sposarono. Sposò lo Stiattesi ma chi tra i due ci guadagnò, non è chiaro. Amò furiosamente un suo coetaneo alla corte di Firenze, il nobile Francesco Maria Maringhi, come testimoniano le sue lettere appassionate, che la salvò dall’accusa di furto di colori quando scappò con i figli, che molti ne ebbe, da Firenze a Roma. Cambia case, si fa nuovi amici, non paga i debiti, pur di lavorare e di essere grande tra i grandi del suo tempo. L’amico Vouet ci lascia un suo ritratto (ma il suo volto lo si conosce a memoria, che lo regala alle sue donne di pennello più crudeli). È a Venezia e poi a Napoli. Si fa agente di se stessa. Ha a che fare coi grandi della nostra penisola, come d’Europa, raccomandando perfino famiglia e parenti, rimandando consegne di lavori, scrivendo lettere tanto supplichevoli quanto furbe. Scrive a Galileo di cui è amica. Il suo amante di sempre, il Maringhi, la raggiunge a Napoli. Girolamo Fontanella compone un’ode per lei e negli anni successivi addirittura sette per le sue opere. Parte per Londra, dove raggiunge il padre, e dove rimane anche dopo la sua morte per rientrare poi a Napoli dove lavora molto e molto promette, pur di farsi anticipare danari e colori.

Secondo le fonti vien sepolta nella Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini. “Heic Artemisia” sulla sua lapide. Perché da questo momento è solo Artemisia, la grande, immensa pittrice.

AVVISO AL PUBBLICO
Le seguenti opere saranno presenti in mostra in tempi diversi rispetto al normale periodo espositivo
- ARTEMISIA GENTILESCHI, GIUDITTA CHE TAGLIA LA TESTA DI OLOFERNE, MUSEO DI CAPODIMONTE, NAPOLI, ITALIA: in mostra dal 18 febbraio
- GIUSEPPE VERMIGLIO, GIAELE E SISARA, VENERANDA PINACOTECA AMBROSIANA, MILANO, ITALIA: in mostra fino al 5 marzo
- ARTEMISIA GENTILESCHI, SUSANNA E I VECCHIONI, POMMERSFELDEN, KUNSTSAMMLUNGEN, GRAF VON SCHONBORN: in mostra fino al 27 marzo


Arte e Politica. Opere dalla Collezione #4

from 2016-10-21 to 2017-05-10

MACRO Via Nizza

Sale Collezione
Il quarto appuntamento del ciclo di mostre che intende valorizzare la collezione permanente del MACRO, esposta a rotazione nelle sale museali, presenta una selezione di opere legate al tema dell’impegno politico, sociale e civile.

A partire dalle demolizioni operate dal regime fascista a Roma negli anni Trenta e immortalate da celebri dipinti di Mario Mafai e della Scuola Romana, passando per la cronaca delle manifestazioni di piazza, evocate dal Comizio di Giulio Turcato, il percorso della mostra giunge alle riflessioni più recenti, in cui gli artisti contemporanei maturano un atteggiamento più disincantato nei confronti dei fatti socio-politici.

Come nell’opera Punizioni di Maurizio Cattelan (unico prestito da collezione privata), che ha raccolto una serie di fogli su cui dei giovani studenti hanno scritto, a mo’ di penitenza, la frase “Fare la lotta in classe è pericoloso”: l’artista, come fosse un maestro, ha corretto con la penna rossa ciascuna frase trasformando l’affermazione in “Fare la lotta di classe è pericoloso”. Questo lavoro è lo specchio del rapporto più distaccato che gli artisti hanno costruito con il proprio tempo.

Gli echi delle lezioni sulla rivoluzione tenute da Joseph Beuys – presente in mostra grazie a due fotografie di Mimmo Jodice – e registrate sulle sue lavagne, si avvertono nella ricerca che da tempo Alfredo Jaar conduce sulle orme di Antonio Gramsci a Roma, dove è stato realizzato il suo light-box in mostra.

La fiducia di Kendel Geers negli ideali politici, affermata dalla sua scritta al neon Believe fotografata da Claudio Abate, si contrappone alle saracinesche ormai senza peso di Perino & Vele, tra i più ironici artisti italiani delle ultime generazioni. Sul suo solco si colloca il ritratto di famiglia di Adrian Paci, che ha trasformato in opera il proprio accidentato percorso di immigrazione dall’Albania all’Italia. Più sofisticati gli sguardi di Felice Levini, del quale sarà riallestita Italia per incognita, e di Alberto Zanazzo, che riflette sul sacrificio umano di Auschwitz attraverso una composizione geometrica concettuale.

Dal tocco delicato e intenso dell’opera di Michal Rovner alla memoria indagata da Fabio Mauri, fino alla raffinata denuncia sociale di Pascale Marthine Tayou, la mostra affronterà anche l’impegno “politico” di Carla Accardi e l’attenzione ai drammi ecologici di Ines Fontenla, fino all’utopia di un museo della memoria palestinese di Khalil Rabah. Fuori dal coro, come spesso accade, la voce di Nico Vascellari, di cui risuonerà idealmente l’eco della performance Cuckoo, le cui tracce risiedono nella scultura presente al MACRO.

Elenco degli artisti in mostra: Claudio Abate, Carla Accardi, Maurizio Cattelan, Ines Fontenla, Alfredo Jaar, Mimmo Jodice, Felice Levini, Mario Mafai, Fabio Mauri, Adrian Paci, Perino&Vele, Khalil Rabah, Michal Rovner, Pascale Marthine Tayou, Giulio Turcato, Nico Vascellari, Alberto Zanazzo.


Time is Out of Joint

from 2016-10-11 to 2018-04-15

Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea


Simone Cametti

from 2017-05-25 to 2017-07-02

Auditorium Parco della Musica

Auditorium Parco della Musica - AuditoriumArte
a cura di
Claudio Libero Pisano

Simone Cametti

Tina è un progetto espositivo costruito attorno alla figura di Tina Allori, cantante italiana che debuttò alla radio negli anni ’40 lanciando motivi di grande successo come Notte e dì, Ancora ci credo e Potessi rivivere la vita. Tramite opere video, grafiche e scultoree la mostra evidenzia le tappe della vita e degli spostamenti della cantante per il mondo. Cametti costruisce un percorso attorno alla canzone di Tina da lui registrata all’interno di una cava norvegese di Larvikite, che il marito della cantante scelse come lapide che ricordasse sua moglie. L’artista rende così omaggio a Tina Allori mirando a unire la sfera affettiva e professionale della cantante in un luogo dedicato alla musica quale è l’Auditorium.

One Space/One Sound è un progetto espositivo periodico sull’arte del suono concepito da Fondazione Musica per Roma per lo spazio AuditoriumArte. Il progetto è rivolto a installazioni che hanno il suono come loro componente fondamentale, sia per la relazione con lo spazio che per la relazione con l’immagine visiva, scavalcando così la separazione tradizionale, oramai obsoleta, tra discipline artistiche diverse. Tratto comune di quest’arte del suono è proprio l’intrinseca relazione tra suono, l’esperienza visiva e la percezione architettonico/spaziale.

Minute Visioni. Micromosaici romani del XVIII e XIX secolo dalla collezione Ars Antiqua Savelli

from 2016-06-25 to 2017-05-07

Museo Napoleonico

Allo sviluppo dell’arte del micromosaico tra Sette e Ottocento, il Museo Napoleonico dedica la mostra MINUTE VISIONI. Micromosaici romani del XVIII e XIX secolo dalla collezione Ars Antiqua Savelli. Prorogata fino al 7 maggio 2017.

“Il musaico in piccolo è un industrioso e pazientissimo lavoro che ripete la sua origine dall’aver immaginato di filare que’ medesimi smalti di cui si eseguivano i quadri nella basilica di San Pietro”.

Così nel 1847 lo storico Gaetano Moroni ricostruiva la nascita de mosaico minuto in smalti filati, avvenuta durante la seconda metà del Settecento a Roma, fulcro della rinascita dell’arte musiva in età moderna.

Tecnica tipicamente romana, il micromosaico raggiunse il suo apice tra la fine del XVIII e la metà del secolo seguente, quando in città operavano decine di botteghe specializzate, la cui produzione era in massima parte destinata ai viaggiatori stranieri del Grand Tour. Presso questi studi d’arte e negozi di belle arti, per lo più situati tra piazza del Popolo e Piazza di Spagna, operavano numerosissimi artigiani, spesso sotto la guida di maestri affermati, come Giacomo Raffaelli (cui Moroni attribuiva l’invenzione del micromosaico), Antonio Aguatti, Clemente Ciuli, Luigi Moglia, Gioacchino e Michelangelo Barberi, forse parenti fra loro, Guglielmo Chibel.

In mostra circa cento oggetti – tra quadri, tavoli, tabacchiere, placchette, gioielli e fermacarte – che mostreranno l’evoluzione del mosaico minuto attraverso le tematiche più diffuse: vedute romane, paesaggi del Grand Tour, nature morte, raffigurazioni di animali.

Nucleo dell’esposizione è una selezione di opere provenienti dalla collezione Ars Antiqua Savelli di Roma, una delle più importanti in ambito internazionale dedicate a questo peculiare genere artistico, frutto di oltre quarant’anni di acquisizioni e ricerche.

MINUTE VISIONI presenta anche il piccolo ma raffinatissimo nucleo di micromosaici appartenenti al Museo Napoleonico, tra cui due tabacchiere, una parure con placchette in mosaico minuto montate in oro, opera di Antonio Aguatti, un fermacarte in marmo nero del Belgio e una rara serie di pendenti per monili con emblemi della Prima Repubblica Romana.

Per la prima volta, inoltre, i mosaici saranno presentati in diretta relazione con opere pittoriche e stampe, per lo più provenienti dalle collezioni del Museo di Roma, in un confronto che consentirà al pubblico di cogliere le affinità iconografiche e le identità formali che caratterizzarono la produzione musiva romana e i contemporanei raggiungimenti nel campo delle arti maggiori. Oltre ad evocare riferimenti o inquadrature, è possibile anche riconoscere il prototipo dal quale il mosaico fu tratto, come nel caso dell’acquaforte di Bartolomeo Pinelli raffigurante una coppia di danzatori di saltarello, alla base di una raffinata, minuscola placchetta. Per altre opere, il riferimento è meno diretto, ma ugualmente significativo: con un piccolo quadro in mosaico è messa in relazione una tempera raffigurante Piazza San Pietro, datata 1824. Nel foglio, la scena è inquadrata entro una cornice ovale, caratterizzata da tralci d’edera posti ai quattro angoli: il bordo della cornice, realizzato imitando piccole sfere dorate, suggerisce che l’opera possa essere servita da modello per una decorazione in mosaico minuto destinata al coperchio di una scatola o di una tabacchiera.

Roma e i suoi maggiori monumenti furono il tema principe delle rappresentazioni in mosaico minuto. Destinate ai viaggiatori di passaggio in città, le vedute dell’Urbe, di ogni dimensione e forma, rappresentano uno dei temi principali della mostra. Tra le opere di maggior fascino è un’Allegoria di Roma di forma ovale. Ispirato ai Ricordi delle passeggiate romane, iconografia molto diffusa nella produzione musiva, il mosaico presenta le immagini del Colosseo e di San Pietro separate dalla figura della Dea Roma; ai lati di quest’ultima, allusione alla grandezza storica e al primato artistico dell’Urbe, la Lupa capitolina e i simboli delle arti. Un analogo tema ricorre in un dipinto esposto, nel quale le due vedute sono separate da un rigoglioso arbusto: davanti ad esso, in primo piano, la dea Roma di Villa Medici, Romolo e Remo allattati dalla Lupa e, ai lati, le personificazioni del Tevere e di una ninfa.

In programma, secondo appuntamenti da definire, gli incontri con  un artigiano specializzato nella realizzazione di micromosaici che mostrerà al pubblico del Museo Napoleonico tutti i segreti di questa antica e raffinata tecnica.


Triumphs e Laments - Opera site-specific di William Kentridge

from 2016-03-09

Lungotevere della Farnesina, Ponte Mazzini, Ponte Sisto

Grande opera site-specific del celebre artista sudafricano William Kentridge. Un progetto di dimensioni eccezionali creato appositamente per la città di Roma, inaugurata per il Natale di Roma (21 aprile 2016).

Sugli argini del Tevere, tra Ponte Mazzini e Ponte Sisto - tratto ribattezzato per l’occasione “Piazza Tevere” -, su una superficie lunga 550 metri si snoda un fregio di circa 80 figure, alte fino a 10 metri, raccontando in ordine non cronologico 'trionfi e lamenti' della Capitale, dall'età antica fino a oggi, da Romolo che fonda Roma e uccide Remo, alla morte di Pasolini.

L'opera emerge dalla patina scura mettendo in evidenza il bianco del travertino. Proprio per le caratteristiche della stessa superficie, il fregio sarà visibile per 4-5 anni, prima di essere riassorbito dal muro stesso.

Alla realizzazione dell'opera collaborano: Roma Capitale (Assessorato Cultura e Sport, Assessorato all’Ambiente), Sovraintendenza Capitolina, Polo Museale Contemporaneo di Roma Capitale, Regione Lazio, Direzione Infrastrutture ambiente e Politiche abitative della Regione Lazio, Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e Architettonici di Roma, MIBAC Ministero dei Beni Artistici e Culturali, Municipio I.


La grande biblioteca d'Italia. Bibliotecari, architetti e artisti all'opera: 1975-2015

from 2016-02-25

Biblioteca Nazionale Centrale


Bizhan Bassiri - Specchio Solare. NOOR

from 2016-02-23 to 2018-12-31

Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese

Presso lo spazio esterno del Museo Carlo Bilotti
La luce, Noor in persiano, è elemento base dell’opera di Bizhan Bassiri.

La scultura Specchio Solare torna in Italia dopo essere stata protagonista della personale dedicata a Bassiri tenutasi nel settembre del 2015 alla AUN Gallery di Tehran. A Roma, al Museo Carlo Bilotti, l’opera entra in contatto con il cuore verde della città, creando un legame di continuità tra le due capitali e le due culture, di cui l’artista stesso è un esponente.

Opera in esposizione:  BIZHAN BASSIRI_DSC_1872
Bizhan Bassiri, Noor, 2015, Aun Gallery Tehran, Iran - photo credits Mahhnaz Sahhaf

Nel termine Noor è chiaro il riferimento alla luce naturale che metterà in relazione la scultura Specchio Solare di Bizhan Bassiri con lo spazio che la circonda, liberandola della sua funzione primaria di superficie riflettente per trasformarla in luogo in cui la luce diviene forma. Sulla porta del Museo Bilotti l’artista italo persiano compie un gesto di continuità nello spazio che genera un’apertura su una nuova dimensione, innescando una serie infinita di rimandi tra reale e immaginario.

Bizhan Bassiri, nato a Tehran nel 1954, giunge a Roma nel 1975 e vive tra Roma e Chiusi (Siena). Comincia a esporre nel 1981 partecipando a mostre personali e collettive. La sua ricerca artistica inizia con l’utilizzo di materiali diversi: superfici di cartapesta e di acciaio e bronzo, elementi lavici, elaborazioni fotografiche. È autore del Pensiero Magmatico (1984), del Manifesto del Pensiero Magmatico (1984 - 2016). Tra le mostre principali, personali e collettive, si segnalano: Paesaggio con rovine, Orestiadi, Gibellina (Trapani) (1992). IX Biennale di Sydney (Australia) (1992). Corpus Delicti, Museum van Hedendaagse Kunst, Gand (Belgio) (1995). Engel: Engel, Kunsthalle, Vienna (Austria); Pensiero Magmatico. Paesaggi della Mente, Borholms Kunstmuseum, Borholms (Danimarca) (1998). Au rendez-vous des amis. Identità e Opera, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato (1998). The Opening. Eventi Tellurici, Arsaevi, Collegiumartisticum, Sarajevo (Bosnia) (2002). Sorgente, Centro Arte Contemporanea BM, Tophane-i Amire, Istanbul (Turchia) (2004). Il Pendio, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (2004). La Caduta delle Meteoriti, Museo Archeologico Nazionale di Venezia (2011). La Riserva Aurea, Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia (2013). La Battaglia, Sala dei Cinquecento, Palazzo Vecchio, Firenze (2014). Motlaq, Tehran Contemporary Art Museum, Tehran (2015). Noor, Aun Gallery, Tehran (2015).

L'esposizione nello spazio esterno del Museo Bilotti ha seguito di pochi giorni l’inaugurazione al MACRO Testaccio della personale dello stesso artista,    La Riserva Aurea del Pensiero Magmatico.


La Wunderkammer (Camera delle Meraviglie) della Cecchignola

from 2015-12-13

Castello della Cecchignola


"Ragazzi leggeri come stracci". Pier Paolo Pasolini dalla borgata al laboratorio di scrittura

from 2015-11-04

Biblioteca Nazionale Centrale


Bollettino 1268. Il confine di carta

from 2015-09-10 to 2018-11-04

Museo Storico della Fanteria e Museo Storico dei Carristi


La Biblioteca Vallicelliana celebra il suo fondatore nel V centenario della sua nascita: S. Filippo Neri (1515 - 1595)

from 2015-05-21

Biblioteca Vallicelliana


La camera delle meraviglie: seduzioni dai gioielli Castellani

from 2015-01-29

Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia


La misteriosa scoperta della tomba di Tutankhamon

from 2014-10-30 to 2017-06-30

Accademia d'Egitto, Museo Egizio dell'Accademia d'Egitto


I tesori del Colosseo

from 2012-05-05

Colosseo - Anfiteatro Flavio


Leonardo da Vinci. Il genio e le invenzioni

from 2009-04-30 to 2017-04-30

Palazzo della Cancelleria

The Leonardo da Vinci Machines Exhibition in Rome – The genius and his inventions – celebrates the universal genius of Leonardo da Vinci by presenting about fifty full scale machines: flying machines, like the precursor to the parachute, a bicycle, a hydraulic saw, and many other inventions. They are all fully operational and they can be touched and set them in motion, to grant a deep interactive experience of understanding the genius of Leonardo da Vinci.

The machines are grouped into 5 sections. The four elements of nature - water, air, earth and fire and the mechanism section, which includes all those basic machines, with different possibility of application, like the conversion of motion or the endless screw. One of the most interesting project is the Armoured Tank, for the first time in Rome in life size: it weights two tons, and about six metres in diameter, and three metres high.

The Exhibition is inside the historical Palazzo della Cancelleria (Piazza della Cancelleria next to Piazza Campo de’ Fiori) in Rome.


Presepio dei Netturbini romani

from 2016-11-01

This the 40th anniversary of the traditional Nativity scene created and realized by Giuseppe Ianni together with the Roman garbage collectors. Visited also by Paolo VI and Mother Teresa of Calcutta and much cherished by Giovanni Paolo II, the Nativity scene is made of Roman turf and stones coming from different countries. The setting is inspired by the Palestine of 2000 years ago. 

Permanent Museum – Museo Leonardo da Vinci

from 2017-01-01

Galleria Agostiniana

Grande Exhibitions owns and operates a permanent museum experience in Piazza del Popolo, a prestigious central location in Rome.

Museo Leonardo da Vinci contains faithfully crafted machine inventions previously seen in the successful touring exhibition, Da Vinci – The Genius. These superb interpretations of Leonardo’s designs can now be seen on permanent display.

Grande Exhibitions has partnered with skilled Italian artisans to faithfully reproduce many of Leonardo’s magnificent inventions to scale.


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